Sulla vita

Quello che proprio mi angoscia è come noi così volutamente, così distrattamente ci impoveriamo la vita”.

Tiziano Terzani, “La fine è il mio inizio”

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10 Risposte

  1. Angoscia la “profondità”, quella dimensione che solo la condivisione può dare ad una vita lineare e cristallina ma condotta in superficie. Andare in profondità toglie gli spazi e ridisegna i confini: “la fine di uno è l’inizio dell’Altro”, appunto.

  2. Gli amanti non si incontrano finalmente in qualche luogo. Sono sempre stati l’uno nell’altro.

    (Un caro saluto al Professore)

    Eva

  3. Ritornando dalle ferie un attrattivo assai affine antico fuoco interiore mi ha riportato la dove tante strane parole sono state partorite / dette dal mio come dal vostro dimentico immortale cuore. E’ anche e soprattutto un grande salutone al nostro caro amato prof. Gabriele la Porta, a Michele il suo grandioso seguito, a tutta la sua fantastica sapiente ciurma e a tutti gli amici e amiche che frequentano questa necessaria preziosa radiosa illuminante casa.

    Sul tema espresso con molta grandiosa (e scusandomi anche con poca ) sintesi vorrei intercalarmi con alcuni contemplati pensieri che sono passati per il mio assai frantumato sanguinante ridestante CUORE.

    I PRINCIPI DELL’AUTOCONOSCENZA

    «Solo se si ama questa terra con inflessibile passione ci si può liberare dalla tristezza» disse don Juan. «Un guerriero è sempre pieno di gioia perché il suo amore è inalterabile e la sua amata, la terra, lo abbraccia e gli concede doni straordinari. La tristezza è solo di quelli che odiano proprio ciò che dà riparo ai loro esseri». Don Juan carezzò la terra con tenerezza. «Questo essere amato, che è vivo fino nei suoi ultimi recessi e capisce ogni sentimento, mi ha curato delle mie pene e finalmente, quando ha compreso il mio amore per esso, mi ha insegnato la libertà ». [ … ] «Questo abbuiare, e la solitudine che crea, parlano dei sentimenti di uomini» egli aggiunse. «Uomini per i quali tutta la vita è un pomeriggio di domenica, un pomeriggio non proprio miserabile, ma caldo, noioso, fastidioso. Sudano e si agitano. Non sanno dove andare, cosa fare». [ … ] «:l’antidoto che elimina il veleno è qui» disse don Juan, carezzando la terra. «La spiegazione degli stregoni non può affatto liberare lo spirito. Guardate voi due. Siete arrivati alla spiegazione degli stregoni, ma non fa alcuna differenza. Siete più soli che mai, perché senza un amore inflessibile per l’essere che vi dà riparo, essere soli è solitudine».
    C. Castaneda, L’isola del Tona!

    «Il mondo è tutto quello che è racchiuso qui dentro» disse, e batté al suolo col piede. «La vita, la morte, la
    gente, gli alleati, e tutte le altre cose che ci circondano. Il mondo è incomprensibile. Non lo capiremo mai. Perciò dobbiamo trattarlo per quello che è, un puro mistero». «Ti ho sentito ripetere molte volte che sei preparato a morire. Non considero che tale sentimento sia necessario. Penso che sia un inutile lasciarsi andare. Un guerriero deve essere preparato solo alla lotta… Lo spirito del guerriero non conosce né il lasciarsi andare né il lagnarsi, né conosce il vincere o il perdere. Lo spirito di un guerriero conosce solo il lottare, e ogni lotta è l’ultima battaglia del guerriero sulla terra. Quindi il risultato conta per lui molto poco. Nella sua battaglia sulla terra il guerriero lascia che il suo spirito scorra libero e limpido. E mentre combatte la sua battaglia, sapendo che la sua volontà è impeccabile, il guerriero ride e ride».
    C. Castaneda, La realtà separata

    Col titolo In search of the Miracoulous Fragments of an Unknown Teaching [Frammenti di un insegnamento sconosciuto cit.], usd postumo nel 50 il libro di Ouspensky sull’insegnamento impartito da Gurdjieff dal15 al 18 in Russia, un anno dopo la morte di costui. E da considerarsi il libro base per iniziare uno studio mentale dei principi dell’autoconoscenza. Si tratta però solo di un primo gradino, non bisogna fermarsi Il come fece lo stesso Ouspensky, che dopo aver abbandonato il maestro per limiti suoi (era solo un matematico e un filosofo!), continuò a ripetere per tutta la vita i suddetti principi senza viverli e metterli in pratica.

    Ciò non toglie che questo libro sia indispensabile per cominciare il lavoro su di sé partendo dalla conoscenza mentale, e in base ad esso vorrei tracciare con questo mio dire una sintesi della parte più teorica dell’insegnamento, come Gurdjieff la porgeva prima di fondare in Francia nel 22 ovvero <<Istituto per lo sviluppo armonico dell'uomo». Diamo quindi un rapido schizzo di quello che fu erroneamente ritenuto
    un insieme sistematico pur nella sua frammentarietà.

    Meglio sarebbe invece considerare i punti che seguiranno quali ipotesi filosofiche sull'uomo e la natura e l'universo, da verificare nell'esperienza, allo scopo di trasformare l'uomo stesso e la natura, poiché lo scopo dell' autoconoscenza è proprio quello di «essere», cioè «essere differenti».

    E cominciamo con l'affermare che tutto è energia, la materia è energia, l'uomo è energia. Quest'ultimo è parte della natura e l'universo è un organismo vivente dinamico e non statico, la cui creazione è continua, così come la sua crescita e la sua trasformazione. Nella costituzione dell'uomo e della natura, vige il principio che il tutto è uno e che l'uno è il tutto. E anche il primo dei tre punti della Teosofia,come anche e soprattutto dell’Antroposofia: la Vita è Una. Vi è unità tra tutto ciò che esiste e l'universo è stato creato secondo leggi che sono le stesse tanto per l'uomo che per la natura.

    L’uomo è parte della Terra, su cui è sottoposto a 48 ordini di leggi; sulla Luna invece sono in vigore 96 ordini di leggi. La sostanza è vivente, tutto è vibrazione e radiazione, però esse non procedono in maniera continua e lineare, non si sviluppano in maniera uniforme. Una vibrazione è una nota musicale che percorre una sua ottava, ma negli intervalli in cui manca il semitono, tra il mi e il fa e tra il si e il do, la sua forza viene deviata invece che procedere diritta. E la legge del Sette che assieme alla legge del Tre costituisce la legge fondamentale della creazione.

    Esiste una grande ottava cosmica, il Raggio di Creazione, che va dal polo dell'Assoluto fino al polo opposto
    della Luna, attraverso tutti i mondi, tutti i Soli, il Sole del nostro sistema planetario, i pianeti, e tra questi la
    Terra. Dal mondo l fino al mondo 96, numeri questi che indicano il numero delle forze e ordini di leggi che governano i mondi in questione. Più leggi vi sono, meno libertà vi si trova, pertanto l'uomo sulla Terra essendo schiavo di 48 ordini di leggi è situato nel posto peggiore dell'universo.

    Però egli ha la possibilità di osservarle in se stesso, nel loro funzionamento, e riuscire così a liberarsene attraverso un lavoro che deve fare su se stesso. L’uomo è prigioniero, ma ha la possibilità di evadere per sempre dalla prigione e di diventare veramente libero.

    La legge del Tre come quella dell'ottava si manifesta in ogni cosa che facciamo. Ogni evento è formato da tre forze, attiva, passiva e neutralizzante. Ogni sostanza ha quattro aspetti, Carbonio, quando conduce la forza attiva, Ossigeno, quando conduce la forza passiva, Azoto, quando conduce la forza neutralizzante, Idrogeno (H), quando viene considerata al di fuori della sua relazione con la, forza che si manifesta attraverso di essa.

    Nell'ottava cosmica discendente che va dall'Assoluto alla Luna qualcosa manca tra il do e il si cioè tra l'Assoluto e tutti i mondi; l'intervallo è però riempito dalla volontà dell'Assoluto che fa apparire coscientemente la forza neutralizzante che colma l'intervallo tra la forza attiva e quella passiva, e così si può andare avanti. Anche tra il fa e il mi, cioè tra tutti i pianeti del sistema solare e la Terra, manca un intervallo. In questo secondo caso interviene uno shock addizionale, una spintarella per così dire che crea qualcosa di nuovo per far passare le forze dei pianeti alla Terra, che altrimenti sarebbero bloccate Il nella contrapposizione di attivo e passivo. E questo qualcosa di nuovo, creato, è la Vita Organica, che scende
    dall'alto sulla Terra, organo di percezione per cosi dire della Terra delle influenze planetarie, specie di pellicola sensibile che copre tutto il globo terrestre.

