“L’ALCHIMIA NEL XXI SECOLO”. La pratica alchemica come via per la libertà incondizionata

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Amici carissimi, il 31 gennaio 2015 alle ore 12:00 terrò, insieme ad Egidio Senatore, nella splendida città di Bologna, l’appuntamento “IMMAGO ALCHEMICA”, un incontro con le immagini più emblematiche  legate all’Alchimia.

Questa edizione inaugurale del Convegno (organizzato da Arte di Essere e diretto da Riccardo Geminiani), che riunisce per la prima volta alcuni dei più importanti esperti italiani di alchimia (come Giorgio Sangiorgio e Salvatore Brizzi), offre ai partecipanti la possibilità di approfondire in modo chiaro e semplice l’insegnamento alchemico, fornendo loro una serie di strumenti per tradurre nella pratica quotidiana i passaggi fondamentali degli insegnamenti ermetici. Un cammino di crescita spirituale che è la chiave d’accesso a una esistenza libera da condizionamenti e limitazioni.

“La divulgazione dell’alchimia è una doverosa operazione culturale, soprattutto in Italia, dove chi ricerca una spiritualità alternativa alle chiese istituzionali, ancora strumenti di potere temporale, si rivolge in prevalenza a pratiche orientali o di sciamani – anticipa Giorgio Sangiorgio – Non si può sminuire il valore di queste pratiche, ma occorre far conoscere l’alchimia, più vicina alla cultura, alla sensibilità, agli archetipi e allo stesso DNA dell’uomo europeo. Per secoli l’alchimia è stata un valore innovativo della civiltà occidentale ed ha contribuito allo sviluppo della scienza, dell’arte e della medicina, alla scoperta di tecnologie e prodotti farmaceutici. Ma tuttora la sua operatività può essere di aiuto per chi ricerca un’esistenza libera da condizionamenti e trascendente, per chi vuole tutelare la salute psicofisica e sviluppare creatività e spiritualità insite nell’uomo. Inoltre una sua rivalutazione potrebbe favorire l’affermazione di una politica e di una tecnologia non soggiogate dall’utilità economica e che rispettino la natura e l’etica”.

Vi aspettiamo numerosi!

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Musica: Gazzè Silvestri Fabi, sinergie umili ma piene di anima

  • È partito con il migliore degli entusiasmi e i sold out di Rimini, Pescara, Roma e Modena nonché l’impianto gremito a Milano il tour FABI SILVESTRI GAZZÈ, trio che il sottoscritto ha ascoltato al Palalottomatica il 18 novembre. Al centro del live le canzoni del disco da cui è nata questa collaborazione artistica, l’album “Il padrone della festa”, e interpretazioni a tre di alcuni brani tratti dai singoli repertori.

    Questo live porta a compimento un progetto ricco e articolato nato più di un anno fa e si comprende che il risultato è il frutto di un lavoro notevole. Davvero poco è lasciato al caso. Compresa l’apparizione di Valerio Mastandrea (non dico altro). Con Niccolò, Daniele e Max, 6 amici musicisti: Roberto Angelini (chitarre elettriche e slide), il polistrumentista Dedo (Massimo de Domenico), Gianluca Misiti (tastiere), Piero Monterisi (batteria), Josè Ramon Caraballo Armas (percussioni e tromba), Adriano Viterbini (chitarre elettriche). In concomitanza con la partenza del tour il 14 novembre è uscito in radio il loro nuovo singolo “Come mi pare”, il terzo dopo i successi di “Life is sweet” e “L’amore non esiste”, tratti da “Il padrone della festa”.

    Perché al sottoscritto, che di certo non è un esperto di musica è venuta l’idea di scrivere di costoro?

    Comincio da una barzelletta. Quella (vecchiotta) “di quanto fa due più due”. Chi la sa già sa che la risposta è: dipende. Per un matematico fa quattro, per un fisico non fai mai quattro, per uno che si occupa di psiche fa sempre più di quattro (l’ assiomatico “Il tutto è più della somma delle singole parti” delle teorie della Gestalt), ma anche per un medico o un biologo è lo stesso (due cellule formano già un tessuto). Ecco, i tre cantautori romani mi han convinto in questo senso: c’è una alchimia umana e musicale percepibile tra loro.

    Come medico non posso essere insensibile al fatto che Fabi, attivista e testimone del lavoro dell’organizzazione non governativa Medici con l’Africa CUAMM, ha coinvolto Gazzè e Silvestri in un viaggio in Sud Sudan. Il risultato fa parte della scenografia del concerto, ed è davvero nobile e toccante se non commovente. Credo che i media non faranno mai abbastanza per sottolineare gli sforzi e i sacrifici che fanno persone tipo Gino Strada, il medico fondatore di Emergency. Questi tre ragazzi lo hanno fatto durante un concerto, in maniera semplice ma convincente.

