I colori dell’Alchimia

Cari amici,

vediamo insieme  il significato ermetico del NERO, del BIANCO, del GIALLO e del ROSSO secondo la filosofia esoterica.

 

Questi sono i colori dell’alchimia, la scienza parallela alla magia che vuole trasmutare non il piombo in oro, come credono gli stolti, ma la mente asfittica dell’uomo, chiusa e ottusa, in un’intelligenza aperta e tollerante (oro).

Le tonalità corrispondono a questi significati:

Nero (Nigredo) —   È la notte, l’oscurità del dolore. È quella scheggia della nostra vita in cui tutto sembra senza speranza e senza scopo. I problemi avviluppano e soffocano. Tutto è tetro e cupo. Ma è anche il momento in cui una voce lontana comincia a sussurrare: «Attento, così stai soffrendo troppo, devi cambiare». E nel buio pesto si accende un pallido fuoco. La coscienza ha intrapreso il lentissimo giro del «cangiamento».

Bianco (Albedo) —    È il momento in cui la persona inizia a capire che è necessaria una trasformazione.

Giallo (Citrinitas) —  È il momento in cui il processo si è messo in moto e inizia il percorso della mutazione di sé. Ma questo sentiero è doloroso, occorre lasciarsi dietro i difetti, le preoccupazioni, le piccole meschinità e gli egoismi. È una fase dura e spesso chi intraprende il sentiero è tentato a questo punto di tornare indietro. Eppure c’è anche una forza interiore, ormai matura, che non rinuncia e continuamente sprona a proseguire.

Rosso (Rubedo)  —   È l’esplorazione raggiante della nuova personalità. Il vecchio io è come una crisalide, avvizzisce e lascia il posto alla nuova farfalla. La mente si è aperta e le piccole meschinità, le invidie, i rancori, i tremori, le paure e le angosce sono ormai alle spalle. È la rinascita. Una nuova vita attende chi ha iniziato il calvario.

 

Preoccupati

“Preoccupati più della tua coscienza che della reputazione. Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è problema loro.” 

Charlie Chaplin

Voglio e non voglio: un flusso di coscienza

Dr. Massimo Lanzaro

Non voglio “fuggire” da situazioni che percepisco come immodificabili nei momenti di affaticamento o demoralizzazione (se e fino a quando non e’ inevitabile)
Voglio consentire alla mia anima di saper sempre decider tra opposte situazioni, in scioltezza ed armonia, per quanto possibile
Non voglio reagire a situazioni frustranti con avversione, ansia, orrore
Voglio che il superego (..ingiunzioni, frammenti e parti primitive amate e odiate, giudizi di valore, frammenti di minacce.. che risuonano nelle nostre orecchie mentali dal primo all’ultimo anno di vita) sia trasformato da astrazione teorica, che possiamo solamente comprendere, in realtà fenomenica… ..così da poterlo usare come.. segnale d’allarme – invece di essere usati e forse distrutti da esso
Voglio continuare ad esistere (emergere) nel mondo con le mie forze
Non voglio vivere agglutinativamente o dimorare in dimensioni inventate o imposte da persone inconsapevoli, e ignorare la differenza tra quanto appartiene ad altri e quanto invece fa parte dell’essere se stessi
Voglio consentirmi di metabolizzare le cose e decodificare le mie esperienze senza fretta e senza pressioni
Non voglio alcuna situazione persecutoria nella quale ognuno di noi è intrappolato prima ancora di esistere
Voglio potermi muovere dalle profondità di me stesso verso la superficie del mio cosiddetto aspetto sociale e che questo consenta un’esistenza attiva ed il piu’ possible libera
Non voglio nessuna implicita o esplicita proibizione a sperimentare anche la mia solitudine nel mondo
Non voglio vivere nella perenne incertezza
Voglio un criterio che valga in un mondo che ha trasformato tutte le misure
Non voglio che il mio pensiero divenga inerme, come piace a chi fa schiavi gli uomini, ai burocrati e ai gerarchi
Voglio modificare le situazioni secondo i bisogni miei e delle persone che amo, non secondo quello che gli altri piu’ o meno inconsciamente si aspettano (o si aspettavano) da “me”

l’immaginazione

Un problema di coscienza

Corpo psichico

… vivere nel corpo è estremamente difficile e ci risulta estraneo come la forma in cui i Greci immaginarono l’origine di Dioniso. […] Comunque, possiamo iniziare ad avere coscienza del corpo psichico quando prendiamo coscienza della nostra alienazione di fronte al corpo, e di quanto facile risulti perdere il nostro legame con esso.

