Spesso il male di vivere ho incontrato

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi; fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Eugenio Montale

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6 Risposte

  1. Jung parlando di un passo di Holderlin in cui dedica alcuni versi alla sua passata splendida giovinezza d’un tempo, scrive:

    «Il distacco dalla giovinezza ha sottratto alla natura persino il suo aureo fulgore e il futuro appare vuoto e senza speranza. Ciò che però toglie il fulgore alla natura e la gioia alla vita, è il riguardare indietro a ciò che un tempo era fuori di noi, invece di figgere lo sguardo addentro nello stato depressivo. Il guardare indietro porta alla regressione ne costituisce l’avvio. La regressione è anche un’introversione involontaria, in quanto il passato è oggetto delle nostre reminiscenze ed è quindi un contenuto psichico, un fattore endopsichico. La regressione è uno scivolare nel passato provocato da una depressione nel presente. La depressione va considerata come un fenomeno inconscio di compensazione, il cui contenuto, per raggiungere la sua piena efficacia, dovrebbe essere reso cosciente. Ciò può verificarsi solo regredendo coscientemente di pari passo con la tendenza depressiva e integrando nella coscienza le reminiscenze così attivate, il che corrisponde all’intento perseguito dalla depressione.»

    (C.G.Jung – Simboli della Trasformazione, Edizioni Bollati Boringhieri, p.393)

  2. « […] È facile amare qualcun altro, ma amare ciò che sei, quella cosa che coincide con te, è esattamente come stringere a sé un ferro incandescente: ti brucia dentro, ed è un vero supplizio. Perciò amare in primo luogo qualcun altro è immancabilmente una fuga da tutti noi sperata, e goduta, quando ne siamo capaci. Ma alla fine i nodi verranno al pettine: non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, ripresentarti per quell’esperimento, sapere se sei realmente in grado d’amare. È questa la domanda – sei capace d’amare te stesso? – e sarà questa la prova. […] »
    (C.G.Jung, Lo Zarathustra di Nietzsche, Seminari)

    «Si fa di tutto, anche le cose più strane, pur di sfuggire alla propria anima. (…)tutto, perché non si sa affrontare sé stessi.»
    (C.G.Jung)

  3. Patanjali chiamerebbe queste, modificazioni della mente, cittavrtti(citta mente e vrtti, vortice).Possono essere dolorose o non dolorose,queste ultime essere veraci od ingannevoli. Lasciando il sanscrito li potremmo dire nugae. Buona serata,caro Gabriele

  4. Grazie. Buona serata da tutti noi!

  5. Incredibile come con queste parole Montale sembra legger dentro a degli avvenimenti passati innalzandoli ad accadimenti collettivi delle persone.. Almeno, a me pare così..

  6. A mio padre.

    Non saprò mai perchè proprio dal fondo dei miei occhi tu abbia bisogno di partire per ricongiungerti con la vita, che altrimenti si confonde tra i fantasmi, passanti distratti, che usano organizzarsi in stormo per stare dietro alla primavera: si disperdono sulla scia del rumore di un cuore impazzito che scoppietta.

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