Porto XV

Annibale Paloscia è caporedattore presso i servizi culturali dell’agenzia ANSA. È uno dei giornalisti più stimati in Italia e ha insegnato a generazioni di reporter come diventare cronisti avveduti, capaci, ma soprattutto onesti.

A otto anni la sua vita è stata salvata dal fratello più grande, morto qualche giorno prima. Non è una battuta simbolica, ma un fatto realmente accaduto.

I genitori di Annibale, durante la guerra, mandano il figlio maggiore in Puglia nel tentativo di «salvarlo» dalle retate dei nazisti. Purtroppo il ragazzo muore per un banale accidente. La notizia arriva a Roma in ritardo di qualche giorno, dato lo stato delle comunicazioni in Italia.

Quando la famiglia l’apprende, lo sconforto è terribile e una zia di Annibale si affaccia alla finestra per chiamarlo. Lui stava giocando con alcuni bambini con un oggetto che ha trovato da poco. Sente le grida e si precipita verso casa. Fa pochi passi e un’esplosione terribile dilania i suoi amici. Annibale rimane illeso. La «cosa» con cui stavano giocando era una bomba a mano.

Così Annibale, per fortuna di tutti coloro che hanno avuto il piacere di conoscerlo e di apprezzarlo è stato tratto in salvo dal fratello. La morte sembra aver avuto pietà: ha preso un Paloscia, ma ne ha lasciato un altro.

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