Croce e delizia

Mi ridestava la voce
del giovane operaio che cantava
dentro la stanza vuota.
O mia vita felice cui confido
ogni mia dolce pazzia solitaria.
E’ bello lavorare
nel buio di una stanza
con la testa in vacanza
lungo un azzurro mare.
Forse la giovinezza è solo questo
perenne amare i sensi e non pentirsi.
I tuoi calmi spettacoli. La vita.
L’amore che li lega. Sole sul colle.
E più tardi la luna. Aiuto, aiuto!
E’ nel dolce scompiglio del tuo viso
l’amore della folla. Quanti amici
per un amico qui confuso e solo.
Ma che grazia di sole e d’acque sporche
ci separò d’un tratto la mattina.
Amore, amore
lieto disonore.
Appena entrato, il vino
gentile della pioggia, in acqua sporca
si muta
Solo un fanciullo ascolta la mia voce.
E di me parla il mondo: arido bene

Sandro Penna

Sei stata mia compagna di scuola

Sei stata mia compagna di scuola
ma hai un anno meno di me
abbiamo un bambino che va a scuola mi
sono innamorato di te…
Fingerò d’essere una tua scolara
che s’è innamorata di te
mi sono fatta una frangetta
per cenare fuori con te…
Cerchiamo una locanda piccina
nella città ma non c’è
inventiamola affacciata sul fiume
che allevò me e te…

Di acqua nel fiume che è nostro
ce n’è e non ce n’è…
Inventerò un nuovo mese
ricco d’acqua per te…

Che si rifletta in me
nei miei occhi
china dalla veranda inverdita
sull’acqua che somiglia la vita

rubandomi e restituendomi a te.

Attilio Bertolucci

Lei è come l’acqua

Lei è come acqua che scivola dentro di me per tenermi in vita, il fuoco che riscalda le freddi pareti della mia esistenza, è così forte la sua presenza che quando sto con lei il tempo si ferma, non ti accorgi di quello che ti accade intorno, il suono delle sue parole nascondono il mondo, credo che se lei volasse via da me, io potrei morire e diventare aria, per poterla seguire ovunque lei vada!

(Ejay Ivan Lac)

Cuore di tenebra

«Risalire quel fiume era come compiere un viaggio indietro nel tempo, ai primordi del mondo, quando la vegetazione spadroneggiava sulla terra e i grandi alberi erano sovrani. Un corso d’acqua vuoto, un silenzio assoluto, una foresta impenetrabile; l’aria calda, spessa, greve, immota. Non c’era gioia nello splendere del sole. Deserte, le lunghe distese d’acqua si perdevano nell’oscurità di adombrate distanze».

Joseph Conrad

I pastori

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natía
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

Gabriele D’Annunzio

 

Acqua in versi

La Malia del Giardino di Ninfa

Amici cari,

la nostra cara Map ci ha spedito questa abluzione di versi. La condivido per tutti e vi auguro un ottimo inizio di settimana:

L’ACQUA NELLA POESIA

Numerosi sono i poeti che hanno dedicato versi al prezioso liquido, ne riportiamo di seguito alcuni:

LA SORGENTE SPLENDENTE (Carlo Alberto Nigro)

Dolci umidezze
pervadono la nuda siepe
dalle limpide e sgargianti
fattezze.
Lenta, ansante, formicolante … brilla!
quasi un lume nella notte piu’ piovosa,
festosa
che le falene
danzan dinanzi al sole.
E ora tu!
che scorri lentamente
mia cara sorgente
dai lunghi… pensieri.

FRAMMENTO (da Eraclito)

Dalla terra nasce l’acqua, dall’acqua nasce l’anima…
È fiume, è mare, è lago, stagno, ghiaccio e quant’altro…
è dolce, salata, salmastra,
è luogo presso cui ci si ferma e su cui ci si viaggia
è piacere e paura, nemica ed amica
è confine ed infinito
è cambiamento e immutabilità ricordo ed oblio.

DA: “IL CANTICO DELLE CREATURE” (Francesco D’Assisi)

(…) Laudato sii, mio Signore, per sora acqua,
la quale è molto utile, e umile, e preziosa e casta. (…)

ACQUA CHE CANTI (Gabriele D’Annunzio)

Acqua che sali e poi discendi
Alternamente…
Acqua di monte,
acqua di fonte,
acqua piovana,
acqua sovrana,
acqua che odo,
acqua che lodo,
acqua che squilli,
acqua che brilli,
acqua che canti e piangi,
acqua che ridi e muggi,
tu sei la vita e sempre

e sempre fuggi.