Rafael Lopez-Pedraza

Sul mito

Il mito è una realtà complessa e non si presta a interpretazioni dogmatiche. I personaggi mitici, che Jung nei suoi scritti teorici chiama gli archetipi della nostra identità collettiva, effettuano continuamente delle transazioni che rappresentano le trasformazioni della coscienza. Le loro gesta sono espressione dei nostri conflitti(intra e interpersonali) e anche i rapporti di reciproca dipendenza e della nostra partecipazione al sacro. Nella sua precisione, il mito è paragonabile a una coreografia o a un brano musicale. Dobbiamo accostarci alle avventure degli Dei e delle Dee non come se leggessimo degli eventi storici, ma come se ascoltassimo della musica o come se meditassimo. Non una dottrina, ma un’armonia finirà per effondersi.  Nel momento in cui un mito antico riemerge e si carica di significati moderni, ricomincia a evolversi, perché nessun dogma cristallizza il significato degli archetipi del politeismo greco e nessuna chiesa può sostenere l’infallibilità o l’esclusività dell’interpretazione dei miti.

Ginette Paris

Giudizio sull’azione

Non l’azione, ma il nostro giudizio sull’azione (magari anche errato) fa la nostra coscienza, la storia privata di noi stessi.

Friedrich Nietzsche

Ricerca dell’anima

Per lo più conduciamo una vita inautentica e teniamo nascosta la nostra vera natura, ci sentiamo stranieri in una terra ignota, turbati e confusi, ben lontani da come dovremmo essere. Poiché non siamo coscienti di che cosa ci manca veramente, coltiviamo la patetica speranza che il nostro vuoto possa essere colmato da un lavoro migliore, un’auto più prestigiosa o dalla persona giusta da amare. La dolorosa inquietudine che avvertiamo nasce dall’aver trascurato l’anima, che stiamo ardentemente cercando senza nemmeno esserne consapevoli, perché è l’elemento mancante che ci renderebbe completi e darebbe senso alla nostra vita. Forse possiamo trovarla solo quando tutto il resto fallisce. Aspettiamo con ansia un miracolo che ci riporti alla nostra vera natura, avvertiamo confusamente che deve pur esistere una possibilità di ritrovarla, altrimenti il nostro stesso desiderio sarebbe inspiegabile. Sentiamo in noi la presenza di qualcosa che spesso proiettiamo all’esterno, ma non è fuori che possiamo trovare ciò che ha a che fare con la ricerca di noi stessi.

Albert Kreiheder

La coscienza

A me interessa più la mia coscienza che l’opinione degli altri.

Cicerone

Quale è la chiamata della tua vita?

“Le immagini mitologiche mettono in contatto la propria coscienza con l’inconscio. Ecco ciò che sono. Quando una persona non ha immagini mitologiche, o quando la coscienza le rifiuta, quale che sia la ragione, rinuncia ad essere in contatto con la parte più profonda di sé. In questo, ritengo, sta lo scopo del Mito nel quale ognuno vive. Si tratta di trovare il Mito nel quale viviamo, conoscerlo, in modo da dirigere la nostra esistenza con competenza.
Quale è la chiamata della tua vita lo sai?”

Joseph Campbell

Prendere coscienza

Adesso, diventare coscienti significa non soltanto diventare coscienti dei nostri sentimenti e dei nostri ricordi, ma soprattutto risvegliare le nostre risposte personali al bello e al brutto.

James Hillman

Coscienza

La mia coscienza è l’unico tesoro che posseggo, e il più grande: per quanto piccolo e fragile di fronte ai poteri  delle tenebre, è tuttavia una luce, la mia sola luce.

Carl Gustav Jung

Le figure dell’inconscio

Anche le figure dell’inconscio sono “prive di informazione” e hanno bisogno dell’uomo o del contatto con la coscienza per raggiungere la “conoscenza”.

