L’immaginazione ermetica IV

Un nuovo culto della bellezza, della fisicità, della creatività congiunta all’eros, unitamente all’irrazionale passione verso la magia, reputata come summa di tutte le scienze, sono gli elementi che abbiamo trovato per dare una spiegazione più esauriente alla nascita di Umanesimo e di Rinascimento.

Sono principi indispensabili per comprendere le Carte della memoria, ovvero i tarocchi della immaginazione creati da Giordano Bruno.

Ma prima è meglio approfondire il pensiero di Ficino e Pico, considerati “maestri” dallo stesso Bruno.

Marsilio Ficino è persona mite, scrupolosa, sensibile, contemplativa, filologo, studioso di filosofia greca sino a giungere al fanatismo. Pare che abbia una curiosa abitudine: quella di parlare con Platone, Plotino, Porfirio, e anche Aristotele come se fossero viventi e a lui presenti. Così gli capita di andare a tavola con i suoi parenti e di lasciare posti simbolici a questi filosofi del passato. (Particolarità questa che aveva anche Giorgio Colli, che addirittura faceva parlare i figli con Platone, secondo quanto afferma Marco, il terzogenito.)

È insomma un uomo caro a tutti, sempre pronto al dialogo, alla discussione franca, alla ricerca senza prevenzioni. I suoi contemporanei dicono sia un piacere sentirlo parlare; tanto la sua cultura è universale. Si esprime correttamente in latino e in greco antico, citando a memoria centinaia di passi dei suoi autori preferiti. Un filosofo dunque che custodisce nel cuore la leggiadria e la soavità dei poeti, degli spiriti sognanti ed entusiastici.

Eppure quest’uomo poco incline alla diatriba, quando fonda l’Accademia platonica, grazie al patrocinio di Lorenzo il Magnifico, è spinto soprattutto da una forza polemica contro gli aristotelici del suo tempo (bisogna anche tenere presente l’opera della cultura ferrarese di quegli anni. Basti citare, per tutti, l’azione di Gustino Veronese che, traducendo e lavorando alla Vita di Platone, promosse violenti attacchi alla tradizione aristotelica).

Che cosa rimprovera Ficino a costoro? Quali motivi lo spingono al diverbio con i seguaci di Aristotele, che in alcuni momenti assume le caratteristiche di una vera e propria rissa intellettuale? Le origini della questione vanno ricercate oltre un secolo prima, allorché gli insegnanti universitari del XIII secolo studiano Aristotele, lo parafrasano, lo chiosano, lo adattano al pensiero cristiano. Un’opera di assimilazione che riesce tanto bene da rendere cattolicamente accettabile anche la filosofia di Averroè, un pensatore di ispirazione aristotelica, ma pur sempre di religione islamica (tale assimilazione fu resa possibile grazie al principio della diversità tra «verità di ragione e verità di fede». Entrambe vere, quindi eterne, quindi fatalmente presenti in Dio. Avendo coincidenza nell’essere supremo, non possono contrastare tra di loro). L’autorità di Aristotele doveva servire agli accademici come una sorta di scudo, dietro il quale poter esercitare liberamente l’uso della ragione.

“Se il greco, fonte di ispirazione di san Tommaso D’Aquino, adopera la mente razionale, altrettanto possiamo fare noi.» Questo, in parole semplicissime, doveva essere stato l’intento degli universitari (tali universitari saranno poi definiti da Giordano Bruno «pedanti», ovvero noiosi e reverenti verso il potere). Purtroppo, con i decenni, avvenne esattamente l’opposto: invece di trasformarsi sul modello aristotelico, strutturarono Aristotele su quello della scolastica più chiusa e intransigente, diventando non più esponenti di una nuova ricerca bensì sostenitori di quella mentalità contro cui volevano esercitare il diritto di critica. Giungendo addirittura alla condanna di ogni pensiero divergente (basti pensare al Cremonini, che pure era un aristotelico tra i più blandi, che fu uno dei firmatari della denuncia di “eresia perniciosa” contro Bernardino Telesio).

In realtà Marsilio e il suo gruppo di umanisti divengono platonici non contro Aristotele, ma per avversione all’aristotelismo scolastico, alla cultura cattedratica, avvertita come ipocrita e soffocante.

