Ri-conoscere

Sopra: statua di Confucio nell’omonimo tempio di Pechino

…«Non mi affliggo che gli altri non mi riconoscano. Mi affliggo di non riconoscere gli altri».

 Confucio, “I Dialoghi”, I, BUR, Milano, 2000.

Spiegazione: Tra i vari significati, colgo quello che per me è il più rappresentativo: la perdita dell’identità personale unita alla perdita dell’identità collettiva. Sciogliersi nell’universo.

Gabriele

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L’acqua

Essendo uno degli elementi costituenti la vita, all’acqua è legata una simbologia vastissima, nel cui campo semantico sono comunque riconoscibili tre tematiche fondamentali: fonte di vita, strumento di purificazione, mezzo di rigenerazione.

 Come massa indistinta, senza forma, rappresenta l’origine di tutti gli esseri viventi, la madre della vita, la materia primigenia: una sorta di oceano delle origini la cui cognizione è globalmente diffusa. Con tale valore compare nei miti della creazione di molte culture. Nella mitologia indiana il Brahmanda, l’uovo cosmico, è covato sulla superficie dell’acqua. Nella Genesi lo spirito di Dio aleggia sulle acque prima della creazione della luce. In Cina rappresenta il Wu chi, il Caos primordiale. Anche nella speculazione filosifica di Talete, l’acqua è arché, causa e origine di tutte le cose, e in tutte le cose presente.

L’acqua è anche simbolo dell’energia purificatrice e rigeneratrice, fisica, spirituale e intellettuale, ed è così che viene intesa nell’islamismo, nell’induismo, nel buddismo e nel cristianesimo (si pensi alla ritualità connessa al bagno, al Battesimo, alla lavanda delle mani e dei piedi). In quest’ottica rientrano anche le interpretazioni dell’acqua fonte della giovinezza).

In Cina l’acqua è legata al principio Yin, e in generale in molte culture alla femminilità, al tema delle oscure profondità e alla luna.

Contro il commercio di pelli e pellicce

Moltissimi cuccioli di questi animali verranno portati via, squarciati e massacrati barbaramente. Colui che non rispetta la vita non la merita.

Leonardo da Vinci

Milioni di animali in Cina continuano, ogni giorno, ad essere vittime di violenze, barbarie, stragi.

Cani, gatti, visoni, procioni (la lista è assai lunga, purtroppo) vengono brutalmente torturati, scuoiati vivi al fine lucroso, e quantomai vile, del commercio di pelli e pellicce che finiscono con l’essere acquistati anche in Italia, resi allettanti e in bella mostra nei nostri negozi. Vittime della moda, segni di stile e tendenze del momento (che a tutto si riferiscono fuorché ad anima e a cuore), gli animali divengono un prodotto, fulcro di business di dimensioni enormi. E i capi d’abbigliamento con inserti in pelliccia, proposti anche dagli stilisti delle maggiori case di moda, vengono indossati e sfoggiati con orgoglio da coloro che, forse inconsapevolmente, non comprendono tutto il dolore e la sofferenza celati ma che, con sapiente opportunismo, sono tagliati a misura d’uomo e ben confezionati.

Qualcosa si può fare per cambiare tutto questo, per fermare un autentico orrore.

La LAV (Lega antivivisezione) si sta battendo per realizzare l’ideale di “un mondo senza più pellicce”. E non solo. Da anni, infatti, è impegnata in numerose, preziose, campagne in favore dei diritti degli animali e contro il loro sfruttamento: l’abolizione della vivisezione, la lotta alla zoo mafia, l’approvazione e l’applicazione di leggi migliori con sanzioni più severe per quanti le violino, la difesa della biodiversità e dell’ambiente, nel rispetto del diritto alla vita di ogni essere vivente.

È essenziale far progredire sensibilità e cultura, diffondere una corretta informazione perché maturi una nuova consapevolezza.

Anche noi possiamo offrire il nostro contributo visitando il sito www.lav.it oppure www.nonlosapevo.com per inviare una cartolina virtuale al più importante gruppo di distribuzione organizzata che vende articoli con inserti in pelliccia. Perché un piccolo gesto può davvero salvare la vita di milioni di animali.

Non macchiamoci di complicità verso una crudeltà inutile il cui unico marchio o etichetta prettamente visibile è l’inciviltà, l’indifferenza, il regresso.