Carl Gustav Jung

Bene e male

…Male è tutto ciò che divide, che blocca o cerca di bloccare il flusso, mentre Bene è ciò che unifica, che scorre nel grande flusso della vita e della storia, con la coscienza di essere nulla più che una fragile fibra dell’universo

Giuliano Boaretto e Giorgio Galli

Oblio della differenza fra Io e anima

Sottrarre l’Io alla seduzione dissolvente dell’anima, questo sembra il compito originario intorno al quale si costituisce il “monoteismo della coscienza”: sradicare l’Io da ogni connessione archetipica che, influenzandolo e attraendolo, diminuirebbe il suo prestigio e minaccerebbe il suo progetto; stabilire quindi come suo statuto la separazione, l’autonomia e le opposizioni. Si conferma, per questa via, l’oblio per la differenza tra Io e anima e così va persa l’interiore relazione psichica, quel dono che l’Io riceve dall’anima, quando ne permane connesso.

Francesco Donfrancesco

Incoscio

In realtà giorno per giorno noi viviamo ben oltre i confini della nostra coscienza; la vita dell’inconscio procede con noi, senza che ne siamo consapevoli. Quanto più domina la ragione critica, tanto più la vita si impoverisce; quanto più dell’incoscio e del mito siamo capaci di portare alla coscienza, tanto più rendiamo completa la nostra vita

Carl Gustav Jung

Bonsai

Andrea, uno di “noi”, mi scrive parlandomi del suo romanzo iniziatico “Bonsai”. Il libro è scaricabile gratuitamente da questo link:
http://www.feedbooks.com/userbook/12705
e vorrei, quindi, che più persone possibili potessero accedervi. Il tema trattato mi sembra di grande interesse. E mi piacerebbe anche sapere cosa ne pensate…

P.s. A causa dei Misteri Tecnologici  il link funziona a rate. A volte il server funziona perfettamente, mentre altre  non dà la disponibilità di scaricare.

BUONA LETTURA

Da molto tempo desideravo scrivere un’opera che parlasse di buddhismo. Ma non mi interessava raccontare la vita di Siddharta. Esistono moltissime opere che parlano di questo, in un solo istante me ne vengono in mente almeno una decina. E al contrario di ciò che si pensa in occidente Siddharta non era il Buddha, ma soltanto un Buddha. Buddha significa colui che è consapevole, e la buddhità è uno stato di coscienza. Non un attributo della persona, come siamo soliti credere noi occidentali che siamo abituati a legare ed identificare la santità e la divinità all’individuo senza considerare che ciò che rende santo o divino l’individuo è lo stato di consapevolezza che è stato in grado di raggiungere.

Consapevolezza

Consapevolezza è il termine chiave. La conquista della consapevolezza è proprio il tema centrale di Bonsai, ciò che mi ha spinto a realizzare l’opera. E tra tutte le discipline, più o meno accessibili, il Buddhismo Zen ed il Sufismo sono a mio parere quelle che riescono a determinare con più semplicità stati di consapevolezza.

In maniera differente, certo.

Perché lo zen, paradossalmente, porta alla consapevolezza attraverso l’inconsapevolezza, la ripetizione meccanica di alcuni rituali.

Scriviamo meglio.

Lo zen porta alla consapevolezza attraverso la ripetizione, spesso all’origine meccanica ed inconsapevole, di determinati riti come il tiro con l’arco, la preparazione del tè, la realizzazione di composizioni floreali, la cura dei bonsai… (o attraverso haiku, racconti ed indovinelli che mostrano come il linguaggio umano ed il pensiero logico non siano adeguati a comprendere la natura paradossale della realtà).

Mentre in alcune scuole di sufismo si parte sin dall’inizio con delle spiegazioni teoriche sul significato di esercizi e rituali. Perché nulla va fatto per fede, tutto deve essere fatto in coscienza: tutto deve essere compreso.

E poiché oltre a desiderare di scrivere di zen e consapevolezza, desideravo da molto tempo scrivere di sufismo, in particolare dei Fedeli d’Amore e del legame esistente tra Dante e Ruzbehan de Shiraz, ho realizzato un racconto in cui queste filosofie (distanti solo in apparenza) si intrecciassero.

Le figure dell’inconscio

Anche le figure dell’inconscio sono “prive di informazione” e hanno bisogno dell’uomo o del contatto della coscienza per raggiungere la “conoscenza”

Carl Gustav Jung

inconscio e mito

Quanto più dell’inconscio e del mito siamo capaci di portare alla coscienza, tanto più rendiamo complessa la nostra vita.
La ragione, se sopravvalutata, ha questo in comune con l’assolutismo politico: sotto il suo dominio la vita individuale si impoverisce

Carl Gustav Jung

La decadenza del corpo

Map pina…

Simone De Beaviour fa un interessante spiegazione in uno dei capitoli del suo “second sex” , su Schopenhauer e Hegel , sulla decadenza del corpo, penso che Venere sia in un certo qualmodo, la “carne” e Eros il figlio di Afrodite/Venere, sia la concezione “fallica” dell’amore, come conquista e non come destino , della “carne” appunto.Forse?

