Agnese Monaco (Poesia – Metamorfosi)

Spesso mi chiedo perché quando si parla di poesia , la risultanza appare sempre una raccolta delle stesse, senza troppe connessioni logiche ed evoluzionistiche dei testi. Ancora si crede che le sillogi poetiche siano astratte dal tempo e dallo spazio. A mio parere, scrivere e leggere poesie è il dialogo segreto tra le nostre anime. Tramite esse ricordiamo di entrare in contatto con i nostri lati interiori più intimi. Tutto è evoluzione , come il nostro spirito. Questo viaggio nell’interiorità, può essere condivisibile erga omnes oppure un “condurre” tenendo la mano di chi ha bisogno di riscoprire la propria sopita sensibilità. Non necessariamente per riscoprire l’equilibrio e la serenità bisogna parlare o meglio scrivere d’amore. Spesso oltre alle parole celebrative di circostanze e situazioni è utile la cadenza verbale e l’atmosfera. La poesia unisce nella sua forza evocativa tutti gli esseri viventi, sublimandone gli effetti benefici. Per quanto riguarda tutti i miei scritti, costante è la pratica evoluzionistica e pedagogica dei testi. Tutto muta, si trasforma scorrendo come un fiume, secondo la visione di Eraclito. Panta Rei . Questo non significa banalmente il “cambiare idea”, ma evolversi per raggiungere ciò che intendiamo filosoficamente e moralmente la cosiddetta “retta via”. Tendere al bene e scoprire da esso nuove consapevolezze grazie all’esperienza ed al fruire libero della propria sensibilità. Chi dice che è male in questo mondo mostrare la propria sensibilità, perchè intesa come fragilità, ha ragione , ma allo stesso modo essa può essere sinonimo di diversità e forza interiore se adeguatamente indirizzata. Forse se si lasciasse più spazio alla propria essenza, piuttosto che all’apparenza sterile ,futile e passeggera, si vivrebbe in un mondo migliore. Sine paure di mostrare ciò che realmente siamo , sine corazze e steriotipi senza morale. Quello che ci distingue gli uni dagli altri è la nostra essenza, non i tratti somatici o le eventuali “modifiche plastiche”. Credo che uno dei problemi del nostro tempo sia questa spiccata aridità che man mano ci trasciniamo come un bagaglio verso questa folle corsa, verso il nulla. Forse dovremmo smettere di correre l’uno dietro l’altro, senza sapere il perché, come citava mio padre in una sua splendida poesia in lingua napoletana. Dovremmo capire e gestire le nostre azioni e riscoprire una adeguata educazione alla sensibilità e alla comprensione delle varie arti poetiche ed artistiche. Forse ci sarebbe un bisogno smodato di amore puro. Forse dovremmo solo aprire gli occhi per iniziare a sognare.
Agnese Monaco

“Cari Amici del blog, questa sublime riflessione, è tratta dalla prefezione del Libro METAMORFOSI della poetessa Agnese Monaco.
Il libro è di prossima uscita e tornerò a parlarne”.

Vi lascio, ancora, nelle sapienti mani della Monaco…
A presto
Gabriele

 

Metamorfosi nasce dal mio rifacimento ad Ovidio. Nelle Metamorfosi vengono cantate in quindici libri più di duecentocinquanta miti rielaborati. Ogni episodio ha come origine una delle cinque forze motrici del Mondo Antico, ossia l’Amore, l’invidia, l’ira, la paura e la sete di conoscenza. Nella mia versione invece attraverso ossimori, aforismi, haiku, poesie e brevi pensieri racconterò l’origine dell’ego e le sue evoluzioni. Narrerò le mutazioni su un doppio livello, il primo derivante dall’età anagrafica, mentre il secondo ottenuto da influssi che circondano il quotidiano di ogni essere. A contorno di questi due, arriva in soccorso la molteplicità dei generi letterari usati che sottolinea ulteriormente l’evoluzione e la metamorfosi stessa. Di fondo le forze motrici del mondo antico non verranno intaccate, ma saranno enucleate anche in questa versione a base di tutti i testi inclusi.