L’ACQUA (Lao-Tse)

In tutto l’universo
Non vi è nulla di più morbido e debole dell’acqua.
Ma nulla le è pari
Nel suo modo di opporsi a ciò che è duro.
Nulla può modificare l’acqua.
Che la debolezza vinca la forza,
che la morbidezza vinca la durezza
ognuno sulla terra lo sa,

ma nessuno è in grado di fare altrettanto.

TEMPORALE DI GIUGNO

(Hermann Hesse)S’ammala il sole, s’accuccia il monte,
carovane di nere nuvole
stanno in agguato di fronte,

in basso timidi uccelli volano,
in terra trascorrono grigie ombre.
Il tuono, lento dopo il fulmine,
passa con rombo pauroso,
signoreggia il coro dei timpani,
le chiare trombette; i gloriosi
aurei lampi i flussi attraversano.
Fitta, gelida la pioggia vitrea

s’abbatte in rovesci di scialbo argento,
scroscia in fiumi, scorre in rivoli,
con mal rattenuti singhiozzi,

giù nella valle dello spavento.

LA BUFERA (Eugenio Montale)

La bufera che sgronda sulle foglie
dure della magnolia i lunghi tuoni
marzolini e la grandine,
(i suoni di cristallo nel tuo nido
notturno ti sorprendono, dell’oro
che s’è spento sui mogani, sul taglio
dei libri rilegati, brucia ancora
una grana di zucchero nel guscio
delle tue palpebre)
il lampo che candisce
alberi e muri e li sorprende in quella
eternità d’istante – marmo manna
e distruzione – ch’entro te scolpita
porti per tua condanna e che ti lega
più che l’amore a me, strana sorella, –
e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpitare del fandango, e sopra
qualche gesto che annaspa…
Come quando
ti rivolgesti e con la mano, sgombra
la fronte dalla nube dei capelli,
mi salutasti – per entrar nel buio.

Da CHIARE, FRESCHE E DOLCI ACQUE (Francesco Petrarca)

Chiare, fresche e dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo, ove piacque
(con sospir mi rimembra)
a lei di fare, al bel fianco, colonna;
erba e fior, che la gonna
leggiadra ricoverse
co l’angelico seno;
aer sacro, sereno,
ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse;
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme.
(…)
Da’ be’ rami scendea
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior sovra ‘l suo grembo;
et ella si sedea
umile in tanta gloria,
coverta già de l’amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo,
qual su le trecce bionde,
ch’oro forbito e perle
erano quel dì a vederle;
qual si posava in terra, e qual su l’onde,
qual con un vago errore
girando parea dir: – Qui regna Amore. –
(…)

MATTINO (F. Garcia Lorca)

E la canzone dell’acqua
è una cosa eterna.
È la linfa profonda
che fa maturare i campi.
È sangue di poeti
che lasciano smarrire
le loro anime nei sentieri
della natura.
Che armonia spande
sgorgando dalla roccia!
Si abbandona agli uomini
con le sue dolci cadenze.
Il mattino è chiaro.
I focolari fumano
e i fiumi sono braccia
che alzano la nebbia.
Ascoltate i romances
dell’acqua tra i pioppi.
Sono uccelli senz’ala
sperduti nell’erba!
Gli alberi che cantano
si spezzano e seccano.
E diventano pianure
le montagne serene.
Ma la canzone dell’acqua
è una cosa eterna.

CORRENTE LENTA (Garcia Lorca)

Lungo il fiume se ne vanno i miei occhi,
lungo il fiume…
Lungo il fiume se ne va il mio amore
lungo il fiume…
(Il mio cuore sta contando
le ore che sta dormendo.)
Il fiume porta foglie secche,
il fiume…
Il fiume è limpido e profondo,
il fiume…
(Il mio cuore mi chiede
se può cambiare posto.)

Nuotatore

Nuotatore
Dormiva…?
Poi si tolse e si stirò.
Guardò con occhi lenti l’acqua. Un guizzo
il suo corpo.
Così lasciò la terra.

Sandro Penna

Nessuno

Io sono solo
il fiume è grande e canta
Chi c’è di là?
Pesto gramigne bruciacchiate.
Tutte le ore sono uguali
per chi cammina
senza perché presso l’acqua che canta.
Non una barca
solca i flutti grigi
che come giganti placati
passano davanti ai miei occhi
cantando.
Nessuno.

Attilio Bertolucci

Mare

M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l’onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.

Ecco sospira l’acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d’argento.

Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?

Giovanni Pascoli

Pecore nella nebbia

Le colline digradano nel bianco.
Persone o stelle mi guardano con tristezza, le deludo.

