La favola di “Arte di Essere”

C’era una volta… così iniziano le favole, quelle che ci piace, da sempre, che principino così. La favola, però, che oggi vi racconto, non inizia con il verbo al passato, perché è presente, attuale, e tutta da scrivere.
Siamo appena tornati da Riva del Garda dove abbiamo preso parte a “LA FILOSOFIA DELLE FIABE. La Narrazione fantastica come Via per l’evoluzione interiore”, organizzato da Arte di Essere, con la direzione artistica di Riccardo Geminiani, che ha riscosso un grande successo di adesioni e di soddisfazione da parte del pubblico.
Nell’incantevole cornice del Lago di Garda “LA FILOSOFIA DELLE FIABE” è stato il primo evento dedicato interamente al rapporto tra narrazioni fantastiche e spiritualità, con lo scopo di riscoprire il dimenticato potere terapeutico e conoscitivo di questo genere di narrazioni. Cenerentola, la Bella Addormentata, Pinocchio, La Lampada di Aladino, la favola di Amore e Psiche, le fiabe della tradizione contadina, sono state raccontate come chiavi privilegiate per l’accesso alla dimensione psichica. Il tutto con una gioia e una leggerezza capace di ridestare lo stupore infantile.
Riccardo Geminiani è una persona davvero straordinaria, nel senso vero del termine, cioè fuori dall’ordinario; ha costruito un castello incantato – l’“Arte di Essere” – che difende come un esercito gentile – Paola Ferraro, Michele Giovagnoli, Francesco Mazzarini, e tanti altri – con un’umiltà che si schiude in una gioiosità sapiente, dove il sorriso è capace di spezzare ogni arma. La forza di Riccardo si sposa con l’estrema professionalità dello staff di “Arte di Essere”, sempre attento a rendere indimenticabile ogni occasione: dalla grazia sempre presente di Paola Ferraro (che si occupa dell’area eventi e comunicazione), all’entusiasmo denso di allegria di Francesco Mazzarini (Capo Redattore), alla particolare affinità elettiva di  Michele Giovagnoli con il mondo, apparentemente silente, del bosco.
La terapia vera, però, che hanno scoperto i ragazzi di “Arte di Essere” è qualcosa che vale come una rivoluzione: la cura dello stare insieme. È proprio questa la favola più bella, quella che hanno raccontato Riccardo, Paola, Michele, Francesco: è la favola sempre al presente in cui si narra di come sia possibile creare l’incanto. L’incanto di fare in modo che persone che magari mai prima si erano incontrare e che, come se si conoscessero da sempre, si ri-trovano per condividere se stessi. È la magia di Anime che diventano amiche di altre Anime. La magia grandiosa dell’amicizia circolare che “Arte di Essere” realizza con il coraggio e la grazia. Come ci dice Orazio, un amico è “Animae dimidium meae”, metà dell’Anima mia. Vogliamo lasciare sola l’altra metà?

