Teatro delle Ombre presenta “Amleto” ovvero le conseguenze della bellezza amara di W. Shakespeare

Locandina-Amleto

La Danimarca come luogo dell’anima, spazio privo di connotazioni reali, sospeso in un tempo presente ma in realtà senza tempo, perché il dramma che vi si svolge ha sempre riguardato l’uomo: è l’eterno scontro tra la sua natura divina (che si esprime attraverso l’amore verso le persone care) e quella più bassa, dominata dall’istinto di sopraffazione e del gretto materialismo. Amleto percorre fin dall’inizio la strada che lo porterà ad esprimere la parte più elevata di un essere umano: egli è posseduto da un sentimento dapprima solo romantico (l’amore per Ofelia) poi sempre più puro, che raggiunge la sua perfezione e profondità nell’incontro con il padre. La figura del protagonista è poetica, idealizzante, quasi astratta: è la continua tensione verso la soglia della conoscenza di un animo umano che si manifesta attraverso la “violenza” e la “bellezza” delle parole usate. Di contro Ofelia ci appare inizialmente sotto una luce terrena, che rivela tutti i limiti e le contraddizioni della giovane donna, tuttavia non ancora corrotta dalla sociètà in cui si trova immersa e in cui sembrano manifestarsi gli aspetti più meschini della natura umana. L’amore di Amleto suscita in lei una femminilità angelicata, ma nulla può contro l’insensibilità e il cinismo del mondo che la circonda.

Quest ‘ultimo si mostra popolato di personaggi inquietanti, che incombono sui giovani con la loro smania di potere e la loro incapacità di comprendere: essi rappresentano la perdita dell’innocenza, lo scoglio su cui si infrangono i sogni di ogni essere umano. Da una parte Amleto e la sua profondità e dall’altra caratteri ed ombre che lo contrastano.

Amleto quindi è costretto ad essere l’elemento di rottura all’interno dell’opera sia nella dimensione ideale che in quella sociale in senso negativo. La sua ambiguità e l’abilità nel crearsi realtà alternative con cui giocare a suo piacimento gli permettono di sovvertire l’ordine razionale per ricostruirlo nell’animo dell’interlocutore. È l’animo dell’attore, di colui che si crea la propria scena dando vita alle emozioni proprie e degli altri.

Note di regia

Otto attori: voci, stati di coscienza, visioni, si intrecciano e si moltiplicano in un gioco di specchi abitando la scena come proiezioni di una mente sconvolta, tormentata dal dubbio e dalle possibilità.

Lo sguardo di Amleto deforma la realtà come un quadro di Picasso, come una musica antica e nota che venga alterata e distorta. La poesia si alterna alla comicità, con omaggi all’avanspettacolo, richiami cinematografici, citazioni di grandi maestri del teatro. Infatti è possibile rintracciare echi di Carmelo Bene, di Leo De Berardinis, di Pina Bausch.

Uno studio sulla storia dell’arte a 360 gradi: il palcoscenico grazie ai tulle viene diviso in tre parti. La parte più profonda della scena, vive atmosfere caravaggesche, chiaro-scuri dove l’incisività del gesto diventa protagonista, la parte centrale della scena invece è immersa in atmosfere espressioniste, dove oltre al colore anche il movimento diventa il fulcro dello spettacolo. Sul proscenio le atmosfere acide create dalle luci, evocano un mondo crudele, in cui il personaggio è vittima di se stesso e del sistema che lo circonda.

Decidere di mettere in scena”Amleto”, è stato come guardarsi allo specchio e nel profondo dell’animo. Amleto, ti sfida e davanti ad Amleto non potavamo barare, perché tutto il suo “essere” ti guarda negli occhi, ti mette a nudo, e, il suo “non essere” riguarda la vita, l’amore, l’arte che da sempre lo rappresenta:

il teatro.

Lo spettacolo è un insieme di vocalità e coreografie, infatti il nostro intento è la ricerca quasi ossessionante della musicalità vocale e della coralità del movimento.

Siamo partiti infatti da delle improvvisazioni, è stato fatto un percorso per ogni singolo attore, c’è stato un lavoro profondo per permettere ad ogni attore di esprimere il meglio di sé, per integrarsi al meglio con gli altri attori con cui condivide la scena.

Attraverso questo percorso, il nostro intento è quello di arrivare “all’evento”, non al semplice spettacolo.

Un altro punto su cui è stato fatto un lavoro enorme è l’uso del microfono: abbiamo deciso infatti di utilizzare il microfono per sottolineare meglio alcuni passaggi dell’opera; quindi, anche qui, l’utilizzo del microfono non per amplificare la voce, ma, per sottolineare degli stati d’animo essenziali.

Abbiamo pensato di ambientare questo “Amleto” in un luogo post-atomico, gli attori si muovono come in una coreografia di danza contemporanea, ogni movimento, ogni gesto è proprio dell’attore che lo interpreta, ed ogni attore è il completamento dell’altro.

La struttura contiene all’interno, tutto ciò che è bello per me: di quella bellezza amara di Rimbaud, la bellezza terribile, pericolosa, che troviamo nel sublime, per cui anche la tragedia è bella.

La profondità, che porta a vedere veramente le cose. Lo spettacolo sarà un viaggio di coscienze (attori e spettatori), in uno spazio vuoto, scomposto in tanti piani dalle luci, e da dei corpi danzanti con la loro voce-suono. Nel filo conduttore musicale, che spazia dalla musica classica al rock, le nostre voci si inseriscono come contrappunto con le parole del drammaturgo più grande di tutti: William Shakespeare.

