I gabbiani

Non avevo mai visto gab­biani sulle rive del Tevere
can­gianti in que­sta fine d’inverno le penne e le acque.

Mi sono appog­giato al gra­nito come fanno quelli
che vegliano sulla pro­pria vita o morte usando

un’intenta pazienza ma i miei occhi distratti
segui­vano le pla­nate rapi­nose degli uccelli plumbeoargentei

sino a che furono sazi i ven­tri affu­so­lati i becchi
già risplen­dendo su altri flutti a un sole diverso

per il pro­ce­dere ine­vi­ta­bile del tempo le mie
pupille stan­che e ancora voraci ormai volte

sull’emporio mobile delle vie popo­lose di Roma
alla cerca dispe­rata nell’ora dell’ipoglicemia

d’un ali­mento improv­viso sol­tanto a me noto
in una rive­la­zione gio­iosa e ste­rile nell’ombra-luce

san­gui­gna da attici e cor­ni­cioni meridiani
fumi­gando sui colli i rami verdi della potatura

sino a ottenebrare il cielo pietoso del ritorno.

Attilio Bertolucci
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6 Risposte

  1. C’ è una lieve corrispondenza fra gli ultimi due video che ho postato e questo scritto di Bertolucci,
    una corrispondenza palpabile quanto volubile ed effimera, un qualcosa che aleggia libero come fumo ma presente, una sensazione densa e come vapor acqueo non consistente che affonda nel cuore radici impalpabili fino ad arrivare alla sorgente dove i fiori si adunano nel cuore della sorgente.

  2. Vincotto!

  3. L’intenta pazienza che si da per chi veglia sulla propria vita o morte è l’attenzione che si da alla consapevolezza che tutto finisce. Meglio allora distrarsi sul volo di un gabbiano. Melanconia sottile di un pieta grande come grande dovette essere la sua stanchezza immortalata in questi versi. Bianca 2007

  4. Vincotto, dicevo, mentre l’uomo, sospeso su un parapetto sogna di volare e vola, in effetti…
    Tutto ricomincia da lì: affacciarsi su Anima dà ancora quel brivido che scuote le viscere, il buon senso animale…
    ” Ritorna ancora e prendimi, amata sensazione, ritorna e prendimi, quando si ridesta viva la memoria del corpo, e l’antico desiderio di nuovo si versa nel sangue, quando le labbra e la pelle ricordano…”
    Vincotto, dicevo, rive­la­zione gio­iosa e ste­rile nell’ombra-luce: potessimo come gli animali sapere cosa ci manca e andare a prendercelo e ritornare senza sensi di colpa dopo aver gustato un bel pezzo improvviso di vita.

  5. testo:

    “Somewhere in the darkness
    Hiding away from the cold wind’s blowing
    Deep in the silence
    Deep in the heart of a never-knowing
    You could be a flashlight
    Or a candle dancing on the breeze
    As bright as the floodlight
    As clear as the hook in a sweet serenade
    But you’ll never know it
    How bright you shone for me tonight
    My poor little flashlight
    I turn you on when the sun goes down on me”…

  6. TRAMONTO

    Il carnato del sole
    sveglia oasi
    al nomade d’amore

    Ungaretti

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