Egidio Senatore

Le depressioni: chiariamo alcuni equivoci

  • Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la depressione è la prima causa di disfunzionalità nei soggetti tra i 14 e i 44 anni di età. Sembra colpisca nel mondo circa 350 milioni di persone, deteriorandone (tra le altre cose) la capacità di lavoro e di relazione. Nella sua forma più grave può portare al suicidio e sarebbe responsabile di quasi un milione morti ogni anno. Quello della depressione è un tema che negli ultimi anni è diventato assai popolare, ma sul quale esistono molta confusione e diversi equivoci; l’esperienza mi suggerisce che anche se non esistono affatto ipersoluzioni, un buon punto di partenza dovrebbe sempre essere la corretta definizione del problema o, se appropriato, un globale inquadramento diagnostico con l’aiuto di uno specialista. Vorrei dunque cominciare questa serie di brevi scritti descrivendo alcuni dei suddetti elementi confusivi. Il primo equivoco consiste nel confondere la condizione clinica chiamata depressione con la tristezza normale o con la demoralizzazione. Secondo me sono ancora validissime le parole di Arieti, che nel 1978 diceva della tristezza e della demoralizzazione: “sono il comune dolore che coglie l’essere umano quando un avvenimento avverso colpisce la sua esistenza precaria, o quando la discrepanza tra la vita com’è e come potrebbe essere diventata il centro della sua fervida riflessione”, mentre “è meno comune, ma abbastanza frequente da costituire uno dei principali problemi psichiatrici, il dolore che non si attenua col passare del tempo, che sembra esagerato in rapporto al presunto evento precipitante, o inappropriato, o non collegato ad alcuna causa evidente”. Questa è la depressione, che a sua volta può essere graduata su un continuum di severità (di nuovo, compito che spetterebbe ad un professionista della salute mentale) e fa parte dei disturbi dell’umore, insieme ad altre patologie come la mania e il disturbo bipolare. Essa può assumere la forma di un singolo episodio transitorio (si parlerà quindi di episodio depressivo) oppure di un vero e proprio disturbo (si parlerà quindi di disturbo depressivo). Quando i sintomi sono tali da compromettere l’adattamento sociale si parlerà di disturbo depressivo maggiore, in modo da distinguerlo da depressioni minori che non hanno gravi conseguenze e spesso sono normali reazioni ad eventi della vita. Come mai la distinzione tra depressione e demoralizzazione non viene chiarita quando si parla alla gente? A volte per ignoranza. Altre volte per malafede, perché indubbiamente quanto più si rinforza il messaggio che la depressione è una condizione a cui tutti prima o poi andiamo incontro, tanto più ampia è l’audience di cui si richiama l’interesse. Le conseguenze di questa confusione tra depressione e demoralizzazione possono essere molto serie. Accade abbastanza frequentemente, ad esempio, che personaggi pubblici raccontino la loro storia alla televisione o su una rivista dichiarando di essere stati colpiti dalla depressione e di esserne usciti grazie alla propria forza di volontà o al calore dei familiari o degli amici, e invitando le persone depresse a diffidare dei farmaci e di qualsiasi altro intervento specialistico. Nella quasi totalità dei casi si tratta di persone che non hanno sofferto di una vera depressione, ma hanno soltanto attraversato un periodo di demoralizzazione, e il loro messaggio può essere dannoso per le persone veramente depresse e per i loro familiari, che possono essere indotti a non iniziare o a interrompere una terapia che sarebbe stata efficace. Il secondo equivoco fondamentale nasce dal fatto che la depressione viene spesso considerata una condizione unitaria e omogenea, che si manifesta sempre allo stesso modo, che ha sempre la stessa origine e che si cura sempre allo stesso modo, mentre in realtà non esiste la depressione, ma esistono le depressioni, cioè una gamma di condizioni depressive che si manifestano in maniera differente, nella cui genesi i fattori biologici, psicologici e sociali intervengono in misura differente, e che si curano in modo differente. Il terzo equivoco, che abbiamo forse tacitamente mutuato dalla belligerante cultura anglosassone è che la depressione sia “un male che si deve combattere”: attingendo all’arsenale farmacologico, con le tecniche di psicoterapia più alla moda (inclusa quella cognitivo-comportamentale) o con una combinazione di varie strategie. Di nuovo, non voglio agitare la bacchetta magica o ipersemplificare, ma se c’è una cosa che una persona realmente depressa dovrebbe fare, in un certo senso, è proprio il contrario: smettere di combattere, almeno per un po’. La depressione – diceva Jung – è una signora in nero, quando appare non bisogna scacciarla ma invitarla alla nostra tavola per ascoltarla. Con il termine “depressione atipica” si intende invece un particolare sottotipo di disturbo dell’umore, caratterizzato essenzialmente da depressione con umore reattivo (in pratica l’umore “migliora se capita qualcosa di buono, peggiora se capita qualcosa di negativo”; questo non succede nelle altre forme di depressione dove l’umore è “stabilmente giù” e non reagisce agli stimoli e agli eventi stressanti esterni). Altri sintomi sono: iperfagia, ipersonnia ed estrema astenia (sorta di profonda stanchezza cronica); spesso la sintomatologia depressiva si accompagna ad ansia rilevante. C’è di solito peggioramento serale, il contrario di ciò che accade nella depressione maggiore endogena, in cui le persone riferiscono quasi sempre di sentirsi “peggio al mattino”. Poiché in questo tipo di sindrome come detto la persona “risente degli eventi esterni”, ritengo utile descrivere il modello per spiegare l’origine del malessere psichico che viene chiamato in gergo “la teoria vulnerabilità-stress-appraisal-coping”. Questo modello rappresenta una via di uscita nel dibattito serrato fra teorie psicosociali (che ignorano o sottostimano l’importanza dei fattori biologici) e teorie biologiche (che ignorano o sottostimano l’importanza dei fattori psicologici o sociali). Dati i fattori descritti si comprende come gli obiettivi di un trattamento efficace, anche nel caso di una depressione (specialmente atipica) dovrebbero essere: innalzare la soglia di vulnerabilità, diminuire lo stress, migliorare le capacità di coping ed analizzare le attribuzioni (sovente erronee) di significato. E’ intuitivo che nel caso di patologie gravi tutte queste componenti raramente possono essere affrontate unicamente con un trattamento psicofarmacologico, ma bisogna avvalersi di un approccio terapeutico integrato.

