Cinema: “Pitza e datteri” tratta con leggerezza il tema dell’integrazione multiculturale

Pitza e datteri

Pitza e Datteri”, quarto film di Fariborz Kamkari, regista curdo iraniano dell’acclamato “I fiori di Kirkuk”,  tratta con leggerezza il problema dell’integrazione multiculturale nel nostro paese. La storia è ambientata a Venezia, storico incrocio tra Oriente e Occidente, dove la pacifica comunità musulmana viene sfrattata dalla sua moschea da un’avvenente parrucchiera. Il luogo sacro si trasforma così in un salone di bellezza e a nulla servono i mezzi usati per riappropriarsene da parte del presidente della comunità e dei suoi fedeli. Decidono così di chiedere un aiuto religioso più concreto, che sembra vanificarsi quando vedono arrivare in loro soccorso un giovane e insesperto Imam afgano. Tutti i loro goffi tentativi continuano a fallire , i poveretti sono costretti a improvvisare la preghiera negli angoli più impensabili della città (persino su chiatte in movimento), finché alla fine troveranno un nuovo luogo di culto.  Tra i personaggi spiccano Bepi, interpretato dal bravo Giuseppe Battiston, un veneziano, nobile caduto in disgrazia, convertitosi all’Islam, il giovanissimo Imam Saladino, ben impersonato da Mehdi Meskar, attore calabrese-magrebino-parigino, e la splendida parrucchiera Zara, che ha il volto di Maud Buquet, attrice, regista e producer franco-africana.  La struttura narrativa riprende la classica commedia all’italiana, ma a dirla tutta sembra più un film francese per la modernità e l’homour tipicamente d’oltralpe con cui affronta l’argomento.  Un altro tema che il film tratta molto bene è il ruolo delle donne nella società musulmana moderata, le quali, afferma lo stesso Kamkari,  sono “la  vera forza dei cambiamenti”. In “Pitza e Datteri”,  vediamo vere e proprie rivalse femminili, senza cadere però nell’estremismo femminista. Lo vediamo negli atteggiamenti di autoaffermazione e presa di coscienza da parte della figlia e della moglie di Karim, il presidente della comunità, interpretato dal bravo Hassan Shapi, ma è soprattutto il personaggio di Zara a rappresentare la vera rivoluzione sociale e culturale. La bella e voluttuosa parrucchiera, alla quale poi si uniscono in coro le altre donne, fa da contrappunto arguto e sfrontato al Saladino e ai maschi conservatori e confusionari. Lei è indipendente,  ha vissuto molti anni in Francia e alla piccola comunità sembra una straniera a tutti gli effetti. Incarna il peccato ed emana fascino puro e sfacciato, quello che fa cadere ai suoi piedi gli uomini. Attraverso Zara, però, il Saladino matura una diversa visione dell’esistenza (“Terra, donna, luna, acqua, poesia… tutte le cose più belle di Dio sono femmina”) e tornerà a casa con una nuova consapevolezza.

Clara Martinelli

 

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