    L’uomo, che è parte del corpo organico della Terra, è una macchina biologica che riceve, trasforma e trasmette energia. Il processo però avviene in maniera puramente meccanica e automatica. L uomo in quanto macchina è prigioniero della Terra e della vita organica, non può nella sua meccanicità accendersi da solo e mettersi in moto da solo. Come la natura egli non conosce un'evoluzione cosciente ma solo uno sviluppo meccanico; nasce, si nutre e muore, la sua vita dipende da influenze esterne che costituiscono la legge generale del caso e dell'accidente, il suo stato è quello del condizionamento esteriore, egli è una sorta di burattino i cui fili sono tirati da forze per lui cieche.

    L'uomo però ha la possibilità di cessare di essere una macchina, si tratta solo di una possibilità, sta a lui renderla attuale. L’unica evoluzione possibile è quella cosciente, ma l'uomo non sa cosa sia la coscienza, poiché in genere non la possiede, e tuttavia crede di possederla. La coscienza, poiché non l'abbiamo, non può essere definita. Però ne abbiamo la possibilità. La coscienza ha quattro stadi di sviluppo ma l'uomo ordinario ne conosce solo due, il sonno e la veglia. Ma se di notte l'uomo nel suo letto sa di dormire e di non avere una coscienza, di giorno crede di essere sveglio e cosciente, e invece s'inganna, poiché è sotto l'influsso di un sonno ipnotico che lui scambia per coscienza lucida.

    L’uomo ha però la possibilità di svegliarsi anche di giorno e di vedere la meccanicità del proprio vivere e di accedere così, constatando che dorme e che non è cosciente, al terzo stadio, quello della coscienza di sé. L’ostacolo principale è quello di pensare di essere già coscienti, scambiando per coscienza certe conoscenze mentali, apprese tramite il condizionamento esterno, con le quali ci si identifica.

    L’uomo si inganna continuamente, scambia l'illusione per realtà e questa per illusione. Quando si dice per esempio «egli ha preso coscienza del suo ruolo di sfruttato» oppure «egli ha preso coscienza di avere un complesso edipico » di solito si vuole affermare un ampliamento della coscienza di sé e invece non si fa altro che ridurre la coscienza di sé alla coscienza di veglia, cioè agli inganni della mente.

    Che dire allora del quarto stadio, la COSCIENZA OGGETTIVA? Solo questa ci fa vedere la realtà così com’è. L’uomo può destarsi, sì, ma deve lavorare su di sé, deve conoscere se stesso, così come è, è pura apparenza. I due pilastri del lavoro su di sé per diventare autocoscienti sono lo sforzo cosciente e la sofferenza intenzionale. L’uomo s’illude già di «essere» e invece esiste soltanto e in una forma fenomenica. S’illude attorno a tre punti fondamentali:

    l) Quello di essere uno. Invece quando dice «lo» s’inganna perché vi sono semmai centinaia di io. L’uomo non è uno, ma molti, è una contraddizione di io. Vi sono perlomeno tre io nell’uomo, l’io che pensa, l’io che sente emozionalmente, l’io che sente istintivamente e che agisce fisicamente. L’uomo è un essere tricervicale. Come un tutto energetico è dotato di sette menti, ma solo tre funzionano nell’uomo ordinario, e perdi funzionano più male.

    2) L uomo crede di avere una volontà, ma in lui non c’è niente di stabile, unitario, permanente.

    3) L uomo crede di potere fare e invece tutto accade. La legge dell’ottava impedisce all’uomo di «fare», perché negli intervalli le forze vengono deviate e così egli rimane senza più potere.

    Se l’uomo fosse in grado di percepire le energie dei centri superiori il livello della sua coscienza si alzerebbe ma questo è pressoché reso impossibile dal disordine e dalla disarmonia dei tre centri inferiori, come si vedrà più avanti. L uomo può svegliarsi ma deve sottoporsi a sforzi costanti della coscienza. Lo shock come si è visto a proposito del Raggio di Creazione è una necessità inerente al funzionamento stesso dell’universo (l’uomo è un universo in miniatura) e dipende dalle leggi del Tre e del Sette. Se l’Assoluto stesso compie sforzi coscienti. e impartisce shock, anche l’uomo, che è un Dio in potenza, lo può fare. L’uomo è mortale, però ha la possibilità di diventare immortale pagando con i propri sforzi e con la sofferenza intenzionale.

    L uomo è parte della Terra ma il suo posto e la sua funzione nell’universo non si riducono a questo pianeta. Nel cosmo tutto è materia, posta per così dire in scala, dall’Assoluto alla Luna: vi è il minerale, il vegetale, l’animale, l’umano, il divino. Ogni materia è un Idrogeno. Vi è interdipendenza tra i singoli gradini della scala degli Idrogeni, uno serve all’altro, uno mangia l’altro, poiché tutto è cibo. L’universo è altamente predatorio per vivere deve mangiare.

    L’organismo umano riceve tre tipi di nutrimento:

    l) cibo fisico (livello do 768 nella scala degli H);
    2) l’aria che respira (do 192);
    3) le impressioni (do 48), cioè pensieri, sensazioni, emozioni, le funzioni dei tre centri.

    Vi è nell’uomo come nella natura un continuo processo di trasformazione dalle sostanze più grezze a quelle più fini, voluto dalla legge dell’ottava, che fa sì che l’uomo possa essere considerato come un laboratorio alchemico a tre livelli, fisico, emozionale, mentale. Tutto si trasforma.

    Per quanto riguarda il cibo fisico e l’aria gli shock che colmano gli intervalli dell’ottava sono meccanici, ma per le impressioni al momento della loro ricezione occorre uno shock artificiale che consiste in un certo tipo di sforzo cosciente, definito «ricordarsi di sé», che permette alle impressioni di passare dal livello H 48 della scala fino a quello H 24 e H 12.

    Giunti a questo punto (e il 12 è il livello del nostro Sole) occorre un secondo tipo di sforzo cosciente. Il lavoro dell’ autoconoscenza, che conduce alla costruzione dell’anima una e immortale consiste, come la Grande Opera degli alchimisti, in questi due sforzi coscienti.

    Anche il secondo tipo di sforzo è necessario, altrimenti la produzione delle sostanze fini e la trasformazione dei metalli vili in oro si arresta. Per proseguire occorre imparare a non manifestare le emozioni negative, ma questa idea potrà essere svolta solo più avanti, quando parleremo dei centri e della personalità.

    Però fin da adesso possiamo accennare al fatto che l’uomo non è libero, perché vive sempre in uno stato di identificazione.

    Il lavoro su di sé per diventare autocoscienti serve comunque come preparazione al secondo tipo di sforzo,
    col quale il laboratorio umano produrrà una tale quantità di sostanze fini che col tempo il carattere del laboratorio stesso verrà cambiato e l’uomo potrà fare la pietra filosofale con cui trasformare il metallo vile in oro. Per finire il quadro teorico dell’insegnamento bisogna accennare ad altre due idee fondamentali. La prima riguarda la distinzione tra personalità ed essenza. L’uomo è costituito da due parti, l’essenza e la personalità.

    L’essenza è ciò che è innato in lui, ciò che è incondizionato, ciò che è suo. La personalità è ciò che invece non è suo, perché gli deriva attraverso l’educazione e l’apprendimento dall’esterno, dalla società.

    Per chi vuole meglio approfondire lavorando e osservando se stesso per meglio comprendere (forse dopo, in seguito capirà) come si forma la personalità e come questa sia l’ostacolo principale al risveglio dell’essenza.
    Lo sviluppo dell’essenza è invece il frutto del lavoro su di sé. La personalità è la menzogna nell’uomo, l’essenza la verità. Ma l’una va a spese dell’altra; di modo che normalmente, giunto all’età adulta l’uomo ha un’essenza completamente addormentata ed egli è divenuto estraneo a se stesso.

    Egli è costituito solo di cose che ha appreso, è tutto sapere, ma il suo essere, dov’è il suo essere? All’essere si è sostituito l’avere. Ma questo è solo illusione. Lo sviluppo dell’uomo si effettua su due linee parallele, l’essere e il sapere, invece l’uomo moderno in modo speciale procede unilateralmente sulla via del sapere. Di conseguenza conosce molte cose ma non ne comprende nessuna. Questa è la seconda idea fondamentale, la distinzione tra COMPRENDERE E SAPERE.

    In Occidente la boria del dotto è un fenomeno ben noto a tutti tranne che al dotto, il quale non si rende
    conto (ma non solo lui) che il conoscere e il comprendere sono due cose completamente diverse. La comprensione richiede infatti il lavoro simultaneo dei tre centri, mentre il conoscere è l’attività tipica del solo centro mentale.

  4. LAVORARE PER IL NUOVO PIANO DI COSCIENZA

    «Essere un Tonai perfetto significa essere consapevole di tutto ciò che accade sull’isola del Tonai».
    C. Castaneda, L’isola del Tona!

