Fare posto al pensiero del cuore.

CAri compagni di viaggio, sento il bisogno di avvertire noi tutti su possibili inflazioni che vedo serpeggiare. Apparentemente si parla di Amore, ma in realtà, sento potente l’energia egoica di una Ratio e di una pseudo erudizione, malamente travestita da Eros. D’ora in poi non risponderò più alle missive troppo egoiche.

Qui siamo in un Temenos di tenerezza, di dolcezza e di fluidità.

L’accademismololascio volentieri ad altri siti.

Con cuore.

A prsto.

Porto XVIII

Roma. Palazzo Riario, ora Palazzo Corsini. Il luogo è legato a donna dai misteriosi destini di donne. Vi abitò Caterina Sforza, figlia del signore di Milano e moglie di un Riario. Lasciata Roma, la malcapitata vi tornò prigioniera di Cesare Borgia, che l’aveva incatenata a Forlì, roccqforte del Riario, e la trascinò come preda di guerra in Vaticano. Ma la leggenda narra che il Valentino scelse per lei catene d’oro.

Stesso luogo, altra storia. Quella dell’infelice Cristina di Svezia, fondatrice dell’Accademia da cui doveva nascere l’Arcadia. A Palazzo Riario le morirono misteriosamente due amanti, il Monaldeschi e il cantante fiorentino Alessandro Cecconi, e fu drammaticamente aggredita la sua amica Giorgina (forse Angela Maddalena Voglia). Si dice che l’artefice di tali misfatti fosse l’abate Vaini. Ma quando Cristina accorse alle grida della ragazza, a capo delle guardie, il misterioso aggressore sparì nel nulla.

Nel 1736, i nuovi proprietari dell’augusto edificio, nipoti di papa Clemente XII, acquisirono, insieme all’immobile, i sotterranei abitati da cataste di ossa umane, monito e memoria dei molti delitti consumati in quel luogo nei secoli precedenti.