Imprevedibili

Amico è una questione fra me e te
Sgranare la luce dal duro giorno
I piedi si sollevano lievi da terra
Significa che sei da qualche parte vicino
Il mio corpo indovina la tua presenza
Nessuno ha accesso al nostro consentire
C’è in noi un silenzio inimmaginabile
Come se tutti intorno camminassero in punta di piedi
Non si tratta di comprendere ma di sentire
Immagina una pietra che parla ascolta sente
Immagina una roccia che ama ed odia
Immagina il nostro incontro
I nostri presentimenti sono identici come se ci toccassimo [coi pensieri

Amico ogni volta ti conquisto
Cerco trovo perdo
Scoprendo che l’amore è altro di più che la vicinanza
Senza badare all’ora ed alle circostanze ti vengo incontro
Nelle mani filtra la sabbia da sotto i tuoi piedi
E’ il tempo che ci persuase
Ora già sappiamo che faremo in tempo
La nostra lotta era potente come l’eco di un cielo furente
Abbiamo conquistato più di quello che può sentire un [corpo
Le ferite sono solo il ricordo di ciò che ci ha resi simili
Proprio come se puntassimo allo stesso obiettivo
Riconoscendo non desideremo il riconoscibile
Sentendo non saremo adempimento del sensibile

Amico chi sono i nostri cuori?
Gli antri ghiacciati dove nascondemmo la brace dei nostri [nomi
Innevati e irraggiungibili come le cime di monti coperte [di nubi
Nel cosmo sono appena il punto più chiaro di tutte le stelle
Impercettibile reciprocità terribile e meravigliosa
L’infanzia attraverso la quale ci accorgemmo di noi
L’infanzia che ci insegnò a riconoscere le proprie tracce
Quando da noi cadrà il velo delicato riveleremo i nostri [volti
Uno di noi avrà le ali
Uno di noi avrà i piedi nudi
Ci doneremo la galassia che protegge
Ci doneremo le stagioni che alleviano il peso del [conosciuto

Amico se sei albero so il profumo delle tue foglie
Se sei pioggia assaporo il gusto di ogni goccia
Se sei uccello apro le ali
Se sei fuoco ti nutro con la fiamma
Se sei vento aspetto che in me sbricioli la pietra
Se sei uomo taccio.

Ewa Sonnenberg

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6 Risposte

  1. E’ difficile definire e rappresentare l’idea di uomo, in effetti. L’uomo sta sempre al di qua o al di là, decentrato, tra terra e cielo… è il punto di fuga della creazione.

  2. …Riconoscendo non desidereremo il riconoscibile
    Sentendo non saremo adempimento del sensibile…
    Appunto!

  3. Hai detto bene carissima Valeria perchè in effetti anche se camminiamo contemporaneamente in questo come anche in altri mondi, la nostra maggiore divina essenza risiede su altri piani di coscienza.

  4. Certo, sempre altrove!

  5. “Solo quando ci si è trovati, bisogna imparare a perdersi ogni tanto – e poi a ritrovarsi: premesso che si sia pensatori. Per costoro infatti è dannoso esser sempre legati a una sola persona.”
    Nietzsche “Il Viandante e la sua ombra”

    Per il gemello celeste, invece, credo vada diversamente: la completezza della Forma è una conquista che si delinea nelle tappe….
    Ma perchè tacere?

  6. “Esiste davvero il tempo, il Distruttore?
    Quando, sul monte immobile, abbatterà il castello?
    E questo cuore, che appartiene infinitamente agli dei,
    quando lo violenterà il Demiurgo?

    Siamo davvero così paurosi e fragili,
    come il destino vuole farci intendere?
    L’infanzia profonda di promesse,
    si fa – poi – silenziosa nelle radici?

    Ah, il fantasma dell’Effimero
    attraversa come se fosse fumo
    chi inconsapevole l’accoglie.

    Andare alla deriva, questa la nostra essenza,
    pure, nel ciclo delle forze perenni,
    quali strumenti divini abbiamo un senso.”

    (Rainer Maria Rilke, Sonetti a Orfeo, Sonetto XXVII)

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