«Chi non intende la carica polemica» sostiene Garin «a volte violenta del ritorno a Platone, che diventò un po’ alla volta ritorno a Epicuro, ritorno alla Stoa, ritorno al naturalismo presocratico… e, finalmente, ritorno ad Aristotele logico e fisico contro l’aristotelismo metafisico, ossia contro una fisica fattasi teologia; chi non intende questo significato del platonismo, rischia di non capire nulla della cultura filosofica, e non solo filosofica, dal Quattrocento al Cinquecento.» (Anche gli Aristotelici erano però feroci contro i platonici. Giorgio da Trebisonda, per fare un esempio, avvertì il pericolo rappresentato dai neoplatonici, nei confronti di una presunta “ortodossia” cristiana, e arrivò a formulare una “preghiera” diretta ai martiri cristiani, affinché “disperdessero” i platonici che “risorgevano” in Italia. La preghiera è riportata per intero da Eugenio Garin, Umanesimo italiano, Laterza, pagg. 88-89). Entriamo allora nella villa di Careggi, dove Ficino traduce gran parte dell’opera non solo di Platone, ma anche e soprattutto di Plotino. Cura personalmente la versione in latino, permettendo poi a vari allievi una nuova formulazione in volgare, affinché le opere dei filosofi greci conoscano la più ampia diffusione possibile.

Nicola Abbagnano ebbe a dirmi un giorno che solo del Simposio, a Firenze, circolavano oltre cinquemila copie. Rapportata all’epoca è una cifra a dir poco sbalorditiva.

 

“Canzone” di Nicola Gelo

Carissimi,

vi salutiamo questa mattina con un nuovo pezzo musicale di Nicola Gelo, intitolato “Canzone”, dove l’autore ha cercato “di esprimere le poche cognizioni maturate attorno ai temi dell’infanzia e dell’incontro”. Buon ascolto!

Gabriele

“Impressioni di settembre” secondo Franco Battiato

Non sarà il canto delle sirene…

Quelle come me

Quelle come me sono capaci di grandi amori e
grandi collere, grandi litigi, grandi pianti e grandi perdoni.
Quelle come me non tradiscono mai, quelle come
me hanno valori che sono incastrati nella testa
come se fossero pezzi di un puzzle, dove ogni
singolo pezzo ha il suo incastro e lì deve andare.
Niente per loro è sottotono, niente è superficiale o
scontato, non le amiche, non la famiglia, non gli
amori che hanno voluto, che hanno cercato, e
difeso e sopportato.

Quelle come me regalano sogni, anche a costo di
rimanerne prive…
Quelle come me donano l’anima, perché un’anima
da sola, è come una goccia d’acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano innosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

Alda Merini

Buongiorno con… Philip Glass e la pianista Maki Namekawa

Cinema: “Quando dal cielo…”

“Quando dal cielo…” è il titolo di un film documentario, in uscita domani nelle sale italiane, diretto da Fabrizio Ferrario, che ha come protagonisti il trombettista Paolo Fresu, Daniele Di Bonaventura, bandoneista, e Manfred Eicher, lo storico fondatore dell’etichetta ECM. La location dell’incontro è l’Audutorium della Rsi a Lugano, dove i musicisti stanno registrando l’album “In Maggiore”. La sala è vuota, immersa in una penombra soffusa, i due musicisti  si trovano a mettere a frutto un  elaborato durato tre anni, con tutto l’impegno e la concentrazione che richiede un’operazione del genere. Lo spettatore assiste così allo sviluppo di un lavoro artistico e artigianale, dove la ricerca sul suono, l’esecuzione, la costruzione della struttura musicale sono alla sua completa e attenta visione. Un’occasione per osservare dal buco della serratura di un’ipotetica grande porta, il processo creativo e i gesti naturali di due grandi musicisti  e di una delle figure più importanti della musica jazz e contemporanea mondiale, Eicher appunto, che per la prima volta ha accettato di farsi filmare. A Roma, questa sera ci sarà un’anteprima al cinema Eden, in piazza Cola di Rienzo, alle 21, alla quale saranno presenti gli autori.

Salutiamo la primavera con un classico

Musica: Gazzè Silvestri Fabi, sinergie umili ma piene di anima

  • È partito con il migliore degli entusiasmi e i sold out di Rimini, Pescara, Roma e Modena nonché l’impianto gremito a Milano il tour FABI SILVESTRI GAZZÈ, trio che il sottoscritto ha ascoltato al Palalottomatica il 18 novembre. Al centro del live le canzoni del disco da cui è nata questa collaborazione artistica, l’album “Il padrone della festa”, e interpretazioni a tre di alcuni brani tratti dai singoli repertori.