    Massimo Lanzaro

O labbra, labbra disunite e bianche

O labbra, labbra disunite e bianche
nel valore del pianto penitente,
labbra disunite dentro il bacio
in tenera protesta di follia,
o labbra senza tempo
che avete amato un uomo,
labbra senza perdono
ponete la protesta fuori da una finestra.
O labbra della Vergine divina
che cantan l’Angelo che ormai si avvicina,
è pronto il gran segreto,
vengo meno a un divieto.

Alda Merini

 

 

Wladimir Propp: “Morfologia della fiaba”

http://www.raiscuola.rai.it/articoli/vladimir-propp-morfologia-della-fiaba/3804/default.aspx

Massimo Lanzaro parla del suo libro “DSM-Cinema! I film che spiegano la psiche” a Tv2000

27/29 marzo 2015: “LA FILOSOFIA DELLE FIABE” a Riva del Garda

Un evento esclusivo “Arte di Essere”:

“LA FILOSOFIA DELLE FIABE” “La Narrazione fantastica come Via per l’evoluzione interiore” Riva del Garda – Astoria Park Hotel 27-29 Marzo 2015

Organizzata da Arte di Essere, con la direzione artistica di Riccardo Geminiani, “La Filosofia delle Fiabe” è il primo evento dedicato interamente al rapporto tra narrazioni fantastiche e spiritualità. La fiaba come via e strumento per l’evoluzione interiore degli individui. Una tre giorni suggestiva guidata da importanti autori e ricercatori del panorama italiano come Igor Sibaldi, Salvatore Brizzi e Gabriele La Porta.

In questa prima edizione del festival dedicato al rapporto tra “narrazione magica” e ricerca interiore, i partecipanti conosceranno da vicino alcune delle più belle fiabe internazionali, indagando la loro simbologia e il linguaggio esoterico che racchiudono. Un viaggio fatto di approfondimenti e applicazioni pratiche che porterà alla riscoperta del dimenticato potere terapeutico ed evolutivo di questo genere di narrazioni. Da Cenerentola alla Bella Addormentata, passando per Pinocchio, La Lampada di Aladino, la favola di Amore e Psiche, e le fiabe della tradizione contadina. Convegni, sessioni individuali e seminari. Ma anche tanti “colpi di bacchetta magica”, con sorprese e “fuori programma”. Come “le incursioni in camera da letto” dei conduttori della trasmissione radiofonica “Il lupo e il contadino” e come l’affascinante seminario notturno “Il Bosco Incantato” guidato da Michele Giovagnoli.

