“L’ALCHIMIA NEL XXI SECOLO”. La pratica alchemica come via per la libertà incondizionata

LOCANDINA-scelta-leggera

Amici carissimi, il 31 gennaio 2015 alle ore 12:00 terrò, insieme ad Egidio Senatore, nella splendida città di Bologna, l’appuntamento “IMMAGO ALCHEMICA”, un incontro con le immagini più emblematiche  legate all’Alchimia.

Questa edizione inaugurale del Convegno (organizzato da Arte di Essere e diretto da Riccardo Geminiani), che riunisce per la prima volta alcuni dei più importanti esperti italiani di alchimia (come Giorgio Sangiorgio e Salvatore Brizzi), offre ai partecipanti la possibilità di approfondire in modo chiaro e semplice l’insegnamento alchemico, fornendo loro una serie di strumenti per tradurre nella pratica quotidiana i passaggi fondamentali degli insegnamenti ermetici. Un cammino di crescita spirituale che è la chiave d’accesso a una esistenza libera da condizionamenti e limitazioni.

“La divulgazione dell’alchimia è una doverosa operazione culturale, soprattutto in Italia, dove chi ricerca una spiritualità alternativa alle chiese istituzionali, ancora strumenti di potere temporale, si rivolge in prevalenza a pratiche orientali o di sciamani – anticipa Giorgio Sangiorgio – Non si può sminuire il valore di queste pratiche, ma occorre far conoscere l’alchimia, più vicina alla cultura, alla sensibilità, agli archetipi e allo stesso DNA dell’uomo europeo. Per secoli l’alchimia è stata un valore innovativo della civiltà occidentale ed ha contribuito allo sviluppo della scienza, dell’arte e della medicina, alla scoperta di tecnologie e prodotti farmaceutici. Ma tuttora la sua operatività può essere di aiuto per chi ricerca un’esistenza libera da condizionamenti e trascendente, per chi vuole tutelare la salute psicofisica e sviluppare creatività e spiritualità insite nell’uomo. Inoltre una sua rivalutazione potrebbe favorire l’affermazione di una politica e di una tecnologia non soggiogate dall’utilità economica e che rispettino la natura e l’etica”.

Vi aspettiamo numerosi!

PROGRAMMA-scelto02

Annunci

Musica: Gazzè Silvestri Fabi, sinergie umili ma piene di anima

  • È partito con il migliore degli entusiasmi e i sold out di Rimini, Pescara, Roma e Modena nonché l’impianto gremito a Milano il tour FABI SILVESTRI GAZZÈ, trio che il sottoscritto ha ascoltato al Palalottomatica il 18 novembre. Al centro del live le canzoni del disco da cui è nata questa collaborazione artistica, l’album “Il padrone della festa”, e interpretazioni a tre di alcuni brani tratti dai singoli repertori.

    Questo live porta a compimento un progetto ricco e articolato nato più di un anno fa e si comprende che il risultato è il frutto di un lavoro notevole. Davvero poco è lasciato al caso. Compresa l’apparizione di Valerio Mastandrea (non dico altro). Con Niccolò, Daniele e Max, 6 amici musicisti: Roberto Angelini (chitarre elettriche e slide), il polistrumentista Dedo (Massimo de Domenico), Gianluca Misiti (tastiere), Piero Monterisi (batteria), Josè Ramon Caraballo Armas (percussioni e tromba), Adriano Viterbini (chitarre elettriche). In concomitanza con la partenza del tour il 14 novembre è uscito in radio il loro nuovo singolo “Come mi pare”, il terzo dopo i successi di “Life is sweet” e “L’amore non esiste”, tratti da “Il padrone della festa”.

    Perché al sottoscritto, che di certo non è un esperto di musica è venuta l’idea di scrivere di costoro?

    Comincio da una barzelletta. Quella (vecchiotta) “di quanto fa due più due”. Chi la sa già sa che la risposta è: dipende. Per un matematico fa quattro, per un fisico non fai mai quattro, per uno che si occupa di psiche fa sempre più di quattro (l’ assiomatico “Il tutto è più della somma delle singole parti” delle teorie della Gestalt), ma anche per un medico o un biologo è lo stesso (due cellule formano già un tessuto). Ecco, i tre cantautori romani mi han convinto in questo senso: c’è una alchimia umana e musicale percepibile tra loro.