    «Il mondo non si offre a noi direttamente; di mezzo vi e la descrizione del mondo. Propriamente, quindi, noi siamo sempre a un passo di distanza e la nostra esperienza del mondo è sempre un ricordo dell’esperienza. Noi siamo perennemente in atto di ricordare l’istante che è appena accaduto». «Ciò che conta non è imparare una nuova descrizione. Ma giungere alla totalità di se stessi. Si deve raggiungere il Nagual senza diffamare il Tonai e soprattutto senza danneggiare il proprio corpo».
    C. Castaneda, L’isola del Tona!

    È dunque dalla cosmologia che si deduce l’esigenza per l’uomo di conoscere se stesso. Certo molti interrogativi rimangono a tormentarci: perché fu creato l’uomo? Perché la terra è diversa dagli altri pianeti? perché la sofferenza? Ma prima di vedere cosa ha scritto Gurdjieff così come anche tantissimi altri grandiosi iniziati ed esploratori dell’anima, in proposito, cerchiamo di chiarire il perché la conoscenza di sé come possibilità è così spesso negata oppure intrapresa in maniera illusoria. La risposta è abbastanza semplice, l’uomo presume già di conoscere se stesso e non si rende conto che la conoscenza di sé è istantanea, è una specie di auto-rivelazione al di là dello spazio e del tempo. E poi chi dovrebbe conoscere se stesso? non è questa una tautologia? Eppure l’uomo ordinario pensa in termini tautologici. Io sono io. La realtà è invece che l’Io è moltitudine, caos, pluralità. L’umanità come specie non fu creata per conoscere se stessa. L’umanità come gli animali ha un’anima di gruppo. L’umanità è la parte evolutiva della vita organica, ma la
    specie non si evolve, solo l’individuo lo può.

    Esiste un contrasto tra la natura e la coscienza. L’uomo ordinario nell’economia dell’universo è solo nutrimento per la Luna. L’evoluzione non è necessaria alla Vita organica. La natura e l’uomo esistono solo per le necessità e per gli scopi della Terra.

    Gurdjieff diceva: «Se tutti gli uomini divenissero troppo intelligenti non vorrebbero più essere mangiati dalla
    Luna>>. Solo la lotta e lo sforzo cosciente permettono a pochi di scivolare come piccoli pesciolini dalle maglia della rete tesa dalla natura con il suo sviluppo meccanico.

    Ma qual’è l’origine della natura e della vita stessa? Nella risposta troveremmo forse la chiave per capire l’esistenza dell’uomo sulla Terra con tutte le sue stranezze e incongruità.

    Intanto gli antichi ci dicono che conoscere se stessi significa conoscere e diventare il dio che abita dentro di
    noi. Forse è per questo che non è opera da tutti e in ogni caso dovremmo prima fare bene i conti, perché altrimenti dopo potremmo scoprire di dovere pagare troppo per la nostra esistenza.

    Oggi la necessità di conoscere se stessi è riconosciuta solo per qualcuno, per i cosiddetti malati di mente. Significa andare dallo psicanalista a farsi spiegare i propri sogni o trarre interpretazioni dai libri di psicologia, oppure darsi all’introspezione sulle pagine di un diario amico. Ma per la gente sana la possibilità di conoscersi è esclusa. Gurdjieff chiamava «lavoro» l’attività di colui che si sforza coscientemente per risvegliarsi e per sviluppare il proprio essere.

    Per alcuni, e sono pochi, questo lavoro diventa lo scopo di tutta una vita, il grande viaggio verso la profondità del proprio essere, l’avventura che dà senso alla propria esistenza. La direzione è controcorrente.
    Abbiamo visto che l’uomo è un laboratorio a tre piani, e che è dotato di tre centri. L’ordine di lavoro rispetto ai
    centri è quello che va dal mentale all’emozionale all’istintivo motorio. All’inizio l’uomo deve studiare se stesso senza pretendere di cambiare. Deve osservarsi. Ma è difficile capire cosa si intende per autosservazione, poiché normalmente la si confonde con l’introspezione o l’autoanalisi.

    L’osservazione all’inizio crea una divisione per poi permettere una sintesi e una armonizzazione.
    Quando ci si osserva ci si deve dividere in tre: pensieri, sentimenti, sensazioni-movimenti. L’osservazione deve isolare le tre funzioni, che di solito sono confuse e indistinte. È la struttura, della macchina che l’uomo deve studiare, cioè le funzioni e le leggi del suo organismo. Ci si potrà accorgere allora che la macchina non funziona, che i centri non vanno ciascuno con loro combustibile, che è l’H 48 per il mentale, l’H 24 per l’istintivo motorio e l’H 12 per l’emozionale.

    I tre centri sono sempre in conflitto e per quanto ognuno debba lavorare in maniera differente, il mentale con energia più densa, più lenta e più pesante e gli altri due con energia sempre più veloce e leggera, ognuno cerca di usurpare le funzioni dell’altro.

    Chiediamoci quindi: la macchina dà o sottrae energia? Se fossimo in grado di rispondere potremmo porre le basi di una specie di morale oggettiva, che ci darebbe il quadro esatto della negatività e della positività delle energie, del bene e del male. Provate a entrare nella sala d’attesa di un guaritore dove l’atmosfera è calda e caricante; e poi in quella di un medico qualunque dove prevale la sfiducia e dove tutti si guardano storto. Potrebbe essere la prova per capire l’oggettività delle vibrazioni in termini di bilancio di energie.

    Per studiare se stessi occorre osservare le divisioni delle funzioni facendo delle constatazioni istantanee, poi bisogna registrarle e solo in seguito si avrà modo di analizzarne le associazioni e di spiegarne i perché e i come. Chiediamoci quindi, ad esempio, a quale centro appartiene il fenomeno del parlare, o del mangiare e così via.

    Ogni funzione ha un suo carattere, il pensiero giudica e compara, il sentimento non ragiona ma definisce le impressioni in base alloro carattere piacevole o spiacevole, le sensazioni sono invece indifferenti. La difficoltà di distinguere le funzioni è dovuta al fatto che in ogni uomo di solito ne prevale una, a seconda del tipo e della polarità, e così l’uomo n. l, il fisico, è passivo a tutto sensazione, oppure attivo perché prevale l’aspetto motorio, il n. 2 è emotivo e passivo, il n. 3 è mentale e attivo.

    Accanto al lavoro corretto dei centri scopriamo così il loro lavoro scorretto, che conduce alla malattia fisica e mentale e alla morte. Se riusciamo a tappare i buchi che portano alle perdite di energia potremo col tempo prima conservarla e poi trasformarla in qualcosa di sempre più fine. Le cause del cattivo funzionamento dei centri sono: – per il corpo le tensioni inutili che si creano continuamente;
    – per il centro emozionale la tendenza a ripetere le esperienze piacevoli del passato e a evitare quelle spiacevoli, l’immaginazione negativa e la pratica di manifestare le emozioni negative;
    – per il centro intellettuale i pensieri e le parole inutili e la mancanza di attenzione, nonché i pensieri
    automatici, i sogni a occhi aperti e il fantasticare, che sono sempre i tratti dell’immaginazione negativa.

    Quando il centro mentale usurpa l’energia del centro emozionale si mette a fare scelte, a giudicare e a ponderare quando invece occorrono decisioni rapide e percezione delle sfumature e dei particolari. Quando il centro emozionale lavora per il centro intellettuale vi è nervosismo, fretta, entusiasmo eccessivo, quando accorrerebbero calma e ponderatezza. Quando il centro intellettuale lavora poi al posto del motorio ingarbuglia tutto (basti pensare a uno che guida l’automobile pensando tutte le volte che deve cambiare in pieno traffico) e quando il motorio fa il lavoro del mentale dà come risultato lettura e ascolto meccanici.

    Che dire poi delle abitudini? Ogni centro ne ha parecchie, basti pensare al fumare prima di addormentarsi o
    dopo cena, al bere il caffè al mattino, al fare conversazione e cosl via. Se prendiamo un foglio di carta quadrettata e in alto scriviamo i numeri dall’l al l0 corrispondenti a un criterio di valutazione che è insufficiente dal 5 allo O e sufficiente dal 6 al l0, possiamo costruire e valutare il grafico delle funzioni, osservando ne la curva e l’andamento per un ciclo determinato, dieci giorni, una settimana, un mese. Si dovrebbero vedere bene espresse le disfunzioni e le disarmonie tra i rispettivi centri.

    Viviamo oggi in un momento particolarmente delicato per lo sviluppo futuro dell’umanità; siamo alla fine di un ciclo cosmico, quello dei Pesci, e all’inizio di una nuova era. “L’età dell’Acquario introduce nuovi valori, FINISCE L’ETA’ DELLA CONOSCENZA E COMINCIA QUELLA DELLA SAGGEZZA INTUITIVA.(ovvero del sapere senza conoscere L’occasione è favorevole per espandere la coscienza e per innalzare il livello dell’essere, tanto per l’individuo quanto per l’umanità intera. Lo sforzo cosciente e la sofferenza intenzionale porteranno chi avrà visto gli inganni della mente verso l’autocoscienza e coloro che sono già coscienti in senso soggettivo potranno conquistare la Ragione Oggettiva. Ma ciò che conta non è arrivare al nuovo piano di coscienza, è bensì lavorare per esso.