Ma la lista degli autori e degli ospiti è davvero lunga: Oltre Salvatore Brizzi, Gabriele La Porta, Igor Sibaldi ci saranno Fabrizio Cotza, Riccardo Geminiani, Gianni Vota, Egidio Senatore, Francesco Mazzarini e Paola Ferraro.

Il tutto nella splendida cornice dell’Astoria Park Hotel di Riva del Garda, un fiabesco hotel 4 stelle con spa che per l’occasione offrirà ai partecipanti un’offerta all inclusive davvero unica e la possibilità di godere una fine settimana dove relax e crescita interiore si fondono con sapiente armonia.

PROGRAMMA RIVA DEL GARDA

Tu, madre, che da i tristi occhi preganti

Tu, madre, che da i tristi occhi preganti
mi vigilavi pallida ne ‘l viso
e per l’onda felice de’ miei canti
abbandonata rifiorivi a ‘l riso;

tu che le angosce mie tumultuanti,
s’io ne ‘l silenzio ti guardava fiso,
indovinavi, e le braccia tremanti
a ‘l collo mi gettavi d’improvviso;

tu che per me in segreto avevi sparse
tante lacrime e ròsa lentamente
senza di me languivi di desío:

tu non questo credevi! Tu, con arse
le pupille, quel dí, ma pur fidente
ne ‘l mio destino, mi gridasti addio.

Gabriele D’Annunzio

Cinema e follia

“Noi del cinema siamo carta moschicida per chi ha problemi mentali, piacciamo moltissimo ai matti. Sul set si avvicinano sempre, abbiamo una lingua comune, ci intendiamo… I ragazzi problematici sono affascinanti, hanno una fantasia non frenata dalla ragione, sono le uniche interlocuzioni che mi arricchiscono, le persone ragionevoli diventano presto di una noia mortale”.

Pupi Avati (intervista “Il venerdì” di Repubblica)

Carissimi, vi segnalo questo evento che si svolgerà a Napoli il 26 marzo

lanzaro Sinossi. Tra le insegne del nostro tempo c’è la “disperanza”. Neologismo che capta, meglio del lessico convenzionale dell’afflizione, un’atmosfera collettiva della mente: non tanto il tetro scoramento che impiomba il cielo sopra di noi, quanto l’idea ormai assuefatta della sottrazione di futuro. Contro questa mansuetudine arresa allo stato di cose, il pensiero può e deve tornare alla sua vocazione insorgente, spaesante e sovvertitrice. In un saggio che riparte dalla tessitura di saperi e pratiche cara a Foucault, Mario Galzigna rianima un esercizio riflessivo che sembrava ormai consegnato agli archivi, anche a quelli della rivolta. La sua prosa di passione si innerva con le invenzioni concettuali, i regimi discorsivi, le forme estetiche e le oltranze di insorti illustri. Con i “nodi” polisemici a cui ricorre poeticamente lo psichiatra Laing per condensare le ambivalenze dell’identità, innovando l’orientamento terapeutico. Con le trasgressioni libertine alla Diderot, giochi dell’intelletto poi umiliati in malattie dell’anima o ridotti a perversioni da curare. Con le disgiunzioni creative di Magritte, che fa convivere sulla stessa tela “la chiarezza dell’ombra e l’ombra della chiarezza”. Con il teatro della crudeltà di Artaud, dove la parola si dilata nel gesto e rompe l’involucro che la separa dalla vita. Tutte figure affratellate dall’attitudine a destabilizzare scenari chiusi, consolidati.

