La fine del giorno

Sotto una luce bigia, senza posa,
senza ragione, si contorce e incalza
danzando, spudorata e rumorosa,
la Vita: così, poi, quando s’innalza

voluttuosa la notte all’orizzonte,
e tutto, anche le fami, in sé racqueta,
tutto annuvola e spegne, anche le onte,
“Eccoti, alfine!” mormora il poeta.

“Pace ti chiede il mio spirito ed ogni
mia fibra, pace, e null’altro elisire;
ricolmo il cuore di funebri sogni,

vo’ stendere le mie membra supine
nella frescura delle tue cortine
e quivi sempre, o tenebra, dormire!”

Charles Baudelaire

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Cinema: delude Wim Wenders con “Ritorno alla vita”

ritorno-alla-vita-recensione-v4-24932-1280x16Quando in un film c’è un “però”, spesso diventa un “no”, anche se condito da un “eppure”. E’ un film pieno di umanità, un melodramma freddo, sensazione cui insieme ai toni pacati e alle luci soft contribuiscono gli scenari innevati e i silenzi (forse troppi) dei protagonisti. Ritorno alla vita (Every Thing Will Be Fine) è un film del 2015 diretto da Wim Wenders, con protagonisti James Franco e Charlotte Gainsbourg. Racconta dodici anni nella vita di Tomas, uno scrittore americano in crisi creativa: la sua relazione con Sara, una ragazza dolce e convenzionale che poco capisce del suo mondo interiore; quella con l’editrice Ann e sua figlia Mina; il difficile rapporto con la scrittura, il successo critico e il riconoscimento intellettuale. Ma soprattutto cerca di raccontare delicatamente (eppure sempre sul filo dell’inquietudine) una torsione della vita psichica, e come verosimimente proprio quelle stesse istanze difensive possono sia essere deputate a proteggere il Sé da ulteriori offese o diventare distruttive, dando origine a un ulteriore trauma per l’individuo. Vari nodi da sciogliere, dunque, e per il protagonista la ricomposizione di quei processi transizionali della relazione umana che rendono la vita degna di essere vissuta avverrà nella maniera più inattesa. Il “però” è nella sceneggiatura, nell’interpretazione un po’ pretenziosa di Franco, nel dubbio che si insinua (e in questi casi è “grave”): ma doveva proprio essere un lungometraggio? James Hillman diceva magistralmente: “Perché la psicologia, per me, è aprire le ostriche e pulire le perle, cioè recuperare e portare alla luce e indossare quotidianamente la vita dell’immaginazione, che può non redimere la tragedia, non lenire la sofferenza, ma può arricchirle e renderle più tollerabili, interessanti e preziose”. Ma per descrivere questo processo, i sensi di colpa e la relativa catarsi è proprio necessario sottoporre lo spettatore allo stesso processo (e, in proporzione, agli stessi tempi) di irritazione necessari ai corpi estranei, parassiti o pezzi di conchiglia racchiusi nei molluschi bivalvi per formare l’agognata perla?

Massimo Lanzaro

Per Magia a Radio Venere

Gentili viaggiatori,

potete ascoltare l’intervista che io ed Egidio Senatore abbiamo rilasciato all’emittente pugliese Radio Venere in occasione dell’evento “Che cos’è la Magia” nella splendida cornice di Santa Maria di Leuca.

Un grande abbraccio!

Ascolta l’intervista

Cinema da non perdere: “Taxi Teheran” di Jafar Panahi

cinema-taxi-teheran-08 Ideato e diretto dal cineasta iraniano Jafar Panahi “Taxi Teheran”, per chi non lo avesse ancora visto, è un film da non perdere. Girato e interpretato dal regista stesso con una telecamera piazzata sul cruscotto di un taxi, Panahi percorre le strade di Teheran, in compagnia di passeggeri che si confidano con lui. Un ladro, un venditore abusivo di dvd, una donna che deve accompagnare il marito appena investito in ospedale, un’avvocatessa che deve difendere i diritti di una donna arrestata, tutti si fanno testimoni di quello che succede nell’Iraq di oggi, pressato dal regime. All’apparenza gli incontri, i discorsi sembrano casuali,  ma non lo sono. L’intero film segue un copione studiato a tavolino, realizzato con coraggio dal cineasta che dal 2010 gli è stato imposto il divieto di non girare. “Taxi Teheran” ha vinto  l’Orso d’Oro  all’ultimo Festival di Berlino, ma il regista, costretto agli arresti domiciliari, per ritirare il premio ha dovuto mandare alcuni membri della sua famiglia. Il Ministero della Cultura e dell’Orientamento Islamica convalida i titoli di testa e di coda dei film che ritiene divulgabili. “Con mio grande rammarico, questo film non li ha”, riferisce Panahi.  Un regolamento molto severo, infatti, gestisce la distribuzione cinematografica e proibisce la diffusione di pellicole che, secondo la legge islamica,  offendono il principio del monoteismo, incoraggiano l’immoralità e le influenze culturali contrarie alle politiche del governo,  mostrano scene di violenza e di prostituzione. “Taxi Teheran” diventa, quindi, un grido di protesta di un’artista, che reclama il suo diritto a produrre opere d’arte e a poterle divulgare, senza censure che sembrano assurde a chi, per sua fortuna, non le vive.

Clara Martinelli

 

 

A Benevento per Dante

Gabriele La Porta Egidio Senatore Dante BeneventoCarissimi amici,

oggi, 25 settembre, a partire dalle 18, sarò a Benevento, con Egidio Senatore, per una serata dedicata ai 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta. Parleremo, tra le altre cose, di Manfredi e di Corradino di Svevia, di Filippo Argenti e di Cunizza da Romano.

Spero di trovarvi numerosi!

Quando tornai al mare di una volta

Quando tornai al mare di una volta,
nella sera fra i caldi viali
ricercavo i compagni di allora…

Come un lupo impazzito odoravo
la calda ombra fra le case. L’odore
antico e vuoto mi cacciava all’ampia
spiaggia sul mare aperto. Lì trovavo
l’amarezza più chiara e la mia ombra
lunare ferma su l’antico odore.

Sandro Penna

Mercoledì 23 settembre, Massimo Lanzaro parlerà della “sindrome del burnout” all’interno del X° Simposio Filomatico Internazionale

Al Mitreo-Arte Contemporanea di Roma, mercoledi 23 settembre, a partire dalle ore 16,30, si terrà il X° Simposio Filomatico Internazionale. Il tema del Simposio è “Etica, Impresa e Lavoro”. La relazione di Massimo Lanzaro si intitola “La sindrome del burnout: cause, sintomi e prevenzione”. Si parla di una Sindrome complessa a componente prevalentemente psichica, che si instaura come risposta a una condizione di stress lavorativo prolungato e che viene definita da tre dimensioni caratteristiche: l’esaurimento emotivo, la depersonalizzazione e la mancata realizzazione personale. Si tratta di un processo derivante dallo stress, che può manifestarsi in qualsiasi organizzazione di lavoro; non è sufficientemente conosciuto e spesso sottovalutato, complici le lacune legislative o la loro applicazione approssimativa nei vari ambiti lavorativi. Venite per saperne di più!