    Questo live porta a compimento un progetto ricco e articolato nato più di un anno fa e si comprende che il risultato è il frutto di un lavoro notevole. Davvero poco è lasciato al caso. Compresa l’apparizione di Valerio Mastandrea (non dico altro). Con Niccolò, Daniele e Max, 6 amici musicisti: Roberto Angelini (chitarre elettriche e slide), il polistrumentista Dedo (Massimo de Domenico), Gianluca Misiti (tastiere), Piero Monterisi (batteria), Josè Ramon Caraballo Armas (percussioni e tromba), Adriano Viterbini (chitarre elettriche). In concomitanza con la partenza del tour il 14 novembre è uscito in radio il loro nuovo singolo “Come mi pare”, il terzo dopo i successi di “Life is sweet” e “L’amore non esiste”, tratti da “Il padrone della festa”.

    Perché al sottoscritto, che di certo non è un esperto di musica è venuta l’idea di scrivere di costoro?

    Comincio da una barzelletta. Quella (vecchiotta) “di quanto fa due più due”. Chi la sa già sa che la risposta è: dipende. Per un matematico fa quattro, per un fisico non fai mai quattro, per uno che si occupa di psiche fa sempre più di quattro (l’ assiomatico “Il tutto è più della somma delle singole parti” delle teorie della Gestalt), ma anche per un medico o un biologo è lo stesso (due cellule formano già un tessuto). Ecco, i tre cantautori romani mi han convinto in questo senso: c’è una alchimia umana e musicale percepibile tra loro.

    Come medico non posso essere insensibile al fatto che Fabi, attivista e testimone del lavoro dell’organizzazione non governativa Medici con l’Africa CUAMM, ha coinvolto Gazzè e Silvestri in un viaggio in Sud Sudan. Il risultato fa parte della scenografia del concerto, ed è davvero nobile e toccante se non commovente. Credo che i media non faranno mai abbastanza per sottolineare gli sforzi e i sacrifici che fanno persone tipo Gino Strada, il medico fondatore di Emergency. Questi tre ragazzi lo hanno fatto durante un concerto, in maniera semplice ma convincente.

    Infine: ci sono canzoni di ciascuno che forse sarebbero uno spartiacque generazionale, eppure i cui testi sono ancora, credo, tremendamente attuali. Un esempio? “Chiedo venia trovo un po’ esagerato pagare tre volte un litro di benzina, sentirsi ridire con sorrisi di rame…”. Chiedo venia anche io, ma vivendo in una nazione i cui politici non lesinano i sorrisi di rame (quando non di zolfo) mi è sembrato quella sera di aver trascorso qualche ora d’argento se non d’oro e volevo condividere questa sensazione con chi ha la bontà e la pazienza di leggermi.

    Prossime date:

    28/11 – Napoli http://goo.gl/0nqnCc 29/11 – Bari http://goo.gl/ejtm1V 03/12 – Firenze http://goo.gl/vjlu91 05/12 – Torino http://goo.gl/WkzyiW 12/12 – Catanzaro http://goo.gl/U5pqj9 13/12 – Acireale (CT) http://goo.gl/MSWy2q

    Massimo Lanzaro

Imagine

Immagina non esista paradiso
È facile se provi
Nessun inferno sotto noi
Sopra solo cielo
Immagina che tutta la gente
Viva solo per l’oggi

Immagina non ci siano nazioni
Non è difficile da fare
Niente per cui uccidere e morire
E nessuna religione
Immagina tutta la gente
Che vive in pace

Puoi dire che sono un sognatore
Ma non sono il solo
Spero che ti unirai a noi anche tu un giorno
E il mondo vivrà in armonia

Immagina un mondo senza la proprietà
Mi chiedo se ci riesci
Senza bisogno di avidità o fame
Una fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
Che condivide il mondo

Puoi dire che sono un sognatore
Ma non sono il solo
Spero che ti unirai a noi anche tu un giorno
E il mondo vivrà in armonia.

John Lennon

 

Da leggere…

Carrismi, giorni fa vi ho parlato del musicista, autore e ricercatore, Alberto Tebaldi. Oggi è uscita una interessante intervista su Il Velino.
Ve la consiglio

Buona lettura
Gabriele

http://www.ilvelino.it/it/article/alberto-tebaldi-mostro-una-strada-alternativa-agli-operatori-musicali/54255fb5-01b9-4f63-a678-c42307f7a0c1/

Alberto Tebaldi: Mostro una strada alternativa agli ‘operatori musicali’
Con “Trattato di Armonia Jazz Alchemica” il musicista è al suo terzo libro