Salutiamo la primavera con un classico

A proposito di Carpegna

“Giordano Bruno” e “I temi dell’Anima” a Gallipoli

Carissimi Amici,
dal 17 al 19 marzo, siamo stati ospiti dell’incantevole città di Gallipoli (non a caso, “città bella”). Grazie a delle persone deliziose, come Andrea Cacciatore (titolare della Libreria Ibrusa di Alessano – LE), Vincenzo De Vittorio (un ragazzo attivissimo nella cultura e nella promozione di Gallipoli, a cui dobbiamo l’invito), Mario Carparelli (docente all’Università del Salento e grande esperto del filosofo Giulio Cesare Vanini), Antonio Di Leo (Presidente Rotary Club Gallipoli), abbiamo trascorso delle giornate piene di gioia e condivisione. Ad attenderci Andrea Cacciatore che ci ha accompagnato da Lecce nel borgo biachissimo di Taviano; purtroppo lunga la strada abbiamo assistito alla devastazione degli ulivi che da secoli abitano queste terre e che ne sono i più importanti custodi. Ci auguriamo che quegli esseri umani che hanno il potere di cambiare il corso delle cose ricordino quanto queste creature fanno per noi tutti senza chiedere nulla in cambio. Speriamo che, almeno per una volta, la tecnologia sia in grado di operare per la difesa di anime che, con il loro apparente silenzio, ci colmano di vita.
A Taviano due sorprese: una via intitolata al Maestro Giordano Bruno, e una indimenticabile cena, insieme ad Andrea Cacciatore, Mario Carparelli, Vincenzo De Vittorio, nell’osteria MezzoGaudio Puteca in cui un giovane ragazzo, come un alchimista dell’allegria, ha rigenerato tutta la creatività culinaria del Salento in piatti in cui i sapori e gli odori si amalgamano in una dimensione di sogno.
Dato che nulla avviene per caso, ma tutto per Fato, anche a Gallipoli, davanti al nostro hotel, un’altra strada intitolata a Bruno…
Il 18 siamo stati ospiti del Liceo Quinto Ennio di Gallipoli, per tenere l’incontro “La vita e le opere di Giordano Bruno”; siamo rimasti ammaliati dalla partecipazione dei giovanissimi studenti del liceo alla straordinaria storia del nolano e questo a dimostrazione di quanto, spesso, le nuove generazioni vengano travisate e mal comprese. Sorpresi dall’attenzione, dalle domande, dalla cortesia, dall’educazione dei giovani ragazzi; segno che le ali di Psiche devono, necessariamente, spingersi verso le scuole primarie e secondarie, dove saranno accolte con passione e grazia, più di quanto si creda.
Alle 19:00 della stessa giornata, grazie all’ospitalità del Rotary Club di Gallipoli, abbiamo tenuto l’evento “I temi dell’Anima”, con la partecipazione di Antonio Di Leo (Presidente del Rotary Club di Gallipoli), Werner Romano (Presidente del Club Rotaract di Lecce), Mario Carparelli (moderatore dell’incontro) e di Floriano Negro (esperto di Bruno e di Ermetismo), Gabriella Di Gennaro (assistente del Governatore), Ruggero Negro (Segretario del Rotary Club Gallipoli). Partendo dal sogno di Giordano Bruno e di Enrico di Valois, ci siamo spostati, grazie ai canti struggenti di Marina Cvetaeva e di Elizabeth Bishop, al coraggio di Leonida, all’amore di Ettore, in una atmosfera di positiva commozione, di “philia” tra persone che apparentemente non si erano mai incontrate, ma che da sempre si conoscevano “in interiora”.
E così come piaceva fare ai veri conoscitori di Anima, come Platone e Bruno, senza rinunciare al sorriso; quel sorriso che ci ha accompagnato nella deliziosa cena offerta dal Rotary in un magnifico ristorante nella città vecchia di Gallipoli (Il Bastione), dove abbiamo potuto godere di una cena piena di gusto e di brio. Quel sorriso che ci siamo portati come un dono prezioso da condividere con tutti, e che ci hanno regalato tutte le brave persone di Gallipoli animate dal desiderio di fare, insieme, Anima.