    Infine: ci sono canzoni di ciascuno che forse sarebbero uno spartiacque generazionale, eppure i cui testi sono ancora, credo, tremendamente attuali. Un esempio? “Chiedo venia trovo un po’ esagerato pagare tre volte un litro di benzina, sentirsi ridire con sorrisi di rame…”. Chiedo venia anche io, ma vivendo in una nazione i cui politici non lesinano i sorrisi di rame (quando non di zolfo) mi è sembrato quella sera di aver trascorso qualche ora d’argento se non d’oro e volevo condividere questa sensazione con chi ha la bontà e la pazienza di leggermi.

    Prossime date:

    28/11 – Napoli http://goo.gl/0nqnCc 29/11 – Bari http://goo.gl/ejtm1V 03/12 – Firenze http://goo.gl/vjlu91 05/12 – Torino http://goo.gl/WkzyiW 12/12 – Catanzaro http://goo.gl/U5pqj9 13/12 – Acireale (CT) http://goo.gl/MSWy2q

    Massimo Lanzaro

La pace

La pace che sgorga dal cuore
e a volte diventa sangue,
il tuo amore
che a volte mi tocca
e poi diventa tragedia
la morte qui sulle mie spalle,
come un bambino pieno di fame
che chiede luce e cammina.
Far camminare un bimbo è cosa semplice,
tremendo è portare gli uomini
verso la pace,
essi accontentano la morte
per ogni dove,
come fosse una bocca da sfamare.
Ma tu maestro che ascolti
i palpiti di tanti soldati,
sai che le bocche della morte
sono di cartapesta,
più sinuosi dei dolci
le labbra intoccabili
della donna che t’ama.

Alda Merini

“La Pietra della Bellezza” di Gerardo Picardo: dove l’Amore è eresia

la_pietra_della_bellezzaGiordano Bruno non è solo il martire del libero pensiero; è la vittima dei fanatici del “divide et impera”, degli accademici, dei “parrucconi pedanti”, dei dogmatici, di coloro che sono dalla parte di Cratos, il potere, di tutti quelli che non si abbandonano ad “Amor vincit amnia”. Di tutti quelli che “non sentono questo Amore trascinarli come un torrente in piena”, di tutti quelli “che non bevono l’alba come una tazza di acqua sorgiva o non fanno provvista di tramonto” e di tutti quelli “che non vogliono cambiare”, che, come canta Jalal’uddin Rumi, non meritano, certamente, di essere condannati a torture inaudite, ma solo “puniti” con un “lasciateli dormire”.

Gerardo Picardo disegna con forza e grazia gli slanci infiniti e le speranze immense, la fiducia nelle possibilità dell’uomo e i sospetti profondi verso ogni forma di massimalismo e fondamentalismo che emanano dal sapiente di Nola.

Picardo tratteggia Giordano Bruno nell’ambito che più lo delinea: quello del teatro, sacro a Dioniso. Le immagini della memoria di Fludd si trasmutano nell’ebbrezza del palcoscenico di Shakespeare, entro il quale il frate senza saio veste i panni luminosi degli empiti di “Pene d’amor perdute”.

La “bellezza” della “pietra” di Bruno-Picardo è gentile, si leviga di passione, si fa tonda, accogliente, femminile, per chi ha l’ardore di aprire il petto, di togliere ogni corazza al cuore; per chi, come Leonida alle Termopili, alla terribile domanda dei persiani, “quale è il contrario della paura?”, non ha dubbi nel rispondere: “l’Amore!”. È per questo che Bruno non ha avuto timore e ripensamenti quando è, ormai, al cospetto della tremenda conseguenza della sua apparentemente incomprensibile scelta. Non per caso, ma per Fato, ebbe modo di dire nel “De gli eroici furori”:

…ma qual vita pareggia al morir mio?

Come rivela l’”Atto unico” di Gerardo Picardo, la “Nolana filosofia” è ricerca svincolata dai dogmatismi, e la vera libertà di Bruno è, come direbbe Ibn ‘Arabi, la Religione dell’Amore. Per questo credo fermamente che opere come La Pietra della Bellezza debbano essere proposte, continuamente, insistentemente, sistematicamente, perché sono dei veri e propri antidoti radiosi ai veleni che, oggi come ieri, esalano dalle voragini più oscure dell’anima umana. Leggere queste pagine è come assumere un farmaco, un rimedio inaspettato, un elixir che ha il prodigio di toccare con semplicità ed immediatezza l’eredità sconfinata di Giordano Bruno.

