Non andartene docile in quella buona notte

Non andartene docile in quella buona notte,
I vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;
Infuria, infuria, contro il morire della luce.

Benché i saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta
Perchè dalle loro parole non diramarono fulmini
Non se ne vanno docili in quella buona notte,

I probi, con l’ultima onda, gridando quanto splendide
Le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

Gli impulsivi che il sole presero al volo e cantarono,
Troppo tardi imparando d’averne afflitto il cammino,
Non se ne vanno docili in quella buona notte.

Gli austeri, prossimi alla morte, con cieca vista accorgendosi
Che occhi spenti potevano brillare come meteore e gioire,
S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

E tu, padre mio, là sulla triste altura maledicimi,
Benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose, te ne prego.
Non andartene docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati contro il morire della luce.

Dylan Thomas

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2 Risposte

  1. Grande quel Dylan Thomas! Bianca 2007

  2. […] Lo credi ma non è così. Si può stare solo nel tempo assegnato e la tua antologia deve aiutare ad abitarlo. Ho conosciuto persone che volevano essere contemporanee del Messia. Erano uomini di fede, laboriosi, non a braccia piegate in attesa. Amavano il loro tempo in forza di questa speranza, scrutando i segni di in avvento, osservando regole difficili con la convinzione di affrettarlo. Posso dire che li vedevo in transito nel loro tempo, che avevano i bagagli pronti come chi stia in esilio e aspetti da un momento all’altro di tornare. Andare a dormire, sedersi a tavola, baciare i figli: i loro gesti erano sempre tutt’altro da quello che sembravano, perché erano cenni d’intesa con il mondo a venire. Ho avuto ammirazione per chi ha aspettato il messia tutta la vita. Persone con prole da crescere hanno in cuor loro coltivato per misteriosa grandezza il desiderio che il mondo una buona volta si schianti nel niente. Insieme alla richieste del cibo di tutti i giorni hanno bisbigliato per secoli e millenni: “fai che venga il tuo regno”, fine del pane quotidiano, avvento del forno per tutta la granaglia della specie umana. Voler essere contemporanei di questo fracasso lo capisco, é la più grande aspirazione di chi ha fede. Uno solo di noi fu il primo, ma tutti potremo essere gli ultimi. Poi si arriva a questa sala d’attesa, attaccati a un impianto a goccia nelle vene e ci si aggiusta al rango di penultimi. Perciò ti dico di amare un poco di più il tuo tempo perché potrebbe essere quello del messia. Allora uscendo di casa al mattino per andare al cantiere metterai le spalle a nord e vedrai spuntare quel giorno dietro le case, il profilo dei campi, dietro il recinto, a est, in alto a sinistra. […]
    (Da “In alto a sinistra”, di Erri De Luca)

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