Sabato Santo

Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia
per la cerula effusa chiarità de l’aprile
cantano le campane con onde e volate di suoni
da la città su’ poggi lontanamente verdi! 
Da i superati inferni, redimito il crin di vittoria,
candido, radïante, Cristo risorge al cielo:
svolgesi da l’inverno il novello anno, e al suo fiore
già in presagio la messe già la vendemmia ride. 
Ospite nova al mondo, son oggi vent’anni, Maria,
tu t’affacciasti; e i primi tuoi vagiti coverse
doppio il suon de le sciolte campane sonanti a la gloria:
ora e tu ne la gloria de l’età bella stai,
stai com’uno di questi arboscelli schietti d’aprile
che a l’aura dolce dànno il bianco roseo fiore.
Volgasi intorno al capo tuo giovin, deh, I’augure suono
de le campane anch’oggi di primavera e pasqua!
cacci il verno ed il freddo, cacci l’odio tristo e I’accidia, 
cacci tutte le forme de la discorde vita! 

Giosué Carducci

Sull’accidia, la noia, la malinconia

Queste malattie sono nell’uomo occidentale il riflesso spirituale della sua cultura e che Costantin Noica, filosofe romeno, amico di Mircea Eliade, Emile Cioran, Eugène Ionesco chiama “malattia dello spirito contemporaneo”, che ha perso non tanto Dio di cui molti lamentano inutilmente lo smarrimento, quando l’incanto del mondo che la nostra razionalità ha reso disincantato, e la nostra tecnica ha ridotto a pura materia da utilizzare, incapace, nella sua opacità, di rinviare a quel che potrebbe chiamarsi un riflesso dell’anima.

Umberto Galimberti

Accidia

E chi mai l’avrebbe detto che tra i vizi capitali avremmo trovato la noia che i medievali chiamavano “accidia” e che Pascal descrive come: “La risultante degli umori in presenza di deprecabili azioni morali tipiche di chi, avendo abusato del piacere, si trova nell’impossibilità di desiderare?”. A leggerla bene questa definizione sembra riprodurre la condizione che caratterizza molti giovani del nostro tempo, afflitti da assenza di interessi, monotonia delle impressioni, sensazioni di immobilità, vuoto interiore, rallentamento del corso del tempo e quindi accidia, riconducibile alla presenza di energie non impiegate e perciò affogate in un divertimento che risuona senza eco, perché, nel vuoto intriso di nulla che lo attraversa, non c’è nemmeno quel tanto che possa rendere avvertibile una risonanza.

Umberto Galimberti