Non c’è altro da aggiungere, se non lasciarsi avviluppare dai baluginii risplendenti dei mille colori delle ali di psiche di queste pagine. Come dice il Bruno di Picardo, per essere liberi “dobbiamo imparare a respirare”, ad essere entusiasti, “en-theos”, cioè a “far respirare il Dio che ci portiamo dentro”.

 

Gabriele La Porta

Riposo dell’erba

Deriva di luce; labili vortici,
aeree zone di soli,
risalgono abissi: apro la zolla
ch’è mia e m’adagio. E dormo:
da secoli l’erba riposa
il suo cuore con me.

Mi desta la morte
più uno, più solo,
battere fondo del vento:
di notte.

Salvatore Quasimodo

Imprevedibili

Amico è una questione fra me e te
Sgranare la luce dal duro giorno
I piedi si sollevano lievi da terra
Significa che sei da qualche parte vicino
Il mio corpo indovina la tua presenza
Nessuno ha accesso al nostro consentire
C’è in noi un silenzio inimmaginabile
Come se tutti intorno camminassero in punta di piedi
Non si tratta di comprendere ma di sentire
Immagina una pietra che parla ascolta sente
Immagina una roccia che ama ed odia
Immagina il nostro incontro
I nostri presentimenti sono identici come se ci toccassimo [coi pensieri

Amico ogni volta ti conquisto
Cerco trovo perdo
Scoprendo che l’amore è altro di più che la vicinanza
Senza badare all’ora ed alle circostanze ti vengo incontro
Nelle mani filtra la sabbia da sotto i tuoi piedi
E’ il tempo che ci persuase
Ora già sappiamo che faremo in tempo
La nostra lotta era potente come l’eco di un cielo furente
Abbiamo conquistato più di quello che può sentire un [corpo
Le ferite sono solo il ricordo di ciò che ci ha resi simili
Proprio come se puntassimo allo stesso obiettivo
Riconoscendo non desideremo il riconoscibile
Sentendo non saremo adempimento del sensibile

Amico chi sono i nostri cuori?
Gli antri ghiacciati dove nascondemmo la brace dei nostri [nomi
Innevati e irraggiungibili come le cime di monti coperte [di nubi
Nel cosmo sono appena il punto più chiaro di tutte le stelle
Impercettibile reciprocità terribile e meravigliosa
L’infanzia attraverso la quale ci accorgemmo di noi
L’infanzia che ci insegnò a riconoscere le proprie tracce
Quando da noi cadrà il velo delicato riveleremo i nostri [volti
Uno di noi avrà le ali
Uno di noi avrà i piedi nudi
Ci doneremo la galassia che protegge
Ci doneremo le stagioni che alleviano il peso del [conosciuto

Amico se sei albero so il profumo delle tue foglie
Se sei pioggia assaporo il gusto di ogni goccia
Se sei uccello apro le ali
Se sei fuoco ti nutro con la fiamma
Se sei vento aspetto che in me sbricioli la pietra
Se sei uomo taccio.

Ewa Sonnenberg

L’angelo

Sognai un Sogno! che vorrà mai dire?
Regina ero, e vergine,
guardata da un buon Angelo:
pena senza perché mai non s’inganna!

Piangevo notte e giorno le mie lacrime,
e lui me le asciugava;
giorno e notte piangevo
celandogli la gioia del mio cuore.

Così sulle sue ali volò via;
il mattino arrossì;
io il pianto mi asciugai,
e i miei timori armai di scudi e lance.

Egli presto tornò: ma mi ero armata,
così che tornò invano;
gioventù era passata,
e grige chiome stavan sul mio capo.

William Blake

A Saluzzo per “IL MISTERO DI DANTE” di Louis Nero

Gabriele La Porta - Louis Nero

Il 20 dicembre 2014, alle ore 16:00, nell’ambito di AUTUNNO MUSICALE – SETTIMA EDIZIONE presso la Scuola APM, con l’organizzazione dell’ACCADEMIA FILARMONICA DI SALUZZO, via dell’Annunziata 1 B (Telefono 0175 248859), presenterò il film del mio caro amico Luois Nero “IL MISTERO DI DANTE”.
Vi aspetto numerosi; l’ingresso è libero ma la prenotazione è abbligatoria.

