Veleggio come un’ombra

Veleggio come un’ombra
nel sonno del giorno
e senza sapere
mi riconosco come tanti
schierata su un altare
per essere mangiata da chissà chi.
Io penso che l’inferno
sia illuminato di queste stesse
strane lampadine.
Vogliono cibarsi della mia pena
perché la loro forse
non s’addormenta mai.

Alda Merini

 

10 Risposte

  1. È la costellazione che agisce nell’Amleto…
    Ombra di Telemaco.

  2. Vi leggo della sofferenza in questa lirica, forse dovuta ai trascorsi di vita della poetessa…

  3. La REGINA dei poeti, la REGINA del cuore, la REGINA dell’ anima scrive :

    ” veleggio come un’ombra
    nel sonno del giorno
    e senza sapere
    mi riconosco come tanti
    schierata su un altare
    per essere mangiata da chissà chi.

    La sua nobile tenerezza, in questo mondo, la fa sentire un’ ombra ” nel sonno del giorno,” sente il male degli uomini, per essere divorata ” da chissà chi “. Grande anima !

    ” Io penso che l’inferno
    sia illuminato di queste stesse
    strane lampadine.
    Vogliono cibarsi della mia pena
    perché la loro forse
    non s’addormenta mai. ”

    Visto la cattiveria degli uomini, Alda identifica il mondo all’ inferno e vogliono cibarsi della sua anima, per cui costoro non si addormentano mai… .

    Aldaaaaaa, sei eterna e sei il fiore più alto del firmamento. Tu non sei morta, perchè hai superato il mondo, la cattiveria e i suoi inganni. Tu Sei nata diva. sei nata iniziata, sei la sapienza e la porta dell’ amore che non tradisce e che rimane eterno.

  4. 😀 Quoto😀

  5. Ciao Mito !

    La tua eterna Sicilia, più d’ una volta, con l’ aiuto della Vergine, ha vinto le forze del male e le vincerà ancora… . In questo periodo storico, l’ umanità, di tutte le nazioni, è sotto il dominio degli inganni, delle tenebre, della viltà e della morte continua, esso sembra potentissimo e senza via d’ uscita, tuttavia, a breve, questa apparente potestà criminale verrà annientata, non dagli uomini, ma da chi con un soffio distrugge il male. Bau, bau, bau .

    Un mio amico mi ha inviato, la pagina di cui sotto.

    La Vergine aiuta i cristiani.

    ” Sulla costa meridionale dello splendido triangolo siciliano, sorge la bella cittadina di Scicli, fondata dai Romani nel 212 a.c. Divenuta città reale con i Normanni, ebbe da Federico II il motto araldico“Urbis inclita et vittoriosa”. Essendo, per posizione geografica, una finestra perennemente aperta agli sguardi della sua “grande sorella” Africa, è stata più volte esposta alle incursioni dei “meno fratelli” musulmani.

    Fin qui, niente di nuovo sotto il sole, dato che il mondo intero conosce il variegato scenario storico culturale della Sicilia, che il suo popolo ha saputo fondere armoniosamente, riuscendo a trasformare la realtà bizantina, come pure la normanna e la sveva, l’angioina e l’aragonese, in una civiltà autentica e diversa.

    Ciò che forse è meno noto è che proprio a Scicli, nel ragusano, si venera, sia in un dipinto del settecento, che in una statua di grandezza naturale, la Madonna delle Milizie.

    Si racconta che nel 1091, l’emiro Belcana, capo dei saraceni, sognava di occupare l’intera isola, nonostante fosse già stato battuto più volte in terra siciliana dal Gran Conte Ruggero d’Altavilla. Sicuro della vittoria, si prendeva beffa di Ruggero e dei cristiani, giurando di volerne fare un macello.

    Ma ahimè, anche questa volta Belcana aveva fatto male i suoi conti. Infatti il conte Ruggero, nonostante l’inferiorità numerica delle sue truppe, non si perse d’animo, anzi invitò tutti i cavalieri e i fanti che trovò nella città di Scicli e nei dintorni, a combattere insieme a lui in nome di Dio.

    Nessuno di quei cavalieri e di quei fanti si tirò indietro, anzi si precipitò per sbarrare il passo dell’invasore musulmano, ma vistisi alle prese con forze soverchianti, s’appigliarono all’unica ancora di salvezza: invocare fervidamente l’aiuto della Madonna, affinché li liberasse dal giogo di quel tiranno seguace del Corano e perciò nemico giurato dei cristiani, fedeli a Suo Figlio e Nostro Signore Gesú Cristo.

    n Sicilia, la Madonna sfoderò la spada

    E fu così che la Regina del Cielo apparve miracolosamente “su un cavallo bianchissimo, ricca d’una celeste armatura, con in capo una corona regale e con in mano una spada, la quale sfolgorava in tal guisa che feriva i saraceni negli occhi. Bella poi in sì gran maniera, che in terra non poteva figurarsi bellezza maggiore. Rivolta allora al suo popolo sciclitano disse: En adsum, ecce me, Civitas dilecta, protegam te dextera mea (Eccomi qui, Città diletta, ti proteggerò con la mia mano destra.)