 

 

 

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9 Risposte

  1. mi pare,caro Grabriele ,che tutte le poesie di un poeta siano tenute insieme ,in tema, dalla sua poetica ed in parte anche dalla sua Weltanschauung.
    Secondo il poeta Veniero Scarselli,l’opera omnia di un poeta dovrebbe essere intitolata,come ha fatto lui,La grande silloge ; poesia poematica ,assemblaggio di tutte le poesie scritte in vita sua…
    Serena notte
    Gilberto

  2. Caro Gilberto, concordo pienamente. Buona giornata! Gabriele

  3. IMPRONTE, FRONTALI:(1993)
    Anche noi siam passati
    Noi che credevamo
    nel cammino insieme
    Ricordi.
    Neppur Agosto
    ci separerà. cosi
    Cosi cantavamo
    sulla riva del torrente
    e del mare.
    sino all’aurora.
    Ora, ci diciamo,
    abbiam percorso
    un tratto di strada
    come son fredde
    queste note, non trovi?
    Le note più care le ha
    Conservate l’Aurora
    La, dove, ci rincontreremo
    Mio Colore.

  4. LIEVEMENTE: (1988)
    Un giorno vorrò correre
    Nuovamente,
    non avrò le gambe.
    il “serioso” è come
    un tarlo, che divora
    Bisogna che tutto
    sia. IL sudore,
    quanto basta…
    L’unica seria cosa
    è, l’aver coniugato
    questo “Verbo”…

  5. C’ERA UN TEMPO…
    Abbiam portato le grigi Nubi
    Sul cristallino Mare,
    nel suo prato.
    abbiam portato la nebbia,
    Cercandone ora, il colpevole!
    Monossido di carbone….
    cercandone L’ossigeno
    nelle sfere sognate
    in ricordi “boccheggianti”
    Boccheggiamo.
    CHI VERRÀ DOPO,
    Ci chiederanno di,
    dipingere il Mare,
    le sue bellezze,
    per averne
    una vaga immagine, fantasia,
    di cosa fosse?
    Crederanno, poi,
    essere solo, una favola.

  6. *****************************(1988)
    Dove saremo stasera
    dove andrò?
    accompagneremo
    I nostri corpi
    riconoscendoci
    in loro.
    chi vedrò stasera
    nel recinto le staccionate
    si stringono sempre più
    Il letame è troppo.
    Riconoscerò gli stessi
    della sera prima?
    mangerai la mia vipera
    la mangerai?
    devi con un solo risucchio
    ecco dove sarò stasera
    nelle tue labbra…
    libererò le ghiandole
    Poi, salteremo le staccionate..
    ****

  7. Ancora Un saluto e una B.Notte, a lei carissimo Professore, unitamente a tutto il resto della Band e Amici, da questa splendida sera Settembrina ….

  8. *************************(1988)
    Cantami ora, cosa,
    Cosa dovrei inventarmi?
    In ogni angolo in ogni colore
    ho ritrovato sempre lo stesso
    uomo! Ora, dimmi!
    Qual’è il senso dell’inventarsi
    un senso? Un Dio, una Idea.
    Quale, la base solida o reale?
    Dovrei battermi, perché?
    Giusto, giusto, ognuno deve fare la sua
    parte! Cosi parlasti da sempre, Vita, come un Dio!
    La propria parte? Ognuno, ha la sua propria
    parte. Ognuno risale le correnti e le riscende
    Secondo il proprio credo! Tu sai, che è tutto
    Stupido, eppur chiedi; Ognuno, faccia, la propria
    Parte! Non nasce dalla forza, la differenza
    Tra Noi! Non sorge per tutti, lo stesso Sole.
    Allora, cosa è, questa lotta “Impari”?
    Sai, che è, Impari! Non, per forza o, Senso!
    Sai, che lo è. Sai della Diversità d’ogni occhio
    e, quand’anche fosse, sai, quanto del proprio
    Sacco ci s’interessa!
    Ma, la mia, è ancor Diversa richiesta?
    Qual, il senso nell’invenzione d’un Senso?
    S’era nel giusto, “forse”, quando ci definivamo
    e, per quel ch’è, il Tempo ancor in fasce, Bambini!
    Oggi, sfocato persino quell’immagine,
    in questo deserto di Visi….

  9. Grazie. Risponderò più tardi al tuo post. Un abbraccio. Gabriele

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