Anche mi fugge la mia compagnia

Anche mi fugge la mia compagnia,
donne di ghetto, giullari di taverna,
fra cui passai gran tempo,
e morta è la ragazza
a cui ardeva il volto perenne
unto d’olio della pasta azzima
e la buia carne d’ebrea.

Forse è mutata pure mia tristezza,
come fossi non mio,
da me stesso scordato.

Salvatore Quasimodo

Annunci

11 Risposte

  1. Dedicato
    Non sarai volo d’aquilone,appeso ad un sogno qualunque,ma aquila estroversa nel volo più azzurro.
    Tu ed io cercammo un pianeta di tenerezza senza l’ombra del conformismo,delle legnose parole,
    solo la nudità del sole,che intrigava una
    speranza tra noi e si estendeva con il suo calore,senza misurare la quota
    e lo spessore del volo.
    Porti nel petto il fuoco di un sogno di liberta’ sospeso,ed io nel vederti battito d’ali sui miei pensieri,petali narcisi,cercando la luce dei tuoi orizzonti,implorero’ il cielo che’ le tue ali,vessillo d’eleganza e di ricerca interiore,spalle delle nostre radici di pianto,color ambra,non diventino aquiloni di un sogno non vero.
    Michela (pub,in vol VIII Aletti ed.”tra un fiore colto e l’altro donato”pag.104)

  2. Dedicato

    Non sarai volo d’aquilone,
    appeso ad un sogno qualunque,
    ma aquila estroversa nel volo più azzurro.
    Tu ed io cercammo
    un pianeta di tenerezza
    senza l’ombra del conformismo,
    delle elgnose parole,
    solom la nudità del sole,
    che intrigava una speranza tra noi
    e si estendeva con il suo valore
    senza misurare la quota
    e lo spessore del volo.
    Tu porti nel petto il fuoco
    di un sogno di libertà sospeso,
    ed io nel vederti battito d’ali
    sui miei pensieri, petali narcisi,
    cercando la luce dei tuoi orizzonti,
    implorerò il cielo
    chè le tue ali, vessillo d’eleganza
    e di ricerca interiore,
    spalle delle nostre radici di pianto,
    color ambra,
    non diventino aquiloni
    di un sogno non vero.

    Michela ( lirica pub.in vol VIII “tra un fiore colto e l’altro donato”Aletti editore pag.104)

  3. Qauando si perde qualcuno della nostra compagnia, è triste,ma, non aver nemmeno le lacrime per piangere quella perdita,è ancora più triste ,doloroso e insopportabile, caro Gabriele.
    Ecco la situazione di Salvatore quando si rivolse alla Musa.
    Serena serata

  4. C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
    anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
    che sono intorno nate le viole.

    S’inalza; e ruba il filo dalla mano,
    come un fiore che fugga su lo stelo
    esile, e vada a rifiorir lontano.

    Pascoli

    Ed ecco sul tronco
    si rompono gemme:

    quel verde che spacca la scorza
    che pure stanotte non c’era.

    Quasimodo

  5. AQUILONE

    C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
    anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
    che sono intorno nate le viole.

    S’inalza; e ruba il filo dalla mano,
    come un fiore che fugga su lo stelo
    esile, e vada a rifiorir lontano.

    Pascoli

    Ed ecco sul tronco
    si rompono gemme:

    quel verde che spacca la scorza
    che pure stanotte non c’era.

    Quasimodo

  6. Quasimodo insegna oltre il Tempo finito e NOI lo sentiremo ovunque. Bianca 2007

  7. Rifletto su alcune parole di Salvatore…
    …morte… mutamento di senso: fuga da se stessi…
    Trasformazione (morte) dei simboli, delle immagini interiori, che produce quella distanza da cui è possibile prendere coscienza del proprio stato e diversificarsi dalla tristezza per tornare a “conoscere”.
    Quindi…

    […] conoscere è innanzitutto sentire… è sempre accogliere l’altro
    in sé, farsi l’altro in se stessi… E dunque conoscere è morire, “perché ogni morte è mutarsi in altro e ogni mutamento è qualche morte”. Ed essendo il mutamento farsi l’oggetto, esso è pur morte, ancorché parziale, accompagnandosi sempre questo nostro internarci nell’oggetto alla consapevolezza di noi (“sensus nostriment ipsorum, abditus qui est actus”), al senso intimo per il quale non ci disperdiamo nella cosa, ma ci teniamo fermi a noi stessi. […] (Eugenio Garin)

  8. un trionfo della primavera !

  9. E il tralcio della vite non teme
    il levarsi degli austri
    né la pioggia sospinta per l’aria dai larghi aquiloni,
    ma libera le gemme e spiega le sue foglie.

    Virgilio, trad. S. Quasimodo

  10. come un veliero sotto sotto l’urlo del maestrale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...