    Riporto ora a scopo informativo l’introduzione, «Che cos’è, l’età dell’Acquario», alla Guida internazionale
    dell’età dell’acquario [ci t.].

    Verso il1975 la Terra entrerà nell’età dell’Acquario. Sarà intorno a questo anno che, per buona parte dell’umanità, avrà inizio il passaggio da uno stato di coscienza basato sulla ricerca della CONOSCENZA ad uno stato di coscienza basato sulla ricerca della SAGGEZZA, che a sua volta permetterà lo sviluppo dell’Uomo Cosmico. A questo piano faranno seguito, nella grande curva dello sviluppo della Vita, il piano della Comprensione, il piano del controllo sulla materia, il piano del controllo sullo Spirito della materia e, infine, il piano del controllo dello Spirito stesso. L’era dei Pesci, durata 2155 anni, è stata caratterizzata dal dolore, dal fanatismo, dallo scetticismo, dal conformismo e dalla tendenza a guardare al passato invece che al futuro. Tali qualità negative sono state originate a loro volta dai mali più profondi che hanno afflitto questa età, cioè l’IGNORANZA, la PAURA e l’EGOISMO.

    Questi mali sono stati necessari perché l’uomo doveva essere spinto a sviluppare tutte le esperienze della vita personale, a cercare la conoscenza ed a sviluppare le qualità positive del «sesto raggio», cioè l’idealismo, la lealtà, la compassione, la devozione, lo spirito di sacrificio e lo spirito missionario. L’età dell’Acquario, che durerà altri 2155 anni, sarà caratterizzata dal crollo di molte illusioni mentre porterà l’umanità alla conquista della SAGGEZZA, soprattutto a mezzo della «Linea del cuore». Nelle scuole si insegnerà finalmente a vivere e l’uomo di buona volontà sarà persuaso che è possibile imparare ad amare, a costruire positivamente la propria vita e a conquistare la felicità. Oltre ai Teosofì, agli Spiritualisti ed a tutti i cultori dell’esoterismo che hanno seguito le direttive dei Maestri, altri uomini come Charles Fort, Georges I. Gurdjieff, padre Teillard de Chardin, George Oshawa, H. von Keyserling, Albert Schweitzer, Wilhelm Reich, Nicholas Roerich, René Guyon, Ian Fearn, Jiddu Krishnamurti, Alan Watts, Miki Tokuchica, Martinus per non parlare del grandioso Rudolf Steiner ecc., hanno preparato o stanno preparando quelle rotture sul «piano della conoscenza» che permetteranno all’umanità dell’ultimo quarto dl questo secolo, di intuire delle realtà che non è possibile esprimere con le parole. Il compito di questa Guida e di questa casa editrice è di chiamare a raccolta tutti gli uomini che si sentono spinti ad operare per l’avvento del nuovo piano di coscienza, a cercare e a facilitare quei contatti che permettono lo sviluppo dell’intuizione, la sperimentazione dei «fuochi puri», quella dei «ponti telepatici» e tutto ciò che, ampliando la visione dell’ attuale dimensione umana, ci permetterà di diventare i distruttori delle cause dell’ignoranza, della paura e dell’egoismo.

    Chiediamo la collaborazione di tutti coloro che soffrono per le cause di questi mali, non per una sterile denuncia, ma per discutere i mezzi capaci di annullarli e di neutralizzarle. Dobbiamo imparare a comprendere e poi ad insegnare, che è inutile cercare di vincere l’effetto del male se non si riesce a scoprire la causa che lo ha prodotto. La scienza, seguendo Louis Kevran, è sul punto dl riconoscere che la Legge di Lavoisier non è completamente valida e incomincerà a chiudere l’era delle ricerche materialistiche quando dovrà adottare il Principio dell’Impermanenza:

    «Tutto ciò che ha un inizio ha un termine, tutto si trasforma nel suo contrario».

    L uomo dell’età dell’Acquario dovrà lavorare parecchi secoli per sanare i guasti prodotti dai suoi predecessori su questo pianeta mentre altri Esseri, provenienti da molto lontano, ci insegneranno, entro il 2025, a dominare la nostra «pazza di casa», la mente, la grande Distruttrice del Reale, a realizzare ciò che fu scritto da tempo: «Distrugga il discepolo la Distruttrice».

  5. I CENTRI MAGNETICI

    ««L isola del Tonal deve essere ripulita e mantenuta pulita. È l’unica possibilità che si offre al guerriero. Un’isola pulita non offre resistenza; è come se là non ci fosse nulla». Con un gesto rapido della mano indicò tutto quanto mi circondava, poi toccò il mio notes. «Questo è il vostro mondo. È inutile arrabbiarsi e sentirsi delusi con se stessi, Tutto ciò prova soltanto che il proprio Tonal è impegnato in una battaglia interna: una battaglia all’interno del Tonal è una delle contese più stupide che io possa immaginare. La vita equilibrata di un guerriero è destinata a porre fine a queste lotte. Fin da principio vi ho insegnato a evitare il logoramento. Adesso non c’è più guerra dentro di voi come prima, perché il comportamento del guerriero è armonia, l’armonia tra azioni e decisioni innanzi tutto, e poi l’armonia tra il Tonal e il Nagual».
    C. Castaneda, L’isola del Tona!

    Ciascun centro è diviso in due parti, una positiva e una negativa. Nel centro istintivo-motorio l’istintivo per esempio è la parte positiva che accumula le energie, il motorio è la parte negativa che le disperde. Nel centro emozionale la divisione in positivo e negativo permette di distinguere il piacevole dallo spiacevole. Nel centro mentale permette di stabilire dei paragoni, di vedere le due facce dei problemi nell’analisi critica. Spesso vi è un cattivo uso della parte negativa, che nel centro mentale nutre la gelosia, la diffidenza, l’ipocrisia, il tradimento e nel centro emozionale serve quale veicolo per le emozioni negative.

    Ciascun centro poi è contenuto negli altri, di modo che il centro intellettuale inferiore oltre ad avere le due
    parti positiva e negativa ha anche una parte intellettuale pura, una emozionale e una meccanica. E così via per gli altri centri. Nella maggior parte degli uomini il centro mentale lavora solo nella sua parte meccanica, il che significa che l’uomo non sa pensare, è pensato, deve ancora imparare a usare la mente, non sa porre attenzione. Il lavoro del mentale è quello di registrare su un nastro magnetico (la mente-discoteca) il materiale delle impressioni, ricordi, associazioni. Se si pensa e si parla meccanicamente è solo per frasi fatte, slogan. stereotipi, ogni cosa è divisa in due, o è bianco o è nero. La parte emozionale del centro mentale è invece quella che fa prendere piacere al lavoro mentale e allo studio, dà la passione intellettuale oppure l’erotismo e vari tipi di immaginazioni inutili, ma anche il desiderio di conoscere e la soddisfazione di sapere.

    Quando lavora lo fa senza sforzo. La parte intellettuale pura ci dà il pensiero vero e proprio che conduce alle scoperte e alle invenzioni con imparzialità, attenzione e sforzo. Fin qui il centro intellettuale che nel suo insieme registra, pensa, calcola, combina, ricerca. Il processo dell’ educazione non fa altro che promuovere lo sviluppo unilaterale della parte meccanica di questo centro con ripercussioni negative quindi sulla salute fisica e affettiva. (ben altra cosa e più conoscitivo saggio insegnamento è la pedagogia impartita dal grandioso Steiner)

    Il centro emozionale funziona in base al principio della ricerca del piacere e nella sua parte meccanica comprende il sentimentalismo, l’attrazione per le emozioni collettive più basse, l’ipersensibilità morbosa ma anche l’umorismo. La parte pura è la sede dell’immaginazione creativa e può condurre al risveglio della coscienza, ma se funziona in stato di identificazione conduce solo all’amore di sé come fonte di emozioni negative e alla menzogna. La parte intellettuale del centro emozionale è quella più importante di tutte e quando è combinata con la parte intellettiva del motorio dà la creazione artistica. È la sede del centro magnetico, e il centro delle intuizioni, dà il modo di pensare nuovo secondo una logica dialettica che sa vedere la sintesi degli opposti, è la via verso i centri superiori quando la personalità è armonizzata.

    Il centro istintivo-motorio dirige i cinque sensi, accumula l’energia nell’organismo attraverso le sue funzioni
    istintive e presiede attraverso le sue funzioni motrici a consumare questa energia. Costruisce la vita organica, gli organi e le cellule secondo modelli inconsci di pensiero, è la vita vegetativa inconscia. Nella parte intellettiva l’istinto programma i processi di crisi e di trasformazione dell’organismo, le sensazioni organiche di piacere e di dolore e comprende movimenti istintivi quali la circolazione del sangue, la digestione, i riflessi. Il centro motorio definisce il tipo d’uomo pratico che agisce senza pensare. Vi appartengono i movimenti automatici e una funzione importantissima, l’imitazione. La parte emozionale del motorio è quella che fa prendere piacere ai movimenti e che dà la tenerezza passionale, in caso di creazione artistica dà l’armonia nei movimenti, ad esempio nella danza. La parte intellettuale del motorio, come s’è detto, è molto importante perché dà l’imitazione della natura. In stato di identificazione il centro motorio non funziona affatto e la sua energia viene assorbita dalle parti meccaniche del centro intellettuale ed emozionale.