    Come medico non posso essere insensibile al fatto che Fabi, attivista e testimone del lavoro dell’organizzazione non governativa Medici con l’Africa CUAMM, ha coinvolto Gazzè e Silvestri in un viaggio in Sud Sudan. Il risultato fa parte della scenografia del concerto, ed è davvero nobile e toccante se non commovente. Credo che i media non faranno mai abbastanza per sottolineare gli sforzi e i sacrifici che fanno persone tipo Gino Strada, il medico fondatore di Emergency. Questi tre ragazzi lo hanno fatto durante un concerto, in maniera semplice ma convincente.

    Infine: ci sono canzoni di ciascuno che forse sarebbero uno spartiacque generazionale, eppure i cui testi sono ancora, credo, tremendamente attuali. Un esempio? “Chiedo venia trovo un po’ esagerato pagare tre volte un litro di benzina, sentirsi ridire con sorrisi di rame…”. Chiedo venia anche io, ma vivendo in una nazione i cui politici non lesinano i sorrisi di rame (quando non di zolfo) mi è sembrato quella sera di aver trascorso qualche ora d’argento se non d’oro e volevo condividere questa sensazione con chi ha la bontà e la pazienza di leggermi.

    Prossime date:

    28/11 – Napoli http://goo.gl/0nqnCc 29/11 – Bari http://goo.gl/ejtm1V 03/12 – Firenze http://goo.gl/vjlu91 05/12 – Torino http://goo.gl/WkzyiW 12/12 – Catanzaro http://goo.gl/U5pqj9 13/12 – Acireale (CT) http://goo.gl/MSWy2q

    Massimo Lanzaro

La pace

La pace che sgorga dal cuore
e a volte diventa sangue,
il tuo amore
che a volte mi tocca
e poi diventa tragedia
la morte qui sulle mie spalle,
come un bambino pieno di fame
che chiede luce e cammina.
Far camminare un bimbo è cosa semplice,
tremendo è portare gli uomini
verso la pace,
essi accontentano la morte
per ogni dove,
come fosse una bocca da sfamare.
Ma tu maestro che ascolti
i palpiti di tanti soldati,
sai che le bocche della morte
sono di cartapesta,
più sinuosi dei dolci
le labbra intoccabili
della donna che t’ama.

Alda Merini

“La Pietra della Bellezza” di Gerardo Picardo: dove l’Amore è eresia

la_pietra_della_bellezzaGiordano Bruno non è solo il martire del libero pensiero; è la vittima dei fanatici del “divide et impera”, degli accademici, dei “parrucconi pedanti”, dei dogmatici, di coloro che sono dalla parte di Cratos, il potere, di tutti quelli che non si abbandonano ad “Amor vincit amnia”. Di tutti quelli che “non sentono questo Amore trascinarli come un torrente in piena”, di tutti quelli “che non bevono l’alba come una tazza di acqua sorgiva o non fanno provvista di tramonto” e di tutti quelli “che non vogliono cambiare”, che, come canta Jalal’uddin Rumi, non meritano, certamente, di essere condannati a torture inaudite, ma solo “puniti” con un “lasciateli dormire”.

Gerardo Picardo disegna con forza e grazia gli slanci infiniti e le speranze immense, la fiducia nelle possibilità dell’uomo e i sospetti profondi verso ogni forma di massimalismo e fondamentalismo che emanano dal sapiente di Nola.

Picardo tratteggia Giordano Bruno nell’ambito che più lo delinea: quello del teatro, sacro a Dioniso. Le immagini della memoria di Fludd si trasmutano nell’ebbrezza del palcoscenico di Shakespeare, entro il quale il frate senza saio veste i panni luminosi degli empiti di “Pene d’amor perdute”.

La “bellezza” della “pietra” di Bruno-Picardo è gentile, si leviga di passione, si fa tonda, accogliente, femminile, per chi ha l’ardore di aprire il petto, di togliere ogni corazza al cuore; per chi, come Leonida alle Termopili, alla terribile domanda dei persiani, “quale è il contrario della paura?”, non ha dubbi nel rispondere: “l’Amore!”. È per questo che Bruno non ha avuto timore e ripensamenti quando è, ormai, al cospetto della tremenda conseguenza della sua apparentemente incomprensibile scelta. Non per caso, ma per Fato, ebbe modo di dire nel “De gli eroici furori”:

…ma qual vita pareggia al morir mio?

