Come funziona il male

Shakespeare o Dostoevskij, pensavo io, illuminano i labirinti morali fino ai loro ultimi meandri, dimostrano che l’amore è in grado di condurre all’assassinio o al suicidio e riescono a farci provare compassione per psicopatici e malvagi; è loro dovere, pensavo io, perché il dovere dell’arte (o del pensiero) consiste nel mostrarci la complessità dell’esistenza al fine di renderci più complessi, nell’analizzare come funziona il male, per poterlo evitare, e perfino il bene, forse per poterlo imparare.”

Javier Cercas

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13 Risposte

  1. Se aiutare a portare la Croce sul Golgota può scandalizzare, allora evadiamo pure da questa immagine, che sottrae energie alla coscienza, per nasconderne il senso nella scalata al monte Fato di Frodo e Gollum, ma solo dopo aver lasciato Dante a ri-mirar le stelle alla vigilia della Pasqua. La pietà per se stessi può aiutare a portare a termine il duro processo psichico ripetutamente interrotto dalla coscienza, che se ne racconta sempre una nuova per recedere. La Croce o un Anello fanno “vedere” molte più cose, pensavo io, invece.

  2. ho trovato questa citazione nel web :

    “Aveva più paura del bene che del male. Il male la vestiva di rabbia e la rendeva più forte. Il bene la vestiva di certezze e la rendeva più fragile” – Serena Santorelli

  3. A proposito del bene e del male che è in ognuno di noi, trascrivo da “Gli otto quaderni in ottavo”, di Kafka, un Dialogo serrato con un “demone”, che ad un certo “punto”… interviene a districare i pensieri, cioè gli diviene familiare, è un Tu: potrebbe essere un libro in germe, che aspetta il suo momento, diverso per ogni scrittore, diverso in ogni lettore… è responsabilità!

    7 febbraio. Soldato con pietre, isola di Rugen.

    La stanchezza non significa necessariamente debolezza di fede, oppure sì? La stanchezza, comunque, significa incontentabilità. Mi sento troppo stretto in tutto ciò che fa parte del mio Io, anche l’eternità ch’io sono mi è troppo stretta. Ma se leggo un buon libro, ad esempio una descrizione di viaggio, esso mi ridesta, mi accontenta, mi sazia. Prova evidente che prima non avevo ancora concluso con quel libro nella mia eternità o non ero ancora arrivato ad intuire quell’eternità che, necessariamente, comprende anche questo libro. – Da un certo grado di illuminazione in poi debbono sparire la stanchezza, l’incontentabilità, il senso d’angustia, l’autodisprezzo, e precisamente in quel punto dove tutto ciò che prima mi ristorava, mi accontentava, mi liberava, m’innalzava come un’entità estranea, io invece trovo la forza di riconoscerlo come facente parte di me stesso.
    Ma, e se quegli effetti provenivano solo dalla tua supposizione che quell’oggetto ti fosse estraneo, cosicchè, corretta ormai la tua idea, tu, da questo punto di vista, non ci guadagni nulla e anzi perdi ancora l’antico conforto? Certo, è solo come entità estranea che quella cosa produceva quegli effetti, ma non quelli soltanto, perchè continuando a operare, mi ha innalzato a questo grado più alto. Non ha cessato di essermi estranea, ma ha solo cominciato, oltre a ciò, a fare parte del mio Io. – Ma una cosa estranea che sia diventata te stesso non è più estranea. In tal modo vieni a negare la creazione del mondo e confuti te stesso.