    Vi è una storia Sufi, che s’intitola I tre dervisci, che è particolarmente adatta per sviluppare la comprensione. Essa si riferisce ai tre centri e alla quarta via come sintesi della via del monaco, dello yogi e del fakiro.

    C’erano una volta tre dervisci, che si chiamavano Yak, Do e Se, e venivano rispettivamente dal Nord, dall’Ovest e dal Sud. Essi avevano una cosa in comune, che cercavano tutti è tre una Via che li conducesse alla Verità Profonda. Il primo, Yak-Baba, si sedeva e contemplava finché la testa gli faceva male, il secondo, Do-Agha, stava dritto con la testa per terra e i piedi in alto finché questi gli doloravano, il tezo , SeKalandar, leggeva libri fino a farsi sanguinare il naso. Alla fine essi decisero di compiere uno sforzo comune, si chiusero in ritiro e si misero a fare all’unisono i loro esercizi, sperando in questa maniera di raccogliere un’energia che fosse sufficiente per produrre l’apparire della Verità, che essi chiamavano Verità Profonda.

    Per quaranta giorni e quaranta notti perseverarono in questo stato e alla fine apparve di fronte a loro, in una nuvola di fumo bianco sorto da terra, il volto venerabile di un vecchio. «Siete voi il misterioso Khidr, la guida per gli uomini?» chiese il primo. «No, egli è Qutub, il pilastro dell’Universo» disse il secondo. «Penso invece che costui non sia nient’altro che uno degli Abdals, i Trasformati» disse il terzo. «lo non sono nessuno di costoro» tuonò l’apparizione «Sono invece colui che voi pensiate che sia. Ordunque desiderate voi tutti la stessa cosa che chiamate la Verità Profonda?». «Si, o maestro» fecero in coro. «Avete mai sentito dire che vi sono tante vie quanti sono i cuori degli uomini? In ogni caso ecco qui le vostre vie» disse il vecchio. «Il primo derviscio viaggerà attraverso il Paese dei Pazzi; il secondo derviscio troverà lo Specchio Magico; il terzo derviscio dovrà chiedere l’aiuto del genio del Vento». Così dicendo egli disparve. Ci fu tra di loro un po’ di discussione, non solo perché avrebbero desiderato ricevere più informazioni, ma anche perché, sebbene avessero tutti praticato diverse vie, pure ognuno credeva che ci fosse solo una via, la propria, naturalmente. Nessuno però era sicuro che la sua propria via fosse sufficientemente utile, sebbene essa fosse stata in parte responsabile di quella apparizione rimasta purtroppo a loro sconosciuta.

    Yak-Baba fu il primo a lasciare la sua cella e invece di chiedere a tutti quelli che incontrava, com’era sua abitudine, dove si potesse trovare nelle vicinanze qualche sapiente, egli chiedeva dove si trovasse il Paese dei Pazzi. Alla fine dopo molti mesi qualcuno seppe indicarglielo ed egli vi si stabili. Non appena entrò nel Paese dei Pazzi egli vide una donna che trasportava sulla schiena una porta. «Donna» egli chiese «perché stai facendo questo?». «Perché questa mattina mio marito prima di uscire per il suo lavoro mi ha detto: “Moglie, ci sono dei valori in questa casa, non lasciare che alcuno passi questa porta . Così quando sono uscita ho preso con me la porta: di modo che nessuno potesse oltrepassarla». «Volete che vi dica qualcosa che vi risparmi di portare questa porta con voi?» chiese il derviscio Yak-Baba. «No di certo, l’unica cosa che potrebbe aiutarmi sarebbe quella di dirmi come alleggerire il peso di questa porta» disse la donna. «Non saprei che cosa dire», fece il derviscio, e così ciascuno se ne andò per la sua strada. Più avanti egli incontrò un gruppo di persone che se ne stavano terrorizzati, di fronte a un’enorme anguria che era cresciuta in un campo. «Noi non abbiamo mai visto prima d’ora un mostro simile» gli dissero «e certamente diventerà ancora più grande e ci ucciderà tutti e noi abbiamo paura di toccarlo». «Volete che io vi dica cosa dovete fare?» egli chiese loro. «Non siate pazzo, uccidetelo e ne sarete ricompensato, noi non ne vogliamo sapere niente». Così il derviscio tirò fuori un coltello, avanzò fino all’anguria e ne tagliò una fetta che cominciò a mangiare. In mezzo a terribili grida di spavento la gente gli consegnò allora una manciata di monete e vedendolo partire dissero: «Non tornate più indietro Onorabile Uccisore di Mostri, non vogliamo anche noi finire uccisi così». Egli allora capì che nel Paese dei Pazzi, allo scopo di sopravvivere uno deve essere in grado di pensare e di parlare come un pazzo. Dopo alcuni anni egli si diede da fare per convertire alcuni pazzi alla ragione e come ricompensa un giorno ottenne la Conoscenza Profonda che cercava. Ma sebbene egli fosse divenuto un santo nel Paese dei Pazzi, lo si ricordava soltanto come l’Uomo che Squarciò il Ventre al Mostro Verde e Bevve il suo Sangue. Essi cercarono di fare la stessa cosa, cioè di raggiungere la Conoscenza Profonda, ma non vi riuscirono.

    Nel frattempo Do-Agha, il secondo derviscio, partì alla ricerca della Conoscenza Profonda. Invece di chiedere in giro egli si recò direttamente dai sapienti del luogo e a tutti chiedeva se avessero mai sentito parlare dello Specchio Magico. Alla fine lo trovò. Si trovava in un pozzo sospeso ad una cordicella sottile quanto un capello e in se stesso era solo i un frammento poiché era fatto di tutti i pensieri degli uomini e non vi erano pensieri sufficienti per formare un intero! specchio. Dopo che ebbe ingannato il demone che lo Do-Agha guardò nello specchio e chiese per Conoscenza Profonda. In un istante essa fu sua. Egli si stabilì in quella zona e insegnò felicemente per molti ni. Ma poiché i suoi discepoli non riuscivano a mantenere grado di concentrazione occorrente per rinnovare con regolarità lo specchio, questo svanì.

    Per quanto riguarda il terzo derviscio, Se-Kalandar, egli cercò dappertutto il genio del Vento. Alla fine giunse in un villaggio e chiese: «Gente avete mai sentito parlare dei genio del vento?» E qualcuno disse: «Non ho mai sentito di questo genio, però questo villaggio è chiamato Vento». Allora Kalandar si buttò per terra gridando: «Non lascerò questo luogo fino a che il genio del vento non mi apparirà!». Il genio allora che stava sogghignando Il vicino si alzò turbinando sopra la sua testa e disse: «Non ci piacciono gli stranieri vicino al nostro villaggio, derviscio. Per questo, come vedi, sono io che vengo da te. «Che cosa cerchi?». «Cerco la Conoscenza Profonda e mi è stato detto che tu puoi insegnarmi a trovarla». «Certo che lo posso» disse il genio «l’hai cercata per tanto tempo che ora quel che ti rimane da fare è pronunciare questa e quest’altra frase, cantare questa e quest’altra canzone, fare questa e quest’altra azione ed evitare questa e quest’altra azione. Così ti guadagnerai la Conoscenza Profonda». Il derviscio ringraziò il genio e cominciò a svolgere il suo programma. Passarono mesi e anni, egli eseguiva sempre le sue devozioni e i suoi esercizi correttamente. La gente veniva a guardarlo e cominciava a imitarlo, poiché era considerato un uomo zelante, devoto e degno di stima. Alla fine il derviscio raggiunse la Conoscenza Profonda e lasciò dietro di sé una folla di devoti che proseguiva per la sua via. Naturalmente nessuno arrivò alla Conoscenza Profonda poiché essi cominciavano là dove il derviscio aveva finito.

    In seguito quando i discepoli di ciascun derviscio s’incontravano si dicevano: «Ho qui il mio specchio, guardalo a lungo è alla fine otterrai la Conoscenza». Un altro replicava: «Sacrifica un melone, ti aiuterà come ha aiutato Yak-Baba». E un terzo interrompeva: «Stupidaggini, l’unica maniera è il perseverare nello studio e nell’organizzazione di certe posizioni, della preghiera e delle buone azioni». Quando ebbero raggiunto la Conoscenza i tre dervisci scoprirono che non avevano nessun potere di aiutare coloro che avevano lasciato indietro e che perciò non potevano trasmetterla ad alcuno.