–capitolo Dreams, Fears, Idols :
“L’uomo [maschio] aspira a fare dello Spirito il trionfatore sulla Vita, l’azione sulla passività; la sua coscienza tiene la natura a distanza, la sua volontà le dà forma, ma nel suo organo sessuale lui trova sè stesso assediato ancora dalla vita, dalla natura e dalla passività”
[continua Beauvoir] ]”Gli organi sessuali scrive Schopenhauer sono le vere sedi della volontà, di cui il polo opposto è il cervello [la mente] .quello che lui chiama “Volontà” è l’attaccamento alla vita , che è sofferenza e morte, mentre “il cervello” è attaccamento al pensiero , che è distaccato dalla vita nell’immaginarla. Vergogna sessuale, secondo lui, [Schop.] è la nostra vergogna che proviamo di fronte alla stupida infatuazione con la carnalità.

Anche se prendiamo [con le molle] data il pessimismo delle sue teorie, egli è nel giusto notando questi opposti : sesso contro mente, l’espressioni della dualità dell’uomo .

Come soggetto , egli possiede il mondo e rimanendone al di fuori del suo posseduto mondo, egli si rende padrone di esso; se si vedesse (esso stesso) come carne, come sesso, non è più una coscienza indipendente, chiara e un essere libero : egli è coinvolto con il mondo, egli è un oggetto limitato e deperibile. E senza dubbio l’atto generativo passa al di là delle frontiere del corpo; ma allo stesso tempo le stabilisce. Il pene , padre di generazioni, corrisponde all’utero materno; crescendo da un germe che cresce nel corpo di una donna , l’uomo stesso è un portatore di germi, e attraverso la semina che dà la vita alla sua stessa vita rinuncia.
“La nascita di bambini” dice Hegel è la morte dei genitori” L’eiaculazione è la promessa di morte , è un asserzione di specie contro l’ individuale; l’esistenza dell’organo sessuale e la sua attività negano la orgogliosa individualità del soggetto.E’ questa contestazione della vita contro lo spirito [pensiero] che rende [quest’] organo scandaloso.—

Di seguito Simone De Beavoir descrive come l’uomo nel suo affezionarsi ad una sola donna e rendendola quindi “il suo” ideale di femminilità tocca il “Magico” da cui le tradizionali accuse alla donna di essere un’incantatrice e tutta una serie di miti su di essa, di tutte le fattucchiere streghe,Circi di tutti i tempi il cui potere –come quello di Venere aggiungo io– è quello di per forza per essere messo in una categoria tranquillizzante per il maschio patriarcale di essere “a parte” fuori dalla società, Società, proprietà, piegamento di tutti alla volontà devono vincere sopra la oggettività passità naturale decadimento del femminile”.A meno che la fattucchiera di turno non faccia bere al malcapitato maschio una bevanda che faccia dimenticare all’uomo dei suoi doveri.Così l’uomo soltanto potrebbe giustificare la sua non capacità di potere sul suo corpo.

–Forse è per questo che Eros ha soppiantato Afrodite?perchè è un dio maschio che decide, che ha una volontà, un dio conscio di sè, non una dea naturale in tutti i quadri raffigurata come facente parte della natura.

spero sia interessante, l’ho tradotto quindi se su internet c’era già il testo in italiano beh’ …ho perso tempo..!.[tra parentesi quadre ciò che non c’è nel testo] …enjoy!

Principio della coscienza di sé

C’è sempre un momento significativo nel quale iniziamo ad esistere, come individui o come popoli. Non è importante quanto esso corrisponda ad un fatto reale perché, il suo ricordo, diventerà in ogni caso, mito. E’ un momento che non conta come verità fattuale ma come verità simbolica, necessaria origine della coscienza di sé

Luigi Zoja

Crisi di identità

Abbiamo tutti crisi di identità, perché un’identità singola è un’illusione della mente monoteistica che, ad ogni costo,  vorrebbe sconfiggere Dioniso; abbiamo tutti una coscienza dispersa in tutte le parti del nostro corpo, uteri vagabondi; siamo tutti isterici. L’autenticità è nell’illusione, nel recintarla, nell’osservare in trasparenza dal suo interno mentre la recintiamo, come un attore che vede attraverso la sua maschera e solo in questo modo può vedere.

