Teatro delle Ombre presenta “Amleto” ovvero le conseguenze della bellezza amara di W. Shakespeare

Locandina-Amleto

La Danimarca come luogo dell’anima, spazio privo di connotazioni reali, sospeso in un tempo presente ma in realtà senza tempo, perché il dramma che vi si svolge ha sempre riguardato l’uomo: è l’eterno scontro tra la sua natura divina (che si esprime attraverso l’amore verso le persone care) e quella più bassa, dominata dall’istinto di sopraffazione e del gretto materialismo. Amleto percorre fin dall’inizio la strada che lo porterà ad esprimere la parte più elevata di un essere umano: egli è posseduto da un sentimento dapprima solo romantico (l’amore per Ofelia) poi sempre più puro, che raggiunge la sua perfezione e profondità nell’incontro con il padre. La figura del protagonista è poetica, idealizzante, quasi astratta: è la continua tensione verso la soglia della conoscenza di un animo umano che si manifesta attraverso la “violenza” e la “bellezza” delle parole usate. Di contro Ofelia ci appare inizialmente sotto una luce terrena, che rivela tutti i limiti e le contraddizioni della giovane donna, tuttavia non ancora corrotta dalla sociètà in cui si trova immersa e in cui sembrano manifestarsi gli aspetti più meschini della natura umana. L’amore di Amleto suscita in lei una femminilità angelicata, ma nulla può contro l’insensibilità e il cinismo del mondo che la circonda.

Quest ‘ultimo si mostra popolato di personaggi inquietanti, che incombono sui giovani con la loro smania di potere e la loro incapacità di comprendere: essi rappresentano la perdita dell’innocenza, lo scoglio su cui si infrangono i sogni di ogni essere umano. Da una parte Amleto e la sua profondità e dall’altra caratteri ed ombre che lo contrastano.

Amleto quindi è costretto ad essere l’elemento di rottura all’interno dell’opera sia nella dimensione ideale che in quella sociale in senso negativo. La sua ambiguità e l’abilità nel crearsi realtà alternative con cui giocare a suo piacimento gli permettono di sovvertire l’ordine razionale per ricostruirlo nell’animo dell’interlocutore. È l’animo dell’attore, di colui che si crea la propria scena dando vita alle emozioni proprie e degli altri.

Note di regia

Otto attori: voci, stati di coscienza, visioni, si intrecciano e si moltiplicano in un gioco di specchi abitando la scena come proiezioni di una mente sconvolta, tormentata dal dubbio e dalle possibilità.

Lo sguardo di Amleto deforma la realtà come un quadro di Picasso, come una musica antica e nota che venga alterata e distorta. La poesia si alterna alla comicità, con omaggi all’avanspettacolo, richiami cinematografici, citazioni di grandi maestri del teatro. Infatti è possibile rintracciare echi di Carmelo Bene, di Leo De Berardinis, di Pina Bausch.

Uno studio sulla storia dell’arte a 360 gradi: il palcoscenico grazie ai tulle viene diviso in tre parti. La parte più profonda della scena, vive atmosfere caravaggesche, chiaro-scuri dove l’incisività del gesto diventa protagonista, la parte centrale della scena invece è immersa in atmosfere espressioniste, dove oltre al colore anche il movimento diventa il fulcro dello spettacolo. Sul proscenio le atmosfere acide create dalle luci, evocano un mondo crudele, in cui il personaggio è vittima di se stesso e del sistema che lo circonda.

Decidere di mettere in scena”Amleto”, è stato come guardarsi allo specchio e nel profondo dell’animo. Amleto, ti sfida e davanti ad Amleto non potavamo barare, perché tutto il suo “essere” ti guarda negli occhi, ti mette a nudo, e, il suo “non essere” riguarda la vita, l’amore, l’arte che da sempre lo rappresenta:

il teatro.

Lo spettacolo è un insieme di vocalità e coreografie, infatti il nostro intento è la ricerca quasi ossessionante della musicalità vocale e della coralità del movimento.