    Questo racconto, tratto da I racconti dei dervisci [cit.] di Idries Shah, ci insegna che è inutile sviluppare unilateralmente un centro come si fa nella Prima Via del fakiro (il secondo derviscio), nella Seconda Via del monaco (il primo > derviscio) e nella Terza Via dello Yogi (il terzo derviscio), che rappresentano rispettivamente il centro istintivo-motorio, il centro emozionale e il centro intellettuale. Alla fine la Verità non potrà essere trasmessa, perché per insegnare occorre possedere non solo il Sapere ma anche l’Essere e la loro risultante che è la Comprensione. La Quarta Via mira allo sviluppo della comprensione attraverso l’armonizzazione e l’impiego simultaneo dei tre centri. Il sufismo Sarmoung, con cui Gurdjieff era in contatto, parte dallo stadio in cui la personalità è già armonizzata e percepisce gli impulsi dell’essenza.

    Nell’ultimo capitolo degli incontri con uomini straordinari Gurdjieff esemplifica nella figura di Padre Giovanni questa idea fondamentale della Comprensione che è il risultato dello sforzo cosciente. La distinzione tra conoscere e comprendere è raffigurata invece in fratello Seze e in fratello Akel, le parole dei quali hanno effetti opposti su chi ascolta (cfr. pag. 311 dell’edizione italiana).

  6. Sui centri tantissimo ancora si potrebbe dire, ma forse per abbreviare sarebbe meglio parlare del LINGUAGGIO DEI SIMBOLI

    «Si può sopravvivere sul sentiero della conoscenza solo vivendo come un guerriero» disse. «Perché l’arte dei guerriero consiste nell’equilibrare il terrore dell’esser uomo con la meraviglia dell’esser uomo».
    C. Castaneda, Viaggio a lxtlan

    Il Linguaggio dei simboli è universale; poiché è l’ espressione dei centri superiori dove non esiste nessuna divisione. Ricordando che nell’essere umano coesistono come sopra sotto, il centro intellettuale o pensante, il centro emotivo ed il centro istintivo motorio.

    Chi riesce a captare i simboli della Vita è già sul piano della coscienza di sé e in sintonia con l’intelligenza creatrice della Natura, è già in grado di comprendere, poiché i suoi tre centri inferiori sono armonizzati. Il simbolo è trasmesso da coloro che posseggono la CONOSCENZA OGGETTIVA.

    Così com’è anche vero ed osservabile che se l’uomo fosse in grado di percepire le energie dei centri superiori il livello della sua coscienza si alzerebbe ma questo è pressoché reso impossibile dal disordine e dalla disarmonia dei tre centri inferiori. L uomo è parte della Terra ma il suo posto e la sua funzione nell’universo non si riducono a questo pianeta. Nel cosmo tutto è materia, posta per così dire in scala,
    dall’Assoluto alla Luna: vi è il minerale, il vegetale, l’animale, l’umano, il divino. Ogni materia è un Idrogeno. Vi è interdipendenza tra i singoli gradini della scala degli Idrogeni, uno serve all’altro, uno mangia l’altro, poiché tutto è cibo. L’universo per vivere deve mangiare. L’organismo umano riceve tre tipi di nutrimento: l)
    cibo fisico (livello do 768 nella scala degli H); 2) l’aria che respira (do 192); 3) le impressioni (do 48), cioè pensieri, sensazioni, emozioni, le funzioni dei tre centri

    Alcuni praticano l’osservazione di sé e dopo qualche mese o anno si ritirano scontenti. Questo perché la loro osservazione è solo mentale, in realtà essi non possono osservarsi vivere perché semplicemente non vivono, non fluiscono nell’attimo. Se vivessero apparterrebbero già alla lista dei morituri. Del resto l’avventura della conoscenza di sé ha dei rischi notevoli, la pazzia e l’isolamento sterile in primo luogo. Si legga in proposito l’istruttivo racconto di Hawthorne dal titolo: Egotismo: o il serpente nel seno (in Racconti [Garzanti, Milano 1992]).

    Non si arriva alla casa del Padre, che ha molte stanze e molte dimore se non si riesce a passare prima attraverso l’unione con la Madre. Questo stadio rappresenta l’identificazione con la vita nella sua totalità e quindi la decisione suprema della morte come disidentificazione. La lettura dei libri di Krishnamurti rappresenta un esercizi notevole per prepararsi alla identificazione con la vita. E questo il principio della filosofia positiva acquariana che annuncia per la seconda volta il messaggio del Cristo, LA VIA DEL CUORE, l’esistenza del maestro interiore riconoscibile nei simboli della Vita.

    Utile è anche, per un raffronto tra l’insegnamento di Gurdjieff e quello di Krishnamurti, la lettura di Basic selfknowledge [cit.] di H. Benjamin. L’Incesto filosofico è l’unione con la Madre e comporta l’attivazione degli archetipi dell’inconscio collettivo, cioè della subcoscienza comune a tutto il genere umano, che contiene le registrazioni degli annali dell’ Akasha.

    Certo che nella fase in cui si percepisce il fluire della Vita attraverso i suoi simboli, fase in cui la personalità funziona con le energie dei centri superiori senza esserne appieno consapevole, i pericoli degli inganni mentali non diminuiscono, anzi diventano più sottili. Basti pensare all’inganno di occultare la teoria come anche l’aspetto pratico ormai dimostrabile della reincarnazione o della metempsicosi ovvero del trasferimento di coscienza da un corpo ad un altro corpo di manifestazione.

    Chi vive di simboli si nutre di energie fino ai livelli dell’H 24 e 12, vede l’illusione sensoriale e comincia a superarla senza identificarsi più con la personalità. Osservarsi vivere è drammatizzare giocosamente se stessi ogni istante, è recitare i ruoli con distacco sul palcoscenico del mondo. La vita organica è un film, cioè una sequenza di immagini che hanno significato di simbolo, simboli che vengono registrati/impressi nella pellicola dell’anima, simboli che rimandano cioè a un mondo spirituale che sta dietro le scene. Occorre osservarsi mentre si è al cinema che si guarda il film proiettato, essere attori e registi di sé stessi.

    Imparare a usare la mente è imparare a usare la cinepresa e il proiettore. Chiediamo alla mente: cosa stai proiettando in questo momento sullo schermo del mondo? Potremmo scoprire così che le immagini sono sempre visioni capovolte, riflesso, della realtà e che il fascio di luce che le porta è quello il flusso della coscienza. (il buon grande iniziato Platone su questo aspetto ci ha lasciato tanto)

    Anche le parole sono simboli, ma difficilmente cambiando la realtà spirituale che sta dietro, perché ci identifichiamo con esse. Il mondo sensibile dei neoplatonici è simbolo del mondo intelligibile, la Vita Organica, creata dall’alto, è simbolo delle energie planetarie. Tutto è simbolo, anche i fatti più banali della vita quotidiana, anche se il linguaggio simbolico tradizionalmente comprende i numeri, le figure geometriche, i miti, gli aforismi, le parabole, le favole, Per simbolo non si deve intendere solo la visione di immagini interiori o di immagini oniriche statiche o dinamiche, simbolo è la stessa situazione esistenziale in cui siamo inseriti, le scene della nostra vita con i suoi attori e i suoi intrecci. Simbolo non è solo ciò che vediamo, le scritte sui muri, i libri che leggiamo con i loro titoli al neon, le parole che ascoltiamo (magari alla radio libera), le parole delle canzoni, ma è anche ciò che facciamo e ciò che pensiamo.

    L’importante è non identificarsi, recitare con distacco cosciente i ruoli della personalità. I simboli sono come dei paracarri, segnano un cammino, indicano la direzione e la distanza tra una stazione e l’altra nel viaggio dell’essenza, dal risveglio fino alla morte quindi alla rinascita. La Vita come Provvidenza divina nel suo aspetto di madre e nutrice ci dà i messaggi, senza ei quali non saprebbero dove andare coloro che non si basano più sulla volontà ingannevole della personalità programmata mentalmente, ma che hanno un centro magnetico da crescere. Se la mente viene costretta ai suo ruolo di fedele servitore dopo un po’ comincia a far vedere nel mondo esterno quello che la coscienza ha programmato.

    Un modo di vivere così non può essere che sperimentale. Per questo è stata fatta la rivista «L’età dell’Acquario». La vita vissuta alla maniera acquariana ella sperimentazione del Presente diventa una specie di caccia al tesoro. Qualcuno manda messaggi che rimandano a loro volta ad altri messaggi. Tutto sta nel percepirli senza lacune. Dove si va a finire? Non c’è scopo finale, non c’è premio, c’è solo da imparare a ricevere messaggi divenendo ricettivi, coscienti e soprattutto responsabili con molta attuazione dei messaggi stessi. In questo sta il ricordarsi di sé».

    Mentre il cammino della personalità è costellato di frustrazioni o di effimeri successi e titillamenti dell’amor proprio, il cammino dell’anima è segnato dai simboli. Tra questi il simbolo centrale, quello che decide se si andrà verso la perfezione e là dissoluzione è quello della Madre.