Chi è Alberto Tebaldi? Più uno studioso, più un musicista o più una persona in cerca di sé? “Un noto pianista del panorama Jazz italiano, con il quale ho avuto la fortuna di collaborare nel mio ultimo disco, mi ha definito un ‘Ricercatore’. Probabilmente è la parola che racchiude in sé i tre aspetti messi insieme. Sicuramente sono una persona in cerca di sé; grazie alla stesura del ‘Trattato di Armonia Jazz Alchemica’ posso dire, oggi, di conoscere quella persona un po’ di più”. Così il musicista romano classe 1972 che ha da poco pubblicato il suo terzo libro (Narcissus Self Publishing). L’artista si descrive “lunatico, esigente, autocritico” e mastica le note sin da quando era piccolo, amando suonare ed insegnare a farlo. “Mi sono avvicinato alla musica per caso, grazie a mio padre, artigiano del legno, il quale un giorno restaurò una vecchia chitarra gettata via da chissà chi e me la regalò. Da quel momento non ho mai più abbandonato lo studio di questo strumento – racconta Alberto Tebaldi al Velino -. L’interesse per la didattica è nato parallelamente ai primi approcci alle sei corde. Ho iniziato sin da subito ad ‘auto-insegnarmi’ e ad insegnare cercando di comprendere le potenzialità dello strumento, compilando decine e poi centinaia di fogli che ancora oggi conservo, pieni di speculazioni e teorie, spesso strampalate, qualche volta azzeccate, a volte illuminanti, che sarebbero poi state alla base del materiale delle mie pubblicazioni”. Se gli si chiede cos’è per lui la musica, Alberto risponde: “Uno dei più noti studiosi di esoterismo del 1800, Eliphas Levi, sosteneva che… ‘La Magia è la scienza tradizionale dei segreti della Natura…’. Io penso che la Musica, intesa come ‘vibrazione’, sia tra i principali elementi di cui la Magia dispone per esplorare i segreti della Natura”. “Trattato Di Armonia Jazz Alchemica” è il suo terzo libro. “Il mio primo libro ‘Metodologie di linguaggio musicale p.1’, edito da Sinfonica Jazz, venne pubblicato nel 2001; nel 2007 Nuova Argos pubblicò il mio secondo libro dal titolo ‘Manuale creativo di Chitarra jazz’, dedicato alla figura di John Coltrane e alla visione simbolica dell’armonia jazzistica comparata alla teoria del colore. Il ‘Trattato di Armonia Jazz Alchemica’ è il terzo scritto – spiega -, al momento solo in versione eBook, e rappresenta un ampio approfondimento dei concetti esposti nei primi due”. DA DOVE NASCE L’IDEA DI QUESTO NUOVO LAVORO? “Iniziai a realizzare nuove tavole didattiche già nel 2009 in occasione di un Seminario tenuto, in qualità di docente, presso l’Istituto d’Arte Osvaldo Licini di Ascoli Piceno. L’intento per questo nuovo libro non era rivolto unicamente all’analisi degli equilibri interni che regolano alcune cadenze armoniche; volevo, infatti, capire se e cosa potesse esserci dietro questi equilibri. La lettura di testi di natura alchemica e di Magia, in associazione alla sperimentazione onirica spontanea e indotta, mi ha permesso di poter formulare l’esistenza di una tonalità occulta che condiziona la composizione del musicista suggerendogli linee melodiche e accordali, senza che possa rendersene conto. Al momento – sottolinea Alberto Tebaldi – la ricerca mi ha portato a determinare l’aspetto cromatico di questi suoni occulti, nonché la disposizione degli stessi all’interno della tonalità d’appartenenza. Per quanto riguarda invece la parte tecnica, il ‘Trattato di Armonia Jazz Alchemica’ offre un gran numero di soluzioni armonico-improvvisative, che prendono spunto dalla suddivisione in parti uguali dell’ottava musicale illustrando sovrapposizioni e veri e propri sistemi, certamente già utilizzati in passato da John Coltrane, ma che ancora oggi vengono studiati e rielaborati dai più grandi musicisti di Jazz contemporaneo”. QUALI I PASSAGGI FONDAMENTALI DELLA TEORIA CHE ILLUSTRA? “Non credo d’essere in grado di fornire una ‘teoria’ nei miei libri, piuttosto il mio è l’intento di mostrare una strada alternativa a coloro che io chiamo ‘operatori musicali’; quella strada che io stesso ho intrapreso grazie ad alcuni ‘suggerimenti’ ricevuti sin dagli inizi del mio cammino artistico”. A CHI CONSIGLIA QUESTO LIBRO? SOLO AGLI ADDETTI AI LAVORI? “Lo consiglierei a chi non si è ancora reso conto che dietro alla Realtà conosciuta si nasconde un ‘sopra’ e un ‘sotto’ fatto di numerosi ‘luoghi dimensionali’ il cui accesso è indissolubilmente legato alla sensibilità soggettiva dell’individuo e alla propria ‘capacità onirica’ e percettiva della forma, del suono e del colore, nonché del simbolismo che i tre elementi portano con sé. Questo libro può essere utile a tutti i musicisti e, almeno per ciò che riguarda l’intera prima parte, anche a chi con la musica non ha nulla a che fare, ma che è dedito ad una personale e profonda ricerca interiore”. USA SPESSO PARLARE IN PRIMA PERSONA: LO FA PERCHÉ SI PROPONE AD ESEMPIO PER GLI ALTRI MUSICISTI O PER SOTTOLINEARE IL FATTO CHE QUESTA RICERCA È UN VIAGGIO INTERIORE? “Rispetto ai miei primi due libri ho voluto espormi ancor di più – dice Alberto -, anche a rischio di incorrere in critiche feroci, poiché ho ritenuto molto più importante affrontare aspetti da cui la didattica musicale