Vi lasciamo le preziose parole del Presidente Di Leo:

Come mai nella società contemporanea, che è capace di soddisfare una serie variegata di bisogni rispetto al passato, il quoziente di infelicità risulta ancora molto alto? Perché la società circostante impone sempre più una concezione della vita simile ad una sfida continua per sopravvivere ed affermarsi? Come mai viene data sempre meno importanza alla interiorità ed alla affettività di ogni individuo prediligendo l’attenzione verso una serie di battaglie da affrontare e vincere? Questi ed altri interrogativi balzano evidenti fin da quando l’umanità ha deciso di spiegare se stessa ed il mondo circostante esclusivamente con il metodo scientista ritenendo vera solo la realtà percepita con i sensi e con la ragione. La visione positivista del mondo ha posto quindi in secondo piano i quesiti fondamentali dell’esistenza perché non risolvibili scientificamente ed anche il mondo dei sentimenti e delle emozioni ha subito la stessa sorte perché non prevedibile razionalmente. Questa amputazione ha provocato un progressivo malessere e disadattamento psichico fra la gente .Il Rotary club Gallipoli, organizzando un incontro con il celebre filosofo Prof. Gabriele La Porta sui “Temi dell’Anima”, ritiene di offrire un service e delle possibili alternative a chi è impegnato a ricercare una via più stabile per raggiungere più serenità ed equilibrio, scoprire il proprio “SE’” vitale, creare un rapporto costruttivo con gli altri e imparare a confrontarsi in maniera schietta e profonda con il proprio essere interiore.

Dr. Antonio Di Leo (Presidente Rotary Club Gallipoli)

Grazie a tutti

Gabriele La Porta
Egidio Senatore

Gabriele La Porta Egidio Senatore Gallipoli

Amai

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.

Umberto Saba

Portami con te

Portami con te nel mattino vivace
le reni rotte l’occhio sveglio appoggiato
al tuo fianco di donna che cammina
come fa l’amore,

sono gli ultimi giorni dell’inverno
a bagnarci le mani e i camini
fumano più del necessario in una
stagione così tiepida,

ma lascia che vadano in malora
economia e sobrietà,
si consumino le scorte
della città e della nazione

se il cielo offuscandosi, e poi
schiarendo per un sole più forte,
ci saremo trovati
là dove vita e morte hanno una sosta,

sfavilla il mezzogiorno, lamiera
che è azzurra ormai
senza residui e sopra
calmi uccelli camminano non volano.

Attilio Bertolucci

Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu’ perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

Sylvia Plath

Al pari di un profilo conosciuto

Al pari di un profilo conosciuto,
o meglio sconosciuto, senza pari
Fra gli altri animali, unica terra
La tua forma casuale quanto amai.

Sandro Penna

“Credo malgrado tutto che ogni persona sia sola, tutto il tempo”

«Credo malgrado tutto che ogni persona sia sola, tutto il tempo. Si vive soli. Gli altri ci stanno intorno, ma si vive soli. Ognuno è come imprigionato nella sua testa, e tuttavia noi siamo quello che siamo solo grazie agli altri. Gli altri ci “abitano”. Per “altri” si deve intendere la cultura, la famiglia, gli amici. A volte possiamo cogliere il mistero dell’altro, penetrarlo, ma è talmente raro! È soprattutto l’amore a permettere un incontro di questo genere. Circa un anno fa, ho ritrovato un vecchio quaderno dei tempi in cui ero studente. Lì prendevo appunti, fermavo delle idee. Una citazione mi ha particolarmente impressionato: «Il mondo è nella mia testa. Il mio corpo è nel mondo». Avevo diciannove anni, e questa continua a essere la mia filosofia. I miei libri non sono nient’altro che lo sviluppo di questa constatazione».

