Viaggi d’Amore…. maneggiare con cura

“Maneggiare con cura”
Avete mai visto un addestratore di elefanti il primo giorno di allenamento far entrare il suo allievo all’interno di un negozio di cristalli? La risposta è ovvia:no. Eppure non sempre è così a volte i pregiudizi esistono per essere contraddetti, e così è stato ieri all’esordio dello spettacolo teatrale “Viaggi d’amore e di altre stelle” scritto e diretto da Michele La Porta, interpretato da Gabriele La Porta con l’ausilio di Enzo Garramone cantante e comico, nonché con la partecipazione della promettente cantante lirica Flavia Colagioia.
Gabriele La Porta parlando dell’Amore,con l’irruenza di un fiume in piena, si è destreggiato nella tela dei sentimenti umani per disquisire dell’amore in tutte le sue forme.
Risultato: ci ha strabiliati tutti!
Con un incantesimo ci ha svelato che bastano tre parole per spiegarci che l’amore è in ogni dove, che l’Amore per la propria partner anche se finito vive sempre ed è stato giusto struggersi per esso in quanto amore.
Stravolgendo un percorso ci ha dimostrato che è possibile commuoversi parlando dell’amore filiale, (suggerisco una rilettura veloce dell’Iliade soprattutto il passo Ettore e Astianatte).
Tutto questo non sarebbe stato possibile se il filo conduttore non fosse stato tessuto dalle abili mani di un autore che dell’amore ha messo in luce le sfumature più vive e reali.
Lo spettacolo ci ha emozionato, fatto ridere ed ha rimesso in moto meccanismi interiori che spesse volte credevamo sepolti.
Un argomento dunque da “maneggiare con cura”.
Buona visione a tutti.
Laura Carta

foto: Massimo Lanzaro

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3 Risposte

  1. un peccato essere troppo distanti e non poter vedere la rappresentazione, immagino un’ opera in grado di far commuovere e ridere e ridestare emozioni dimenticate come scirtto nel post qua e poi immagino la poesia recitata sul palco, un filo conduttore invisibile che lega tutti i personaggi dell’ opera con una particolare luce, che la storia sia striste o allegra, sempre fa scorgere quella luce, senza la quale l’ uomo non sarebbe niente, questo mi immagino nello spettacolo, non avendolo visto in omaggio ad esso:

  2. Immaginando l’ eredità che lascia nel cuore lo spettacolo:

    Una piccola candela non sapeva come accendersi passò di lì un babbo, ma non bastava,
    passò di lì un figlio, ma non era sufficiente, passarono di lì una coppia, ma niente ancora mancava qualcosa,
    passò lì un anziana signora insieme alle cure amorevoli della figlia,tutto restava spento.
    Un bimbo passò di lì per caso e radunò tutti intorno a se il padre e il figlio, la coppia e tutte le altre persone e quando tutti furono riuniti intorno alla piccola candela il fuoco non si accese, ma successe che ogni persona guardava il centro della sua vita, come fosse quella piccola candela a cui tutti avevano formato un cerchio e poco a poco ogni persona prese a brillare di luce propria, la luce interiore illuminò quella stanza buia, allora tutti si presero per mano e cantarono un qualcosa di melodioso e le note incendiarono, senza che se ne accorgessero la fiamma della piccola candela che divampò in un sole, poi finita la canzone ognuno tornò alla sua vita, ma nel cuore di ognuna di quelle persone si era acceso un incendio che divampava ogni ora di più d amore e senza che esso si spegnesse mai: l’ ardore della vita.

    Anna

  3. tre parole: dinamismo, spessore e passione

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