Chi sono?

CHI SONO?

son forse un poeta?
no, certo.
non scrive che una parola ben strana
la penna dell’anima mia
follia
son dunque un pittore?
neanche.
non ha che un colore
la tavolozza dell’anima mia
malinconia
un musico allora?
nemmeno.
non c’è che una nota
nella tastiera dell’anima mia
nostalgia
son dunque… che cosa?
io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente
chi sono?
il saltimbanco dell’anima mia.
(poemi 1909)

Aldo Palazzeschi

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5 Risposte

  1. Saltimbanchi dell’anima forse è l’unico Circo per il poeta o ,’artista con la lacrima pronta sempre sotto le ciglia. E lui lo sa proprio quando più la risata gli strina le labbra. Mirka

  2. .Chi son? Sono un poeta.
    Che cosa faccio? Scrivo.
    E come vivo? Vivo.
    In povertà mia lieta
    scialo da gran signore
    rime ed inni d’amore.
    Per sogni, per chimere
    e per castelli in aria
    l’anima ho milionaria.
    Talor dal mio forziere
    ruban tutti i gioielli
    due ladri: gli occhi belli.
    V’entrar con voi pur ora
    ed i miei sogni usati
    e i bei sogni miei
    tosto son dileguati.
    Ma il furto non m’accora,
    poiché vi ha preso stanza
    la dolce speranza! ..

    Mica male anche così caro Gabriele.Non ti pare?

  3. Niente male, caro Gilberto, niente male. Un abbraccio. Gabriele

  4. E’ una domanda che nasconde un’altra: perchè si scrive? Che nasconde un’altra: perchè si ha bisogno di creare? Che nasconde un’altra domanda ancora: quanto conta chi è all’ascolto nei modi in cui l’anima si esprime, rispettivamente attraverso il “saltimbanco”, il musico, il pittore o il poeta?
    A volte è il saltimbanco che riesce a domare, dare forma a quel qualcosa che ruggisce dentro; altre è il poeta, altre il pittore. A volte non si sa fare altro che questo o quello. Ma soprattutto credo che, così come un libro, o un’ opera in generale, sceglie noi, allo stesso modo sa qual’è il momento giusto per “nascere”. E allora sì che, ciò che si crea, rispecchia esattamente il suo creatore che in quel preciso momento apprende di essere un saltimbanco invece di un poeta, un musico o un pittore… Perchè è quel qualcosa che gli respira dentro a guidare. Ed è sempre una sorpresa. Può, in tutta sincerità, una montagna partorire un topolino? Comunque è una sorpresa.

  5. (E’ importante che a quella creatura non le si dica in che modo essere saltimbanco, poeta, musico, pittore… affinché possa esistere. Rido alla sola idea che si debbano sfumare i contorni per non accecare, abbassare i toni per non assordare, trovare immagini e parole che dicano con altro qualcosa che potrebbe scioccare chi ignora la sua esistenza… Così diffido delle scuole di vita gestite dai comitati pro-saltimbanco, pro-poeta, pro-musico… dove insegnano ad uno a rimane arroccato sui propri bisogni e bastano poche nozioni su questo argomento per non sentire più i bisogni dell’altro; immancabilmente, dietro i bisogni di uno, c’è chi è pronto ad organizzare tutta un’ideologia di mercato a spese dell’altro, che viene spinto ad uniformare i propri bisogni cedendo un po’ per volta la capacità di ascoltare se stesso… dal momento in cui si esprime. Non succede quasi mai di sentire il saltimbanco di professione ringraziare il poeta, per esempio, o che il musico faccia tesoro delle istanze del pittore… )

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