Paul Auster

A Roma, da domani all’11 marzo, si svolgerà il “Festival del libro di qualità”

Dal domani all’11 marzo si svolgerà una prestigiosa rassegna culturale, “Il Festival del libro di qualità – Alla scoperta dell’interiorità: tra letteratura e storia”, presso la sede della Federazione Unitaria Italiana Scrittori (piazza Augusto Imperatore, 4 a Roma). Otto presentazioni che vedranno la partecipazione di scrittori, giornalisti, editori e professori universitari che dibatteranno il grande tema della scoperta dell’inconscio attraverso la lettura critica di opere letterarie connesse con la Storia. Tra gli altri saranno presenti, Franco Ferrarotti, Laura De Luca, Oliviero Beha, Gianfranco De Turris, Luigi De Pascalis, Alessandro Orlandi, Dario Bonini (rettore Lumsa), Giovanni Salmeri (Università degli studi Tor Vergata), Francesco Pacifico, Eleonora Tiliacos, Danilo Campanella e Mario Sammarone, direttore editoriale del Festival. Avrebbe dovuto partecipare anche lo psichiatra e scrittore Filippo Di Forti, recentemente scomparso a Palermo, per presentare il suo ultimo libro “Che cos’è questa crisi” (ed. Solfanelli).
Questo il programma: domani, sabato 7 marzo, ore 17: presentazione del libro di Ray Bradbury “Siamo noi i marziani” (ed. Bietti) con Gianfranco de Turris, Riccardo Rosati e Mario Sammarone. ore 18:30 presentazione della rivista di narrativa Effe con Dario De Cristofaro, Cristiana Saporito e Francesco Vannutelli.

lunedì 9 marzo ore 11, presentazione della rivista Nova Historica con Dario Bonini (rettore Lumsa), Gaetano Sabatini (Università Roma tre), Giuseppe Parlato (Università internazionale di Roma) e Danilo Campanella. Ore 17 presentazione del libro “Class” di Francesco Pacifico (ed. Mondadori). Con Francesco Pacifico, Eleonora Tiliacos, Mario Sammarone. ore 18:30 Crescere e divenire, due romanzi, un unico tema: il percorso interiore. Con Danilo Campanella e Alain Ceresani. Presenta Andrea Menaglia. martedì 10, ore 11, presentazione del romanzo storico “Il mantello di porpora” di Luigi De Pascalis (ed. La Lepre). Con Luigi De Pascalis, Alessandro Orlandi (l’editore della Lepre, sarà presente), Giovanni Salmeri (Università di Roma Tor Vergata).

mercoledì 11 marzo, ore 16:30 presentazione del libro “Elogio del piromane appassionato” (ed. Dehoniane) di Franco Ferrarotti. Con Franco Ferrarotti, Laura De Luca, Mario Sammarone – autore del libro “Il mito della sociologia – intervista a Franco Ferrarotti” (ed. Solfanelli). ore 18:00 presentazione del libro “Cos’è questa crisi” di Filippo Di Forti (ed. Solfanelli). Con Filippo Di Forti, Oliviero Beha e il saluto di Franco Ferrarotti.
Direttore editoriale: Mario Sammarone. Coadiutori: Francesco Ciocci e Riccardo Narducci. Presidente Associazione Filomati: Danilo Campanella.

Forse un mattino andando in un’aria di vetro

Carissimi,

vi invito a commentare questa poesia.