James Hillman

Il Male e la prepotenza

Valeria ci scrive sinceramente una sua significativa riflessione. Eccola. Poi c’è la mia risposta.

“Guai a voi…” pronunciato con tono di compianto…

Immagino che gli orrori perpetrati sugli Esseri più deboli siano da imputare al Karma di questi che subiscono le violenze…
E ciò che non so perdonarmi è quel “punto debole” che offro al mio avversario perchè, accanendosi su di esso, possa conoscersi meglio…
Il perdono è di Dio e, forse erroneamente, penso che un atto di sottomissione aiuti a prendere coscienza dei propri limiti, della propria unicità e delle mille opportunità che questa offre. Ma ho serie difficoltà a dialogare con chi fa del male “gratuitamente”, con chi “sottomette” qualcuno per privarlo della coscienza che il dono della vita è di tutti e non un diritto acquisito. Preferirei non doverlo re-incontrare lungo il mio cammino perchè il tempo delle parole può anche finire…

Cara Valeria, tu hai delle difficoltà che francamente ho anch’io. Per esempio nei confronti dei “bulli”. So, però, che debbo sforzarmi. Ma un pugno sul muso ai prepotenti che dileggiano i deboli lo tirerei volentieri. E volentieri avrei tirato una fucilata ai nazisti, ai soviet e… Vedi, come a 65 anni debbo imparare ancora molto?

Alla Grande Madre

Cari amici in Anima, leggetevi Raffaele. Quello che scrive bisognerebbe inviarlo a tutti i “negazionisti” dei dolori che stiamo infliggendo alla natura. Noi stolti e crudeli (almeno qui cerchiamo di essere modesti!).

Carissimo Prof. Gabriele,

ritorno su questo argomento perché il mio cuore reputa importante far conoscere certe cose a tanti cari amici. Molte volte ho rimarcato quella SCIENZA DELL’ANIMA del grandioso STEINER e del suo più valido continuatore ARCHIATI.

Sul bel tema di Steiner, anche se lungo vorrei rimarcare un principio naturale per capire gli effetti che la COSCIENZA UMANA produce nel nostro sistema ed in tutto il globo per quella legge naturale dell’attrazione LEGATA AL PRINCIPIO UNIVERSALE CHE L’ENERGIA SEGUE SEMPRE IL PENSIERO. (questi insegnamenti furono dettati in ogni tempo da grandiosi esseri superiori come anche dal grandioso Maestro Gesù, ma molte volte per cattive interpretazioni non sono stati capite)

Vorrei anche rimarcare, con tutte le riserve di questo mondo che è anche vero che se non ci fosse stato quel PROGRESSO SCIENTIFICO che in parte si è sposato anche con il PROGRESSO MORALE non ci sarebbero stati UOMINI DI BUONA VOLONTA’ che avrebbero creato ospedali, istituti di assistenza per l’infanzia e per gli anziani, movimenti per i diritti umani e molte altre istituzioni sociali che non esistevano in un tempo passato. Certo non tutto è stato fatto ed ancora tanto si deve fare in questa direzione per arrivare ad un vero ORDINE MORALE.

Dobbiamo solo capire quali leggi naturali governano il mondo materiale delle apparenze e quali forze naturali agiscono nel loro insieme.

Come dicevo per meglio motivare quanto sia importante plasmare amorevolmente i propri pensieri vi rapporto qualcosa che parla dell’HADO un termine giapponese che letteralmente significa VIBRAZIONE , Il SOFFIO VITALE, il PRANA, LA FORZA ELETTRODEBOLE, è l’energia cosmica che è presente in ogni cosa ,che circola ovunque attraverso un semplice respiro. E’ una energia sottile, interconnessa al livello subatomico e definita in quella teoria degli iperspazi. (l’etere cosmico, l’anima cosmica del corpo di Dio in cui vanno in manifestazione tutte le cose)

Come l’energia elettrica all’inizio fu vista dai non conoscitori come una diavoleria ,ma poi si rivelò illuminante per tutti gli usi che conosciamo, così presto si parlerà sempre di più del potere del suono e della PSICOTRONICA perché anche questa energia che scaturisce dall’HADO è misurabile con la percezione dei sensi e dimostrabile con i risultati scientifici.

