In ricordo di Giordano Bruno (Nola, 1548 – Roma, 17 febbraio 1600)

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(Roma, monumento a Giordano Bruno a Campo de’ Fiori)

“E’ il più importante mago rinascimentale. Seguace della filosofia ermetica non riesce mai a nascondere le proprie idee ed è costretto a girovagare per l’Europa.In ogni circostanza è prima osannato e poi perseguitato. Eppure mai retrocede dalle proprie convinzioni che oscillano tra un panteismo divinizzante la Natura e l’Infinità dell’Universo. Mai sottomesso al materialismo e al fideismo brutale, vede nell’uomo la possibilità di ascendere di grado in grado verso il divino mediante un radioso entusiasmo e un “Furor” che consente allo studioso di travalicare se stesso fino a un’intuizione partecipativa che conduce alla vera Sophia. Crede fortemente nei Simboli dell’ermetismo e nel presupposto della Magia come Amor omnia vincit, l’amore trionfa su tutto e tutti. Non a caso scrive: “Un’unica forza, l’Amore, unisce infiniti mondi e li rende vivi”. Questi mondi infiniti potrebbero avere una vita come sulla terra. Queste ultime sue posizioni gli costeranno l’accusa di eresia, il processo, la tortura e il rogo. Ma prima dell’arresto, avvenuto a Venezia, su delazione dell’esecrando Mocenigo, porta la sua ideologia a Parigi e a Londra, dove ottiene le cattedre di filosofia più importanti dell’epoca. Strano davvero questo frate senza saio, che incanta a oltre quattro secoli dalla morte, osteggiato già a ventotto anni, e costretto a scappare dal convento nel 1576. Nella capitale francese e in quella inglese pubblica alcune opere importantissime, come il “De Umbris idearum”, il “Cantus Circaeus” e po “La Cena delle Ceneri”, “De la causa, principio e Uno”, “De l’infinito, universo e mondi”, lo “Spaccio de la bestia trionfante” e altri scritti che influenzeranno sia il pensiero della grande regina Elisabetta sia lo stesso Shakespeare. Poi altri viaggi e altre opere, sempre manifestando il suo pensiero intessuto di slanci infiniti e speranze immense, fiducia nelle possibilità dell’uomo e sospetti profondi verso ogni forma di massimalismo e fondamentalismo. Per questo morì atrocemente, a imperitura damnatio memoriae dei suoi carnefici. Eppure Bruno parlava d’Amore anche a loro. E’ vissuto cinquantadue anni, di cui otto in prigione. Le lacrime di tutti i suoi seguaci non sono bastate a spegnere il rogo, ma servono tutt’ora a far comprendere l’importanza della tolleranza”.

Gabriele La Porta, da “Dizionario dell’inconscio e della magia” (Sperling & Kupfer)

 

 

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5 Risposte

  1. Un rogo che ha visto sacrificare inutilmente e impietosamente una vita, un pensiero, un illuminato che vedeva oltre, al di là di un orizzonte angusto e misero!!

  2. Per uno scherzo del destino apparteneva all’Ordine dei Domenicani, proprio coloro che avevano dato vita all’infernale Inquisizione, il famigerato tribunale di Dio, o del diavolo piuttosto?

  3. La beffa è che il fine filosofo non è stato riabilitato e ai nostri giorni viene ritenuto ancora un eretico.!! A noi non interessano le fazioni politiche, tuttavia va rilevato che quando Pio XI, nel periodo relativo ai famosi Patti Lateranensi (11 febbraio 1929), chiese a Benito Mussolini di rimuovere la statua commemorativa che ritraeva Giordano Bruno, collocata in Campo dei Fiori a Roma, il Duce si rifiutò di compiere un’azione tanto esecrabile. Le affermazioni che Mussolini formulò durante il discorso che tenne alla Camera dei Deputati il 13 maggio 1929 circa l’incresciosa vicenda sono esaustive: “… Non v’è dubbio che, dopo il Concordato del Laterano, non tutte le voci che si sono levate nel campo cattolico erano intonate. Taluni hanno cominciato a fare il processo al Risorgimento; altri ha trovato che la statua di Giordano Bruno a Roma è quasi offensiva. Bisogna che io dichiari che la statua di Giordano Bruno malinconica come il destino di questo frate, resterà dove è…”. Una decisione assennata, visto che quella scultura è il simbolo della libertà, della morte per mano del clero.

  4. la verità se pur arsa, non muore, nonostante il potere non riformi se stesso…

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