Una sera d’inverno

La tempesta copre il cielo di tenebra,
Sollevando vortici di neve;
Ora ulula come una belva,
Ora piange come un bambino,
Ora sul tetto decrepito
A un tratto fa rumoreggiare la paglia,
Ora, come un viandante in ritardo,
Bussa alla nostra finestra.

La nostra vecchia capanna
E’ triste e buia.
Perchè tu, mia vecchietta,
Te ne stai zitta presso la finestra ?
O forse dall’ululato della bufera
Amica mia, tu sei oppressa,
Oppure sonnecchi al ronzio
Del tuo fuso ?

Beviamo, amica mia buona
Della mia povera giovinezza,
Beviamo per il dolore; dov’è la coppa ?
Il cuore sarà più lieto.
Cantami la canzone della cincia
Che viveva cheta oltre il mare;
Cantami la canzone della fanciulla
Che al mattino andava a prendere l’acqua.

La tempesta copre il cielo di tenebra,
Sollevando vortici di neve;
Ora ulula come una belva,
Ora piange come un bambino.
Beviamo, amica mia buona
Della mia povera giovinezza,
Beviamo per il dolore; dov’è la coppa ?
Il cuore sarà più lieto

Aleksandr Puskin

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Ricordo il meraviglioso istante

Ricordo il meraviglioso istante: davanti a me apparisti tu,
come una visione fugace, come il genio della pura bellezza.

Nei tormenti di una tristezza disperata, nelle agitazioni di una rumorosa vanità,
suonò per me a lungo la tenera voce, e mi apparvero in sogno i cari tratti.

Passarono gli anni. Il ribelle impeto delle tempeste disperse i sogni di una volta,
e io dimenticai la tua tenera voce, i tuoi tratti celestiali.

Nella mia remota e oscura reclusione trascorrevano quietamente i miei giorni
senza divinità, senza ispirazione, senza lacrime, senza vita, senza amore.

Ma venne dell’anima il risveglio: ed ecco di nuovo sei apparsa tu,
come una visione fugace, come il genio della tua pura bellezza.

E il cuore batte nell’inebriamento, e sono per esso risuscitati di nuovo
e la divinità e l’ispirazione, e la vita, e le lacrime e l’amore.

Aleksàndr Puškin

Ricordo il magico istante

Ricordo il magico istante:
Davanti m’eri apparsa tu,
Come fuggevole visione,
Genio di limpida beltà.

Nei disperati miei tormenti,
Nel chiasso delle vanità,
Tenera udivo la tua voce,
Sognavo i cari lineamenti.

Anni trascorsero. Bufere
Gli antichi sogni poi travolsero,
Scordai la tenera tua voce,
I tuoi sublimi lineamenti.

E in silenzio passavo i giorni
Recluso nel vuoto grigiore,
Senza più fede e ispirazione,
Senza lacrime, né vita e amore.

Tornata è l’anima al risveglio:
E ancora mi sei apparsa tu,
Come fuggevole visione,
Genio di limpida beltà.

E nell’ebbrezza batte il cuore
E tutto in me risorge già –
E la fede e l’ispirazione
E la vita e lacrime e amore.

Aleksandr Puskin