La natura del mondo

Colui che si rammarica della natura del mondo non sa dunque che cosa fa, e fino a dove giunga la sua audacia. È che ignora il seguito regolare delle cose dalle prime alle seconde, poi alle terze, e così di seguito fino alle ultime: non bisogna perciò insultare degli esseri poiché sono inferiori ai primi; bisogna accettare con serenità la natura di tutti gli esseri.

Plotino

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6 Risposte

  1. Chi ignora la trama nascosta del mondo, dunque, è colui che ignora a cosa mirano le proprie azioni e il punto fino al quale esse lo portano … Come se non fosse lui stesso parte della trama, nemmeno è cosciente che sia l’imperfetto a rinviare alla perfezione. La percezione di Sè rimanda alla misericordia nei confronti del mondo e questa alla capacità di attendere che l’eterno fiore nasca dal seme transeunte…
    Anche la morte acquista un senso, allora, e forse la sua essenza si può percepire soltanto guardando al mondo con quella serenità che tutto accetta e della quale, il credere in un aldilà delle cose, ne diventa il “seguito naturale”. Mai inconsapevolmente audace.

  2. Un Buon Giorno Carissimo Prof. Gabriele ed un Buon Giorno a Tutti i Fantastici Amici di Questa Preziosa Necessaria Casa.

    Un piccolo racconto esseno assai dimentica ma assai vero.

    ****

    Un giorno il saggio maestro Zerah disse al suo giovane allievo.

    Ascolta Simone: tra servo e padrone, secondo te, chi e più importante?

    Ancora non capivo a dove volesse arrivare il mio Maestro.

    Entrambi, – riprese sottolineando le sillabe – entrambi, come le mani di uno stesso corpo o gli occhi di un volto, come il vento e la vela, la spada e lo scudo: ognuno e solo la meta di se stesso se l’altro non esiste.

    Zerah era un vecchio con una lunga barba grigia che il sole e gli anni avevano sfumato di rosso; l’avevo visto spesso quando giocavo, e sapevo che era ammirato e rispettato. Aveva un volto incartapecorito e scavato da solchi profondi, con uno sguardo dolce e penetrante allo stesso tempo, e le sue parole erano a volte enigmatiche ed a volte limpide; era, insomma, uno di quei venerabili vecchi di cui raccontavano i mercanti.

    – Pace a te, Joshè – disse a mio padre che mi spingeva avanti. Sapevo che non avresti tardato a portarmelo, questo ragazzo. Avvolto in una lunga veste di lino d’un bianco sbiadito, Zerah era in piedi sulla soglia e mi tendeva le braccia. Quando mi prese per mano fui tanto colpito da quella sua grossa stretta callosa da non accorgermi neppure che mio padre non era entrato nella casa fresca e ombrosa: sembrava essere ancora più povera della nostra, dove tuttavia c’era solo il minimo indispensabile. Quell’unica stanza, illuminata dalla luce calda e polverosa di una finestrella, conteneva solo due o tre stuoie e pochi utensili posati sulla terra battuta; Zerah mi fece cenno di sedermi, e prese posto davanti a me accoccolato su una stuoia.

    Scorsi nella penombra in fondo alla stanza una specie di stella a otto punte eguali, e non me ne stupii perché ce l’avevamo anche noi.

    – Simone, ormai sei abbastanza grande per sapere cosa fai qui e chi siamo; dimmi: hai già guardato le nostre vesti?
    – Si, – risposi – sono bianche, non come quelle della gente di città, e poi pungono, ma mio padre dice che va bene cosi e che passera.
    – Se pungono, pazienza! rispose il vecchio con un leggero sorriso. Il fatto e che sono diverse da quelle degli uomini e delle donne che seguono la legge della città e che ne indossano di blu, di gialle, di rosse, di tutti i colori. E bene che tu l’abbia notato, ma sai perché e cosi? Perché la gente di Jappa non parla la nostra stessa lingua, LA LINGUA DOLCE…

    – Ma se li capisco! replicai con violenza.
    – Capisci le loro parole, ma non il loro cuore, e per raggiungerli dovrai penare, come scoprirai presto. Ma non sei venuto per sentire parole amare, Simone, bensì PER IMPARARE A GUADARE E A PENSARE.

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    Già da tempo sai che non viviamo come la gente di città e i mercanti delle carovane, ed e ora che tu sappia il perché: immagina un enorme campo di lino diviso fra i membri di una famiglia, ognuno dei quali si sposa ed ha molti bambini: ci sono quelli di Giuseppe, quelli di Saul, quelli di Giacobbe e cosi via e sono cosi tanti che ad un certo punto non si riconoscono più e cominciano a picchiarsi, cosicché quelli che perdono il loro pezzetto di terra, per sopravvivere, devono chiedere asilo agli altri che li sopportano appena.
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    La Terra, vedi, e quel campo di lino, e noi di questo e di pochi altri villaggi siamo come i sopravvissuti ad una antica guerra in cui abbiamo perso i beni materiali datici da nostro padre, e siamo ora in esilio presso dei parenti dimentichi delle nostre comuni origini; siamo i sopravvissuti di un tempo in cui il sole si vedeva meno ma riscaldava di più i cuori; siamo la spina nel tallone del gigante, e non guardarmi con quella faccia: presto te ne renderai conto.
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    Zerah si interruppe un momento e, vista la mia perplessità, mi pose le sue manone sulle spalle prima di continuare.