Il treno lascia dietro una linea di fiato.
Oh lento cavallo color della ruggine, zoccoli, dolorose campane.

È tutta la mattina che
la mattina sta annerendo, un fiore lasciato fuori.

Le mie ossa racchiudono un’immobilità, i campi
lontani mi sciolgono il cuore.

Minacciano
di lasciarmi entrare in un cielo
senza stelle né padre, un’acqua scura.

Sylvia Plath

Temporale

È mezzodì. Rintomba.
Tacciono le cicale
nelle stridule seccie.
E chiaro un tuon rimbomba
dopo uno stanco, uguale, 
rotolare di breccie.
Rondini ad ali aperte
fanno echeggiar la loggia
de’ lor piccoli scoppi.
Già, dopo l’afa inerte, 
fanno rumor di pioggia
le fogline dei pioppi.
Un tuon sgretola l’aria.
Sembra venuto sera.
Picchia ogni anta su l’anta. 
Serrano. Solitaria
s’ode una capinera,
là, che canta . . . che canta . . .
E l’acqua cade, a grosse
goccie, poi giù a torrenti, 
sopra i fumidi campi.
S’è sfatto il cielo: a scosse
v’entrano urlando i venti
e vi sbisciano i lampi.
Cresce in un gran sussulto 
l’acqua, dopo ogni rotto
schianto ch’aspro diroccia;
mentre, col suo singulto
trepido, passa sotto
l’acquazzone una chioccia. 
Appena tace il tuono,
che quando al fin già pare,
fa tremare ogni vetro,
tra il vento e l’acqua, buono,
s’ode quel croccolare 
co’ suoi pigolìi dietro.

Giovanni Pascoli

(Giovanni Fattori, La libecciata, 1880)

I cigni selvatici a Coole

 

Gli alberi sono nella loro bellezza autunnale,
i sentieri del bosco sono asciutti,
nel crepuscolo di ottobre l’acqua
riflette un cielo immobile;
sull’acqua fra le pietre
ci sono cinquantanove cigni.

È questo il diciannovesimo autunno
da quando la prima volta li contai;
li vidi, prima che finissi il conto,
tutti all’improvviso alzarsi
e disperdersi volteggiando in grandi cerchi spezzati
sulle ali rumorose.

Ammirai quelle splendenti creature
e ora il mio cuore è triste.
Tutto è cambiato da quando io,
ascoltando al crepuscolo
la prima volta, su questa riva,
lo scampagnio delle loro ali sopra il mio capo,
camminavo con passo più leggero.

Instancabili, amata e amante,
remano nelle fredde
correnti amiche o scalano l’aria;
i loro cuori non sono invecchiati;
passione o conquista ancora li accompagna
nel loro errante vagare.

Ma ora si lasciano andare sull’acqua immobile,
misteriosi, stupendi.
Fra quali giunchi costruiranno il nido,
su quale sponda di lago o stagno
incanteranno occhi umani quando al risveglio
un giorno scoprirò che son volati via?

 
William Butler Yeats

 

Temporale

 È mezzodì. Rintomba.
Tacciono le cicale
nelle stridule seccie.
E chiaro un tuon rimbomba
dopo uno stanco, uguale,
rotolare di breccie.
Rondini ad ali aperte
fanno echeggiar la loggia
d è lor piccoli scoppi.
Già, dopo l’afa inerte,
fanno rumor di pioggia
le fogline dei pioppi.
Un tuon sgretola l’aria.
Sembra venuto sera.
Picchia ogni anta su l’anta.
Serrano. Solitaria
s’ode una capinera,
là, che canta. . . che canta. . .
E l’acqua cade, a grosse
goccie, poi giù a torrenti,
sopra i fumidi campi.
S’è sfatto il cielo: a scosse
v’entrano urlando i venti
e vi sbisciano i lampi.
Cresce in un gran sussulto
l’acqua, dopo ogni rotto
schianto ch’aspro diroccia;
mentre, col suo singulto
trepido, passa sotto
l’acquazzone una chioccia.
Appena tace il tuono,
che quando al fin già pare,
fa tremare ogni vetro,
tra il vento e l’acqua, buono,
s’ode quel croccolare
co’ suoi pigolìi dietro.
 
Giovanni Pascoli

 

Passione estrema

Lei non sa che passione è la mia. Mi par di morire a non spiegarmi e non posso parlarne. Vorrei esser tratto giù per sempre, con lei, in quest’acqua che mi chiama.

Antonio Fogazzaro

L'”Io” che fluttua

L'”Io” che fluttua lungo l’onda del tempo

Guardo a distanza .

