Il padre, l’archetipo

Molti figli hanno la fortuna di incontrare un padre che vive ed esprime i lati inquietanti e i lati amorevoli dell’archetipo. Molti fanno però l’esperienza di un padre in cui queste polarità non sono in equilibrio: una è più forte dell’altra, quali che ne siano i motivi. Fare esperienza di un padre che esprime soltanto una polarità – soltanto la parte amorevole o solo quella distruttiva, e in cui la parte opposta rimane nascos – rappresenta una grave perdita per lo sviluppo del bambino. L a cosa peggiore è tuttavia non avere un padre, oppure averne uno che non è in grado di vivere né i lati distruttivi, né i lati amorevoli dell’archetipo paterno. Stranamente, in base alla mia esperienza, la circostanza che venga vissuto soltanto il lato distruttivo o soltanto quello premuroso non pare affatto un ruolo così importante. La cosa fondamentale è che nel padre concreto – o a ogni modo in una figura paterna – ci si possa confrontare con almeno un lato dell’archetipo paterno.
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Lati psicopatici

Non mi stancherò mai di ripetere che tutti noi nel nostro paesaggio psichico abbiamo della lacune, dei luoghi vuoti, delle steppe, che costituiscono i nostri lati psicopatici.
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Sentimento privo di eros

Tutti noi conosciamo degli individui guidati dal sentimento, che sono privi di Eros: sono gentili e amichevoli, ti danno una pacca sulle spalle e spesso è piacevole stare in loro compagnia. Ma subito dopo non ci rimane davvero nulla.

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Sul naturale

Connessa al benessere è anche l’immagine del cosiddetto “naturale”. Si crede  che possa esistere un comportamento naturale, che esistano uomini completamente naturali. Ma l’uomo è in sé innaturale, vale a dire che le cose non gli accadono semplicemente, ma che egli deve sempre fantasticare, meditare, riflettere, confrontarsi con la sua interiorità e interrogarsi sull’essere.

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Matrimonio litigioso

L’immagine del matrimonio litigioso non si ritrova soltanto nelle avventure degli dei, ma anche in molti racconti popolari che hanno per protagonisti gli esseri umani. Ad esempio, sono leggendari i rapporti che legavano Socrate alla moglie Santippe. Si raccontano molti aneddoti di questa moglie litigiosa e invadente, ma lo stesso Socrate, nonostante la sua saggezza, non fu certo un marito gradevole. Il racconto della sua morte dimostra la sua freddezza nei confronti di Santippe: circondato dagli amici, Socrate si dichiarò pronto a morire e prese il calice con la cicuta. Sua moglie piangeva da spezzare il cuore e tuttavia in modo deciso Socrate chiese ai suoi amici di allontanare quella “creatura piagnucolosa”.

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Autonomia della psiche

Senza dubbio ci deve essere una terza dimensione che non è né innata, né può essere spiegata mediante l’influsso dell’ambiente.

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Sul matrimonio (2)

Affinché il matrimonio non vada in pezzi, uno dei due partner deve arrendersi, e generalmente è proprio quello che nella relazione si dimostra meno psicopatico. Se uno dei due si dimostra emotivamente freddo, freddo all’altro non resta che dimostrare in continuazione sentimenti d’amore, anche quando la reazione del partner è debole e spesso inadeguata. Tutti i buoni consigli che si danno alle mogli o ai mariti, del genere: “Questo non va bene, è intollerabile, una moglie/un marito non può lasciarsi trattare così”, sono perciò sbagliati e dannosi. Un matrimonio funziona soltanto quando si riesce a tollerare proprio ciò che altrimenti sarebbe per noi intollerabile. È logorandosi e smarrendosi che si impara a conoscere se stessi, Dio e il mondo. Come ogni percorso di salvezza, anche quello del matrimonio è duro e faticoso. Uno scrittore che crea opere di valore non vuole essere felice, vuole essere creativo. In questo senso raramente i coniugi riescono a portare avanti un matrimonio felice e armonioso come il tipo di matrimonio al quale, mistificando, gli psicologi vorrebbero far loro credere. Il terrorismo legato all’immagine del “matrimonio felice” procura notevoli danni.

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