convenzionale si tiene alla larga, un po’ per mancanza di argomenti, un po’ per paura di affrontarne i risvolti. Un capitolo del libro è dedicato al mio pensiero sulla misteriosa quanto nota legge di Adolfo Gustavo Rol e alla spiegazione che i miei studi mi hanno portato a darne. Il tentativo di scandagliare ciò che l’abbinamento percettivo del colore verde e della quinta musicale comporta a livello psichico e di consapevolezza individuale è un chiaro esempio di come questo libro sia in fondo il ‘racconto’ del mio personale viaggio interiore, che non nasconde la ‘presunzione’ di riuscire ad indurre una forte spinta nel viaggio interiore del lettore il quale, lungo il proprio percorso di crescita personale, si trova ad incrociare i miei scritti”. ATTUALMENTE DOVE INSEGNA? “Da tre anni circa ho uno Studio privato nel centro di Roma che ho chiamato ‘Nono livello di percezione’ (‘9th Level of Perception’ per gli appassionati anglofili). Il nome prende spunto dal simbolo complesso delle 9 Dimensioni rappresentate dalla Chiave d’accesso all’Armonia universale descritta nel mio secondo libro. Grazie ad internet, ricevo spesso richieste di studenti e musicisti disseminati per l’Italia che mi chiedono aiuto riguardo le problematiche armoniche e improvvisative. Estratti dei miei libri sono stati utilizzati anche in alcune tesi universitarie”. LEI SUONA MUSICA JAZZ. CON QUALE FORMAZIONE I SUOI PROSSIMI LIVE? QUALE IL CONCERTO CHE STA PREPARANDO ATTUALMENTE? “Successivamente alla pubblicazione del Cd album Cyber Alice (2010 – etichetta discografica Zone di Musica) mi sono dedicato alla raccolta e all’ideazione di nuovo materiale utile alla stesura del ‘Trattato di Armonia Jazz Alchemica’. Nei miei progetti musicali di stampo jazzistico ‘Cyber Alice’ e ‘Phalaen (opsis)’ ho sempre presentato composizioni originali, dove l’utilizzo dell’armonia jazz si fondeva alle esperienze giovanili di stampo rock-progressive. Riguardo i miei prossimi live, non ho fretta… reduce dalle fatiche del libro, attualmente sto lavorando alla ricerca di una formazione stabile i cui requisiti fondamentali dovranno essere necessariamente serietà e umiltà. Mi piace selezionare i miei collaboratori principalmente in base alle doti umane prima ancora che musicali (che, naturalmente, non devono mancare) e questo richiede, necessariamente, tempo. Il concerto che sto preparando prevede la presentazione di alcune composizioni inedite, sulle quali sto lavorando già da molti mesi, dalle armonie alquanto complesse che prendono volutamente spunto dagli studi proposti nel ‘Trattato di Armonia Jazz Alchemica”. QUALE IL SUO LIVE INDIMENTICABILE E CHI È IL MUSICISTA CON CUI ASPIRA A SUONARE? “Il mio live indimenticabile è senz’ombra di dubbio il primo in assoluto, all’età di 17 anni credo, fatto di cover rock, d’imbarazzo, di inconsapevolezza armonica, di totale incoscienza musicale, di fraseggi rubati e mal riproposti, di fuori tempo, di scale pentatoniche legnose, di note sbagliate e di una tecnica a dir poco improbabile… ma con la sensazione che da quel giorno avrei intrapreso un percorso importante che mi avrebbe portato a fare un passo fondamentale verso la conoscenza di me stesso e delle ‘forze’ che mi circondano. Più che aspirare a suonare con un musicista in particolare, il mio sogno è quello di poter un giorno ascoltare le mie composizioni suonate dai grandissimi della musica contemporanea, sedermi al tavolo con una buona birra e godermi lo spettacolo”. PER UN MUSICISTA CONTA PIÙ LA DIDATTICA O LA PROPRIA CAPACITÀ DI TRASMETTERE EMOZIONI? “Non mi sono mai posto il problema di dover trasmettere emozioni; se la propria musica nasce da un lavoro serio e costante è inevitabile che ne trasmetta, siano esse positive o negative. La musica non è sempre piacevole, ciò che fa la differenza è l’onestà del musicista e di ciò che propone. Per quanto riguarda la didattica è per me un processo di crescita personale e al contempo di condivisione irrinunciabile. L’attitudine a pubblicare nei miei libri i traguardi raggiunti è l’inevitabile conseguenza della mia avversione nei riguardi di una ‘certa didattica’, italiana in particolare, fatta di pseudo insegnanti terrorizzati all’idea di essere surclassati dagli stessi allievi, e che spesso si nascondono dietro la bravura tecnica, paragonabile a ginnastica per le dita, capace solo di impressionare uno stolto”. ALTRI PROGETTI IN CANTIERE? “Non escludo l’idea di scrivere un libro sulle tecniche empiriche e spontanee da me utilizzate nella sperimentazione onirica. È un argomento che mi sta molto a cuore e che vorrò affrontare con il massimo rispetto, per cui credo passerà molto tempo prima che questo progetto possa vedere la luce. Più a breve termine ho intenzione di realizzare dei video esplicativi sulle armonie che caratterizzano alcune mie composizioni e, parallelamente, vorrei lavorare ad un nuovo disco, dove valorizzare al meglio la consapevolezza musicale fin qui acquisita. Ma, ad essere sincero, il ‘progetto’ che in assoluto ritengo più importante per la mia ricerca artistica è, senza dubbio, quello di avvicinarmi sempre più al ‘Cancello verde’ (…) e tentare di varcarne la soglia!”.