“Un viaggio dalla circonferenza verso il centro. Dall’esteriore all’interiore. Un misterioso linguaggio, antico come il mondo. Viaggiatori trasformati in pionieri esploratori di nuovi mondi. Una reminiscenza del meraviglioso mondo dantesco: da un’analisi esteriore alla scoperta della verità celata “sotto ‘l velame de li versi strani“. Un’indagine poliziesca negli innumerevoli cunicoli d’interpretazione dell’opera del più grande genio italiano del 1300: Dante Alighieri. Un viaggio, alla fine del quale, forse, lo spettatore avrà a disposizione gli strumenti per farsi una propria opinione su cosa stia dietro a questo misterioso autore. Guide virgiliane di questo pellegrinaggio saranno eminenti studiosi che cercheranno di accendere qualche luce nell’intricato groviglio di interpretazioni simboliche che si sono succedute nel tempo. L’obbiettivo di tutti, anche se in apparenza divergente, sarà quello di suggerire nuovi percorsi che porteranno a nuove strade più illuminate. Un dubbio nasce spontaneo: esiste ancora, anche sotto diverso nome, quel gruppo iniziatico del 1300 che andava sotto il nome de “I Fedeli D’Amore”? Siamo stati contattati da alcuni di loro. Ecco il racconto di questa ricerca”.

Il Festival dell’Eccellenza al Femminile a Genova

La rosa bianca

Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
E’ un ritratto di te a trent’anni,
un pò smemorata, come tu sarai allora.

Attilio Bertolucci

Teatro: “Come restare vedove senza intaccare la fedina penale” di Luca Manzi

come

Carissimi,

voglio segnalarvi questo spettacolo che andrà in scena fino al 30 novembre  al Teatro Due a Roma, stabile d’essai. Diretto dallo sceneggiatore e scrittore Luca Manzi parla di quattro donne molto diverse tra loro, conosciutesi grazie a Facebook e accomunate dall’infelicita’ generata dai loro uomini, che si incontrano segretamente in un garage per organizzare una missione che le rendera’ finalmente appagate: uccidere ognuna l’uomo di un’altra. Tra incomprensioni, brindisi, litigi e complicita’, il quartetto procede nell’impresa con rocamboleschi risvolti ed esiti imprevisti. Si tratta di una storia veramente divertente, che affronta con leggerezza e ironia un argomento serio.

Gabriele

 

 

 

 

Mi adagio

Mi adagio nel mattino
di primavera. Sento
nascere in me scomposte
aurore. Io non so più
se muoio o se rinasco.

Sandro Penna

“ORFEO. Tremila Anni di Mistero” a Genova per il FESTIVAL DELL’ECCELLENZA AL FEMMINILE

Amici carissimi,

 oggi, alle 17,20, sono  a Genova per “ORFEO. Tremila Anni di Mistero”, insieme al grecista Angelo Tonelli e con l’accompagnamento dell’arpa di Alessandro Arturo Cucurnia. Un percorso di mistero da Ipazia a Orfeo, per spingersi dentro al mito per comprendere le radici di una verità troppo spesso cancellata. L’evento è all’interno del Festival dell’Eccellenza al Femminile, un’iniziativa di ”Cultura di genere” in forma di Festival che da 9 anni viene realizzata a Genova nel mese di novembre. Il Festival conta 3 Medaglie del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Patrocinio dell’UNESCO per i Beni Immateriali. Il Festival nel programma teatrale presenta una serie di eventi collaterali di promozione teatrale, ormai consolidati negli anni, con cui ha acquisito la capacità di rivolgersi a un pubblico vario e differenziato, con un’offerta di eventi sempre molto variegati.
Il Festival quest’anno ha la sua location centrale nel Palazzo Doria Spinola che è  la sede della Città Metropolitana, dove si svolgono quotidianamente incontri, tavole rotonde, dibattiti e dove sono esposti nella Mostra “Liguria. Patrimonio Immateriale” le risorse e i prodotti “Eccellenti” dei territori dei Comuni della Provincia di Genova, con un allestimento scenograficamente curato, utile a valorizzare e sottolineare il valore di Territori, Memorie e Prodotti dell’area coinvolta.
Fil rouge di quest’anno è la “Rappresentatività Femminile” del territorio provinciale con la partecipazione alle attività del Festival delle Donne Sindaco e non solo, per mettere in luce l’“eccellenza” dei loro territori.

