Quando mi coglie il buio

Quando mi coglie il buio
una soffocata luna
dietro il cancello
solleva misteriosi grovigli
e sul sagrato d’abissi
mi fiacca l’anima

Maria Allo

Annunci

5 Risposte

  1. Grande Maria. Il sole nascosto comunque sei tu. La luna,sua sorella nasconde i suoi giochi per riapparire ridendo delle umane inquietudini. Bacio,Mirka

  2. A Gabriele D’Annunzio
    Siedo pensosa, o Gabriel. Da canto
    m’è il dono vostro. Con la sua corona
    di rose, avvolta nel suo niveo manto,
    grande ma buona,
    la Pania dice: «A te, povera figlia,
    molto fu tolto, molto fu negato!
    Alla mia neve pallida somiglia
    freddo il tuo fato!
    Ma roseo come un cirro mio, ti s’alza
    oggi un pensier dall’anima. L’Aedo
    ch’a me tuttora per l’opposta balza
    giungere io vedo,
    lo so, t’offerse il dolce pane… Oh stanco
    è tuo fratello dal fatale andare!
    A lui lo porgi: per te basti il bianco
    giglio del mare!»

    La pubblicazione di questo testo è la conclusione di
    tutto un lungo episodio che vale la pena di raccontare.
    Nell’autunno del 1903, appena finito Alcyone, Gabriele
    D’Annunzio manda a Maria, il manoscritto dell’ultimo
    componimento della raccolta, il Commiato, che si chiude
    appunto con un’immagine di Maria:

    Ode, così gli parla. Ed alla suora,
    Che vedrai di dolcezza lacrimare,
    Dà l’ultimo ch’io colsi in su l’aurora
    Giglio del mare. (vv.189-192)

    Rimpianto9
    Anch’io, nei dolci sogni di mia vita,
    sognai di voi, che mai non vidi e sento
    garrire ne la mia stanza romita,
    figli, con voci piccole d’argento.
    Oh! per voi certo queste magre dita,
    così lodate nel mio buon convento,
    la bella veste avrebbero cucita
    con bianche trine e lunghi nastri al vento!
    Erano sogni; sono: e ne l’eterna
    ombra voi resterete, e su voi scende
    l’oblio del tempo, o figli miei non nati.
    Sogni! ed è vana l’opera materna
    e vani i baci; ché nessun mi tende
    le sue manine, o figli miei non nati!

    Dopo il ritorno. A Laura

    Nel cassettone, ch’all’aprirlo rende
    Subito odor di spigo e di gaggìa,
    Tutta in assetto, tutta liscia splende
    La biancheria.
    Splendono tutti i mobili che un panno
    Intriso d’olio ripulì pian piano;
    Splendono i vetri cui deterse il ranno
    E la mia mano.
    Laura, io riposo: per un poco io l’ago
    Lascio ed i ferri, le mie tacite armi;
    E siedo e penso; e dal pensier mio vago
    Lascio portarmi.
    Lascio portarmi a ritrovar la prole
    Ch’ebbi, di sogni: gocciole di brina
    Antelucana, cui ribevve il sole
    Sulla mattina;
    A ritrovarli; ed a cantar sommessi
    Canti d’amore presso la lor culla;
    che a voi rivolge i suoi tre occhi e tace.
    Io vi do un bacio sulle teste bionde;
    voi vi volgete e m’allacciate il collo
    con l’esili braccette adolescenti.
    E mentre freno nelle più profonde
    plaghe del cuor la tenerezza, oh! crollo
    del11 sogno vano! oh! in eterno assenti!

    Sibylla12

    E per il legame fra «figli» e «versi»:
    O voi, mie care rime segrete
    ardenti come nulla più c’è,
    ascose tutte tutte morrete
    qui, dentro me.
    Ché nel mio cuore col sol d’Aprile
    un nero bruco strisciando entrò
    e la speranza, cespo gentile,
    si divorò.
    Per cui, mie care rime segrete
    ardenti come nulla più c’è
    ignote a tutti, tutte morrete
    qui, dentro me

  3. Caro Gabriele,una luna contaminata da Lilith,questa della poesia di Maria Allo,ma tu sei protetto dal tuo Arcangelo,non subirai i suoi maligni influssi.
    http://blog.libero.it/shavanna/commenti.php?msgid=12908912&id=414178&ssonc=1305563881

    LILITH – la luna nera su Streghe e demoni
    blog.libero.it332 × 525Ricerca tramite immagine
    … che regna incontrastata : essa è Lilith,la Dea dominatrice,la Luna Nera.

  4. In risposta a Maria, prendo le note che risuonano nella mia terra e le intreccio con le sue… Che guarigione è anche tornare a casa orientandosi attraverso i grovigli…
    Un bacio

    “E’ passata la notte
    a ritroso /
    le ultime piogge
    fragili
    rarefatte in altre storie
    consentono
    pazienti mosaici.

    Tu apri gli occhi
    organizzando
    forcine ai capelli
    : che sia ancora sogno
    questa casa
    o frutto di altre memorie?

    So che ami
    i fiori del rosmarino
    che il lavoro
    ti rende allegra.

    Mi seggo a questo sole
    tazzerellando
    un altro caffè”

    (Da “Elegia per amore”, di Elio Romano)

  5. Grazie, Gilberto. Un abbraccio. Gabriele

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...