Informazioni

Regia: Daniele Scattina

Regista assistente: Enzo Masci

Attori: Astra Lanz, Federica D’Aversa, Roberta Marcucci, Romeo Cirelli, Simone Destrero, Gaetano Lembo, Pietro Naglieri, Goiacomo Rosselli, Daniele Scattina

Corpo scenico: Ludovica D’Auria, Valeria Iovino, Chiara Lorusso, Clarissa Rollo, Vittorio Magazzù Tamburello

Teatro Vascello, via Giacinto Carini 78, Roma. Martedì 31 maggio e mercoledì 1 giugno, ore 21.

Info e prenotazioni: Tel. 06 5881021 – 06 5898031

Biglietti: Intero €20, ridotto €15, ridotto studenti €10

Chi sei tu…

Chi sei tu, che nel buio della notte osi inciampare nei miei più profondi pensieri?

William Shakespeare

 

Amore

L’Amore può dar forma e dignità a cose basse e vili, e senza pregio; ché non per gli occhi Amore guarda il mondo, ma per sua propria rappresentazione, ed è per ciò che l’alato Cupido viene dipinto col volto bendato.”

William Shakespeare da “Sogno di una notte di mezza estate” .

Cinema: il “Macbeth” spettacolare di Justin Kurzel

Macbeth CopertinaUscito nelle sale italiane il 5 gennaio, “Macbeth” è un film  diretto da Justin Kurzel,che ha Michael Fassbender e Marion Cotillard come protagonisti. La pellicola è l’adattamento cinematografico della tragedia di William Shakespeare. Presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, il film ha suscitato molte polemiche, perché si tratta di una versione molto diversa da quelle viste finora sul grande schermo. La trama è quella che tutti conosciamo. Il valoroso Macbeth, barone di Glamis, fedele generale dell’esercito del re Duncan di Scozia, ha sconfitto e ucciso il traditore Macdonwald a capo delle forze ribelli in una cruenta battaglia. Mentre cammina per la brughiera con il suo compagno Banquo, Macbeth incontra tre streghe, le quali gli predicono che lui diventerà signore di Cawdor e re di Scozia, mentre il suo amico sarà il capostipite di una dinastia di re. Profondamente scossi da quelle parole, ma senza dar loro troppa importanza, i due uomini ritornano sul campo di battaglia. Appena arrivati, Angus e Ross, due nobili scozzesi, portano a Macbeth i ringraziamenti del re per il coraggio dimostrato e gli comunicano che il sovrano gli ha assegnato il titolo di barone di Cawdor: colui che aveva prima tale titolo è stato giustiziato con l’accusa di alto tradimento.  La profezia comincia ad avverarsi. Macbeth, quindi, va a ringraziare il re Duncan, che gli dice di voler recarsi nel suo castello a Inverness per festeggiare la vittoria con lui. Nel frattempo, Lady Macbeth riceve una lettera dal marito con la quale la mette al corrente dell’incredibile profezia. La donna, ancora in lutto per la perdita del loro unico figlio, depressa per le continue assenze del marito, comincia ad escogitare un piano per uccidere il re e assicurare così il trono al consorte. Ma quello di Duncan non sarà l’unico delitto commesso da Mcbeth che, incoraggiato dalla moglie e divorato da una folle ambizione, darà luogo ad una vera e propria carneficina.

macbeth.jpg

Kurzel (alla sua seconda regia dopo “Snowtown”), per il suo “Macbeth”, ha puntato molto sulla spettacolarità delle scene di battaglia e sui delitti che la perfida coppia compie per raggiungere e poi perdere il potere.  Michael Fassbender è perfetto nel suo ruolo e dimostra ancor di più di essere un attore di statura strordinaria: il film, infatti, regge quasi completamente sulla sua figura. Poco spazio viene lasciato a Lady Macbeth, interpretata dall’esile, ma intensa Marillon Cotillard. Ottima la scelta del regista che ha utilizzato come testo quello originale in inglese arcaico (sceneggiato da Jacob Koskoff, Michael Lesslie e Tod Louiso), lasciando così intatta la potenza della tragedia più breve di Shakespeare. Una Scozia dal fascino primordiale e nebbioso si contrappone  agli interni monumentali dei palazzi che  invadono la scena, come anche la musica di sottofondo. I ralenti delle scene di battaglia servono a mandare avanti il personaggio principale della storia, Macbeth, come se volesse estraniarsi dalla situazione, e, allo stesso tempo, ricordare allo spettatore la sua importanza all’interno della storia.  Ma Justin Kurzel ha voluto portare sullo schermo una storia che potesse avvicinare i giovani a Shakespeare e Michael Fassbender ha dichiarato lui stesso che la sua versione del Macbeth e ai danni che provoca la brama di potere, era rivolta soprattutto ai ragazzi. La spettacolarità del film è così spiegata. Un’operazione riuscita così bene che il regista e l’attore hanno deciso di girare insieme “Assassin’s Creed”, adattamento cinematografico della famosa serie di videogiochi.

Clara Martinelli

 

Che cosa è un uomo…

Cosa è un uomo, se del suo tempo fa mercato, e poi il guadagno è solo dormire e mangiare?
Una bestia, niente piu’. Lui che ci ha dato un cosi’ maestoso intelletto, capace di capore le cause e gli effetti delle cose, non ci ha dato questi preziosi doni affinché ammuffiscano, non venendo usati.

Shakespeare, Amleto

Arte allo specchio III

Ed ecco la riflessione/contributo della nostra cara Valeria-Luo D.A.:

“Psiche è il soggetto e la conoscenza psicologica è lo specchio che talora leva davanti al proprio volto, e dove si riflette per cogliere una propria espressione…”
(Francesco Donfrancesco)

…ma, come dice Shakespeare, spesso “all’arte dell’occhio manca la miglior grazia: ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore.”

