Sherazade

Oggi vi regalo l’esperienza di Cristina:

“Non siamo soli, il problema è la percezione individuale di una supposta solitudine, che nasce spesso dall’autocommiserazione, che a sua volta si genera dall’incapacità di aprirsi all’altro completamente (avvertita come incapacità dell’altro di aprirsi a noi).

Ieri, Gabriele, mi è successo un fatto strano. Ho parcheggiato la mia auto di notte nel vicoletto del centro storico di un paesino. Mentre il mio ragazzo era intento a scaricare dei bagagli io mi ero addormentata al posto di guida. Un’auto piuttosto voluminosa aveva difficoltà a passare da quel vicoletto, così mi faccio un po’ più avanti e il mio ragazzo guarda il mezzo passare, per assicurarsi che lo spazio sia a sufficienza. L’auto si ferma e scende un bulletto (un po’ attempato per essere un semplice bulletto, diciamo qualcosa di più) minacciando il mio ragazzo, in quanto offeso perché aveva “osato guardarlo” (siamo nel profondo Sud, Gabriele!). Il mio cuore comincia a battere a mille e forse mi sento un po’ come Donata… Questo personaggio tira un pugno contro un oggetto e, alla fine, lo protende verso il mio ragazzo, che lo guarda attonito, sorpreso. Non potendone più, forse per la mia solita incoscienza, sento che il bullo vuole sentirsi capito, così tiro fuori una vocetta sottile attraverso l’apertura del cofano e gli dico:”Scusami, è colpa mia, ho parcheggiato male perché avevo sonno e mi sono addormentata in macchina”. Improvvisamente la sua furia si arresta. Torna al suo posto di guida e il mio ragazzo continua a fare ciò che stava facendo, cercando di ignorarlo. Il bullo si pone con la sua auto accanto a me e mi fissa. Io faccio l’indifferente, infine, incuriosita, mi volto. Mi stava mandando un bacio con la mano! Impauritissima sento che quella persona aveva bisogno di essere capita (non so in che modo e perché, il suo gesto era ingiustificabile!), forse aveva bisogno di un sorriso, così sorrido e faccio cenno di voler dormire, salutandolo come se fosse un caro amico. Il bullo va via rasserenato.
Forse nessuno è cattivo fino in fondo, non lo so. Anche l’odio più insensato avrà una spiegazione. E forse la paura più grande di tutti è quella di sentirsi soli…”