L’Oltre…

“Dietro al colore e alla forma, elementi fondamentali alla composizione,
si cela spesse volte un significato altamente simbolico; quel significato
profondo che nulla ha a che vedere con la visione puramente estetica
della forma e del colore stessi, giustificato, in prima analisi, semplicemente
con le reazioni associative che il nostro cervello mette in atto al fine
di decodificare e di ‘significare’, collocandolo in un determinato ambito
sensoriale, uno stimolo. Solamente guardando oltre i confini della percezione
si può scorgere ciò che all’Uomo non è dato ‘possedere’
in quanto cadrebbe inesorabilmente il senso della ricerca, quella spinta
al movimento la cui assenza getterebbe l’umanità in uno stato di penosa
solitudine spirituale. Questo trattato proverà, pertanto, ad indagare
‘l’Oltre’, tentando di fornire spunti di riflessione sui meccanismi occulti
che determinano il nostro ‘sentire’ e di cui si è troppo spesso inconsapevoli.
Esiste una Magia dietro ciò che ascoltiamo e la vibrazione
è il mezzo che più in assoluto ‘serve’ al passaggio dimensionale, di conseguenza,
al cammino verso la conoscenza”.

Alberto Tebaldi, Trattato di Armonia Jazz Alchemica

Amnesie creative

“È mia convinzione che sono molti i compositori i quali, al termine dell’atto creativo compositivo, hanno la netta sensazione che la sinfonia o il brano composto in realtà esistesse già da qualche parte e fosse solo in attesa di essere ‘trasferito’. Questa sensazione viene confermata dal fatto che l’artista, il più delle volte, non ha piena coscienza di come e quando la propria creazione sia nata, fino al punto di averne, spesso, una vera e propria amnesia”

Alberto Tebaldi, musicista, autore.

Da Trattato di armonia Armonia Jazz Alchemica

Un libro “magico”, illuminate e che vi consiglio.
Per chi lo volesse, è acquistabile on line