La morte di Ofelia

“Si spezzò l’invidioso ramo ed ella cadde con tutti i suoi serti di fiori nel ruscello che piange. Aprendosi, le gonne la sostennero sull’acqua: ed ella, come una sirena, cantava spunti di arie antiche, inconsapevole della sua sorte, o come creatura immersa nel suo naturale elemento. Ma non fu lungo indugio, ché le sue vesti fatte pesanti dall’acqua assorbita, trassero la poverina dal suo melodioso canto al fango della morte”.

Wiiliam Shakespeare

(John Everett Millais, Ofelia, 1851)

Primo incontro tra Romeo e Giulietta

Chiamami Amore…

La dichiarazione di Giulietta

(Ford Madox Brown, Romeo e Giulietta, 1870)

“Mi ami? So bene che mi risponderai di sì, ti credo. Ma non giurare, per non far spergiuro. Si dice che Giove rida agli spergiuri degli amanti. O gentile Romeo, se mi ami, dillo sinceramente. Se pensi che io abbia ceduto troppo presto, aggrotterò le ciglia, sarò spietata e dirò di no, perché tu sia costretto a supplicarmi: altrimenti non ti direi mai di no, per nulla al mondo. In verità, sono troppo innamorata di te, bel Montecchi, e tu potresti per questo considerarmi leggera […] E dunque perdona il mio amore  e non ritenerlo da poco, per questa dichiarazione che mi sfuggì nell’oscurità della notte”.

William Shakespeare

Discorso sull’apparenza

“L’apparenza può essere inferiore alla realtà. Gli ornamenti sempre ingannano l’uomo. Non v’è tribunale una causa, per quanto losca e cattiva, della quale una voce piacente non riesca a mascherare il male. E in religione qual è l’eresia che un austero sembiante non riesca a consacrare e a giustificare con la citazione di un testo sacro? Il vizio più fondo si presenta sempre con qualche segno di virtù. Quanti vigliacchi col cuore più debole d’uno scalino di sabbia hanno sul mento una barba degna d’Ercole o dell’accigliato Marte, e in corpo un fegato più bianco del latte! Del valore non hanno che la schiuma, e vogliono farsi credere terribili. Considera la bellezza e vedrai che devi comprarla a peso; ma essa è tanto miracolosa che fa leggero chi più ne ha”.

William Shakespeare

La tempesta

I morti tremano davanti alla tempesta, ma i vivi camminano con essa.

Kahlil Gibran

John William Waterhouse,  Miranda – La tempesta, 1916)

Ora conosco la bellezza

Il mio cuore aveva mai amato? Occhi rinnegatelo, perchè non ha mai conosciuto la bellezza fino ad ora.

William Shakespeare

Sugli indugi

Gli indugi hanno fini pericolose.

William Shakespeare

Devo paragonarti a un giorno d’estate?

Devo paragonarti a un giorno d’estate?
Tu sei più amabile e moderato:
venti impetuosi scuotono gli incantevoli boccioli di maggio
e il corso dell’estate ha durata troppo breve;
talvolta l’occhio del cielo splende troppo intensamente,
e spesso il suo volto aureo viene oscurato;
e ogni bellezza dalla bellezza talora declina,
sciupata dal caso o dal mutevole corso della natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà appassire,
né perdere la bellezza che ti appartiene;
né la morte dovrà vantarsi del tuo vagare nella sua ombra,
poiché crescerai, col passare del tempo, in versi eterni.
Finché ci saranno un respiro e occhi per vedere,
questi versi vivranno e ti manterranno in vita.

William Shakespeare

Eretici!

Eretico sarà chi accenda il rogo, non già colei che vi brucerà dentro!

William Shakespeare

Quando seguo l’ora

Quando seguo l’ora che batte il passar del tempo
e vedo il luminoso giorno spento nella tetra notte,
quando scorgo la viola ormai priva di vita
e riccioli neri striati di bianco,
quando vedo privi di foglie gli alberi maestosi
che un dì protessero il gregge dal caldo
e l’erbe d’estate imprigionate in covoni
portate su carri irte di bianchi ed ispidi rovi,
allor, pensando alla tua bellezza, dubbio m’assale
che anche tu te ne andrai tra i resti del tempo,
perché grazie e bellezze si staccan dalla vita
e muoiono al rifiorir di altre primavere:
e nulla potrà salvarsi dalla lama del Tempo
se non un figlio che lo sfidi quand’ei ti falcerà.

William Shakespeare

Con gli occhi…

Ti prego, impara a leggere il silenzio del mio cuore: è sottile intelletto d’amore intendere con gli occhi.

William Shakespeare

Silenzio…

Il silenzio è l’araldo più perfetto della gioia: sarei ben poco felice se fossi capace di dire quanto.

William Shakespeare

Odiami dunque adesso

Odiami dunque adesso, se lo vuoi,
ora che il mondo a contrastarmi seguita,
piegami giù, fa lega con la sorte,
non affacciarti per estrema perdita.
Oh no, se scampa a queste strette il cuore
non dar rinforzi a un’angoscia in disfatta,
non dare a un vento buio alba di pioggia
a tardare, già certa, la catastrofe.
Se vuoi lasciarmi non lasciarmi all’ultimo,
di già sfiancato da futili pene,
ma assalta primo, perché prima io gusti
di possente Fortuna il più e il peggio.
E ogni altra angoscia che ora par mortale,
di fronte al perder te, non parrà uguale.

William Shakespeare

Pazzia

Il Lunatico, l’Amante e il Poeta
son fatti tutti d’immaginazione.
Più che l’Inferno possa tener diavoli,
l’un vede e questi è il pazzo.

William Shakespeare

Il mio occhio s’è fatto pittore

Il mio occhio s’è fatto pittore ed ha tracciato
L’immagine tua bella sul quadro del mio cuore;
il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,
Prospettica, eccellente arte pittorica,
Ché attraverso il pittore devi vederne l’arte
Per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,
Custodita nella bottega del mio seno,
Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.
Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:
I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi
Son finestre al mio seno, per cui il Sole
Gode affacciarsi ad ammirare te.
Però all’arte dell’occhio manca la miglior grazia:
Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore.