    Dovrei salutare felice l’eternità, ma quando la trovo mi sento triste. Dovrei, attraverso l’eternità, sentirmi perfetto, e invece com’è che mi sento depresso?
    Tu dici: dovrei… sentirmi. Esprimi in tal modo, un comandamento che è in te?
    Precisamente.
    Ebbene, non è possibile che un comandamento sia stato posto dentro di te in modo che tu lo senta soltanto, mentre poi non accade nulla di concreto. E’ un comandamento perenne o solo temporaneo?
    Non saprei dirlo, ma credo che sia un comandamento perenne che io però sento solo a intervalli.
    Da che cosa lo arguisci?
    Dal fatto che in un certo qual modo lo sento anche quando non lo sento: e non già perchè renda percettibile la sua stessa voce, ma perché attenua o, pian piano, rende amara la voce contraria, quella cioè che vuol togliermi il gusto dell’eternità.
    E, analogamente, avverti anche la voce contraria quando il tuo comandamento interno ti esorta all’eternità?
    Si, anche; avvolte, anzi, mi sembra di avvertire solo la voce contraria, e che tutto il resto sia soltanto un sogno e che io lasci parlare il mio sogno in pieno giorno.
    Perchè paragoni il tuo comandamento interno a un sogno? Ti sembra forse assurdo, incoerente, inevitabile, irripetibile, fonte di gioie o di terrori infondati, incomunicabile, nel suo complesso, eppure ansioso di essere comunicato, come sono appunto i sogni?
    Tutte queste cose: assurdo, perchè solo se non gli obbedisco posso sussistere quaggiù; incoerente, perché non so chi è che ordina e a che cosa mira quell’ordine; inevitabile, perchè mi coglie di sorpresa e all’improvviso, come i sogni che colgono il dormiente, che pure, quando é andato a letto, doveva aspettarsi dei sogni. E’ irripetibile, o almeno sembra tale, perchè non riesco a seguirlo, si mescola con la realtà e proprio così conserva la sua illibata irripetibilità; é fonte di gioie e di terrori infondati, benché molto più dei secondi che delle prime; é incomunicabile perchè è inafferrabile, eppure proprio per questo motivo pretende di essere comunicato.

    Cristo, Momento

  4. L’albero della conoscenza / saggezza passa per l’albero del bene e del male. Come si potrebbe distinguere una bella vissuta giornata da una più triste ed oscura ? come si potrebbe distinguere la luce senza l’oscurità che ci mostra le radiose numinose natie stelle ? Come si potrebbe distinguere il sogno nel sogno o il sogno notturno dal sogno diurno ? …… come si potrebbe mai comprendere che in questo piano, nel tessuto di questa impressionabile pellicola che chiamiamo “realtà” siamo solo un ombra proiettata nel mondo delle ombre ?

  5. […] Noi siamo peccatori non soltanto per aver assaggiato l’albero della scienza, ma anche per non aver ancora assaggiato l’albero della vita […]

    22 gennaio. Tentativo di andare a Michelob. Fango.

    Dal peccato originale in poi siamo pressappoco tutti uguali nella facoltà di distinguere il bene dal male; eppure è proprio qui che cerchiamo la nostra preminenza. Ma è solo al di là di questo potere distintivo che iniziano le vere differenze. L’apparenza contraria è data da questo: che nessuno può accontentarsi della sola conoscenza, ma deve sforzarsi di agire conforme ad essa. La forza di farlo, però, non gli è stata data, perciò ciascuno deve distruggere se stesso, anche col rischio di non ottenere nemmeno così la forza necessaria, ma non gli resta che quest’ultimo tentativo. (E’ anche questo il significato della minaccia di morte legata al divieto di mangiare dall’albero della scienza; è anche questo, forse, il significato originario della morte naturale.) Di questo tentativo l’uomo ha paura ; piuttosto preferisce annullare la propria conoscenza del bene e del male (il termine “caduta”, riferito al peccato originale, allude a tale paura) – il serpente, con il suo consiglio, non ha compiuto l’opera che a metà; adesso deve cercare di falsificare ciò che ha fatto: deve, nel vero senso della parola, mordersi la coda – ma ciò che è avvenuto non si può più annullare, si può al massimo turbare. E’ a questo scopo che nascono le giustificazioni. Il mondo ne è pieno: tutto il mondo visibile, anzi, non è forse altro che una giustificazione, un pretesto dell’uomo che vuole riposare un attimo. Un tentativo di falsificare la realtà della conoscenza acquisita, di trasformarla in fine ancora da raggiungere.

