Cinema: con “Mad Max: Fury Road” ritorna il mito del Guerriero solitario

mad max fury roadQuarto capitolo della fortunata serie interpretata da Mel Gibson, “Mad Max: Fury Road”, ancora per poco nelle sale, è un film diretto soprattutto agli amanti del genere catastrofico e post apocalittico. Scritto e diretto da George Miller, che inventò la trilogia, “Interceptor” (1979), “Interceptor – Il guerriero della strada” (1981) e “Mad Max – Oltre la sfera del tuono” (1985), è  il proseguimento rivisitato della saga ambientata in Austalia. Il protagonista principale è sempre Max Rockatansky, impersonato questa volta da Tom Hardy (Il cavaliere oscuro), un ex poliziotto solitario che cerca di sopravvivere a bordo della sua V8 Interceptor. Ha  perso la sua famiglia durante l’inizio della  serie di catastrofi su scala globale, che hanno causato il crollo della civiltà umana.  Inseguito e catturato dai Figli della Guerra, un’armata di guerrieri  comandati dal tirannico Immortan Joe, che domina nella Cittadella, la comunità che sorge all’estremità della desertica Fury Road, sottomettendo il popolo tramite il possesso delle riserve di acqua. Abile nel combattimento, nel guidare auto e ad usare le armi, aiuterà l’imperatrice Furiosa (Charlize Theron) a scappare da Immortan Joe. E mentre al principio, Max  cercava solo  di fuggire seguendo la propria strada,  l’incontro con lei lo porterà ad un risveglio di speranza e di trasformazione che lo invoglieranno a cercare qualcosa di più della sola sopravvivenza. Con “Mad Max: Fury Road”, c’è il ritorno del Guerriero della strada in fuga tra le lande desolate. Un mito che nacque appunto con il primo film della serie, quando Miller ideò la storia di un uomo solitario in un mondo i cui abitanti, dopo il crollo della società, erano terrorizzati da bande di psicopatici motorizzati. La trilogia ebbe un tale successo che ispirò anche altre pellicole del genere come “1997: fuga da New York” e “Terminator”. In realtà, Miller aveva individuato senza volerlo un archetipo della mitologia classica. Il personaggio di Max può ricordare un Ronin, il Samurai solitario oppure un pistolero da film western oppure un guerriero vichingo. C’è l’identificazione dello spettatore che nella sua lotta quotidiana vince tutte le sfide. Ad affiancarlo troviamo Furiosa, stereotipo di donna moderna forte e indipendente, che salva le altre dalla schiavitù degli uomini. Si confronta con Max in estrema parità e lo lascia libero di scegliere se restare con lei oppure no, una volta diventata assoluta regina della Cittadella, destinata ad essere la sede di un nuovo matriarcato. Inutile dire che il film è adrenalico dall’inizio alla fine, pensato volutamente come una via di mezzo tra un concerto rock ed un’opera lirica.  E’ lo stesso Miller ad ammettere che l’ha ideato per “trascinare via gli spettatori dalle loro poltrone e coinvolgerli in un viaggio intenso e turbolento”.

Clara Martinelli

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Quelle come me

Quelle come me sono capaci di grandi amori e
grandi collere, grandi litigi, grandi pianti e grandi perdoni.
Quelle come me non tradiscono mai, quelle come
me hanno valori che sono incastrati nella testa
come se fossero pezzi di un puzzle, dove ogni
singolo pezzo ha il suo incastro e lì deve andare.
Niente per loro è sottotono, niente è superficiale o
scontato, non le amiche, non la famiglia, non gli
amori che hanno voluto, che hanno cercato, e
difeso e sopportato.

Quelle come me regalano sogni, anche a costo di
rimanerne prive…
Quelle come me donano l’anima, perché un’anima
da sola, è come una goccia d’acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano innosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

Alda Merini

Pomeriggio al portico

Vittorio Matteo Corcos - An Afternoono on the Porch(Vittorio Matteo Corcos, Pomeriggio al portico)

Motivo dimenticato

Piove su tutte le strade
e piove nel fondo al mio cuore:
non so, non so da dove
giunge questo languore.