    Nelle fiabe essa compare come la strega cattiva che deve essere servita per tanti anni. Dopodiché forse può comparire liberazione e nuova vita, cioè rinascita. Bisogna prima imparare a disprezzare la vita se si vuole imparare ad amarla coscientemente. La Madre è il simbolo del doppio volto della Vita dietro il quale fluisce l’energia dell’essenza. Gioia e dolore sono la stessa cosa, la realtà sta al di là degli opposti.

    Vi è una canzone di Bob Dylan che evidentemente deve essere, anche a insaputa dell’autore, un pezzo di arte oggettiva, perché al di la dei suoni e delle parole trasmette proprio questo messaggio. Il suo ritornello dice:

    Signora delle vallate dagli occhi tristi
    dove i profeti dagli occhi tristi
    narrano nessun uomo giunge
    i miei occhi di magazzino i miei tamburi arabi
    li deporrò signora ai tuoi cancelli
    oppure dovrò ancora aspettare?

    Ma i simboli non stanno solo nelle fiabe, nelle canzoni o nei libri illustrati di psicologia, stanno soprattutto nei fatti della vita che noi prendiamo per reale. Riportiamo qui come esempio di autosservazione uno stralcio dal
    materiale di un membro del gruppo H mi 12: (h=idrogeno primordiale mi=della scala musicale 12=le leggi che governano i mondi superiori, rispetto ai 48 di questo nostro mondo materiale)

    Scendo in strada, è mattina, salgo in macchina, infilo la chiavetta e la macchina non parte. Mi succede sempre qualcosa che non va alla macchina, so che è il simbolo stesso della meccanicità dell’uomo, della mancanza di controllo della personalità. Poiché piove da tre giorni penso che sia scarica la batteria. Comunque il centro mentale comincia a seminare pensieri di preoccupazione e l’immaginazione negativa a prospetto una serie di associazioni meccaniche di situazioni analoghe vissute in passato. Spingo la macchina fino all’ elettrauto e faccio delle constatazioni sullo stato di tensione e di nervosismo del corpo, però non sono affatto calmo anche se mi osservo e sento già avanzarsi i segni delle emozioni negative, ansia, perplessità, paura legata all’immaginazione di quello che non potrei fare senza la macchina. Giunto dall’elettrauto non si riesce a trovare il guasto e l’irritazione cresce. Torno dopo due ore e l’elettrauto mi dice «Guardi cosa le è successo » e mi indica il posto dove dovrebbe stare la benzina: è invece pieno d’acqua. Impeto d’ira incontrollato, qualcuno mi ha fatto uno scherzo, vorrei uccidere l’elettrauto, mi sento vittima di un complotto e pensa con astio a quei maledetti ragazzini che due mesi fa mi avevano forzato il finestrino. Mi autocommisero inoltre, perché costretto a dipendere dalle macchine. Nonostante veda la causa di tutta questo in alcune identificazioni, con la macchina stessa, con uno che non si lascia impunemente prendere in giro, con il re tradito dai sudditi, l’emozione negativa mi ha sorpreso e Il rimane a devastarmi il plesso solare. Porto la macchina dal meccanico il quale mi preventiva una spesa piuttosto alta, ma non mi arrabbio maggiormente perché ho imparato ad accettare le spese per i guasti della macchina! Però mi accorgo che quello che più mi fa arrabbiare è proprio l’evidenza del significato del fatto stesso per la coscienza: mi hanno
    rubato il combustibile (l’H), sostituendolo con acqua. Odio l’acqua e senza H non posso più bruciare, credo di amare, invece il fuoco. Collego il tutto, con una associazione non meccanica ma cosciente, a una persona che proprio ieri sera era tornata nella mia città, per la quale provo da tanto tempo avversione, e nello stesso tempo a un amico che ho visto la mattina stessa, in metrò con la sua ragazza. La sera stessa costui mi telefona dicendomi che la sua ragazza ha tentato il suicidio. Allora capisco che devo imparare ad accettare chi è più debole di me.

    Il linguaggio simbolico è anche il linguaggio dei sogni. Il materiale d’indagine della cosiddetta psicologia contemporanea è costituito quasi esclusivamente dai sogni. Si dimentica però che anche il contenuto della coscienza di veglia è sogno e illusione. L’atteggiamento corretto nel confronto dei sogni è quello dell’osservazione. Bisogna però tenere presente che nei sogni viene usata l’energia dei tre centri che costituisce il residuo della giornata. Se si vivesse pienamente di giorno e ogni centro utilizzasse il proprio quantitativo di energia, di notte i sogni non si verificherebbero. Studiamo quindi i sogni con riferimento alle funzioni, distinguiamo i sogni fisici da quelli mentali e da quelli emozionali. Chiediamoci quali predominano e avremo modo così di scoprire in quale centro va a finire di notte l’energia non utilizzata durante il giorno.

    È questo un esercizio che serve a individuare le cause del cattivo funzionamento dei centri. Se dormiamo profondamente e non sogniamo ci ricarichiamo di energie, in caso contrario ci scarichiamo e ci alziamo già stanchi. In particolare i sogni emozionali sono quelli che maggiormente ci scaricano, gli incubi ne costituiscono il caso limite. Osservarli può essere utile per cogliere qualche grossa identificazione con le relative collaterali emozioni negative. In casi rari i sogni possono darci intuizioni o premonizioni, per l’afflusso di energie provenienti dai centri superiori. Lo scopo comunque dell’osservazione dei sogni è quello di individuare, in riferimento ai centri, i buchi, le lacune, le frustrazioni della personalità.

    Gurdjieff diceva che noi progettiamo il nostro futuro a secondo della maniera in cui utilizziamo la nostra energia. Ogni ventiquattro ore ci viene data una determinata quantità di energia. Se non la usiamo oggi non potremo più utilizzarla tra un mese o tra un anno. Ricordiamo che una delle forme principali della degenerazione della Speranza è la malattia «domani».

    L’attività del sognare è comunque una funzione dei centri superiori; in questo senso ne parla Castaneda a proposito degli insegnamenti di don Juan sulle tre tecniche delle interruzioni delle abitudini di vita, dell’andatura del potere e del non-fare. Colui che è capace di «sognare » coscientemente ha già il controllo della «realtà separata ». Il «sognare» implica l’uso cosciente delle forze creative e il potere di viaggiare con l’anima; la psicotematica (La psicotematica è forse ciò che meglio caratterizza l’opera di Bernardino del Boca, l’antropologo teosofo il cui messaggio preparatorio dell’età acquariana, diffuso specialmente tra il 69 -75, costituisce seni altro uno svolgimento dei principi di Gurdjieff. Come realtà, la psicotematica è sempre esistita quale strumento d’azione dei grandi iniziati.) come metodo per sviluppare la fantasia, l’immaginazione creativa è l’inizio del «saper sognare».

    Fluire nella Vita significa vivere il significato simbolico di ciò che viene costruendo l’Intelligenza della Natura. Si è allora strumenti della Vita stessa, in grado di conoscere sé stessi attraverso gli altri, imparando attraverso i simboli della Vita la lezione che essa ci invia ogni giorno tramite i suoi messaggi. Captare i simboli significa «vedere». I simboli non devono essere interpretati, devono essere «visti».

    Occorre sviluppare una particolare attenzione per ciò che l’anima vuoi farci vedere in determinati momenti, che però si collocano ai di là del tempo. Quando diamo, la nostra coscienza si illumina. Don Juan dice: «Un guerriero pone una domanda, e mediante il suo “vedere” ottiene una risposta, ma la risposta è semplice, non ha mai abbellimenti del tipo dei barboncini» (L’isola del Tonal, pag. 164). Il principio dello sforzo cosciente e della psicotematica è quello di fare domande a se stessi e di ottenere risposte dalla Vita, ma bisogna saper spezzare al momento opportuno il dialogo interiore, altrimenti come si possono «vedere» le risposte? Il nuovo modo di vivete acquariano è basato sulla percezione dei simboli della Vita nel suo fluire al di là del tempo e dello spazio. La Vita ci parla, provvede a noi, ci manda, come insegna don Juan, consensi alle nostre azioni e presagi per il futuro. Non dobbiamo prenderli per o incidenze casuali. La Serendipità, o l’arte di fare scoperte come per caso, è l’inizio della psicotematica. E nemmeno si tratta di soggiacere alla paura o alla superstizione, che una forma di ignoranza di ignorare. Il guerriero che score i sentieri del proprio cuore deve essere dotato di equilibrio, deve saper cioè temperare lo smarrimento e la aura, che sono le due emozioni che tentano di sviarci quando riusciamo a intravedere un qualche spiraglio nel mondo parallelo.