Patrocini

UNESCO PER I BENI IMMATERIALI
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI MINISTERO DEGLI INTERNI
MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI MIUR UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI GENOVA

Enti Promotori

REGIONE LIGURIA, PROVINCIA DI GENOVA, COMUNE DI GENOVA, CAMERA DI COMMERCIO, FIERA DI GENOVA

Sezioni

1. RASSEGNA TEATRALE LA CONCILIAZIONE: DAL MITO AL NUOVO MILLENNIO
2. PREMIO IPAZIA ECCELLENZA AL FEMMINILE: NAZIONALE ED INTERNAZIONALE (realizzato in collaborazione con il Ministero degli Esteri e l’Istituto di Cultura Italiana all’Estero, nella città di Cracovia- Polonia)
3. PREMIO IPAZIA NUOVA DRAMMATURGIA
4. LADY TRUCK. Corso di Formazione TAM: TERRITORI, ALIMENTAZIONE, MEMORIA: I BENI CULTURALI ANTROPOLOGICI E AMBIENTALI DEL TERZO MILLENNIO.
5. SVELAMENTI Progetto pluriennale di Arte Contemporanea
6. GENIUS LOCI Progetto contro la violenza sulle Donne che prevede incontri, dibattiti, e la Staffetta non stop il 25 novembre in Piazza De Ferrari, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.

Simposio sulla cultura domani a Roma

invito simposio filomatico - Roma 20 novembre 2014Carissimi,
vi segnalo questo interessante Simposio Filomatico Internazionale, che si svolgerà domani nella sala convegni dell’Ufficio dell’Assemblea Capitolina. Si parlerà della Cultura e del ruolo che essa dovrebbe avere nella Società.
Gabriele

 

Presentazione della raccolta di poesie “Metamorfosi” di Agnese Monaco a Roma, giovedì 20 novembre

cartolinaMETAMORFOSI2-1Carissimi,

vi segnalo la presentazione della silloge “Metamorfosi” di Agnese Monaco, che si terrà a Roma il 20 Novembre  alle 17.30, presso la Biblioteca Borghesiana in Largo Monreale.

Metamorfosi è una raccolta di poesie, haiku, ossimori, paradossi ed aforismi. Con prefazioni di Norman Zoia, Michele La Porta, Alessandro D’Agostini, Sileno Lavorini, Stefano Piccirillo e Marlene De Pigalle.

Metamorfosi nasce dal mio rifacimento ad Ovidio. Nelle Metamorfosi vengono cantate in quindici libri più di duecentocinquanta miti rielaborati. Ogni episodio ha come origine una delle cinque forze motrici del Mondo Antico, ossia l’Amore, l’invidia, l’ira, la paura e la sete di conoscenza. Nella mia versione invece attraverso ossimori, aforismi, haiku, poesie e brevi pensieri racconterò l’origine dell’ego e le sue evoluzioni. Narrerò le mutazioni su un doppio livello, il primo derivante dall’età anagrafica, mentre il secondo ottenuto da influssi che circondano il quotidiano di ogni essere. A contorno di questi due, arriva in soccorso la molteplicità dei generi letterari usati che sottolinea ulteriormente l’evoluzione e la metamorfosi stessa. Di fondo le forze motrici del mondo antico non verranno intaccate, ma saranno enucleate anche in questa versione a base di tutti i testi inclusi.”

Agnese Monaco.

Il 18 novembre a Bologna per Giordano Bruno

Locandina Giordano Bruno3Carissimi amici,
martedì 18 novembre 2014 sarò a Bologna, ospite del Rotary Club Bologna Carducci, in interclub con il Rotary Valle del Savena ed il Rotaract Carducci, per una serata dedicata a Giordano Bruno.

Vi auguro un ottimo fine settimana.

Mi nasconda la notte

Mi nasconda la notte e il dolce vento.
Da casa mia cacciato e a te venuto
mio romantico amico fiume lento.
Guardo il cielo e le nuvole e le luci
degli uomini laggiù così lontani
sempre da me. Ed io non so chi voglio
amare ormai se non il mio dolore.
La luna si nasconde e poi riappare
lenta vicenda inutilmente mossa
sovra il mio capo stanco di guardare.

Sandro Penna

Fammi un quadro del sole

Fammi un quadro del sole –
posso appenderlo in camera mia
e fingere di scaldarmi
mentre gli altri lo chiamano “Giorno!”.

Disegna per me un pettirosso – su un ramo –
così sognerò di sentirlo cantare
e quando nei frutteti cesserà il canto –
ch’io deponga l’illusione.

Dimmi se è vero che fa caldo a mezzogiorno –
se sono i ranuncoli che “volano”
o le farfalle che “fioriscono”.
E poi, sfuggi il gelo sopra i prati
e la ruggine sugli alberi.
Dammi l’illusione che questi due – ruggine e gelo –
non debbano arrivare mai!