William Shakespeare

L’abitudine

L’abitudine può cancellare il solco della natura, vincere le arti dell’inferno, e mondare un cuore con la sua insensibile e meravigliosa potenza.

William Shakespeare

Troppo dolce e seducente… per avere sostanza

Le candele della notte…
Si sono spente.
Ho paura…
Restare e morire…
O andare e vivere?
Troppo dolce e seducente…
Per avere sostanza.

William Shakespeare

I dubbi

I nostri dubbi sono dei traditori che ci fanno spesso perdere quei beni che pur potremmo ottenere, soltanto perché non abbiamo il coraggio di tentare.

William Shakespeare

Non vi è corazza più forte di un cuore incontaminato!

Non vi è corazza più forte di un cuore incontaminato! Tre volte armato è chi difende il giusto; e inerme, sebbene coperto di ferro, è colui la cui coscienza è corrotta dall’ingiustizia.

William Shakespeare

Per la verità, non ti amo coi miei occhi

Per la verità, io non ti amo coi miei occhi,
perché essi vedono in te un mucchio di difetti;
ma è il mio cuore che ama quel che loro disprezzano
e, apparenze a parte, ne gode alla follia.
Né i miei orecchi delizia il timbro della tua voce,
né la mia sensibilità è incline a vili toccamenti,
né il mio gusto e l’olfatto bramano l’invito
al banchetto dei sensi con te soltanto.
Ma né i miei cinque spiriti, né i miei cinque sensi
possono dissuadere questo mio sciocco cuore dal tuo servizio,
avendo ormai perso ogni sembianza umana,
ridotto a schiavo e misero vassallo del tuo superbo cuore.
Solo in questo io considero la mia peste un bene:
che chi mi fa peccare, m’infligge pure la penitenza.

William Shakespeare

Il dolore

Il dolore infierisce proprio là dove si accorge che non è sopportato con fermezza […]. Poiché il ringhioso dolore ha meno forza di mordere l’uomo che lo irride e lo tratta con disprezzo.

William Shakespeare

Come posso dire di esser sola?

La tua virtù è la mia sicurezza.
E allora non è notte se ti guardo in volto,
e perciò non mi par di andar nel buio,
e nel bosco non manco compagnia.
Perchè per me tu sei l’intero mondo.
E come posso dire di esser sola se tutto il mondo è qui che mi contempla?

William Shakespeare

Rinuncia…

Rinuncia al tuo potere di attrarmi e io perderò la volontà di seguirti.

William Shakespeare

Speranza

Oh, questa tua “nessuna speranza”
racchiude una speranza immensa.
“Nessuna speranza”
significa una speranza così ricca
che nemmeno l’ambizione
può guardare più in alto.

William Shakespeare

Sei tu la parte migliore di me stesso

Sei tu la parte migliore di me stesso, il limpido specchio dei miei occhi, il profondo del cuore, il nutrimento, la fortuna, l’oggetto di ogni mia speranza, il solo cielo della mia terra, il paradiso cui aspiro.

William Shakespeare

Sonetti – Shakespeare

Come alla spiaggia ciottolosa le onde,
i nostri istanti alla fine s’affrettano;
ciascuno subentrando al precedente,
tutti avanti s’accalcano affannosi.
Nel mare della luce entra la nascita,
verso maturità; incoronata,
sinistre eclissi insidiano la gloria,
e distrugge ora il Tempo ciò che ha dato.
Il fior di gioventù trafigge il Tempo,
e solchi scava in fronte alla beltà,
le rarità di natura divora,
e nulla c’è che sfugga alla sua falce.
Ma sfida il Tempo e la cruda sua mano
il mio verso, il valore tuo lodando.

Shakespeare

l’uno e l’altro sono infiniti

Io desidero quello che possiedo; il mio cuore, come il mare, non ha limiti e il mio amore è profondo quanto il mare: più a te ne concedo più ne possiedo, perché l’uno e l’altro sono infiniti.

Romeo e Giulietta, William Shakespeare

L’immaginazione ermetica IX

Torniamo all’arrivo di Giordano a Parigi (vedi articolo precedente). Finalmente è a diretto contatto con un ampio cenacolo di intellettuali, lettori, nobili, guerrieri, che condividono i suoi stessi princìpi. È davvero come essere giunti alla casa paterna, sempre desiderata e mai abitata. Bruno è felice, si forma subito una schiera di allievi, tutti nobili del seguito di Enrico III, e persino l’erede al trono lo segue come un’ombra, dovunque. È il suo più attento studente sia quando impartisce lezioni all’università, sia allo Studio del re, sia all’accademia della nazione. In breve tempo il filosofo dà alle stampe tre opere, De umbris idearum, Cantus circaeus, De compendiosa architectura (soprattutto il De umbris e il Cantus sono essenziali per capire la particolarissima tecnica della memoria del filosofo). Inoltre pubblica una commedia in volgare, il Candelaio. Questa sarà una prassi ricorrente del filosofo: scrivere testi in latino, che contengano i princìpi pratici dell’ermetismo, ovvero volumi da cui il lettore possa evincere tecniche e rituali, e poi, accanto a questi, libri con i princìpi teorici, filosofici, della sua concezione del mondo. Insomma Bruno dà la pratica unitamente alla teoria, probabilmente per mostrare quanto i princìpi tecnici della “sua” arte della memoria avessero come supporto una profonda concezione culturale, risalente addirittura, a suo dire, agli antichi egizi.