Sonoro bruir della piova
per le zolle, sopra le ardesie;
a un cuor che dolce s’accora
oh dolce bruir della piova!

Questo pianger da dove mi viene?
Inganno? E quale? Nessuno.
Eppure nel cuore che geme
da dove, da dove mi viene?
E come duole un dolore
senza radice alcuna.

Odio non c’è, non c’è amore:
e tanta è la pena del cuore.

Paul Verlaine

Prima di venire

Prima di venire
Portami tre rose rosse
Prima di venire
Portami un grosso ditale
Perché devo ricucirmi il cuore
E portami una lunga pazienza
Grande come un telo d’amore
Prima di venire
Dai un calcio al muro di fronte
Perché li dentro c’è la spia
Che ha guardato in faccia il mio amore
Prima di venire
Socchiudi piano la porta
E se io sto piangendo
Chiama i violini migliori
Prima di venire
Dimmi che sei già andato via
Perché io mi spaventerei
E prima di andare via
Smetti di salutarmi
Perché a lungo io non vivrei.

Alda Merini

 

Cinema: “Pitza e datteri” tratta con leggerezza il tema dell’integrazione multiculturale

Pitza e datteri

Pitza e Datteri”, quarto film di Fariborz Kamkari, regista curdo iraniano dell’acclamato “I fiori di Kirkuk”,  tratta con leggerezza il problema dell’integrazione multiculturale nel nostro paese. La storia è ambientata a Venezia, storico incrocio tra Oriente e Occidente, dove la pacifica comunità musulmana viene sfrattata dalla sua moschea da un’avvenente parrucchiera. Il luogo sacro si trasforma così in un salone di bellezza e a nulla servono i mezzi usati per riappropriarsene da parte del presidente della comunità e dei suoi fedeli. Decidono così di chiedere un aiuto religioso più concreto, che sembra vanificarsi quando vedono arrivare in loro soccorso un giovane e insesperto Imam afgano. Tutti i loro goffi tentativi continuano a fallire , i poveretti sono costretti a improvvisare la preghiera negli angoli più impensabili della città (persino su chiatte in movimento), finché alla fine troveranno un nuovo luogo di culto.  Tra i personaggi spiccano Bepi, interpretato dal bravo Giuseppe Battiston, un veneziano, nobile caduto in disgrazia, convertitosi all’Islam, il giovanissimo Imam Saladino, ben impersonato da Mehdi Meskar, attore calabrese-magrebino-parigino, e la splendida parrucchiera Zara, che ha il volto di Maud Buquet, attrice, regista e producer franco-africana.  La struttura narrativa riprende la classica commedia all’italiana, ma a dirla tutta sembra più un film francese per la modernità e l’homour tipicamente d’oltralpe con cui affronta l’argomento.  Un altro tema che il film tratta molto bene è il ruolo delle donne nella società musulmana moderata, le quali, afferma lo stesso Kamkari,  sono “la  vera forza dei cambiamenti”. In “Pitza e Datteri”,  vediamo vere e proprie rivalse femminili, senza cadere però nell’estremismo femminista. Lo vediamo negli atteggiamenti di autoaffermazione e presa di coscienza da parte della figlia e della moglie di Karim, il presidente della comunità, interpretato dal bravo Hassan Shapi, ma è soprattutto il personaggio di Zara a rappresentare la vera rivoluzione sociale e culturale. La bella e voluttuosa parrucchiera, alla quale poi si uniscono in coro le altre donne, fa da contrappunto arguto e sfrontato al Saladino e ai maschi conservatori e confusionari. Lei è indipendente,  ha vissuto molti anni in Francia e alla piccola comunità sembra una straniera a tutti gli effetti. Incarna il peccato ed emana fascino puro e sfacciato, quello che fa cadere ai suoi piedi gli uomini. Attraverso Zara, però, il Saladino matura una diversa visione dell’esistenza (“Terra, donna, luna, acqua, poesia… tutte le cose più belle di Dio sono femmina”) e tornerà a casa con una nuova consapevolezza.

Clara Martinelli

 

In questa notte d’autunno

In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.

Nazim Hikmet