Tu, madre, che da i tristi occhi preganti

Tu, madre, che da i tristi occhi preganti
mi vigilavi pallida ne ‘l viso
e per l’onda felice de’ miei canti
abbandonata rifiorivi a ‘l riso;

tu che le angosce mie tumultuanti,
s’io ne ‘l silenzio ti guardava fiso,
indovinavi, e le braccia tremanti
a ‘l collo mi gettavi d’improvviso;

tu che per me in segreto avevi sparse
tante lacrime e ròsa lentamente
senza di me languivi di desío:

tu non questo credevi! Tu, con arse
le pupille, quel dí, ma pur fidente
ne ‘l mio destino, mi gridasti addio.

Gabriele D’Annunzio

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Il porto sepolto

 Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto.

Giuseppe Ungaretti

Canti angelici

Affratellati nel Mistero: ecco ancora Nicola. Leggete bene…

Mi sono venuti in mente dei versi che ho scritto qualche anno fa, li riporto perchè mi sembrano riassumere in poesia il concetto precedentemente espresso:

I canti degli angeli si accordano al silenzio della luna
e si propagano sui fili tesi di stella in stella
Solo l’occhio estraneo e inconscio
di quelli che non sono
ne raccoglie le sfumature di tono e luce
per riversarle pallide nella mani
che nel favore della notte tesseranno ancora versi

rapide di gioia attraversano le mani
quando si realizza di aver compiuto
il proprio mistero, il più recente,
la propria verità.

I poeti disegnano sulle proprie orme
geroglifici familiari
che nessuno decifra
ma che tutti sanno leggere

e dietro ogni passo c’è l’ombra di un brivido
e dietro ogni ombra c’è un’ombra più lieve
che sgancia da mille deliri partoriti all’istante

Sì, I POETI SCRIVEREBBERO

ANCHE NEL CIELO

SE POTESSERO

Un abbraccio