Riflettendo sul comportamento di questo sognatore si prova un sentimento di ammirazione, non fosse altro per la sua ingenuità politica. Rispetto agli ingegni in qualche modo a lui similari, come Lullo, Moro, Bacone, il nolano non mostra un briciolo di prudenza. Ovunque dichiara subito le proprie intenzioni, attacca i fanatici, chiunque essi siano, i finti professori, gli accademici di parte, insomma tutti quelli che, secondo lui, osteggiano l’unità delle genti. E le conseguenze non si faranno mai attendere troppo. (Occorre non fraintendere la carica del filosofo quando contesta gli uomini di scienza. La sua non era mai aggressività dovuta alla necessità di difendere posizioni e privilegi che del resto aveva già sin dai tempi di Ginevra, purché si fosse mostrato più accorto, ma una precisa esigenza di smascherare, a suo dire, tutti gli avversari della “prisca teologia”, ovvero della religione degli antichi padri, forse identificati fantasticamente con gli egizi, che non vedevano differenze di credo tra gli uomini. In questo Bruno si mostra un vero e proprio missionario dell’onirismo ermetico.)

Di fronte a Enrico III dà un saggio delle sue capacità di memoria e di cultura, rispondendo ai quesiti che gli pongono oltre cento professori, quasi tutti seguaci del Guisa o oltranzisti protestanti. Fa un’eccellente figura, nessuno può stargli alla pari, ma gli odi si inaspriscono. Perché lui non è né cattolico, ne protestante, né ugonotto, né calvinista, né altro. È un visionario di ispirazione ermetica, ancorché simpatico a noi contemporanei. Certo, calandosi nei panni dei dottori dell’epoca, non doveva certo essere divertente, per loro, sentirsi accomunati a lucertole, cercopitechi, gufi, insomma a tutto un bestiario che incarnava ignoranza e cecità. La scena avvenuta innanzi a Enrico deve essere stata poi particolarmente sublime. Da una parte una folla di pretesi sapienti, con le loro palandrane, compunti nel ruolo di “professi” di ogni disciplina, tutti intenti a scartabellare volumoni per trarre quesiti impossibili, e dall’altra un omino furente e ironico, sempre pronto alla battuta, padrone di ogni argomento. Probabilmente proprio in questa occasione cominciano a diffondersi le prime accuse di magia. Quando, nei giorni successivi al memorabile scontro, le invettive giungono all’orecchio del filosofo, riferite dal Delfino preoccupato per la sorte del suo ormai maestro prediletto, la reazione è in tutto e per tutto, degna del suo temperamento meridionale. Una risata seguita da un’affermazione decisa. Ma certo che è accusato di magia, chi lo dice ha perfettamente ragione, perché in effetti è un mago, e che altro se no? Non lo era forse Ermete Trismegisto? E prima di lui Mosè? E tutti i grandi padri della filosofia greca, Socrate e Platone primi fra tutti? Per tacere di Plotino, Porfirio e del più grande di tutti, Virgilio stesso, «il savio gentil che tutto seppe». E per fortuna, in questa occasione, Bruno non accomuna, nella tradizione ermetica, anche Cristo e Maometto, cosa che invece farà qualche anno dopo a Venezia, di fronte a un esterrefatto Mocenigo. Questa è un’altra delle grandi allucinazioni, anche se con qualche attento riferimento ad alcune fonti, degli ermetici. Anche Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Leon Battista Alberti e segretamente il Poliziano amavano trovarsi dei “padri” che condividessero le teorizzazioni dell’ermetismo. Ficino afferma, come si è già visto negli articoli precedenti, che la magia, qualora sia «naturalis», non è difforme dal cristianesimo (Eugenio Garin, La disputa sull’astrologia, cit., pag. 97 e segg.)! Ed è quindi logico, nel paradosso, che Bruno si spinga oltre Marsilio, da lui considerato come un maestro (F.A. Yates, L’arte della memoria, Einaudi, pag. 145 e segg.; a cura di G. Gentile, Opere italiane, I, Dialoghi metafisici, pag. 87 e segg.; Luigi Firpo, Scritti scelti di Giordano Brano e Tommaso. Campanella, edizione del 1968, “Introduzione”).

A sua volta Tommaso Campanella, seguace del filosofo, ma sarebbepiù proprio dire del mago di Nola, andrà oltre, teorizzando la magia come unica vera scienza unificante ogni credo di qualsiasi nazione e tempo.

L’erede al trono, dapprima perplesso, sentendo dalla bocca del suo ammirato maestro simili affermazioni, condivide immediatamente ogni proposizione “magica” e nell’ardore giovanile ne discute pubblicamente nei giorni successivi, anche alla presenza degli oltranzisti cattolici (James Leroy, “Trinity Road”, in Oxford Revue, pag. 100 e segg.). Forse sarà stato anche questo motivo a spingere Enrico ad affrettare i tempi della “missione” del filosofo italiano in terra inglese (I. Guerrini Angrisani, Introduzione al Candelaio, Rizzoli, pag. 28). Nel 1583 Bruno è in Gran Bretagna, dove a Oxford insegna nello Studio e stampa immediatamente altri tre trattati mnemonici, Ars reminiscendi, Explicatio triginta sigillorum, Sigillus sigillorum. Inoltre cura una riedizione del De umbris e del Cantus.

È circondato da amici fidati e da ammiratori: lo dimostra la diffusione capillare delle sue opere, l’importanza della cattedra affidatagli e i contatti con sir Sidney, il gran favorito della regina Elisabetta. Intorno alla sovrana, illuminata nelle cose di lettere e di scienza, oltre che nella diplomazia, esiste da tempo un gruppo di nobili permeati di esoterismo, i quali già conoscono bene sia le opere di Bruno, sia i neoplatonici fiorentini come Ficino e Pico della Mirandola (F.A. Yates, Giordano Bruno, cit., pag. 90 e segg.). È un vero e proprio partito della “pace”, con stabili contatti in Francia. Nobili di Enrico e di Elisabetta tendenti a trovare punti di tolleranza tra le diverse confessioni, al di là delle posizioni ufficiali.