    – Noi non siamo della stirpe di Abramo e di Giacobbe, Simone. Ι nostri padri si sono ammazzati a vicenda tantissime lune fa, più di quante tu ne possa immaginare; guarda bene quella stella, la in fondo: e un simbolo del nostro popolo e la troverai ovunque, da tutti quelli che parlano con la mano sul cuore. E un segno che devi conoscere e ve ne sono molti altri che imparerai piu tardi.

    Tra le molte genti che vivono in questo paese non voglio dire che siamo i migliori, ma il nostro Padre spirituale ci ha dato una parola che abbiamo conservato intatta, senza aggiungere o togliere una virgola. Per la gloria Sua e dei fratelli umani, dovrai saperla ascoltare e ripetere: allora, come gli altri del villaggio potrai indossare la veste bianca e parlerai la lingua dolce …e per mezzo di essa guarirai.

    – Guarirò?

    – Si, come molti di noi che hanno prestato giuramento. Ma non ti limiterai a guarire i corpi che soffrono, vorrai guarire le anime…
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    – Le anime? Cosa sono?
    – L’anima, Simone, e…e una grande forza che abita in te e che ti fa dire ogni giorno cose come “io sono io”, e “mi chiamo Simone”; e una fiamma che ogni notte esce da te per percorrere un paese dal quale ti porterà i sogni e non soltanto. E il paese senza frontiere, dove…

    – Io non l’ho mai vista, questa fiamma!
    – Imparerai a vederla e, ti assicuro, persino a toccarla.

    Sebbene capissi a malapena quanto mi stava dicendo Zerah con voce calda e ovattata, avevo l’impressione confusa che mi si stessero aprendo molte e molte porte… Fu come rimuovere le ceneri per rianimare la fiammella dimenticata di cui parlava.

    – Ma, Zerah, come fa una fiammella ad ammalarsi? Chiesi spalancando gli occhi.
    – Si ammala quando si allontana un po’ troppo dal fuoco che l’ha generata, ricordalo, Simone. Allora non scalda più, ma brucia tutto ciò che tocca. E una cosa molto semplice, siamo noi che complichiamo tutto.
    …..
    …..
    Nessuno di noi poteva formare dei Fratelli completi: esseni si nasceva, e questo era un insegnamento ancestrale; ma il ceppo era destinato ad estinguersi per trasformarsi in un altro di cui ignoravamo il volto.

    Forse che quei rudi guerrieri che ora maneggiavano concetti di pace e d’amore sarebbero stati i nostri successori sulla terra di Κal? Questa domanda mi tormento il cuore per intere sere… potevo mettere tutto nelle mani di quegli uomini? Giuseppe e gli altri, stavano facendo la stessa cosa? Il cuore diceva di si, ma la ragione si rifiutava di dargli ascolto.

    Una sera, nella ricca dimora di legno scolpito di un guerriero che mi ospitava, decisi di fare ricorso ad un vecchio metodo della nostra gente. La stanza che mi avevano messo a disposizione era vasta, con i tramezzi e il soffitto di tronchi di piccole conifere, alcuni dei quali, abilmente lavorati, rappresentavano dei volti che facevano pensare alle forze della Natura. Mi avevano dato una sedia larga, un oggetto che per me era inusuale, e un letto basso con dei cuscini, e avevo fatto togliere tutte le pelli che ornavano il pavimento e il muro al mio arrivo, perché il loro IRRADIAMENTO ERTERICO nuoce alla purezza di un lavoro psichico, a parte certi casi ben precisi.

    Per fortuna il mio ospite aveva delle resine che potevano sostituire l’incenso; ne bruciai qualche presa ai quattro angoli della stanza e disposi su di un vassoio di metallo un po’ della terra sabbiosa dei dintorni. Alla luce di una torcia, vi disegnai col dito UNA CROCE CON LE BRACCIA UGUALI ED UNA SPIRALE REGOLARE CHE PARTIVA DAL CENTTRO DELLA CROCE VERSO LA PERIFERIA DEL VASSOIO, dopo di che mi immersi nella pronuncia del suono Μ tipica della Fratellanza, e mi sdraiai con la mente vuota.

    Il mattino seguente, al mio risveglio, mi attendeva la desiderata risposta: la spirale tracciata il giorno prima era scomparsa, accuratamente cancellata da una sorta di alito che aveva risparmiato la croce. Secondo il codice definito dalla Fratellanza al Krmel, questo significava “Si”.

