Croce e delizia

Mi ridestava la voce
del giovane operaio che cantava
dentro la stanza vuota.
O mia vita felice cui confido
ogni mia dolce pazzia solitaria.
E’ bello lavorare
nel buio di una stanza
con la testa in vacanza
lungo un azzurro mare.
Forse la giovinezza è solo questo
perenne amare i sensi e non pentirsi.
I tuoi calmi spettacoli. La vita.
L’amore che li lega. Sole sul colle.
E più tardi la luna. Aiuto, aiuto!
E’ nel dolce scompiglio del tuo viso
l’amore della folla. Quanti amici
per un amico qui confuso e solo.
Ma che grazia di sole e d’acque sporche
ci separò d’un tratto la mattina.
Amore, amore
lieto disonore.
Appena entrato, il vino
gentile della pioggia, in acqua sporca
si muta
Solo un fanciullo ascolta la mia voce.
E di me parla il mondo: arido bene

Sandro Penna
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2 Risposte

  1. Mi (ci) riconosco, soprattutto “la giovinezza.. perenne amare i sensi e non pentirsi…”.. Poi però con gli anni arriva la disillusione…

  2. Entrare… nella stanza:
    nella parte, prendere il posto dell’artigiano della vita che opera legami di scene istantanee lungo un azzurro mare: gioventù è essere in-con-fidenza con il proprio corpo con-fuso-con… la folla.
    La folla si svuota del contenuto di un Tu (il mondo è arido bene): coincide con una separazione che porta ad un cambiamento del “vino” gentile in “acqua” sporca… A seguito di questa separazione, entrare… nella stanza, nella parte, in sé, significa entrare in comunicazione con una solitudine. Solo, il sole!

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