Siamo partiti infatti da delle improvvisazioni, è stato fatto un percorso per ogni singolo attore, c’è stato un lavoro profondo per permettere ad ogni attore di esprimere il meglio di sé, per integrarsi al meglio con gli altri attori con cui condivide la scena.

Attraverso questo percorso, il nostro intento è quello di arrivare “all’evento”, non al semplice spettacolo.

Un altro punto su cui è stato fatto un lavoro enorme è l’uso del microfono: abbiamo deciso infatti di utilizzare il microfono per sottolineare meglio alcuni passaggi dell’opera; quindi, anche qui, l’utilizzo del microfono non per amplificare la voce, ma, per sottolineare degli stati d’animo essenziali.

Abbiamo pensato di ambientare questo “Amleto” in un luogo post-atomico, gli attori si muovono come in una coreografia di danza contemporanea, ogni movimento, ogni gesto è proprio dell’attore che lo interpreta, ed ogni attore è il completamento dell’altro.

La struttura contiene all’interno, tutto ciò che è bello per me: di quella bellezza amara di Rimbaud, la bellezza terribile, pericolosa, che troviamo nel sublime, per cui anche la tragedia è bella.

La profondità, che porta a vedere veramente le cose. Lo spettacolo sarà un viaggio di coscienze (attori e spettatori), in uno spazio vuoto, scomposto in tanti piani dalle luci, e da dei corpi danzanti con la loro voce-suono. Nel filo conduttore musicale, che spazia dalla musica classica al rock, le nostre voci si inseriscono come contrappunto con le parole del drammaturgo più grande di tutti: William Shakespeare.

Informazioni

Regia: Daniele Scattina

Regista assistente: Enzo Masci

Attori: Astra Lanz, Federica D’Aversa, Roberta Marcucci, Romeo Cirelli, Simone Destrero, Gaetano Lembo, Pietro Naglieri, Goiacomo Rosselli, Daniele Scattina

Corpo scenico: Ludovica D’Auria, Valeria Iovino, Chiara Lorusso, Clarissa Rollo, Vittorio Magazzù Tamburello

Teatro Vascello, via Giacinto Carini 78, Roma. Martedì 31 maggio e mercoledì 1 giugno, ore 21.

Info e prenotazioni: Tel. 06 5881021 – 06 5898031

Biglietti: Intero €20, ridotto €15, ridotto studenti €10

Chi sei tu…

Chi sei tu, che nel buio della notte osi inciampare nei miei più profondi pensieri?

William Shakespeare

 

Amore

L’Amore può dar forma e dignità a cose basse e vili, e senza pregio; ché non per gli occhi Amore guarda il mondo, ma per sua propria rappresentazione, ed è per ciò che l’alato Cupido viene dipinto col volto bendato.”

William Shakespeare da “Sogno di una notte di mezza estate” .

Cinema: il “Macbeth” spettacolare di Justin Kurzel

Macbeth CopertinaUscito nelle sale italiane il 5 gennaio, “Macbeth” è un film  diretto da Justin Kurzel,che ha Michael Fassbender e Marion Cotillard come protagonisti. La pellicola è l’adattamento cinematografico della tragedia di William Shakespeare. Presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, il film ha suscitato molte polemiche, perché si tratta di una versione molto diversa da quelle viste finora sul grande schermo. La trama è quella che tutti conosciamo. Il valoroso Macbeth, barone di Glamis, fedele generale dell’esercito del re Duncan di Scozia, ha sconfitto e ucciso il traditore Macdonwald a capo delle forze ribelli in una cruenta battaglia. Mentre cammina per la brughiera con il suo compagno Banquo, Macbeth incontra tre streghe, le quali gli predicono che lui diventerà signore di Cawdor e re di Scozia, mentre il suo amico sarà il capostipite di una dinastia di re. Profondamente scossi da quelle parole, ma senza dar loro troppa importanza, i due uomini ritornano sul campo di battaglia. Appena arrivati, Angus e Ross, due nobili scozzesi, portano a Macbeth i ringraziamenti del re per il coraggio dimostrato e gli comunicano che il sovrano gli ha assegnato il titolo di barone di Cawdor: colui che aveva prima tale titolo è stato giustiziato con l’accusa di alto tradimento.  La profezia comincia ad avverarsi. Macbeth, quindi, va a ringraziare il re Duncan, che gli dice di voler recarsi nel suo castello a Inverness per festeggiare la vittoria con lui. Nel frattempo, Lady Macbeth riceve una lettera dal marito con la quale la mette al corrente dell’incredibile profezia. La donna, ancora in lutto per la perdita del loro unico figlio, depressa per le continue assenze del marito, comincia ad escogitare un piano per uccidere il re e assicurare così il trono al consorte. Ma quello di Duncan non sarà l’unico delitto commesso da Mcbeth che, incoraggiato dalla moglie e divorato da una folle ambizione, darà luogo ad una vera e propria carneficina.

