A proposito di baci II

Sopra: “Statua di Amore e Psiche”,
da un originale greco del II secolo a.C., Musei Capitolini

Viaggiatrici e viaggiatori,

sentiamo la dolcezza di Giuseppe Conte (1945), in questa lirica di gioiosa delicatezza:

C’è una dolcezza giù nella vita
che non cambierei con niente

di ciò che appartiene al cielo.
È quando chissà da che, perché cominciano

tra due bocche estranee sino ad allora
i miracoli tiepidi d’aurora

dei baci.

Giuseppe Conte in “THE LOVE BOOK. Le più belle poesie d’amore”, Mondadori, 2000

Vedi: “A proposito di baci I”

A proposito di baci I

Auguste Rodin, “L’eterna primavera”, 1884

Se ti faccio torto baciandoti,
se pensi che sia una violenza,
puniscimi con la stessa violenza:
anche tu dammi un bacio.

Stratone, in “Antologia Palatina“, XII, 188, Biblioteca Universale Rizzoli, 2000

Dammi mille baci!

Dammi mille baci, e poi cento e dopo mille altri e altri cento
e mille dopo questi e dopo cento e, quando saremo sazi di contarli,
per scordarli proseguiremo senza ordine.

Catullo

Fusione

Col nuovo mattino,
il mondo mi bacia
sulla tua bocca, donna.

Juan Ramòn Jiménez

Vieni sempre, vieni!

Non avvicinarti.
La tua fronte, la tua infuocata fronte, la tua accesa fronte,
le impronte di certi baci,
questo bagliore che anche di giorno si vede se t’avvicini,
questo bagliore contagioso che mi rimane in mano,
questo fiume luminoso dove immergo le braccia,
dove non oso quasi bere,
per timore poi d’una vita d’ura ornai d’astro brillante.
Non voglio che tu viva in me come vive la luce,
con questo isolamento di stella che si unisce alla sua luce,
cui l’amore è negato attraverso lo spazio
duro e azzurro che separa e non unisce,
dove ogni astro inaccessibile
è una solitudine che, gemebonda, trasmette la sua tristezza.
La solitudine scintilla nel mondo senza amore.
La vita è una vivida corteccia,
una rugosa pelle immobile
dove l’uomo non può trovare il suo riposo,
per quanto scagli i suoi sogni contro un astro spento.
Ma tu non avvicinarti.
La tua fronte sfavillante,
carbone acceso che mi strappa alla stessa coscienza,
duello sfolgorante in cui di colpo provo la tentazione di morire,
di bruciarmi le labbra con il tuo contatto indelebile,
di sentirmi la carne disfarsi contro il tuo diamante rovente.
Non avvicinarti,
perché il tuo bacio si prolunga come l’urto impossibile delle stelle,
come lo spazio che all’improvviso s’incendia,
etere propagante dove la distruzione dei mondi
è un unico cuore che totalmente s’infiamma.
Vieni, vieni, vieni
come il carbone consunto e oscuro che racchiude una morte;
vieni come la notte cieca che mi avvicina il suo volto;
vieni come le due labbra segnate dal rosso,
per quella lunga linea che fonde i metalli.
vieni, vieni, amore mio; vieni, ermetica fronte, rotondità quasi movente
che brilli come un’orbita che nelle mie braccia si estingue;
vieni come due occhi o due profonde solitudini,
come due imperiosi richiami da una profondità che non conosco.
Vieni, vieni, morte, amore: vieni subito, ti distruggerò;
vieni, che voglio ammazzare, o amare, o morire, o darti tutto;
vieni, che tu rotoli come pietra lieve,
confusa come una luna che chiede i miei raggi!

Vicente Aleixandre

Tengo le sue mani…

Tengo le sue mani e le stringo al mio petto.
Tento di riempire le mie braccia della sua bellezza,
di rubare con i baci il suo dolce sorriso, di bere
i suoi neri sguardi con i miei occhi.

Rabindranath Tagore

Tu m’hai esaltato

Tu m’hai esaltato secondo il tuo amore,
io che sono un uomo
in mezzo agli altri
immerso nella volgare corrente, sballottato
dal mutevole favore del mondo.
M’hai fatto largo là dove i poeti
vanno a deporre le loro offerte,
e amanti dagli illustri nomi
si salutano attraverso le ere.
Persone indifferenti
m’incrociano al mercato,
ignorano che il mio corpo
sia diventato prezioso,
per le tue carezze… essi non sanno
che in me porto i tuoi baci,
come il sole
questo sigillo divino che l’accende
d’una fiamma inestinguibile.

Rabindranath Tagore