Si potrebbe discutere a lungo se sia l’ermetismo a spingere costoro verso la reciproca comprensione o viceversa, anche se recentissime indagini tendono a preferire la prima ipotesi. Si è infatti già osservato come sia connessa all’ideologia neoplatonica un’istanza di universalità delle genti, in nome di un “bene” superiore ai singoli paesi (Philip Newton Stuart, The Sun and the Queen, Dumont, pag. 45 e F.A. Yates, Shakespeare, un nuovo tentativo di approccio, Einaudi, pag. 60 e segg.).

Anche a Oxford il particolare temperamento dell’uomo “venuto dal sud” ha modo di evidenziarsi quasi immediatamente. È la copia della dimostrazione avvenuta in terra di Francia, al cospetto di Enrico. Dottori in ogni disciplina si affollano per saggiare le doti culturali dell’italiano, segretamente speranzosi di metterlo in difficoltà. Forse tra loro si celano dei protestanti accesi, della stessa specie, in campo avverso, dei seguaci del Guisa (F.A. Yates, Giordano Bruno, cit., pag. 231). Anche qui Bruno raccoglie rancori e odi, e addirittura un’accusa di plagio dell’opera di Marsilio Ficino (ivi, pag. 232). Da quest’ultima si difende dichiarandosi seguace della magia naturalis del neoplatonico toscano, anche se in piena autonomia creativa. I suoi studi si spingono ben oltre Ficino, arrivando a contemplare una scienza assoluta, appunto l’ars memoriae. Ma non quella classica dei retori, bensì un nuovo tipo, a forte caratteristica magica.

L’Inghilterra è un paese dove da un decennio i cavalieri “della regina” studiano esoterismo, ma segretamente, così che a livello ufficiale le affermazioni di Bruno, malgrado un ambiente nobiliare in parte favorevole, non possono suscitare che scalpore. Il filosofo è invitato a Londra, ospitato direttamente in casa dell’ambasciatore francese Michele di Castelnau.

Qui vive forse il periodo più piacevole di tutta la sua vita, circondato da amici e ammiratori. Frequenta le personalità più di spicco della cultura inglese, tutti appartenenti al “partito della pace”, quali Greville, Walshingham, Giovanni Smith, Matteo Gwynn e il Florio. E forse addirittura Shakespeare e la sua compagnia di particolari attori e commedianti. (I contatti tra Bruno e il grande autore inglese sono stati appena accennati dalla Yates nell’opera già citata, ma meriterebbero davvero una pubblicazione a parte, anche perché la compagnia di Shakespeare è strettamente connessa al movimento rosacrociano.)

La Yates ha dimostrato ampiamente come l’ermetismo fosse in qualche modo il coibente tra il filosofo e tali personaggi, unitamente al disprezzo verso l’accademismo umanistico e l’aristotelismo grammarian. Anche Aquilecchia ha comprovato quanto un nuovo modello di scientia si affermasse in tali ambienti “progressisti” e come gli interessi anche astronomici dell’italiano stabilissero uno stretto rapporto con le personalità vicine alla regina. Così è spiegabile anche la scelta del «volgare per i dialoghi (italiani), il suo carattere innovatore, che allineandosi con la produzione scientifica vernacolare inglese, segna il distacco dalla tradizione classica trionfante negli ambienti accademici» (I. Guerrini Angrisani, op. cit., pag. 29). Insomma l’attività del filosofo incontrava i gusti, le tendenze, gli ideali di tale élite nobiliare che agiva contro la cultura accademica, operando su un piano «tendenzialmente popolare», come giustamente fa sempre notare Aquilecchia.

Bisogna anche aggiungere che, in tale affinità di ispirazioni, Bruno operava e scriveva in funzione di una esigenza innovatrice, da lui considerata come “componente ermetica”, per cui si ribella alla concezione aristotelica dell’universo, in modo più drastico di quanto non abbia mai fatto lo stesso Copernico (Giorgio De Pascalis, Copernico e Giordano Bruno – un confronto preferenziale, Ramo d’Oro, pag. 32).

Vedono le stampe, tra il 1584 e il 1585, La cena delle ceneri, De la causa principio et uno, De l’infinito – universo et mondi, lo Spaccio de la bestia trionfante, La Cabala del cavallo Pegaseo, De gli eroici furori.

La “nolana filosofia” attrae sempre più i cavalieri della regina, come è riscontrabile non solo nell’epoca bruniana, ma forse soprattutto dopo, «allorché le opere italiane del Bruno, stampate a Londra, furono in parte tradotte in inglese, quando il nome del filosofo era stato dimenticato in gran parte d’Europa (basti pensare a come il deismo inglese accolse l’insegnamento del Bruno tra Seicento e Settecento)» (I. Guerrini Angrisani, op. cit., pag. 32). Avendo stabilito rapporti così intensi, Bruno considera terminata la sua permanenza in Gran Bretagna e riparte per la Francia.

A proposito di Magia

Oggi ci sono due post degli amici del Temenos. Il Primo è di Marinariannachiara.

C’è più sapienza qui che in tutti i nostri polverosi scaffali (parafrasando Shakespeare).

Scrive Marinariannachiara il 7 giugno scorso:

“Professore caro,

sulla prima risposta che Lei mi ha dato: Magia è Scintia Scientiarum, racchiude in se’ qualunque forma di sapere perchè armonizza la nostra Anima… non posso che essere d’accordo. Tuttavia, credo che la Magia sia uno di quei fenomeni poco razionalizzabili, insomma, poco inquadrabili e molto concentrici, tipo spirali, molto simili ai sen-timenti, sen-tire, sen-sazioni, sen-sibilità, sen-sitività.