Come rivela l’”Atto unico” di Gerardo Picardo, la “Nolana filosofia” è ricerca svincolata dai dogmatismi, e la vera libertà di Bruno è, come direbbe Ibn ‘Arabi, la Religione dell’Amore. Per questo credo fermamente che opere come La Pietra della Bellezza debbano essere proposte, continuamente, insistentemente, sistematicamente, perché sono dei veri e propri antidoti radiosi ai veleni che, oggi come ieri, esalano dalle voragini più oscure dell’anima umana. Leggere queste pagine è come assumere un farmaco, un rimedio inaspettato, un elixir che ha il prodigio di toccare con semplicità ed immediatezza l’eredità sconfinata di Giordano Bruno.

Non c’è altro da aggiungere, se non lasciarsi avviluppare dai baluginii risplendenti dei mille colori delle ali di psiche di queste pagine. Come dice il Bruno di Picardo, per essere liberi “dobbiamo imparare a respirare”, ad essere entusiasti, “en-theos”, cioè a “far respirare il Dio che ci portiamo dentro”.

 

Gabriele La Porta

Riposo dell’erba

Deriva di luce; labili vortici,
aeree zone di soli,
risalgono abissi: apro la zolla
ch’è mia e m’adagio. E dormo:
da secoli l’erba riposa
il suo cuore con me.

Mi desta la morte
più uno, più solo,
battere fondo del vento:
di notte.

Salvatore Quasimodo

Imprevedibili

Amico è una questione fra me e te
Sgranare la luce dal duro giorno
I piedi si sollevano lievi da terra
Significa che sei da qualche parte vicino
Il mio corpo indovina la tua presenza
Nessuno ha accesso al nostro consentire
C’è in noi un silenzio inimmaginabile
Come se tutti intorno camminassero in punta di piedi
Non si tratta di comprendere ma di sentire
Immagina una pietra che parla ascolta sente
Immagina una roccia che ama ed odia
Immagina il nostro incontro
I nostri presentimenti sono identici come se ci toccassimo [coi pensieri

Amico ogni volta ti conquisto
Cerco trovo perdo
Scoprendo che l’amore è altro di più che la vicinanza
Senza badare all’ora ed alle circostanze ti vengo incontro
Nelle mani filtra la sabbia da sotto i tuoi piedi
E’ il tempo che ci persuase
Ora già sappiamo che faremo in tempo
La nostra lotta era potente come l’eco di un cielo furente
Abbiamo conquistato più di quello che può sentire un [corpo
Le ferite sono solo il ricordo di ciò che ci ha resi simili
Proprio come se puntassimo allo stesso obiettivo
Riconoscendo non desideremo il riconoscibile
Sentendo non saremo adempimento del sensibile

Amico chi sono i nostri cuori?
Gli antri ghiacciati dove nascondemmo la brace dei nostri [nomi
Innevati e irraggiungibili come le cime di monti coperte [di nubi
Nel cosmo sono appena il punto più chiaro di tutte le stelle
Impercettibile reciprocità terribile e meravigliosa
L’infanzia attraverso la quale ci accorgemmo di noi
L’infanzia che ci insegnò a riconoscere le proprie tracce
Quando da noi cadrà il velo delicato riveleremo i nostri [volti
Uno di noi avrà le ali
Uno di noi avrà i piedi nudi
Ci doneremo la galassia che protegge
Ci doneremo le stagioni che alleviano il peso del [conosciuto

Amico se sei albero so il profumo delle tue foglie
Se sei pioggia assaporo il gusto di ogni goccia
Se sei uccello apro le ali
Se sei fuoco ti nutro con la fiamma
Se sei vento aspetto che in me sbricioli la pietra
Se sei uomo taccio.

Ewa Sonnenberg

L’angelo

Sognai un Sogno! che vorrà mai dire?
Regina ero, e vergine,
guardata da un buon Angelo:
pena senza perché mai non s’inganna!

Piangevo notte e giorno le mie lacrime,
e lui me le asciugava;
giorno e notte piangevo
celandogli la gioia del mio cuore.

Così sulle sue ali volò via;
il mattino arrossì;
io il pianto mi asciugai,
e i miei timori armai di scudi e lance.

Egli presto tornò: ma mi ero armata,
così che tornò invano;
gioventù era passata,
e grige chiome stavan sul mio capo.

William Blake