Gioie semplici

Ho il culto delle gioie semplici. Esse sono l’ultimo rifugio di uno spirito complesso”.

Oscar Wilde

Voce cristiana

Vi lascio la lettera del Reverendo Rosso. È molto bella. E sentitamente ringrazio. Il Divino è dovunque e in tutti.

Caro Professor La Porta,
Desidero ringraziarLa a nome di un piccolo gruppo di cristiani unitariani per cui svolgo la funzione di ministro di culto italiano.

Noi, insistendo sull’assoluta umanità di Gesù e sul valore simbolico dei miracoli, anteponiamo il messaggio evangelico ad ogni questione dogmatica di eccezionalità della figura di Gesù

Considerato di per sè il messaggio risulta una testimonianza di una Tradizione antica che ha avuto numerosi altri testimoni e interpreti

Per noi questo è il solo modo in cui il cristianesimo possa farsi veicolo di un messaggio significativo e universale, aggettivi con cui intendo difendermi dall’imperante relativismo nichilista per cui l’universale non sarebbe che la giustapposizione contigua di piccoli particolari contraddittori, un guazzabuglio privo di senso

Da cristiani nostra aspirazione all’universale è invece piena e più alta e auspica per se la consapevolezza spinoziana sub specie aeternitate, o se vuole la danza di uno Zarathustra che senta su di sè il compito di scendere dal monte e rispondere al grido di dolore dell’uomo

Nella penuria di testi nostri su questo, spesso rinvio gli amici alle sue trasmissioni e alle sue opere come unica voce italiana interprete della Tradizione nel panorama televisivo

Di questo la ringraziamo tutti sinceramente
Ps: La Rai non potrebbe creare un podcast delle sue puntate come fa per tutti gli altri programmi?

Porto XII

Il mito di Dioniso e il suo culto è uno dei più profondi e in assoluto insondabili che l’uomo abbia mai creato. Il dio, originario della Tracia e poi portato in Grecia, è contemporaneamente un giovane bellissimo, un fanciullo radioso e il Minotauro che tutti sbrana.

Un misto, dunque, di assoluto bene e assoluto male. Il «più» e il «meno» coesistono. Quando Jung parla di «ombra» che ogni uomo deve riconoscere in sé, non fa altro che riproporre a livello umano quanto era stato affermato a livello divino nel culto di Dioniso.

II significato è comunque lo stesso: il dio è Luce e Tenebra e cosi anche, su scala minore, l’uomo che è il suo derivato. Noi siamo, insomma, anche la nostra ombra. Non riconoscerlo, significa castrare una parte di noi stessi ed essere per sempre uomini a metà. Ne consegue che bisogna diffidare di tutti coloro i quali pretendono di portare esclusivamente alla luce assoluta o alle tenebre totali. Vogliono condurre al dimezzato, alla disarmonia, all”incompiutezza, cioè alla metà della forza, perché è molto più facile dominare persone realizzate a metà.

Porto VIII

L’archeologo inglese S. F. Hood è riuscito a stabilire una precisa correlazione tra le scritture rituali di Creta, Iraq e tutto il bacino dei Balcani.

Seimila anni fa, dunque, si sarebbe usato un codice comune nell’esperire il culto. Di un tipo particolare che Hood non esita a definire «magico». E il premio Nobel per la scoperta dell’energia molecolare, Jacques Monod, afferma da venticinque anni lo stesso fondamentale concetto: «L’apparizione del linguaggio ha probabilmente preceduto l’emergere del sistema nervoso centrale…  In altre parole, sarebbe il linguaggio ad aver creato l’uomo piuttosto che l’uomo il linguaggio».

Basta leggere con attenzione i testi sacri di qualsiasi religione, per sapere che a tali conclusioni i padri dei padri erano già arrivati. Non è infatti scritto: «Primo fu il Verbo»?

Porto VI

In Melanesia il dio Gomawe ha il potere di donare la parola agli uomini. La fa immettendo nel corpo vuoto gli intestini e le viscere, a significare che la parola ha una violenza concreta. Viene dalla materia ed è materia. Giunge dall’energia ed è energia. Gomawe infatti oltre a dare «parola», dona anche le «frecce» e nel suo culto c’è una precisa corrispondenza tra la «parola» e la «freccia»; l’una rimanda all’altra, sono praticamente la stessa cosa.

Il filosofo Giorgio Colli nella sua Nascita della filosofia ha scoperto che i dardi scagliati da Apollo contro gli Achei nell’lliade sono i «pensieri».

Ecco due saggezze che si sviluppano in tempi, modi, spazi diversissimi, ma che giungono alle stesse conclusioni. A controprova che i simboli del profondo sono comuni da sempre a tutti gli uomini. Interpretare i simboli vuol dire dunque conoscere la storia assoluta dell’umanità, sia da un punto di vista psichico, che fisico, che biologico. Per questo lo studioso Elémire Zolla da sempre afferma: «I simboli sono cose concrete».