            Emily Dickinson

 

Salgado e “Il sale della terra”

Gold FieldsBreve nota per chi ama la fotografia e il cinema, o per quelli che darebbero un Nobel per la Pace a Sebastião Salgado – Il sale della terra (The Salt of the Earth) è un film documentario del 2014 scritto (insieme a David Rosier e Camille Delafon) e diretto da Juliano Ribeiro Salgado e Wim Wenders.

E’ stato presentato in concorso al Festival di San Sebastian 2014 e al Festival internazionale del film di Cannes 2014.

“Questo meraviglioso documentario sul fotografo Sebastião Salgado è una testimonianza interessante del nostro tempo e una riflessione sulla condizione umana a livello mondiale che mostra la possibilità di sperare per l’umanità” è la motivazione della giuria del Festival di Cannes 2014 per la Menzione Speciale (nella sezione Un Certain Regard) ricevuta dal film.

L’ho visto invece al Festival internazionale del film di Roma del 2014 ed è nelle sale (poche, a mio avviso) in questi giorni.

In breve: chi conosce Salgado e la pregnanza d’anima della sua opera nonché la sua biografia forse può fare a meno di questo film: sostanzialmente non c’è nulla di nuovo.

Si tratta tuttavia di una mera e sublime ricapitolazione del lavoro di un geniale fotografo, di un avventuriero e di un uomo dalla sensibilità (e impegno sociale) fuori dal comune, che per oltre 40 anni è andato in giro per il mondo a raccontarne la sofferenza estrema e le incredibili meraviglie.

“Un Nobel per la Pace a Sebastião Salgado? Sarebbe significativo e meritato” ha dichiarato (secondo me giustamente) Wim Wenders. Valore aggiunto: vi sembrerà di aver visto un documentario sulla natura, un film biografico, uno storico e alcune grandi mostre fotografiche in bianco e nero senza esservi minimamente mossi per meno di due ore dalla vostra poltroncina.

Massimo Lanzaro

 

Che mai divieni tu

Che mai divieni tu perchè questi capelli bianchi e rosa
Perchè questa fronte questi occhi straziati strazianti
Il grande equivoco delle nozze di radium
La solitudine mi incalza con il suo livore.

Paul Eluard

17° Convegno Nazionale a Taranto: “Cultura e Spiritualità”

Carissimi amici,

oggi sarò a Taranto nel contesto del Convegno Nazionale “Cultura e Spiritualità”, organizzato dall’associazione onlus «Sopravvivenza e vita eterna». Il Convegno si svolgerà nei saloni dell’hotel «Mercure Delfino», con il patrocinio del Centro Servizi Volontariato di Taranto, della Asl Taranto 1, del Comune di Taranto, e della Commissione per le Medicine e le pratiche non convenzionali dell’Ordine dei Medici di Taranto. «Il nostro percorso – ha sottolineato l’organizzatrice Gemma Cometti su LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO- ha ormai assunto connotati ben precisi, approfondendo il binomio Cultura e Spiritualità che, ispirandosi a sani principi etici emorali,si identifica nella unicità di Corpo, Mente e Spirito. Del resto anche quest’anno la scelta dei relatori ci porterà a considerare l’uomo nella molteplicita’ dei suoi aspetti contrapponendo il visibile all’invisibile, i misteri della mente a quelli dell’anima».
Terrò due interventi nel corso del Convegno, entrambi oggi: il primo, alle ore 9:00, incentrato sul tema «Il valore pedagogico del perdono», una tavola rotonda con i liceali tarantini, con la psicoterapeuta Maria Grazia Lentini, con la partecipazione dello scrittore e ricercatore Daniel Lumera e di Egidio Senatore; il secondo, alle ore 17:00, insieme a Padre Antonio Gentili, con la partecipazione di Egidio Senatore, dal titolo “Scienza e Fede a confronto”.

Spero di trovarvi numerosi.

Riferimenti

Associazione Onlus
Comitato Convegno di Studi
“Sopravvivenza e Vita Eterna”
Sede Legale:
Piazza Dante 27 – 74121 Taranto
c/o Mariella Tangorra
Tel.0997327965 – cell. 368575127
http://www.sopravvivenzaevitaeterna.it
Segreteria scientifica:
Sig.ra Gemma Candida De Matteo Cometti
Tel. 0997796028
e-Mail: gemma@sopravvivenzaevitaeterna.it
Sede del Convegno :
Mercure Hotel Delfino
Viale Virgilio, 66 – 74121 Taranto
Tel. 0997323232; e-Mail: info@grandhoteldelfino.it
Agenzia organizzativa:
A&B Comunicazione
Palazzo Ameglio, Corso Due Mari,33 – Taranto
tel. 0994592783 – e-Mail: aebta@tin.it
Agenzia organizzativa viaggi :
Appia Viaggi
Via Dante, 170 – Taranto
tel. 0994792488 ; e-Mail : info@appiaviaggi.it
Servizio Organizzativo Audio,Video,Grafica
Massimo De Florio – Taranto
Tel. 339.7001111;
e-Mail: massimo@sopravvivenzaevitaeterna.it

Enigmi dell’Anima

L’anima contiene non meno enigmi di quanti ne abbia l’universo con le sue galassie”.

