Gli anni

Le mattine dei nostri anni perduti,
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.
Perchè questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle d’allora, quelle d’allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,
la folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda,
il passo è quello lento e gaio della provincia.
Attilio Bertolucci

Quando mi coglie il buio

Quando mi coglie il buio
una soffocata luna
dietro il cancello
solleva misteriosi grovigli
e sul sagrato d’abissi
mi fiacca l’anima

Maria Allo

Ultimi posti… oggi a Roma con l’Allegra Compagnia Degli Assurdi

Roba da matti: prendete uno psichiatra molto più matto dei suoi pazienti, una schizofrenica fissata con gli uccelli, un passeggino impertinente e un libro misterioso che produce strani effetti su chi lo legge; mescolateli – per circa un’ora – sul palco della Sala Romateatri insieme ad altri ingredienti di pura follia ed otterrete uno spettacolo dalla comicità dirompente, quasi sempre allucinante: Roba da matti, scritto e diretto da Lodovico Bellè e interpretato da Lorenzo Lustri, Gabriele Ottaviani, Manuele Pacifici, Luigi Piccinni e Alessandra Vagnoli. Il divertimento è garantito dalla potenza comica del non senso inserito nelle situazioni più comuni della vita quotidiana, che finiscono per essere stravolte e diventano completamente imprevedibili. Lo spettacolo – che nasce dalla feconda collaborazione tra l’Allegra Compagnia Degli Assurdi e l’ Associazione Culturale Creativa…Mente – si presenta come un’evoluzione dei precedenti Assurdialoghi (da cui prende le mosse) in direzione di una vera e propria commedia assurdialogica. Vi aspettiamo a teatro!

Ore 18,00
Sala Roma Teatri
Via Gina Mazza 15

LOCANDINA Roba da matti

 

https://www.facebook.com/events/707253499344826/716252481778261/?notif_t=plan_mall_activity

 

 

Molta pazzia è divino buon senso

Molta pazzia è divino buon senso –
per un occhio avvertito –
molto buon senso – pura pazzia –
è la maggioranza
in questo, come in tutto, a prevalere –
Di’ sì – e sei sano –
ribellati – subito sei pericoloso –
e ti trattano con catene –