    Quando «vediamo» la coscienza si risveglia, abbiamo razzi di luce che sta a noi prolungare e dilatare nell’attimo con «il ricordarsi di sé». Si tratta di vegliare, cioè mantenersi svegli a lungo contro le tentazioni che inducono al sonno. Il tempo della coscienza non è quello segnato dal tic tac dell’orologio, è il tempo vivo, la durata del fluire della Vita. Quando il tempo è vivo vien meno la memoria tridimensionale ed appare la memoria dell’anima che è preceduta dall’oblio delle negatività.

    Ricordarsi di sé significa soprattutto ricordarsi dello sforzo cosciente che abbiamo cominciato ad applicare a un qualsiasi scopo della nostra vita quotidiana, e che poi abbiamo perduto di vista al sopraggiungere della fase in cui nell’ottava l’intervallo è mancante. È qui che deve intervenire lo shock cosciente, che deve servire a rammentarci lo scopo stesso dell’esistenza e il suo significato di lotta per la coscienza, nonché la povertà del nostro livello di essere.

    Se riusciamo a risvegliare l’essenza è perché l’intervallo mancante nell’ottava è stato colmato con l’afflusso di vita emozionale, di energia planetaria. Dall’amore, al fare, all’ essere: è in questo senso che bisogna compiere lo sforzo cosciente. Noi siamo privi di vita emozionale cosciente, dobbiamo creare in noi la Terza Forza, ci lasciamo contagiare dalle emozioni negative e dagli stati di identificazione e di abuso del sesso da parte degli altri, perché non aprirci invece alla influenza delle emozioni provenienti dai centri superiori, che sono altrettanto contagiose? Il fatto è che siamo troppo presi dai nostri pensieri, che poi non sono neppure nostri essendo del tutto involontari, e non ci accorgiamo che ciò che determina la loro direzione è l’intensità delle emozioni che stanno dietro. Ciò che conta è la carica emozionale che diamo al nostra vivere e lo potremmo sperimentare accendendo in noi i fuochi puri.

    La nostra vita emozionale soggiace interamente al meccanismo ripetitivo della ricerca del piacere vissuto in
    passato, ma in realtà non sappiamo né piangere né ridere, il centro emozionale è del tutto carente di espressione. Per imparare ad amare bisogna fluire nell’attimo, superando così il dualismo di mezzo e fine. Ciò che si canalizza al momento al di là della terza dimensione è amore, o almeno il suo inizio di sviluppo. Come esercizio per creare in noi i presupposti per una vita emozionale dovremmo cercare di sperimentare per esempio la simpatia, sforzandoci di superare e di comprendere ciò che ci impedisce di accettare gli altri. E questa la sofferenza intenzionale. Noi varremmo vivere col cuore innamorandoci dell’uomo o della donna dei sogni o servendo Dio o il maestro o il guru, ma non ci accorgiamo che per il nostro vicino proviamo di solito indifferenza o disprezzo o rancore o animosità.

    Quando ci sentiamo carichi e magnetici è perché il centro emozionale ha avuto un improvviso risveglio, quando siamo scarichi è perché la macchina perde energia col parlare inutile, col sognare ad occhi aperti. con abitudine di l esprimere emozioni negative. Ciò che conta nel lavoro su di sé è sviluppare l’essenza a mezzo del centro emozionale.

    Anche il «vedere», come insegna don Juan, è solo un trucco da usare per combattere la mente con le sue stesse armi, ciò che conta è interrompere il dialogo interno con le tecniche per la cancellazione della storia personale e con il «sognare», allo scopo di entrare in contatto con l’essenza e di far affluire l’energia cosciente di cui il guerriero ha bisogno.

    ”Vedere” senza essere prima un guerriero ti renderebbe debole; ti darebbe una falsa mitezza, un desiderio di ritrarti; il tuo corpo deperirebbe perché diventeresti indifferente », dice don Juan in La realtà separata.

    La lotta del guerriero naturalmente deve avvenire all’interno, la guerra interiore è la guerra santa contro la falsa immaginazione e l’identificazione. Il campo di battaglia è il centro emozionale. Per un’osservazione efficace del suo comportamento bisogna a un certo punto, quando si è in ~grado già di vedere le cause delle negatività chiedersi che ~cosa ci piace e che cosa non ci piace, allo scopo di cogliere l’illusorietà della lotta tra gli opposti e per cominciare a sperimentare il fuco puro della neutralità. Ogni tipo di lavoro mentale, fis1co o emozionale e basato di solito sul principio dei piaceri e dei dolori.

    Quando ci sforziamo in questo senso campiamo sforzi puramente meccanici sfasati rispetto all’attivo, avendo di mira il risultato e la conseguenza dell’azione. Il lavoro cosciente invece presuppone il desiderio, che e qualcosa di impersonale e di essenziale.

    L’emozione negativa è impura, basata cioè su uno stato di identificazione, è un’onda che ci passa attraverso,
    che bisogna lasciar la andare e invece noi ci attacchiamo ad essa la tratteniamo e la facciamo nostra. Questo è indulgere con se stessi. occorrerebbe invece proprio con sé stessi più che con gli altri maggior severità e vegliare, vegliare allo scopo di evitare di autodivorarci.

    Il negativo non va sottolineato va bensì dissolto alla luce della comprensione delle cause, esso non è reale, è un prodotto dell’illusione. Nel lavoro dell’autosservazione bisogna stare attenti a non peggiorare in un certo senso le cose, l’osservazione che vede il negativo e non il suo carattere illusorio è solo mentale e doppiamente ingannevole. Bisogna ridere delle negatività ed assumere un atteggiamento di benevolenza nei confronti dei difetti degli altri. Il nemico non deve essere ucciso, bisogna venire a patti con la mente in modo tale che essa poi non ci venga a ostacolare.

    «I guerrieri saltano di là dal muro, non lo demoliscono », dice don Juan. Si tratta di sperimentare un nuovo modo di vivere che potrebbe farci realizzare l’unico potere reale che esiste, il potere dell’amore cosciente. Bisogna che la mente ne sia informata, essa deve servirei come amica, aiutante, servitrice, essa deve accettare l’idea del suo superamento e deve renderlo possibile.

    Tutto quello che l’uomo combina di buono non è da ascrivere a suo merito personale. La sforzo meccanico bada al risultato, esige la ricompensa, il merito non è mai personale, esso sta nello sforzo della coscienza che non deve avere alcuno scopo al di fuori di sé, essendo spontaneo e creativo. Anche il «vedere» serve soltanto ad imparare a vivere senza identificarsi col risultato delle proprie azioni. Come si semina cos’ si raccoglie. Il libro della Vita, il libro della Natura, su cui è iscritta la nostra lezione individuale da apprendere ogni giorno, è scritto per simboli.

    La conoscenza di sé, l’unica conoscenza possibile e reale, che fa da ponte verso la conoscenza oggettiva, avviene tramite la percezione di questi simboli. Essi sono i segni indicatori del cammino compiuto e da compiere. Pochi sono coloro che scoprono se stessi, pochi sono coloro che vivono il loro già tracciato destino.

    Quasi tutti vivono secondo il caso, l’accidente, il destino invece è ciò che viene proiettato dall’anima al presente. Esso può essere molto doloroso, ma se si è preparati ad affrontarlo con l’intenzione cosciente di considerarlo solo uno stimolo per il risveglio interiore allora, come il piacere, anche il dolore appare illusorio. L’uomo è unico, irripetibile e universale, ma pochi riescono a diventare veri uomini. In futuro alcuni, avendo imparato ad usare la mente, potranno percorrere con forza cosciente ed equilibrio la via del cuore. Per ora c’è da augurarsi che succeda sempre più spesso a noi, come è successe al nipote di Belzebù, di provare quel della coscienza che fa dire a Boccadaro in punto morte: «Ma come vuoi morire un giorno, Narciso, se non hai una madre? Senza madre non si può amare. Senza non si può morire». Parole che nel cuore di Narciso bruciano come un fuoco.

    Ecc…

    Mi scuso per la lungaggine, ma è dovuto alla mia cosciente incoscienza a cui non basta e non bastano poche sintetiche parole, così come non gli bastano tutte le parole di questo mondo, perché tanta è la sete, tanta è la voglia di riprendere anche in un frammento qualcosa di quello che avevo lasciato in tanti vite precedenti; che non mi fermerò per riscoprire che alla fine bastava seguire la via del cuore e nulla di più. Certo un bicchiere non potrà mai contenere 100.000 (mila) litri di acqua, ma è anche vero che se quel bicchiere riesce ad riscoprire la sua vera divina natura quantica, allora tutto l’impossibile inimmaginabile diventa possibile……

    A voi Cari Amici e Care Amiche le Vostre Giuste Critiche.. ….

  7. Dimenticavo una grande importante citazione espressa anche nel Faust del Grande Iniziato GOETHE “Ciò che trapassa, non è che un simbolo; l’irraggiungibile si compie qua, ciò che è ineffabile, qui diviene atto, femminio eterno qui ci trarrà

  8. Il modo più facile e diretto per impoverirsi e far la guerra agli altri.

  9. è

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