Reciprocità

 Ci sono cataloghi di cataloghi.
Poesie su poesie.
Ci sono drammi su attori recitati da attori.
Lettere in risposta a lettere.
Parole che spiegano parole.
Cervelli impegnati a studiare il cervello.
Ci sono tristezze contagiose come il riso.
Carte nate da carte macerate.
Sguardi veduti.
Casi declinati da casi.
Fiumi grandi per il copioso contributo di piccoli.
Foreste infestate da foreste.
Macchine destinate a produrre macchine.
Sogni che all’improvviso ci destano da sogni.
Una salute di ferro necessaria a riacquistare la salute.
Scale che portano giù come portano su.
Occhiali per cercare occhiali.
L’inspirazione e l’espirazione del respiro.
E ci sia anche, almeno di tanto in tanto,
l’odio dell’odio.
Perché alla fin fine
c’è l’ignoranza dell’ignoranza
E mani ingaggiate per lavarsene le mani.

Wislowa Szymborska

Sulla scrittura

La maggior parte degli scrittori sostiene che sia un inferno dover stare seduti da soli in una stanza a cercare una maniera per esprimere certe cose su un pezzo di carta. Non so se i pittori, gli attori, i musicisti provino le stesse pene d’inferno. Per me stare seduto a fare esercizi di violino sarebbe un inferno assoluto. O il pianoforte, peggio ancora. Perché non è la mia vocazione. C’è una specie di piacere masochistico nella sofferenza della scrittura: contemporaneamente la odiamo e ci dà piacere.

James Hillman