Emily Dickinson

I dieci comandamenti. Primo: non guardare dove mirano i riflettori

“Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria)”.
(Pierpaolo Pasolini, “Corriere della Sera”, 9 dicembre 1973)
Quando durante la conferenza stampa di presentazione di questo viaggio fuori dal comune nella città di Napoli Domenico Iannacone cita i Comizi d’amore (celebre film-documentario del 1965 diretto da Pier Paolo Pasolini) la staffa, l’incudine e il martello, ma anche i coni e i bastoncelli di una persona sempre suo malgrado selettiva quando si parla di televisione (il sottoscritto) cominciano a risvegliarsi dallo strascico di letargico tepore settembrino.Apprendo dunque che per la serie de “I Dieci Comandamenti”, il 26 settembre su Rai3 in prima serata andrà in onda lo speciale “Spaccanapoli”, presentato in anteprima al Prix Italia in corso a Torino. Ad aiutare Iannacone nei suoi personali comizi troviamo vari “personaggi guida”: Gaetano Di Vaio, ad esempio, una vita da giovane delinquente e tossicodipendente alle spalle ed ora produttore cinematografico (“Sotto la stessa luna”, il suo primo film, racconta dei rom; ha prodotto, tra l’altro, anche “Napoli Napoli Napoli” di Abel Ferrara), attore e scrittore: riuscireste ad immaginare outcomes riabilitativi migliori? Poi c’è Oreste Pipolo, fotografo di matrimoni dal temperamento vulcanico ed istrionico (non perdetevi le sue geniali operazioni, tra eros e tanatos, di velamento e svelamento: sarebbero di certo piaciute a Marcel Duchamp).Giunto alla terza stagione, “I Dieci Comandamenti” prosegue il 3 ottobre con quattro appuntamenti settimanali in seconda serata. La prima puntata dopo lo speciale sarà un’appendice di “Spaccanapoli”. “Racconto ‘l’altro mare’ – dice Iannacone -, una sorta di microcosmo, ispirato ad un vecchissimo lavoro di Sergio Citti ‘Casotto’. Quel mare di Napoli sembrava scomparso, invece “i tre scalini”, la discesa di Posillipo, attaccato a Mergellina, il lido ‘mappatella’, è lì ed è un pezzo di società intera. Mi sono accorto che conteneva tutti i luoghi e tutte le persone, dal contrabbando di sigarette alla vendita di granita in maniera illegale, il rapinatore… è stata tutta una giornata particolare. Un pezzo di città, un’altra città”.Ma tutto sommato, perchè la curiosità di uno psichiatra?Ecco. Iannacone ama intercettare “personaggi strani, persone che apparentemente non dicono nulla”. E lo fa “alla Rogers”: con empatia, calore non possessivo, ascolto partecipe e riflessivo, garbo ricco anche di silenzi se opportuno.Vicino Roma – dice – ho incontrato un ‘mattarello’, che ha costruito il suo museo di oggetti che trova, ma “non ha la sindrome di Diogene (disposofobia?). Lo fa con cognizione (sic)”. Raccoglie e accumula opere (anche) d’arte. Dice: ‘Io sono come Noè, voglio salvare la distruzione degli oggetti’. Ha materiali del ‘500, opere veneziane del ‘400. E sotto casa sua sta costruendo delle nicchie dove mura gli oggetti. Nella puntata si vedrà mentre con lui muro con la calce alcuni oggetti, li imprigioniamo. Lui ha la speranza che tra circa 50 anni, quando non ci sarà più, qualcuno li scoprirà”.In questo viaggio Iannacone si è imbattuto poi in un pugliese che a quanto pare è convinto (in maniera delirante cronica?) di essere Freddie Mercury. “È il suo sosia – afferma Iannacone -. Ne è il ritratto spiazzante. E riscuote anche un certo successo”.Insomma trovo molto interessante l’idea di “andare sempre dove apparentemente non c’è la notizia a svelare universi insospettati”, anche intrisi di un pizzico di follia (costruttiva o distruttiva). Quella follia che però sfiora il DSM-V, senza quasi mai toccarlo. Tra confini geografici e psicopatologie di confine non è (sempre) vero che bisogna guardare dove mirano i riflettori, perché il centro (o il nord o il sud) che vale di più (talora) è altrove. E chi vede questo riesce a raccontare l’anima dei luoghi.Con Pasolini Iannacone ripete (e a momenti mi convince): in tv tutti raccontano allo stesso modo. In tv è tutto replicato, spalleggiato. Io non voglio rendere seriali le emozioni”…..

Maasimo Lanzaro

Giochi ogni giorno…

Giochi ogni giorno con la luce dell’universo.
Sottile visitstrice, giungi nel fiore e nell’acqua.
Sei più di questa bianca testina che stringo
come un grapolo tra le mie mani ogni giorno.

A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.

Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s’ancorarono al cielo.

Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ulitmo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un’ombra strana nei tuoi occhi.

Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l’astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri,copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

Tre volte

Tre volte – ci separammo – il respiro- e io-
tre volte – non volle andare –
ma cercò di smuovere il ventaglio spento
che le acque – cercavano di arrestare.

Tre volte – le onde mi gettarono a galla –
poi mi presero – come una palla –
poi mostrarono facce blu alla mia faccia –
e spinsero via una vela

che strisciava lontana – e mi piaceva vedere –
che bello guardare una cosa
con sopra – visi umani –

Le onde si assopirono – il respiro – no –
i venti – come bambini – si quietarono –
poi l’alba baciò la mia crisalide –
e io mi alzai – e vissi –

Emily Dickinson