Insomma, a me pare che la Magia, come l’Amore, non si lasci mica tanto comprendere…

Con tutto il rispetto Prof, io sento forte dentro di me che ci sono “cose di questo nostro magico mondo” che non si possono studiare, né possono esserci spiegate in modo esaustivo: le dobbiamo vivere o, forse, più probabilmente, dobbiamo esserne vissuti. E credo che se anche ci fosse qualcuno di veramente illuminato al riguardo non sarebbe lui concesso di divulgare a tutti tali vissuti che molto probabilmente fanno parte del MISTERO della vita, che poi è il nostro MISTERO…e per accedere al MISTERO bisogna che Qualcuno ce lo permetta…dobbiamo essere scelti, credo, forse invitati ad ENTRARE? Ed Entrare non è penetrare forse? Non è compiere uno sforzo d’Immaginazione?

E mi viene in mente il Genio della Lampada che dice ad Alladin:

“Posso esaudire qualsiasi tuo desiderio, tranne resuscitare i morti e…fare innamorare di te chi non ti ama…” Ed ecco che ci imbattiamo, con questa frase, nei grandi MISTERI della Vita: Morte e Amore…per quanto la Vita stessa sia un grande Mistero. E per citare Shakespeare in TRISTANO ed ISOTTA:

“Forti sono la Vita e la Morte, ma ancor più forte è l’Amore…” Ecco, a questo punto sono d’accordo sulla Sua affermazione sull’utilizzo della Magia a fin di bene, come armonizzazione…

Inoltre, vorrei dire che in molte delle nostre azioni quotidiane ci sono rituali magici, probabilmente la consuetudine stessa, la routine è una sorta di superstizione, difatti nella consuetudine c’è qualcosa d’insopportabile come nella malattia d’altronde…ma se all’interno delle azioni quotidiane inseriamo la fantasia, ecco che tutto si trasforma e si armonizza…

Lascio questa parabola del Vangelo secondo Matteo alle Vostre riflessioni:

Recandosi la mattina in città “ebbe fame”. Vista sulla via una pianta di fico, si avvicinò ad essa: ma non vi trovò che foglie; allora, rivolto ad essa, disse: “Non possa più portare frutto in eterno!”. E all’istante il fico seccò. A tal vista, i discepoli furono presi da meraviglia ed esclamarono: “Come mai il fico si è seccato all’istante?”.

Gesù rispose: “In verità vi dico: se avrete fede senza esitare, non soltanto potrete fare quello che è accaduto al fico, ma se direte a questo monte: “Levati e gettati nel mare”, questo accadrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, l’otterrete”.

L’esempio è clamoroso, io ho un mio sen-tire al riguardo…ma è giusto che io taccia al riguardo e lasci che ognuno di noi ne tragga le conclusioni che sen-te più consone a sé stesso…

Saluti.

Marinariannachiara”

Incontro

Oggi vi propongo una MAGIA. E’ di Massi:

“Sono felice di condividere su invito del caro Gabriele una soria di coincidenze che mi hanno emozionato e toccato molto.
Ho attraversato una crisi con la mia amata . Lei era sempre più distante e aveva alzato un muro tra noi .Le lame della sua freddezza mi trafiggevano il cuore , quanti giorni di dolore e di distanza sempre maggiore, fino a che lei non si fa senitire più
senza avere il coraggio di dire che l’amore per lei era finito.Spinto dalla forza del mio impavido cuore , che si sa è l’ultimo ad ad arrendersi , anzi non ne voleva proprio sapere di arrendersi alle evidenze . Continuavo a cercarla con messaggi
ai quali regolarmente , non ricevevo risposta. é stata una via crucis durata tanti giorni. , e si faceva negare tramite i suoi familiari con i quali c’erano stati degli scontri. Alle telefonate e messaggi senza risposta, dopo che un suo familiare mi disse che non voleva sentirmi più, il mio cuore non voleva ancora arrendersi e ho continuato a scriverle mail e lettere d’amore , e rose notturne che le portavo sentendomi un umile Romeo senza farmi vedere nel buio della notte , no il mio amore mi spingeva disperatamente verso lei .Ma tutto era inutile , e la dura realtà era che lei non mi amava più. era il momento di vivere uno dei dolori più grandi , che un anima può provare : le pene d’amore .
Un dolore che solo i poeti riescono a esprimere ..
Giorni e notti col buio nell’anima , e con un dolore solitarioindicibile .

Passa del tempo. Ma il guaio che l’amore non passa e il dolore sempre un forte grido dentro .
Inutile cercare un motivo, lei non mi amava più !
Quanto sarebbe durato questo terribile dolore ..
I giorni sono passati , ma l’amore no , e il dolore sempre lì ad ogni risveglio più forte che mai.
Una mattina in treno , una ragazza seduta di fronte a me tira fuori dalla borsa il ” piccolo principe ” , un libro che amo tanto e che mi univa al mio amore ; infatti vederlo lì mi tirava fuori dalla memoria i ricordi del cuore , quando glielo regalai ne rimase entusiasta , e sciegliemmo insieme delle frasi del libro , e quando ce le dicemmo avevamo scelto le stesse , e ci ripetevamo : ” la cosa che mi commuove di più nel piccolo principe era la sua fedeltà ad un unica rosa ” ci sono milioni di rose amore , ci ripetevamo amore mio , ma tu sei la mia rosa !
immerso nei ricordi ( quanto è vero Gabriele che Mnemosine è la madre …di tutto) mi rendo conto che ho perso la mia fermata , e scendo così alla seguente . ancora immerso in me stesso , nei labirinti della memoria a fatica riprendo contatto con la cosiddetta realtà .
Ma per me , l’unica realtà era un amore perso , ma sempre vivo nel cuore : non dico che fosse necessario quel fantastico libro per farmela venire in mente , perchè neanche per un attimo se ne era andata via , ma certo metteva il dito nella piaga i ricordi che suscitava.