Gabriele

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
Alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Eugenio Montale

 

Anoressia, problemi di coppia e separazione: nessuno si salva da solo

  • Nessuno si salva da solo è un film del 2015, diretto da Sergio Castellitto. Il film è basato sull’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini. Trama: Delia e Gaetano (Gae) sono stati sposati e hanno due figli, Cosmo e Nico. Da poco tempo vivono separati, lei ha tenuto la casa con i bambini, lui vive in un residence. Delia (Jasmine Trinca), che in passato ha sofferto di anoressia, è una biologa nutrizionista, Gaetano (Riccardo Scamarcio) è uno sceneggiatore per programmi televisivi. Si incontrano per una cena in un ristorante, durante la quale discuteranno di come far trascorrere l’estate ai bambini. Di litigi, eventi scatenanti, emotività altamente espressa ce n’è. C’è poi il rifiuto del cibo, la carie marcia, il vomito autoindotto, l’alimentazione compulsiva. Ma non è che in questo film “viene affrontato il tema dell’anoressia” (come piace dire a molti). Sarebbe come dire anche che l’altro “tema” è quello legato ai problemi di coppia o alla separazione (frutto di traumi, frutto di altre separazioni e via così percorrendo quei sentieri diacronici là). Ci sono malesseri che durano nel tempo e restano, nonostante il desiderio di cambiamento, la consapevolezza e i tentativi di risolvere i problemi. Ci sono i ricordi, le attese, i dubbi, la tenerezza e le idiosincrasie. Ma vivaddio non ci sono regole per il mantenimento della buona salute della coppia o della psiche dei figli. Non c’è nessuna teoria neonormativa e nessuna etichetta. E non si svolge nessun tema (men che meno sul tramonto della paternità o sulla donna post-patriarcale). Non si arriva da nessuna parte, al massimo ad una piroetta e ad un sorriso di sobbalzo. In questa pellicola però si compie un piccolo miracolo, che è il seguente: sfiorando dei frutti non si può ottenere una buona centrifuga, una roba che contenga la polpa nutriente, l’essenza. Bisogna, appunto, affondare le lame, lasciare che girino a fondo. Sfiorando la vita con la penna o con la macchina da presa, invece, a quanto pare, si può arrivare a coglierne l’essenza senza scavare, senza spingere, senza usare gli artigli, bensì l’immane invisibile forza dirompente della grazia artistica. Il simulacro è immaginario (illusione) mentre l’apparenza è simbolica (finzione). Quando la dimensione specifica dell’apparenza simbolica comincia a dissolversi, l’immaginario ed il reale divengono sempre più indistinguibili. E, fateci caso, gli attori sono così bravi da andare oltre: resta infatti anche un pò l’illusione che forse in questo momento Delia e Gaetano siano ancora là, da qualche parte, a fare anima o a fare l’amore.

    Massimo Lanzaro

Da “La terra desolata”

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L’inverno ci mantenne al caldo, ottuse
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera.
L’estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee
Con uno scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,
E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,
E bevemmo caffè, e parlammo un’ora intera.
Bin gar keine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch.
E quando eravamo bambini stavamo presso l’arciduca,
Mio cugino, che mi condusse in slitta,
E ne fui spaventata. Mi disse, Marie,
Marie, tieniti forte. E ci lanciammo giù.
Fra le montagne, là ci si sente liberi.
Per la gran parte della notte leggo, d’inverno vado nel sud.

Quali sono le radici che s’afferrano, quali i rami che crescono
Da queste macerie di pietra? Figlio dell’uomo,
Tu non puoi dire, né immaginare, perché conosci soltanto
Un cumulo d’immagini infrante, dove batte il sole,
E l’albero morto non dà riparo, nessun conforto lo stridere del grillo,
L’arida pietra nessun suono d’acque.
C’è solo ombra sotto questa roccia rossa,
(Venite all’ombra di questa roccia rossa),
E io vi mostrerò qualcosa di diverso
Dall’ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi, o dall’ombra
Vostra che a sera incontro a voi si leva;
In una manciata di polvere vi mostrerò la paura.

[…]

T. S. Eliot

Distacco

L’uomo ideale è colui che in mezzo al più profondo silenzio sa trovare l’attività e in mezzo all’attività sa trovare il silenzio e la solitudine del deserto”.

Sw. Vivekananda