L’ARTISTA ALLO SPECCHIO

L’ARTISTA ALLO SPECCHIO
L’AUTORITRATTO COME ESPRESSIONE DELLE  PROPRIE MASCHERE

Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano
le opere d’arte per guardare la propria anima.
I meccanismi psichici che si manifestano nelle
dinamiche dell’autoritratto, partendo dal contrastante
rapporto che abbiamo con la nostra immagine
e la percezione che gli altri hanno di noi, diventano,
quindi, la messa in scena di queste risultanti.
Elaborare un’immagine, un volto o una forma che
siano espressione della nostra identità non è però
un’impresa semplice e una tela può rappresentare
un apparentemente confine o gabbia nell’esprimere
la sconfinata percezione di se stessi che, proprio
di lineare, confinabile e ‘regolare nelle forme’, sembra
non avere nulla.
Il senso di identità, infatti, non può prescindere
anche dalla materializzazione della percezione interiore
che è ben più complessa dello schema corporeo,
suppur ne funga da inevitabile contenitore
o ‘specchio’. L’autoritratto, collegando i modelli
percettivi e analitici degli elementi interni ed esterni
è, per l’artista, un mezzo per interrogarsi, scandagliarsi
e celebrarsi. E’ l’espressione creativa della
necessità di dare sostanza e visibilità alla pluralità
delle proprie maschere ma anche un manifesto
psicologico con il quale dare un corpo e una rappresentazione
alle proprie ansie, insicurezze, lacerazioni,
debolezze, consapevolezze, ricchezze e speranze.
Speranze, spesso, di ancorarsi alla Storia, dando
a se stessi un senso di immortalità, rappresentando
quel doppio che sopravviverà e resterà eterno.
La storia è così costellata da autoritratti. Da ripetuti
e costanti tentativi di immortalità. Una suggestiva
raccolta di opere di piccolo o grande formato eseguite
con qualsiasi tecnica e materiale, digital, pittura,
fotografia, scultura e collage ma anche passando
dalla scrittura alla poesia. Dalla irriconoscibile
maschera primitiva di Basquiat ai dipinti in età classica
raccontati da Plutarco, fino alle ‘trasfigurazioni’
della Kahlo che, proprio su questa sua complessa
produzione, ebbe a sottolineare:
“dal momento che i miei soggetti sono
sempre stati le mie sensazioni, i miei stati
mentali e le reazioni profonde che la vita
è andata producendo in me, ho di frequente
oggettivato tutto questo in immagini
di me stessa, che erano la cosa più sincera
e reale che io potessi fare per esprimere ciò
che sentivo dentro e fuori di me”.
Un ‘dentro’ e un ‘fuori’, quindi, che richiedono
la forza di guardarsi compiutamente abbracciando
ogni aspetto di se stessi. Spesso anche in modo
ossessivo come in Van Gogh che nella sua immagine
esprimerà universalmente l’umano conflitto interiore
fra quel che si è, si vorrebbe essere e si appare agli
altri. In un gioco di rimandi, attese e aspettative, nel
quale le distanze o divergenze osservative, confluiscono
sempre nelle personali debolezze, fragilità
e fierezze. Perché, in fondo, vediamo quel che siamo.
(tratto dalla rivista Nove)

http://www.bookrepublic.it/book/9788867555680-nove/

Un doveroso omaggio

Un grande artista e grande un uomo che mi ha sempre ispirato grande simpatia

Abbi cura di te

Ma se l’amore non torna
presto chi mi salverà
Ed io lo so, di questi giorni
che conto ad uno ad uno
ad uno non c’è n’è uno che
ritorni
e guardo avanti, ho stretto i
denti perchè sconfitto ogni
dolore ritorna a battere il
mio cuore
e adesso guardo le mani e
le sento più libere
cerco e ritrovo la voglia di
ridere
io, io senza te
ti ho dato tutto chiedendo
ben poco da te
hai preso la parte migliore
di me ma è colpa mia, è
stata colpa mia
Ma se l’amore non torna
presto chi mi salverà
da questo andare a letto
presto che ancora
m’imprigiona

Ti ho amato tanto, ti
avevo in testa e quante
volte ho messo in dubbio
anche la stima di me
stessa
poi ho capito che nei tuoi
gesti ho visto solo quel
che eri, il re di tutti gli
egoisti da quel momento i
miei occhi hanno smesso
di piangere ho ritrovato la
voglia di ridere

io, io senza te
e la mia anima offersa non
si fida più
di una mano tesa non si
fida più
è colpa mia, dimmi se è
colpa mia
ma se l’amore non torna
presto chi mi salverà
da questa notte di buio
pesto che ancora mi imprigiona
ma se l’amore non torna
presto tu… abbi cura di te,
abbi cura di te.

Abbi cura di te, io lo dico
a me stessa
davanti allo specchio c’è
un’altra promessa
di strada da fare ancora ce
n’è, avrò cura di me
avrò cura di me, del mio
lato migliore
da quando per luna mi
basta un lampione
di strada da fare ancora
ce n’è
avrò cura di me.

Ma se l’amore non torna
presto chi mi salverà
da questo andare a letto
presto che ancora m’imprigiona.