Masaru Emoto un noto scienziato giapponese la cui fama internazionale si deve al fatto di aver scoperto che l’ ACQUA E’ SENSIBILE ALLE VIBRAZIONI DELLE PAROLE ED AL SUONO. Durante le sue numerose conferenze in tutto il mondo spiega e dimostra con una serie di esperimenti come la struttura dei cristalli d’acqua sottoposte all’esperimento “auditivo” assume forme completamente diverse una volta congelate.

I cristalli formatasi dall’acqua che era stata sottoposta a musica “metal” o una parola cattiva, una bestemmia, o parole tipo “guerra”, “odio” ecc,. avevano una struttura informe orribile e assai irregolare, mentre i cristalli d’acqua sottoposti a suoni armonici tipo “musica dolce, classica” parole come “amore”, “gioia”, “pace” ecc. assumevano una struttura assai bellissima ed indescrivibile, Non solo Masuro si accorse che anche IL PENSIERO E’ IN GRADO DI PRODURE GLI STESSI EFFETTI.

Queste sono prove tangibili che dimostrano gli effetti dell’ENERGIA SOTTILE” lo stesso effetto prodotto sulle galline sottoposte a particolari onde vibrazionali che alla fine come risultato finale producono più uova.

Sul potere del SUONO, dei PENSIERI, delle PAROLE, dei GIUSTI SENTIMENTI ci sarebbe ancora tantissimo da dire, ma lo lascio intuire attraverso queste poche rimarcate parole: In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio – E FU IL VERBO, E FU LA LUCE, E FU LA VITA.

Se solo si capisse quali effetti hanno le parole, i sentimenti i pensieri verso noi stessi e gli altri. Certo qualcuno conosce da tanto tempo queste forze e spesso le ha utilizzate per controllare le masse ignari e assai non conoscitori delle leggi della natura.

Oggi, la maggioranza delle persone che pensano non si rende conto che la nostra tecnologia scientifica usata assai male e la nostra industrializzazione diffusa lentamente stanno avvelenando sia gli esseri che vi abitano che il pianeta terra. E’ necessario svegliarci per capire un fatto ancora più importante ed impellente che:

I PENSIERI E LE PAROLE DEI NOSTRI EGO ALTERATI DA TANTE ASSURDE INDUTTANZE, SONO UGUALMENTE DISTRUTTIVI PER IL NOSTRO PIANETA, IN QUANTO SONO DELLE FORME DI’ENERGIA DI COSCIENZA CRISTALLIZZATA ESATTAMENTE CIO’ DI CUI E’ FATTO IL NOSTRO MONDO.

il nostro mondo intero non è altro che una gigantesca forma di energia di coscienza composta di miliardi di forme di coscienza individuali positive e negative. E’ inevitabile che queste produce effetti sul sistema in cui si vive, con conseguenziale catastrofici come gli effetti prodotti dai cicloni, dagli uragani, dai maremoti, dai terremoti, dalle inondazioni, dalle bufere e da tantissimi altri mali, perché è come se si producesse una rottura nell’equilibrio della LEGGE UNIVERSALE che è AMORE ORDINE ed ARMONIA.

SOLO CONOSCENDO SE’ STESSI L’ESSERE UMANO POTRA’ ELEVARSI OLTRE GLI ERRORI, PERCHE’ LA CONOSCENZA E LA CONSAPEVOLEZZA PRIMA O POI PER QUELLA UNIVERSALE DELL’EVOLUZIONE CHE PASSA PER L’AMOREVOLE CUORE CONDUCE CON GRANDE AMORE A QUELLA DIVINA FIGLIOLANZA, NON PRIMA PERCHE’ SAREBBE CONTRO OGNI PRINCIPIO D’ORDINE MORALE CHE GOVERNA ED EQULIBRIA OGNI COSA.

Caro Raffaele, il tuo grido, il tuo manifesto è formidabile!

Nell’Interiorità di Anima — “Sogno”

Il sogno è una piccola porta nascosta negli angoli più profondi e più segreti della psiche. Essa si apre su quella notte cosmica che era già psiche molto prima che apparisse la benché minima coscienza di sé e che resterà psiche qualunque sia l’estensione che prenderà la coscienza… Ogni coscienza è separazione; ma nei sogni ritroviamo l’uomo più universale, più vero, più eterno, l’uomo che abita le tenebre della notte primitiva.
Là, l’uomo è ancora totale, e tutto è in lui, inseparabile dalla natura e spoglio da qualsiasi individualità. Anche quando è infantile, grottesco o immorale, il sogno sale da queste profondità.