Camminavo camminavo , ma la mia anima era chissà in quali distanze per cercare il suo perduto amor .
All’improvviso , la mia trance è interrotta , perchè c’è qualcosa che scivolando dalle mani di una persona che mi cammina davanti , sta per cadermi tra i piedi , rallento istintivamente , per non pestare ….mi chino per raccogliere, NO! , non ci posso credere , quale dio , o demone , vuole qualcosa da me ? è questo il pensiero che mi pensa , accorgendomi che l’ oggetto che mi sono chinato a raccogliere è un libro : ma non un libro qualunque , ebbene si , ho in mano il piccolo principe , anzi per la precisione il
” principito ” in spagnolo . Stupore doppio , la donna che amo è di madre lingua spagmola e la copia che le regalai è una copia in spagnolo identica a quella che ho in mano come se fosse piovuta dal cielo ; ne sarei quasi convinto se non mi trovassi a restituirlo alla ragazza cui era caduto dalle mani , e che mi sorride dolcemente ringraziandomi in spagnolo . Esterefatto dall’accaduto , pensavo al libro ” nulla succede per caso ” al nostro Gabriele e al suo “coincidenze miracolose ” , sentivo forti emozioni per quello che mi era accaduto …quante persone a Roma girano con il piccolo principe in mano , in spagnolo , e quante probabilità ci sono che una di queste mi cammini davanti e che in quel preciso momento il libro mi cada tra i piedi , roba da matti ! ma sembra proprio che causa -effetto non sia l’unica legge e queste ccoincidenze quando ti toccano ti fanno entrare in un mondo “altro ” .
e se stessi sognando , mi chiedo ? perchè no , e poi non siamo noi fatti della stessa sostanza dei sogni , dice Shakespeare  ? una cosa è certa che se dovessi considerare l’accaduto , statisticamente sarebbe davvero improbabile è dir poco.
Giro l’angolo della strada e c’è una piccole libreria che conosco , ma che è da molto tempo che non ci capito .
Pochi passi e sono di fornte alla entrata , ai lati della entrata come due guardiani su una soglia , due scatole di libri di occasione , ben ordinati .Sono fumetti giapponesi , che non suscitano i miei favori , sto per varcare la soglia , ma sembra che uno dei guardiani mi chiami , perchè l’occhio mi cade su un unico libro obbliquo rispetto agli altri allineati quasi fosse stato un righello. Quasi non credo ai miei occhi e penso che un dio si prenda gioco di me , facile intuire che ho in mano ancora lui .: ” il piccolo principe ” per la seconda volta in pochi minuti .
entro e lo acquisto senza nemmeno pensare al fatto che ovviamente il libro ha già un posto speciale nella mia modestissima libreria ma a cui tengo molto.
Tre euro . da non credersi , quando il libraio mi dice il prezzo del libro penso agli alchimisti , quando dicono che la perla è mischiata con cose di poco valore in apparenza ma che valgono tantissimo . inoltre uscendo dalla libreria passo e gli scatoloni guardiani sono lì , e mi immagino che uno di loro abbia sollevato il piccolo principe , unico intruso , tra solo fumetti giapponesi , per farmelo notare..
Lo sfoglio , aspettando di svegliarmi prima o poi da queste coincidenze che assomigliano a un romanzo , e che viste da fuori magari sono poca cosa ma sul mio vissuto hanno esercitato un effetto di ” incanto ” . sfoglio il libro , e quando leggo il nome della persona a cui è appartenuto il libro in passato , un onda di brividi mi passa e mi invade ; il nomeè lo stesso della mia amata !
chi si sta divertendo a giocare a dadi col mio cuore trafitto ?
qualcuno forse mi vuole dire qualcosa ?
la sera stessa decido di scrivere una lettera al mio amore perduto . Ma che sto facendo , è tutto inutile dice la ragione ,
fallo comunque dice il cuore sognatore .
La lettera è scritta , domani la spedirò .
La notte sogno di fare l’amore con la donna che amo !
al risveglio mi rendo conto di quanto sia vero un sogno ,
di quanto mi sembrasse vero fare l’amore con lei , e se non mi fossi svegliato e potessi capire che era solo un sogno non avrei mai dubitato della verità di quello che ho vissuto.
Penso che tutta la nostra vita allora può essere un sogno .
e finchè non ci svegliamo non lo piossiamo sapere.
Spedisco la lettera , pochi giorni dopo , il mio amore , incredibile ma vero mi manda un messaggio : ” sai è strano quello che mi hai scritto , e proprio poco prima di ricevere la tua lettera la gatta , stava per partorire e ha scombussolato e messo sotto sopra tutti i libri che tengo in fondo all’armadio , per farsi uno spazio per partorire ,
Dall’armadio ha tirato addirittura fuori il piccolo principe .
così l’ho aperto e ho pensato al nostro amore , e ho capito
e sentito che non ho mai smesso di amarti .
il messaggio della donna che amo e che , incredibilmente ho sotto gli occhi , a questo punto non so proprio più nulla se sia vero o solo un sogno , a questo punto non so più nulla , so solo questo che lei mi dice che mi ama e che se fosse solo un sogno prego di non svegliarmi mai.

 Il suo messaggio finisce con queste parole : ” sai Massi ho sognato che facevamo l’amore , era bellissimo , sembrava proprio vero “

Romeo, oh Romeo.

Giulietta al balcone, alla sera: “Chi sei tu che avanzando nelle tenebre spii i miei più riposti pensieri?”

Mi chiedo e vi chiedo: chie è Romeo?

“…il tessuto dei sogni…”

Nell’Amleto il Principe, parlando con Yorik, ad un certo punto dice: “Sognare, forse”.

Cosa vi fa venire in mente questa frase?