Con la polvere e l’acqua,

Col frutto e il fiore,

Col Tutto egli irrompe avanti.

Si trova in superficie,

Lanciato dalle onde e danzando al ritmo

Della gioia e della sofferenza.

La più piccola perdita lo fa soffrire,

La più piccola ferita lo offende –

Lo vedo da lontano.

Questo “Io” non è il mio Io reale,

Io sono ancora dentro di me,

Non fluttuo sulla corrente della morte.

Sono libero, senza desiderio,

Sono pace, sono illuminato,

Lo vedo da lontano.

Rabindranath Tagore

Poesia d’amore (1)

Matilda, nome di pianta o di pietra o di vino,

 di ciò che nasce dalla terra e dura,

parola nel cui aumento albeggia,

nella cui estate scoppia la luce dei limoni.

In questo nome crescon navigli di legno

circondati da sciami di fuoco azzurro marino,

e quelle lettere sono l’acqua di un fiume

che sfocia nel mio cuore calcinato.

Oh nome scoperto sotto un rampicante

come la porta d’una galleria sconosciuta

che comunica con la fragranza del mondo!

Oh invadimi con la tua bocca bruciante,

indagami, se vuoi, coi tuoi occhi notturni,

ma lasciami nel tuo nome navigare e dormire.

Pablo Neruda

Risveglio

Quelli che non sentono questo Amore

trascinarli come un fiume,

quelli che non bevono l’alba

come una tazza di acqua sorgiva

o non fanno provvista di tramonto,

quelli che non vogliono cambiare

lasciateli dormire.

Jalal’uddin Rumi

Anima mia

Anima mia

chiudi gli occhi

piano piano

e come s’affonda nell’acqua

immergiti nel sonno

nuda e vestita di bianco

il più bello dei sogni

ti accoglierà.

Nazim Hikmet

Buonanotte a tutti!

Baci, Gabriele

Bella

Bella,
come nella pietra fresca
della sorgente, l’acqua
apre un ampio lampo di schiuma,
così è il sorriso del tuo volto,
bella.

Pablo Neruda

Pianeti interiori

Nel lago dei tuoi occhi

Nel lago dei tuoi occhi assai profondo

il mio cuore si annega e si discioglie

E là dentro lo disfano nell’acqua

di amore e di follia

un po’ Ricordo, un po’ Malinconia.

Guillaume Apollinaire

Anima mia

Anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
e come s’affonda nell’acqua
immergiti nel sonno
nuda e vestita di bianco
il più bello dei sogni
ti accoglierà

anima mia
chiudi gli occhi
piano piano
abbandonati come nell’arco delle mie braccia
nel tuo sonno non dimenticarmi
chiudi gli occhi pian piano
i tuoi occhi marroni
dove brucia una fiamma verde
anima mia.

Nazim Hikmet

Sete di te m’incalza

Sete di te m’incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.

Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci.
L’anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l’acqua nel fuoco.

Pablo Neruda

L’acqua

Essendo uno degli elementi costituenti la vita, all’acqua è legata una simbologia vastissima, nel cui campo semantico sono comunque riconoscibili tre tematiche fondamentali: fonte di vita, strumento di purificazione, mezzo di rigenerazione.

 Come massa indistinta, senza forma, rappresenta l’origine di tutti gli esseri viventi, la madre della vita, la materia primigenia: una sorta di oceano delle origini la cui cognizione è globalmente diffusa. Con tale valore compare nei miti della creazione di molte culture. Nella mitologia indiana il Brahmanda, l’uovo cosmico, è covato sulla superficie dell’acqua. Nella Genesi lo spirito di Dio aleggia sulle acque prima della creazione della luce. In Cina rappresenta il Wu chi, il Caos primordiale. Anche nella speculazione filosifica di Talete, l’acqua è arché, causa e origine di tutte le cose, e in tutte le cose presente.

L’acqua è anche simbolo dell’energia purificatrice e rigeneratrice, fisica, spirituale e intellettuale, ed è così che viene intesa nell’islamismo, nell’induismo, nel buddismo e nel cristianesimo (si pensi alla ritualità connessa al bagno, al Battesimo, alla lavanda delle mani e dei piedi). In quest’ottica rientrano anche le interpretazioni dell’acqua fonte della giovinezza).

In Cina l’acqua è legata al principio Yin, e in generale in molte culture alla femminilità, al tema delle oscure profondità e alla luna.

Assenza

Ti interroghi sul mio stato? Eccomi dunque:
son disperso ormai nell’intimo, ubriaco e tremante.