Carl Gustav Jung, Ricordi Sogni Riflessioni, citato in Gabriele La Porta, Dizionario dell’Inconscio e della Magia, Sperling & Kupfer, 2008.

Nell’Interiorità di Anima — “Inconscio”

In realtà, giorno per giorno noi viviamo ben oltre i confini della nostra coscienza; la vita dell’inconscio procede con noi, senza che ne siamo consapevoli. Quanto più domina la ragione critica, tanto più la vita si impoverisce; ma quanto più dell’inconscio e del mito siamo capaci di portare alla coscienza, tanto più rendiamo completa la nostra vita.

Carl Gustav Jung, Ricordi Sogni Riflessioni, citato in Gabriele La Porta, Dizionario dell’Inconscio e della Magia, Sperling & Kupfer, 2008.

I colori dell’Alchimia

Cari amici,

vediamo insieme  il significato ermetico del NERO, del BIANCO, del GIALLO e del ROSSO secondo la filosofia esoterica.

 

Questi sono i colori dell’alchimia, la scienza parallela alla magia che vuole trasmutare non il piombo in oro, come credono gli stolti, ma la mente asfittica dell’uomo, chiusa e ottusa, in un’intelligenza aperta e tollerante (oro).

Le tonalità corrispondono a questi significati:

Nero (Nigredo) —   È la notte, l’oscurità del dolore. È quella scheggia della nostra vita in cui tutto sembra senza speranza e senza scopo. I problemi avviluppano e soffocano. Tutto è tetro e cupo. Ma è anche il momento in cui una voce lontana comincia a sussurrare: «Attento, così stai soffrendo troppo, devi cambiare». E nel buio pesto si accende un pallido fuoco. La coscienza ha intrapreso il lentissimo giro del «cangiamento».

Bianco (Albedo) —    È il momento in cui la persona inizia a capire che è necessaria una trasformazione.

Giallo (Citrinitas) —  È il momento in cui il processo si è messo in moto e inizia il percorso della mutazione di sé. Ma questo sentiero è doloroso, occorre lasciarsi dietro i difetti, le preoccupazioni, le piccole meschinità e gli egoismi. È una fase dura e spesso chi intraprende il sentiero è tentato a questo punto di tornare indietro. Eppure c’è anche una forza interiore, ormai matura, che non rinuncia e continuamente sprona a proseguire.

Rosso (Rubedo)  —   È l’esplorazione raggiante della nuova personalità. Il vecchio io è come una crisalide, avvizzisce e lascia il posto alla nuova farfalla. La mente si è aperta e le piccole meschinità, le invidie, i rancori, i tremori, le paure e le angosce sono ormai alle spalle. È la rinascita. Una nuova vita attende chi ha iniziato il calvario.

Porto VII

Nel Fedro Platone riporta un’affabulazione egizia contro la scrittura. Il suo viso, dice, disabitua gli uomini a esercitare la memoria e l’immaginazione, rendendoli schiavi dei segni impressi sulla carta. I volumi sarebbero come dei ritratti: sembrano vivi, ma se si rivolge loro la parola, rimangono muti.

Nella VII lettera prosegue con maggior veemenza e afferma che nessun sapiente che sia veramente tale si sognerebbe mai di affidare alla scrittura la propria saggezza.

Prosegue idealmente su questa linea Clemente di Alessandria, che assicura: «Scrivere un intero libro (di cose sagge) è come lasciare una spada ad un bambino».

Insomma, la sapienza non è possibile comunicarla a tutti, a meno che non siano persone di coscienza elevata. Ma se sono tali riusciranno a comprendere il sapere anche se è velato. Per questo, sempre Platone, nel Timeo dice: «Duro compito è quello di scoprire l’artefice del creato e anche se lo scopri è impossibile farlo conoscere a tutti gli uomini».

La coscienza va insomma gentilmente nascosta, velata, per impedire che gli stolti possano impadronirsene.

Basta pensare a quanto è accaduto con l’energia atomica per provare un profondo rispetto per gli antichi maestri.

Bisogna dare per scontato dunque che esista un sapere «coperto», i cui segni sono stati lasciati a chi riesca a decodificarli? La tradizione neoplatonica vuole che esistano numerose «schegge» e che si possa accedere a esse mediante una continua ascesi individuale. Non si tratta di trasformarsi in mo­naci o mistici, tutt’altro. È come andare in palestra, ma con la mente. Come gli esercizi ginnici sviluppano i muscoli, così quelli psichici ampliano l’intelligenza e la comprensione.

