Alla notte

Celebrerò la Notte madre degli dei e degli uomini,

la Notte, origine di tutto, che diremo anche Kypris.

Ascolta, o dea beata, che nell’ombra risplendi con

scintillio di stelle

e della quiete ti compiaci e dei placidi sonni profondi,

o gioioso piacere, o madre dei sogni, che di

vegliar ti diletti,

tu fai cessare gli affanni e porti la dolce fine dei mali,

tu doni il sonno, o amica di tutti, che nella notte

conduci i tuoi brillanti cavalli;

o incompiuta, che sei terrena e pur anche celeste

e danzando di nuovo ritorni alle tue aeree sedi,

tu mandi sotterra la luce e riprendi a fuggire

nell’Ade, ché la terribile Necessità tutto governa.

Ora, o Notte beata e felice, da tutti bramata,

o generosa, che delle nostre preghiere il suono

supplice ascolti,

benevola vieni e i notturni allontana.

Da “Inni Orfici”

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Nella profondità della notte

Mi sveglio nella notte e le emozioni sono lì. Ho paura del fututo, sono solo.
Mi tormenta l’incapacità di rispondere a quello che ci si aspetta da me.
Sarebbe più facile essere morto. Qualsiasi cosa io faccia, dovunque mi volga, è
sbagliato. I pensieri notturni mi assalgono. Seduti, sul bordo del mio letto,
mi riempiono la testa di critiche taglienti e il cuore di disperazione. Mi
agito e mi rivolto nel letto, oppure giaccio irrigidito e sbeglio implorando la
quiete ed il sonno. Come dèmoni dalle neri ali, le emozioni vengono nella notte
per alcune ore. Le chiamano insonnia, depressioni, incubi. Ma il linguaggio non
fa che mascherare il volto delle emozioni che sono visitazioni da un altro
mondo, il mondo infero, che mi rammentano Ade. Non mi staranno forse chiedendo,
queste emozioni, di rendere omaggio per qualche ora a quel Dio così importante,
invisibile nel mondo diurno, i cui interventi avvengono nelle tenebre,
attraverso l’oscurità e che è alleato di hypnos e di thamatos, e che,  se
riconosciuto, svuota la vita dei suoi programmi consueti, offrendole in cambio
la forza, la pienezza e la bellezza di uno sfondo invisibile?
James Hillman