Il silenzio non m’inganna

Distorto il battito
della campana di San Simpliciano
si raccoglie sui vetri della mia finestra.
Il suono non ha eco, prende un cerchio
trasparente, mi ricorda il mio nome.
Scrivo parole e analogie, tento
di tracciare un rapposto possibile
tra vita e morte. Il presente è fuori di me
e non potrà contenermi che in parte.
Il silenzio non m’inganna, la formula
è astratta. Ciò che deve venire è quì,
e se non fosse per te, amore,
il futuro avrebbe già quell’eco
che non voglio ascoltare e che vibra
sicuro come un insetto della terra.

Salvatore Quasimodo

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4 Risposte

  1. La vita ormai ci manca
    sul ponte sventola bandiera bianca.

    Questo mi pare il senso di questi versi.

  2. Finchè si sentirà la campana suonare è sicuro che non siamo sotto terra. Che suoni proprio per me e non per l’Altro: è una domanda che non avrà risposta fino a quando non permetteremo che il mondo entri dalla finestra. Ad un certo punto si deve rispondere a quel richiamo e andare. Forse è l’unico atteggiamento che ci riscatta dalla tomba dentro la quale ci eravamo condannati a vivere.

  3. “..Forse è l’unico atteggiamento che ci riscatta dalla tomba dentro la quale ci eravamo condannati a vivere…” O probabilmente dentro la quale ci hanno condannato a vivere…

  4. “..Forse è l’unico atteggiamento che ci riscatta dalla tomba dentro la quale ci eravamo condannati a vivere…” O probabilmente dentro la quale ci hanno condannato a vivere…

    … anche se in quest’ultimo caso non saremmo liberi di andare, neanche a volerlo, ma soltanto di fare della nostra vita una prigione migliore di una qualsiasi morte; mentre nel primo caso l’estrema ratio non fa altro che contrattare una “compensazione” con gli interessi, “il rapporto possibile”, un tentativo di amare per non morire, perché il “presente è fuori” e contiene soltanto una parte di chi siamo. Ed è proprio quella parte di noi, che non vogliamo ascoltare, che ci chiama. Proprio me. Proprio l’Altro. Non c’è muro che non riesca ad attraversare, eppure la ratio oppone resistenza all’evidenza con un artificio semplice: mi viene in mente una campana stonata, una mancanza di accordo… tra “il dentro” e “il fuori”, una dissonanza, cioè una mancanza di eco, tra nome e contenuto… A chi giova vivere “sospesi”?

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