Carl Gustav Jung

Libri consigliati: “I segreti di Pitagora”

i segreti di Pitagora

di Mario Sammarone

Che te ne fai di un titolo

Non ce la fanno
i belli muoiono tra le fiamme:
sonniferi, veleno per i topi, corda,
qualunque cosa……..
si strappano le braccia,
si buttano dalla finestra,
si cavano gli occhi dalle orbite,
respingono l’amore
respingono l’odio
respingono, respingono.

non ce la fanno
i belli non resistono,
sono le farfalle
sono le colombe
sono i passeri,
non ce la fanno.

una lunga fiammata
mentre i vecchi giocano a dama nel parco
una fiammata, una bella fiammata
mentre i vecchi giocano a dama nel parco
al sole

i belli si trovano nell’angolo di una stanza
accartocciati tra ragni e siringhe, nel silenzio,
e non sapremo mai perché se ne sono andati,
erano tanto
belli.
non ce la fanno
i belli muoiono giovani
e lasciano i brutti alla loro brutta vita.
amabili e vivaci: vita e suicidio e morte
mentre i vecchi giocano a dama sotto il sole
nel parco.

Charles Bukowski

Dove ci incontreremo dopo la morte?

Dove ci incontreremo dopo la morte?
Dove andremo a passeggio?
E il nostro consueto giretto serale?
E i rammarichi per i capricci dei figli?
Dove trovarti, quando avrò desiderio di te, dei tuoi occhi smeraldi,
quando avrò bisogno delle tue parole?
Dio esige l’impossibile,
Dio ci obbliga a morire.
E che sarà di tutto questo garbuglio di affetto,
di questo furore? Sin d’ora promettimi
di cercarmi nello sterminato paesaggio di sterro e di cenere,
sui legni carichi di mercanzie sepolcrali,
in quel teatro spilorcio, in quel vortice
e magma di larve ahimè tutte uguali,
fra quei lugubri volti. Saprai riconoscermi?

Angelo Maria Ripellino

In un momento

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

P.S. E così dimenticammo le rose.

(per Sibilla Aleramo)

Dino Campana

 

  

Cinema: Il sorprendente “BOYHOOD” di Richard Linklater

  • “Il tempo è un fiume che mi trascina, ma sono io quel fiume.” – Jorge Luis Borges