Sotto le multicolori vesti che agghindano le forme,
resto come un’illusione d’acqua modellata dal vento.

La Tua assenza mi carica del gravame dell’esistenza
porto sulle spalle un mondo privato di senso.
Qual è la vanità di uno specchio senza immagine?
Privo della Luce Amata ormai qual bagliore vi splende?

Jalaluddin Rumi

L’immagine

Ecco a voi “L’immagine” di Teresa…

L’IMMAGINE

Era calma l’aria
e nitida la sua pelle.
Immobile stava l’acqua di lago
emozionata ad attenderti.

Poi il tuo volto…

Perfetta la sua forma
si imprimeva sull’acqua
come fa il nome sulla lapide.
Ma il vento geloso della tua bellezza
si mise in corsa verso il lago
e come il guerriero a cui la guerra
ha distrutto anche i ricordi
corre, pieno di rabbia e di dolore,
con la spada in pugno
verso il nemico per abbatterlo
e ridurlo a carne informe,
così, quel caldo vento
irruente e spietato
trafisse la tua immagine…
Lei morente si dileguò
tra l’acqua putrida del fondale
mentre Tu ridente
ti incamminasti verso casa.

L’animale

Senza più desiderare

Alla luce della Luna
riposerò il mio sguardo
che non vuol vedere oltre.
Ho visto troppo,
troppo anche per me,
ora, basta guardare.
Discosterò lo sguardo,
calerò il velo,
eviterò gli specchi d’acqua.
M’immergerò in me stessa,
sognerò di me,
ricorderò, senza più desiderare…
aspettando che torni l’Aurora.

Marina

Nell’Interiorità di Anima — “Anime umide”…

Un passo ancora verso Anima… Porfirio è uno dei più illustri rappresentanti della scuola neoplatonica. Nella sua opera confluiscono i grandi temi della filosofia magico-occultistica di derivazione orientale. Esploriamone insieme alcune folgori da quel compendio di saggezza interiore che è “L’antro delle Ninfe”.

 

Anime umide

Con Ninfe Naiadi indichiamo in senso specifico le potenze che presiedono alle acque, ma i teologi designavano tutte le anime in generale che discendono nella generazione. Essi, infatti, ritenevano che tutte le anime si posassero sull’acqua che, come dice Numenio, è divinamente ispirata; egli afferma che proprio per questo motivo anche il profeta disse: «il soffio divino si muoveva nell’acqua». Per questo – dice – gli Egiziani collocano gli esseri divini non sulla terraferma, ma tutti su una barca, sia il Sole sia, in generale, tutti: bisogna sapere che questi sono le anime che, planando sull’acqua, discendono nella generazione. Di qui il detto di Eraclito:  «per le anime è piacere, non morte, divenire umide», cioè è un piacere cadere nella generazione, e altrove egli dice: «noi viviamo la morte di quelle, e quelle vivono la nostra morte». Perciò, per Numenio, il poeta chiama «umidi» coloro che sono nella generazione, avendo anime umide. Esse, infatti, amano il sangue e il seme umido, e le anime delle piante si nutrono di acqua.

(Porfirio, L’antro delle Ninfe, Gli Adelphi, 2006, pag. 51)

 

 Armonia e tensione di contrari

Poiché la natura ha origine dalla diversità, ovunque l’entrata a due porte ne è simbolo. Il cammino, infatti, può avvenire o attraverso l’intellegibile o attraverso il sensibile, e quello attraverso il sensibile o attraverso la sfera delle stelle fisse o attraverso i pianeti, e ancora, o attraverso un cammino immortale o mortale. C’è un centro sopra la terra e uno sotto terra, uno a oriente e uno a occidente, la sinistra e la destra, la notte e il giorno; e per questo è «armonia e tensione dei contrari» e scocca dardi dal suo arco per l’esistenza dei contrari. Platone parla di due imboccature: attraverso una si risale al cielo, dall’altra si scende sulla terra, e i teologi fecero del sole e della Luna le porte delle anime che risalgono per la porta del Sole e discendono per quella della Luna; e in Omero ci sono due orci:

dei doni che concede, l’uno dei cattivi, dei buoni l’altro.

(Porfirio, L’antro delle Ninfe, Gli Adelphi, 2006, pag. 77)

Disquisizioni sulla Bimbola (e Bimbolo) 2

Quando vi leggo sul forum, bevo.

Come un viandante l’acqua.

Come un ristoro nei sogni veridici.

ComeAnnachiara quando guardano la loro mamma.

Quando vi leggo fluisco.

(E’ il regno di Bimbolanda)