L’arte di perdere

L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.

Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.

Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.

Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.

Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. È evidente,
l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo! ) disastro.

Elizabeth Bishop

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La Maddalena

“Ed, ecco, una donna in città, che era una peccatrice, quando lei seppe che Gesù sedeva nella casa dei Farisei, portò una scatola di unguento, e si levò in piedi ai suoi piedi dietro lui piangendo, e iniziò a lavare i suoi piedi, e li pulì con i capelli della sua testa, e baciò i suoi piedi, e li unse con l’unguento. 

Luca

(Francesco Hayez, La Maddalena penitente, 1825)

34mo refrain

 

Non ho piani
Né appuntamenti
Né puntelli con qualcuno

Così esploro tranquillo
Cuori e Città

Geograficamente vengo
e risalgo a quel gruppo
chiamato Olandese della Pennsylvania

Ma in realtà sono un cittadino
del mondo
che odia il comunismo
e tollera la democrazia

che Platone chiamò 2000 anni
fa,
Il malgoverno migliore.

Non faccio che esplorare cuori e città
Dalla vedetta
Della mia torre d’avorio innalzata,
Innalzata con l’aiuto
dell’Oppio

Basta, non vi pare?

 
Jack Kerouac

 

A te si arriva

Inviato da Beatrice:

A te si arriva
A te si arriva solo attraverso te.
Ti aspetto.
Io sì che so dove mi trovo,
la mia città, la via, il nome
con cui tutto mi chiamano.
Però non so dove sono stato con te.
Là mi hai portato tu.
Come avrei imparato la strada
se non guardavo nient’altro che te,
se la strada era dove tu andavi,
e la fine fu quando ti sei fermata?
Che altro poteva esserci
più di te che ti offrivi, guardandomi?
Però adesso che esilio,
che mancanza,
e lo stare dove si sta.
Aspetto, passano i treni,
i destini, gli sguardi.
Mi porterebbero dove non sono stato mai.
Ma io non cerco nuovi cieli.
Io voglio stare dove sono stato.
Con te, ritornarci.
Che intensa novità,
ritornare un’altra volta,
ripetere mai uguale
quello stupore infinito.
E fino a quando non verrai tu
io resterò sulla sponda
dei voli, dei sogni,
delle stelle, immobile.
Perché so che dove sono stato
non portano né ali, né ruote, né vele.
Esse vagano smarrite.
Perché so che dove sono stato con te
si va solo con te, attraverso te.

Pedro Salinas

Virtù

La virtù è simile a una città collocata sopra una montagna: non può restar nascosta. Noi possiamo celare – se vogliamo –  per un po’ di tempo i nostri vizi, ma la virtù si manifesta sempre.

Oscar Wilde

Sulla poesia

Oggi sono veramente pochi, troppo pochi, i lettori che si curano l’anima leggendo poesia. La politica e la televisione, con la loro invasiva veemenza, hanno scacciato il genius loci dalle città, e anche dai nostri cuori inariditi. La luna è diventata solo un faro bianco.

Miro Silvera

La rivelazione dei libri

Ci sono libri che si posseggono da vent’anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sé di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche solo una frase. Po dopo vent’anni, viene un momento in cui  d’improvviso quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri d’un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione.

Elias Canetti