    Kafka (GRANDE!)

  6. Una riflessione che, penso, possa gettar luce sul meccanismo di funzionamento del male: “…l’amore è in grado di condurre all’assassinio o al suicidio…” .
    In questo caso non si tratta, o comunque non più, di amore, benché questa “pulsione” ne condivida la medesima radice.
    Così come il male e il bene, mi sembra, siano termini che esprimono gradi di miscela di luce e tenebra.

    (Do per presupposto che l’amore puro sia solo luce, senza parvenza di tenebra).

  7. Come cambia la percezione dell’amore nei secoli, a seconda della vicinanza o della lontananza tra spirito e corpo! Quello che non cambia, fino ad un certo punto della Storia, è il ruolo affidato alla donna: il suo Io “sta là dove l’uomo ha la sua ombra e spesso egli la confonde con lei”; eppure è lei che “sa ammaestrare il drago”. Il suo istinto di morte, non di conservazione, la spinge verso l’inconoscibile che va oltre la vita e la morte, il bene e il male, indicando la strada all’uomo.

  8. L’elemento femminile, attraverso eros, imprime forza ed istruisce su come distruggere gli elementi oscuri.
    Grazie a lei si risale dagli inferi.
    Grazie a lei si supera il dualismo e la contrapposizione io/gli altri, e si percepisce il mondo.

  9. “Tutto dovrebbe essere semplice come può esserlo, ma non di più” (Einstein)

  10. La vera assai tortuosa difficile via che conduce all’indefinibile luce superiore è quella “GNOSTICA” di Pistis Sophia (la divina madre Kundalini) che per amore ridiscende negli inferi del proprio essere aspettando il risveglio del proprio divino sposo, il Cristo Lucifero interiore che attraverso la sacra trasmutazione alchemica, attraverso la sacra cupola di Ermete, farà risorgere la fenice dal fuoco delle ceneri di tutti gli aspetti egoici che si sono impinguati in tante incarnazioni. Senza una vera RIVOLUZIONE DI COSCIENZA, senza una vera e propria morte degli innumerevoli IO psicologici non ci potrà ma essere nessun RISVEGLIO, nessuna Cristificazione e nessuna Resurrezione del proprio divino dormiente essere superiore.

  11. Si ritiene che il lavoro di analisi, a differenza della meditazione buddista, focalizzi l’attenzione sui coaguli psicologici. La meditazione invece, si concentrerebbe sull’attenzione, trascurando i contenuti dell’inconscio e mirando al mantenimento dello stato di coscienza.

    Al riguardo, osservo che la meditazione è una tecnica di fissazione e mantenimento dell’attenzione,utilizzata in qualsiasi campo, si tratti di analisi, religione o filosofia perenne.

    Molto significativo è il lavoro gnostico portato avanti nel Pistis Sophia che, con l’enunciazione dei pentimenti (preghiera e meditazione hanno punti decisamente in comune), dimostra di non trascurare affatto i coaguli psicologici. Esso, infatti, presuppone che i coaguli siano la causa dello stato di incoscienza in cui l’anima è imprigionata, e che solo la comprensione delle proprie ombre possa portare al loro dissolvimento e al ricongiungimento con la propria componente divina, l’inconscio, il SÈ.

    Il processo di individuazione è stato paragonato al procedimento alchemico (cfr. Jung e l’immaginario alchemico – Jeffrey Raff)

    preghiera…meditazione…immaginazione cosciente….immaginazione attiva….. 😊

  12. Carissimo Ettore molte sono le vie che conducono all’essere, alla vera antica conoscenza saggezza gnostica esoterica che è sempre stata sparpagliata in ogni luogo ed in ogni tempo per essere riscoperta da ogni vero ricercatore d’anima….

    http://www.istitutocintamani.org/libri/La_Sorgente_primordiale_dell_Occultismo_1-7.pdf

    http://www.renatus.it/files/weor_samael_aun_pistis_sophia_svelato.pdf

    ecc.

  13. 👍

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