    Si, dovevo dunque dare fiducia ai rudi capi di quella terra; potevo affidar loro il contenuto del mio cuore. La risposta era netta, tanto più chiara in quanto non c’era niente di magico in essa: gli Esseni non amavano manipolare forze esterne ad essi e al Grande Agente Universale… Ero stato io, a proiettare il mio corpo luminoso sulla terra del vassoio. Non ci sono interrogativi di cui non conosciamo la risposta inconsciamente e saremmo molto meno ciechi se comprendessimo che ogni notte ci abbeveriamo ad una chiara fonte. Dobbiamo tutti ricollegarci a ciò che siamo, alla nostra forza prima se vogliamo sapere e potere…

    E cosi semplice… La nostra mancanza di fede distrugge tutto! Cosi affidai l’intera parola al GRANDE MAESTRO, i metodi esseni, l’esistenza dei FRATELLI DELLE STELLE , ad alcuni fieri signori di Κal, e cosi fecero i nostri altrove. Come aveva detto Giuseppe, stringemmo con loro un patto simbolico, e i capi iniziati al nostro insegnamento si impegnarono a portare i capelli lunghi, in memoria di un altro patto molto più antico…*

    …….

  3. Ho visto per caso in tv:
    La lotta dell’uomo per la sua sopravvivenza_Dall’Età Della Magia All’Età Della Scienza

    di Rossellini

    molto interessante,consiglio vivamente di vederl, c’ è anche su youtube

    ps: al cinema visto unbroken, consiglio anch quello, andata a vederlo senza pretese mi ha sorpreso piacevolmente


    v=lrFDwHkvgZ0

    Un caro saluto a Gabriele e a tutti!

  4. Ho sbagliato video, quallo giusto è questo non quello sopra:

    L’ antico Egitto,l’ uomo e la divinità

  5. E’ bello notare come nei filmati che ho postato ci sia una specie di filo conduttore:la religiosità primitiva e civilizzata dell’ Antico Egitto, con la sua adorazione attraverso rito e rituali del Sole si riversi in una modesta parte nell’ arte della Magia-Alchimia, il raggiungimento della perfezione è il sole, l’ oro, che diviene elisir di lunga vita: oro potabile. Interessante anche come il simbolo dell ‘ oro si ritrovi anche nella Massoneria con i suoi simboli segreti dell’ ape, del miele etc.
    “dat mel rosa apibus” qui si aggiunge anche simbolo secreto della rosa, da cui si potrebbe anche riprendere il simbolo di un altro ordine segreto dei Rosacroce etc. Probabilmente anche Emily Dickinson nelle sue poesie delle api del miele fa riferimento anche al significato profondo e nascosto della simbologia massonica(fra gli altri artisti della storia che erano a conoscenza della massoneria).
    Nel video dove si parla della Magia-Alchimia si fa riferimento a chi sa destreggiare l’ oro sarà in grado di vedere i movimenti degli astri senza neanche guardare il cielo, stando nel chiuso della sua stanza questo stesso concetto è espresso nel libro dei morti dell antico Egitto, particolare come la cultura si tramandi e si conservi per essere rivisitata e resa sempre attuale col passare del tempo.

    Nel video che ho messo sull’ egitto antico.. non ho visto all’ inizio del film che il titolo scritto è:
    Dall’ angoscia dei miti al dio che è salvezza.

    Un bel titolo che sicuramente descrive ciò che è stata la storia dell uomo di un certo periodo..allo stesso modo una frase di Nietzsche: “Dio è morto”
    descrive un altro periodo della storia dell’ uomo verso cui si è sviluppata in parte la società odierna aprendo l’ era del grande relativismo, la fine dei dogmi e delle verità assolute e il trionfo delle singole verità, di quelle soggettive, degli individui ognuna vera. Infatti c’ è al crisi delle Grandi Istituzioni: Chiesa etc tutto ciò che vuole fondare la realtà su una sola Verità. Questo Relativismo si può vedere anche in vari settori: dall arte in cui nel dipinto la visione critica di un dipinto, scultura opera d’ arte è lasciata alla libertà del singolo, mentre in passato l’ arte crecava l’ espressione e la riproduzione di una Grande, Verità ai testi delle canzoni, delle poesie lasciate all’ interpretazione dell’ individuo, la frammentazione che è caratteristica della società odierna, i grandi valori sono divenuti anch essi relativi, ma di pari passo vi è il fenomeno della Globalizzazione, questo fa capire il periodo di crisi, confusione, contraddizioni che stiamo vivendo. In genere quando c’è una crisi è preludio di un futuro cambiamento..
    Cmq il simbolo(del sole) dell’ oro dell antico Egitto e poirconservato e ripreso in parte Dalla MagiaAlchimia rimane immutato e sempre valido anche per la società di oggi.
    Un simbolo che migliaia e migliaia di anni resta saldo e immobile.(se non fondamentale di vita).
    Anche Jung ha trattato i rudimenti dell ‘Alchimia il simbolo dell ‘ oro, dell ‘ elisir di lunga vita usando questi principi sulla psiche, ha rivisitato tutto il simbolismo riversandolo nel concetto della psiche e ha svelato una parte dell’ occulto segreto di ciò che era, ma ha scoperchiato solo la superficie, ci si può addentrare più in profondità in quei simboli.

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