(Testo di Marco Conidi)

Ruvida e fragile

Siediti qui amica fragile
Il mondo qui non ti puo’ raggiungere
Non puoi cadere qui

Tengo di te
La tua migliore fotografia
Le braccia aperte sorridi a me

E un mondo che non e’ a fuoco mai

Tu lo sai, tu lo sai, tu lo sai
Quanto costa vivere la fragilita’

Tu lo sai, tu lo sai, tu lo sai
Che nessuno e’ libero veramente qua

Tu lo sai,
Lo sai
E in questo addio
Tu sarai tu io solo io

Siediti qui ruvida e fragile
Chi ha detto che
No tu non puoi spegnerle
Le notti che non dormi mai

Tu lo sai, tu lo sai, tu lo sai
Quanto costa vivere la fragilita’
Tu lo sai, tu lo sai, tu lo sai
Che nessuno e’ libero veramente qua

Tu lo sai,
Lo sai
E in questo addio
Tu sarai tu io solo io

Guarda quelle stelle
Guarda se son belle
Guarda le tue mani
Stringile ancora fino a domani

Quelle stelle guarda se son belle
Guarda le mie mani
Stringile che arriva domani
Che arriva domani.…

 

Marco Conidi
(testo musicale)

Magari si vivesse solo di inizi?

Magari si vivesse solo di inizi. Di eccitazioni da prima volta, quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora.

N. Fabi

Sembra impossibile

Come il sole brucia in faccia e lascia cenere
come neve sciolta al sole posso cedere
negli anni ho creduto di sapere tutto, ma ora no.
Come acqua sporca addosso non so stare
con dentro le parole rotte da aggiustare
nel tempo ho ceduto tutto di me, ma ora no

e sento che non so più dimenticare te
nelle preghiere che nascondo
ogni volta rido e piango, penso e mento a me
e ora che non so più dimenticare te
ogni volta che ritorno a ricominciare la mia vita senza te
sembra impossibile…

Come impronte sulla sabbia fanno polvere
neanche il buio questa storia può nascondere
in ogni istante ho dato tutto di me, ma ora no
come vetro a pezzi il cuore mi fa male
come fumo denso immobile è il mio amore
negli anni ho creduto di sapere tutto, ma ora no

e sento che non so più dimenticare te
nelle preghiere che nascondo
ogni volta rido e piango, penso e mento a me
e ora che non so più dimenticare te
ogni volta che ritorno a ricominciare la mia vita senza te

lascio andare l’ultimo pensiero che mi toglie il fiato
e fa male stare a guardare…

e sento che non so più dimenticare te
nelle preghiere che nascondo
ogni volta rido e piango, penso e mento a me
e ora che non so più dimenticare te
ogni volta che ritorno a ricminciare la mia vita senza te
sembra impossibile…

 

La musica

La musica, intesa come espressione del mondo, è una lingua universale al massimo grado, e la sua universalità sta all’universalità dei concetti più o meno come i concetti stanno alle singole cose.

Arthur Schopenhauer

Dio, come ti amo!

Volareee!

Vissi d’arte

(Adolf  Hohenstein, Locandina di Tosca, 1899)287px-Tosca_(1899)

Vissi d’arte, vissi d’amore,
non feci mai male ad anima viva!
Con man furtiva
quante miserie conobbi, aiutai.
Sempre con fe’ sincera,
la mia preghiera
ai santi tabernacoli salì.
Sempre con fe’ sincera
diedi fiori agli altar.
Nell’ora del dolore
perché, perché Signore,
perché me ne rimuneri così?
Diedi gioielli
della Madonna al manto,
e diedi il canto
agli astri, al ciel, che ne ridean più belli.
Nell’ora del dolore,
perché, perché Signore,
perché me ne rimuneri così?

Onde

Il cielo in una stanza

Vincerò!

Un amore così grande

Autunno

Heroes

Quannu moru…

Ahi, Settembre!

Impressioni di settembre

Emozioni

Segnali di vita

Buongiorno!

Versi in fiore

Un messaggio in fiore da Melusina per noi tutti:

A Gabriele e tutti gli amici del blog…
in un post scrivevo
di un giardino letterario
ricolmo di fiori
dove ogni fiore
è una poesia…

bè grazie ai vostri interventi
oggi quel giardino è più bello
e ancora più pieno

ogni poesia scritta qui
è un nuovo fiore
che sboccia
fra le nostre mani

in questo giardino
letterario

la bellezza ci circonda
come il profumo
dei fiori
su un prato riverso
di infiniti fiori…

grazie a tutti…

baci

Romanza

Oblivion

L’ultimo bacio

Mattino