    Una fiction drammatica che coinvolge lo stesso cast di attori nell’arco di 12 anni – ritrae un viaggio unico nel suo genere, ed allo stesso tempo epico ed intimo, passando dalla spensieratezza dell’adolescenza, alle difficoltà della famiglia moderna attraverso il passare inesorabile del tempo. Il film racconta dieci anni di vita di Mason (Ellar Coltrane), a partire da quando era un bambino di 6 anni, percorrendone le vicende familiari fatte di controversie, matrimoni vacillanti e nuove nozze, cambi di scuola, i primi amori, le prime delusioni sentimentali, le gioie e le paure, il tutto tra stupore e meraviglia. I risultati infatti sono imprevedibili: di come una fase della crescita si lega a quella successiva, dando luogo ad un’esperienza profondamente personale basata sugli eventi che ci plasmano, e sulla natura mutevole delle nostre vite. All’inizio della storia, gli occhi sognanti del piccolo Mason devono affrontare un grande cambiamento: la sua amata e combattiva mamma single Olivia (Patricia Arquette) ha deciso che lui e sua sorella maggiore Samantha (Lorelei Linklater) devono trasferirsi a Houston in occasione di un riavvicinamento del padre spesso assente, Mason Senior (Ethan Hawke) che fa ritorno dall’ Alaska. Inizia così una nuova vita movimentata. Eppure, malgrado un vai e vieni di genitori naturali ed acquisiti, ragazze, insegnanti e capi, pericoli, desideri e passioni creative, Mason inizia a spianare il suo percorso. IFC Films presenta una produzione Detour Film di BOYHOOD, scritto e diretto da Richard Linklater (BEFORE MIDNIGHT, BERNIE), con Patricia Arquette, Ethan Hawke, Ellar Coltrane e Lorelei Linklater. Richard Linklater, Cathleen Sutherland, Jonathan Sehring e John Sloss hanno prodotto il film. I direttori della fotografia del film sono Lee Daniel e Shane Kelly. Lo scenografo è Rodney Becker, ed il montaggio è stato curato da Sandra Adair. In tutti i film si gioca con il tempo – si cerca di cogliere particolari di vita quotidiana, e focalizzarli per dar loro una nuova prospettiva; o di immergersi nelle mitiche dimensioni oniriche, dove il tempo viene come immesso in un frullatore. Perciò, quasi tutti i film sulla fiction sono, per esigenze pratiche, realizzati nel corso di un periodo di tempo che dura settimane o mesi. Ma poteva mai un dramma contemporaneo essere realizzato per un periodo di tempo di gran lunga maggiore, che ricoprisse il tempo necessario per assistere alla crescita di un ragazzino, anno dopo anno, fino a diventare adulto ? Questa è stata la domanda che si è posto Richard Linklater, quando ha cominciato a lavorare su BOYHOOD 12 anni fa. Tutto è cominciato quando il regista si era prefissato di voler fare un film che parlasse delle emozioni personali di un singolo, e descrivesse le difficoltà dell’esperienza dell’adolescenza; ma la fanciullezza comprende un mondo a sé: per questo non sapeva proprio da che parte cominciare. Poi gli è venuta un’idea. “Perché non provare a racchiudere il tutto ?”, ricorda di essersi chiesto. Linklater sapeva che razionalmente c’erano un mucchio di motivazioni per cui tale impresa non poteva essere presa in considerazione: era creativamente sbalorditiva; finanziariamente impossibile; nessun cast o troupe , tantomeno una compagnia cinematografica, avrebbe potuto impegnarsi a lungo, per un tempo indeterminato; e andava contro i meccanismi dell’industria cinematografica moderna. Malgrado ciò ci si è buttato a capofitto, senza neanche pensarci più di tanto. “E’ stato come fare un grande atto di fede verso il futuro, ” riflette Linklater. “La maggior parte degli sforzi artistici per forza di cose devono essere mantenuti sotto controllo, mentre in questo caso alcuni elementi erano fuori dal controllo di chiunque. Inevitabilmente ci sarebbero stati cambiamenti fisici ed emotivi, e questo è stato considerato. Ero sempre attento a rimanere fedele all’idea originale che avevo del progetto, ed alla realtà dei cambiamenti che avrebbero subìto gli attori lungo la strada. In un certo senso, il film è il frutto di una collaborazione con il tempo; e il tempo stesso a sua volta può diventare un ottimo collaboratore, sebbene non sempre prevedibile”. Più che una sceneggiatura convenzionale, Linklater ha iniziato a dar vita a qualcosa di più simile ad un progetto strutturale e, con questo, è stato in grado di ottenere un sostegno a lungo termine da parte della IFC Films, che si è impegnata fermamente nel progetto con una conseguente produzione decennale. Successivamente ha ipotizzato un potenziale cast tecnico ed artistico, spiegando come si sarebbe svolto il programma di questa produzione irregolare: si sarebbero dovuti tutti incontrare annualmente, ogni qualvolta i loro svariati impegni lo permettessero, per 3-4 giorni di riprese. Linklater avrebbe potuto scrivere e modificare in itinere (con la sua collaboratrice di lunga data Sandra Adair) la programmazione. Nessun’altro all’infuori del gruppo sapeva cosa stessero creando durante i 144 mesi di produzione, e solo una volta terminate le riprese finali, si è giunti alla prospettiva complessiva del film. L’impegno richiesto agli attori di BOYHOOD era anche completamente diverso dagli ingaggi e dalle riprese tipiche. A livello logistico, dovevano ritagliarsi del tempo tra i vari impegni, per girare per i successivi 12 anni. Ma in sostanza, dovevano essere pronti a considerare i loro personaggi, non solo in una fase di tempo circoscritta, ma nel lungo periodo – oltre la vita della maggior parte dei personaggi teatrali, cinematografici e televisivi – spingendosi ulteriormente per poi ritrovarsi nuovamente ogni anno in circostanze differenti. “E’ stato un processo diverso, e che è stato davvero emozionante “, sostiene Patricia Arquette, che interpreta Olivia, la mamma che nel film cerca di tenere unita la famiglia, a volte anche ‘con lo spago’. “Non c’è mai stato un precedente di un tale coinvolgimento di cast e troupe “, ammette Linklater. “Non c’è mai stato un contratto lungo 12 anni in questo settore. Così è stato davvero chiedere alle persone di fare un atto comune di fede ed impegno”. Il risultato? Merita davvero di essere visto.

    Massimo Lanzaro