    E in così dire, postasi alla testa dell’esercito cristiano e dato di sprone il cavallo cominciò a vibrare la spada contro i nemici del Suo Figliolo, che più ne uccise Ella sola con quel potente suo braccio, di quello che si sarebbe potuto sperare da un esercito intero” (1).

    Quello stesso giorno, dopo che l’emiro Belcana perse la vita sotto lo spadone del valoroso Ruggero, la Madre di Dio, prima di salire al cielo lasciò impressa su una dura pietra le orme del suo cavallo.

    In verità, circa la natura dell’orma lasciata sulla pietra vi sono pareri discordanti. Infatti alcuni sostengono che la Vergine avesse impresso in quella pietra il vestigio del suo medesimo piede all’atto dello smontar da cavallo. La verità è che non è facile optare per l’una o per l’altra tesi dal momento che oggi non è più possibile capire se si tratti di pedata umana o di cavallo. Colpevole di ciò è il tempo, il cui inesorabile trascorrere leviga anche le più dure pietre; e la devozione dei fedeli che nel toccarla sembrano sentire ancora di più l’ardente amore della loro Madre Celeste.

    L’“insigne miraculum” non passò inosservato neppure allaSacra Congregazione dei Riti, la quale, sotto ilpontificato di Clemente XII, decretò, il 10 marzo del 1736 che “ogni anno, il sabato prima della Domenica di Passione, venisse celebrata, con solenne magnificenza e devozione la festa di Sancta Maria Militum nella chiesa distante tre miglia dalle mura dellacittà di Scicli, in ricordo del miracolo avvenuto nell’anno 1091” (2).

    Circa la veridicità storica di questo sovrannaturale intervento della SS.ma Vergine, nessuno può dubitare, perché, nonostante i pochi documenti a noi pervenuti, ben s’inserisce nello scenario delle grandi imprese militari del Gran Conte Ruggero impegnato in quei dì ad espugnare le ultime resistenze saracene arroccate ai forti di Butera e Noto.

    Ogni anno, verso la fine di maggio, viene riproposto, in ricordo di quel glorioso dì, un finto combattimento tra cristiani e saraceni, che attrae numerosi turisti, i quali incuriositi dalla stranezza dell’avvenimento si recano festanti a Scicli. Ma non è certo sulla base del folklore che la Santa Sede si è pronunciata…

    In verità, l’intervento sovrannaturale della Regina delle Milizie va inserito nel provvidenziale disegno divino della nostra redenzione, all’interno del quale Maria Santissima è l’aurora che rischiara il cammino della peregrinante umanità, immersa nelle tenebre del peccato.

    È il braccio sempre armato che colpisce tutti coloro che vogliono annientare il popolo eletto di Dio. È Colei che da sola vince tutte le eresie nel mondo intero (3). È Colei che il popolo cristiano ha sempre venerato con l’appellativo Auxilium christianorum. Questo è il ruolo assegnatoLe dall’inizio dei tempi: “Porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (4).

    Lo straordinario avvenimento di Scicli è solo un particolare di questo maestoso disegno divino. Tanti altri ne potremmo illustrare come esempio.

    Primo tra tutti, la vittoria dei cristiani contro i turchi a Lepanto, avvenuta il 7 ottobre del 1571, in memoria della quale S. Pio V, allora pontefice, istituì la festa in onore di Maria SS.ma delle Vittorie.

    La mezzaluna che campeggiava sulla bandiera di Belcana è la stessa che venne ammainata a Lepanto, per issare al suo posto, allo squillo di trombe, la bandiera pontificia; è la stessa mezzaluna che intrecciata ad un martello è divenuta il simbolo del comunismo; è la stessa mezzaluna che l’iconografia classica vuole che venga calpestata dalla Vergine insieme al diabolico serpente dell’Eden.

    Nell’iconografia classica, la mezzaluna è stata sempre un simbolo della potenza anticristiana, “un simbolo delle forze demoniache che sempre hanno osteggiato e sempre osteggeranno l’affermarsi del Regno di Cristo” (5).

    Storia di un passato ormai sepolto? Non diremmo proprio, anche alla luce dei recenti avvenimentiin Europa.

    Di fronte alla nuova minaccia di un Islam sempre più invadente-aggressivo o “moderato” – i cattolici non possono non sperare, al di là dei fattori temporali, anche nell’aiuto provvidenziale che, come mostra l’episodio di Scicli, non manca mai nei momenti cruciali,

    purché si invochi la Madre di Dio con Fede incrollabile,

    purché si invochi la Madre di Dio con Fede incrollabile,

    purché si invochi la Madre di Dio con Fede incrollabile. ”

  6. fenomenale cioè la potenza nella bellezza lirica, la magia oltre le 4 ossa che siamo, grande A. Merini

  7. la poesia attraversa ogni stato, personale e non.

  8. La malattia che ti ghermisce, la paura dell’ignoto, la sofferenza,che non si sa come e quando debba finire: in queste condizioni, l’umano si sente un’ombra; sospinto da forze incontrollabili, indicibili, buie: forse è questo l’inferno.

  9. Buongiorno Luiggggggione😀

    Buongiorno a Tutti i fantastici amici ed amiche di questa preziosa casa😀

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