Con il tempo ciò che era muto improvvisamente parla all’anima.

Nell’Interiorità di Anima — “Inconscio”

Inconscio (1)

Solo dopo che l’alchimia mi fu divenuta familiare capii che l’inconscio è un processo, e che la psiche si trasforma o si sviluppa a seconda della relazione dell’Io con i contenuti dell’inconscio.

Carl Gustav Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, Rizzoli, 1998, pag. 254

  

Inconscio (2)

… Occuparsi dei contenuti dell’inconscio forma l’uomo e determina la sua trasformazione.

Carl Gustav Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, Rizzoli, 1998, pag. 268

 

Inconscio (3)

Anche le figure dell’inconscio sono “prive di informazione” e hanno bisogno dell’uomo o del contatto con la coscienza per raggiungere la “conoscenza”.

Carl Gustav Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, Rizzoli, 1998, pag. 362

 

Inconscio (4)

Mai e in nessun luogo l’uomo ha dominato la materia, se non ha osservato esattamente il suo comportamento e spiato con la massima attenzione le sue leggi. E solo in quanto lo abbia fatto, può dominarla in ugual misura. Così stanno anche le cose con quello spirito che oggi chiamiamo inconscio: esso è restio come la materia ed altrettanto misterioso ed evasivo: e obbedisce a “leggi”, che, per la loro inumanità e sovranità e sovraumanità, per lo più ci appaiono come un crimen lesae maiestatis hunamae. Quando l’uomo pone mano all’opus, egli ripete, come dicono gli alchimisti, l’opera creatrice di Dio. Andare incontro all’informe, al caos del mondo di Tiamat è infatti un’esperienza primordiale.

Carl Gustav Jung, Spirito Mercurio, in Studi sull’alchimia, Bollati Boringhieri, 1988, pagg. 265-266

Nell’Interiorità di Anima — “Emozione”…

Emozione (1)

… L’emozione infatti è la fonte principale della presa di coscienza. Senza emozione non c’è trasformazione delle tenebre in luce, dell’inerzia in moto. […] Un complesso è realmente superato soltanto quando lo si è consumato vivendolo fino in fondo…

Carl Gustav Jung, citato in John Weir Perry, Emozioni complessi relazioni, in AA.VV., Anima – Per nascosti sentieri, Moretti e Vitali, 2001, pag. 186

Emozione (2)

Queste profonde emozioni viscerali, del fegato, dei genitali, del cuore, queste risposte del sangue animale ci tengono in sintonia, in contatto con il mondo che ci circonda, con la sua bellezza… questi divini influssi, come Blake chiamava le emozioni, non sono nostri. Il desiderio, la rabbia, la paura e la vergogna sono echi dell’anima del mondo, il presentarsi nel mondo di qualità che danno al nostro corpo e al nostro spirito informazioni su come essere…

James Hillman, Politica della bellezza, Moretti e Vitali, 1999, pag. 64

Estasi (1)

La Luce Increata è l’Energia divina. Chi la contempla risente dapprima la presenza di Dio vivente. Questa sensazione dell’Immateriale è immateriale, intellettuale, ma affatto mentale. Essa rapisce l’uomo in un altro mondo con tanta potenza e sottigliezza che egli non si accorge del momento e non sa più se è nel suo corpo o al di fuori. Tuttavia egli ha del suo essere una coscienza più forte e più lucida, più profonda; nello stesso tempo, preso dalla dolcezza dell’amore divino, dimentica se stesso e il mondo; in ispirito, afferra l’Inafferabile, vede l’Invisibile e lo Respira.

Anonimo Maestro Spirituale, citato in Pietro Bornìa, Il Guardiano della Soglia, introduzione di Giuliano Kremmerz, Rebis, 1987, pag. 19

Estasi (2)

L’innamoramento si può a buon diritto considerare un’estasi, nel senso letterale, fisico-dinamico della parola, come ek-stasis, in quanto disloca il già dislocato, le due opposte tinture maschile e femminile, facendo intravedere al di là della loro opposizione l’androgino, il maschile nel femminile e il femminile nel maschile e la loro reciproca fusione.

Franz von Baader, Filosofia erotica, Rusconi, 1982, pag. 29