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Kurzel (alla sua seconda regia dopo “Snowtown”), per il suo “Macbeth”, ha puntato molto sulla spettacolarità delle scene di battaglia e sui delitti che la perfida coppia compie per raggiungere e poi perdere il potere.  Michael Fassbender è perfetto nel suo ruolo e dimostra ancor di più di essere un attore di statura strordinaria: il film, infatti, regge quasi completamente sulla sua figura. Poco spazio viene lasciato a Lady Macbeth, interpretata dall’esile, ma intensa Marillon Cotillard. Ottima la scelta del regista che ha utilizzato come testo quello originale in inglese arcaico (sceneggiato da Jacob Koskoff, Michael Lesslie e Tod Louiso), lasciando così intatta la potenza della tragedia più breve di Shakespeare. Una Scozia dal fascino primordiale e nebbioso si contrappone  agli interni monumentali dei palazzi che  invadono la scena, come anche la musica di sottofondo. I ralenti delle scene di battaglia servono a mandare avanti il personaggio principale della storia, Macbeth, come se volesse estraniarsi dalla situazione, e, allo stesso tempo, ricordare allo spettatore la sua importanza all’interno della storia.  Ma Justin Kurzel ha voluto portare sullo schermo una storia che potesse avvicinare i giovani a Shakespeare e Michael Fassbender ha dichiarato lui stesso che la sua versione del Macbeth e ai danni che provoca la brama di potere, era rivolta soprattutto ai ragazzi. La spettacolarità del film è così spiegata. Un’operazione riuscita così bene che il regista e l’attore hanno deciso di girare insieme “Assassin’s Creed”, adattamento cinematografico della famosa serie di videogiochi.

Clara Martinelli

 

Che cosa è un uomo…

Cosa è un uomo, se del suo tempo fa mercato, e poi il guadagno è solo dormire e mangiare?
Una bestia, niente piu’. Lui che ci ha dato un cosi’ maestoso intelletto, capace di capore le cause e gli effetti delle cose, non ci ha dato questi preziosi doni affinché ammuffiscano, non venendo usati.

Shakespeare, Amleto

Arte allo specchio III

Ed ecco la riflessione/contributo della nostra cara Valeria-Luo D.A.:

“Psiche è il soggetto e la conoscenza psicologica è lo specchio che talora leva davanti al proprio volto, e dove si riflette per cogliere una propria espressione…”
(Francesco Donfrancesco)

…ma, come dice Shakespeare, spesso “all’arte dell’occhio manca la miglior grazia: ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore.”

La morte di Ofelia

“Si spezzò l’invidioso ramo ed ella cadde con tutti i suoi serti di fiori nel ruscello che piange. Aprendosi, le gonne la sostennero sull’acqua: ed ella, come una sirena, cantava spunti di arie antiche, inconsapevole della sua sorte, o come creatura immersa nel suo naturale elemento. Ma non fu lungo indugio, ché le sue vesti fatte pesanti dall’acqua assorbita, trassero la poverina dal suo melodioso canto al fango della morte”.

Wiiliam Shakespeare

(John Everett Millais, Ofelia, 1851)