Libri: “Il giudice delle donne” di Maria Rosa Cutrufelli

il giudice delle donne

Fino al 2 giugno 1946, le donne in Italia non potevano votare. Un tentativo per ottenere la possibilità di farlo, però, c’era stato già stato in passato. Lo ricorda Maria Rosa Cutrufelli nel suo ultimo libro “Il giudice delle donne” (Frassinelli), nel quale riprende quel lontano episodio, ormai dimenticato, avvenuto nel 1906 tra Montemarciano, un paesino nei pressi di Ancona, e Senigallia. Dieci maestre avevano un sogno da realizzare, un desiderio riguardante un diritto che allora veniva loro negato: il suffragio universale. Chiesero quindi l’iscrizione alle liste elettorali. L’episodio, che all’epoca fece scalpore, finì sulle prime pagine dei quotidiani e venne preso in seria considerazione. Il compito se dare o meno quella concessione spettò al presidente della Corte d’Appello di Ancona, Lodovico Mortara, il giudice delle donne del romanzo. Un autentico riformatore che divenne in seguito ministro della Giustizia,  epurato poi da Mussolini. Una storia italiana narrata dall’autrice con nitidezza e precisione dei fatti, all’interno di una trama avvincente.”Questo romanzo è opera di finzione, e tuttavia è anche un intreccio, una tessitura di storie o di spunti narrativi pescati durante il lavoro di documentazione”, racconta Maria Rosa Cutrufelli. “Tutto è cominciato da una targa intravista in un giorno di vacanza. Ero a Senigallia e a un tratto ho notato, sul muro del municipio, una targa che commemorava le ‘prime elettrici d’Italia’, dieci donne che nel 1906 avevano chiesto il diritto di voto. E che l’avevano ottenuto, anche se solo per un anno, fino all’intervento della Corte di Cassazione.” Già il lavoro che facevano era considerato pionieristico. Decidere di andare ad insegnare l’alfabeto in paesini sperduti dell’Italia non era un’impresa da poco nella società all’inizio del ‘900, dove pregiudizi e contraddizioni erano predominanti. L’autrice dà voce nel libro a quello che doveva essere il pensiero comune di allora, anche tra le donne stesse:

“… è per quella faccenda, sa’, quella del voto.
Il voto? E che significa mai…
Significa, spiega Albina, che la sora Luiscia, per essere moglie di un sindaco, si crede esperta di ogni diavoleria politica, perciò vorrebbe votare. Proprio come gli uomini. Si è fissata con quest’idea e cerca di mettere su un gruppo di maestre per dare battaglia perfino a suo marito, se necessario.
Ma suo marito, si stupisce quella di prima, non ce l’ha già, il voto? Non è abbastanza bravo da votare anche per lei?
E Albina: vallo a sapere cosa gli gira in testa, a quelle!…”

Clara Martinelli

 

 

7 Risposte

  1. “Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge.”
    Paolo I – 34 Corinzi

    … ma fu davvero Paolo a scrivere quella frase; o il testo subì una interpolazione..?

  2. Nessuna interpolazione.
    Prima c’è l’uomo e c’è la donna secondo la Legge e poi non c’è nè ‘uomo né donna ma Uno in Cristo.

  3. Paolo fu un vero grande malevolo mistificatore, il vero creatore che inventò il cattolicesimo attingendo a massime da tante altre più antiche tradizioni…. Se leggi il vangelo di Tommaso, sulle donne Gesù ammonisce chi le ha sempre considerate inferiori…. D’altronde per quell’insipiente dottrina prettamente maschilista con grande inconsapevole ignoranza i cosiddetti uomini non sanno che anche loro, in molte vite passate sono state anche donne così come lo potrebbero essere in vite future. L’ode all’ignoranza di una ignorante asininea falsa cieca fede di tanti inconsapevoli AMMUCCALAPUNA…

  4. .. nel senso che solo l’anima che ha raggiunto un’evoluzione tale da essere chiamata vero “uomo” può parlare con senno mistico..?

    ..così interpretata l’affermazione, di per sè, mi sembra corretta…
    …di per sè…

  5. appunto…
    le lettere di S. Paolo non sono scritti gnostici come il vangelo di Tommaso …
    …pertanto la loro interpretazione dovrebbe essere meno allegorica..più letterale..

  6. …se è vero che Paolo fosse, per un periodo, accompagnato da Tecla, la frase sulle donne (interpretata in senso letterale) risulterebbe piuttosto contraddittoria..

  7. “Estote parati”: Tutti testimoni senza distinzione!
    Tutto qui.
    Quanto mi sembra inutile discutere allora sull’essere sottomessi, sotto la tutela, sotto l’influenza, in coordinazione o in armonia.
    Amore è Agape e Carità, ma il senso letterale non gli proviene da quel non senso con cui noi oggi traduciamo la parola.
    C’è poi un San Paolo delle Tarante che potrebbe confermare quello che ho appena affermato sovrapporsi, cioè vincere, ad un mito ancestrale.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...