Forse un mattino andando in un’aria di vetro

Carissimi,

vi invito a commentare questa poesia.

Gabriele

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
Alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Eugenio Montale

 

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I gabbiani

Non avevo mai visto gab­biani sulle rive del Tevere
can­gianti in que­sta fine d’inverno le penne e le acque.

Mi sono appog­giato al gra­nito come fanno quelli
che vegliano sulla pro­pria vita o morte usando

un’intenta pazienza ma i miei occhi distratti
segui­vano le pla­nate rapi­nose degli uccelli plumbeoargentei

sino a che furono sazi i ven­tri affu­so­lati i becchi
già risplen­dendo su altri flutti a un sole diverso

per il pro­ce­dere ine­vi­ta­bile del tempo le mie
pupille stan­che e ancora voraci ormai volte

sull’emporio mobile delle vie popo­lose di Roma
alla cerca dispe­rata nell’ora dell’ipoglicemia

d’un ali­mento improv­viso sol­tanto a me noto
in una rive­la­zione gio­iosa e ste­rile nell’ombra-luce

san­gui­gna da attici e cor­ni­cioni meridiani
fumi­gando sui colli i rami verdi della potatura

sino a ottenebrare il cielo pietoso del ritorno.

Attilio Bertolucci

Forse un mattino andando in un’aria di vetro

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
Alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto
.

Eugenio Montale