MediCinema. Una Onlus per realizzare sale cinematografiche nelle strutture ospedaliere

L’Associazione dell’Autorialità Cinetelevisiva 100 Autori ha concesso il suo Patrocinio e ha dichiarato il suo impegno a sostenere MediCinema Italia, la Onlus attiva nella promozione della Terapia del Sollievo e che si occupa di realizzare sale cinematografiche nelle strutture ospedaliere del territorio italiano.

Dallo scorso anno si è inaugurata la programmazione di film in prima visione promossa da MediCinema Italia, in collaborazione con Fondazione Humanitas. Per la prima volta in Italia, i pazienti di un ospedale avranno la possibilità di assistere con i loro familiari a un calendario di proiezioni, accomodandosi in uno spazio allestito dal punto di vista tecnologico – e arredato in ogni dettaglio – come una vera e propria sala cinematografica.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione di due organizzazioni accomunate dalla mission di promuovere il sollievo di chi è ricoverato in ospedale e della sua famiglia. Forte dell’esperienza fatta in Gran Bretagna, dove è attiva da oltre 15 anni, MediCinema approda dunque in Italia con molti buoni propositi:

“Obiettivo della nostra Associazione – spiega Fulvia Salvi, Presidente di MediCinema Itallia­ – è quello di rafforzare il concetto di terapia del sollievo per pazienti e familiari attraverso la cultura come strumento terapeutico. Realizziamo piccole sale cinematografiche e per spettacolo negli spazi che ci vengono assegnati dalle strutture ospedaliere”.

La sala allestita in Humanitas conterà 65 posti a sedere, includendo quelli speciali per pazienti in carrozzina o allettati.

In Gran Bretagna MediCinema ha promosso la realizzazione di sale presso il St. Thomas’ Hospital di Londra, il Royal Hospital for Sick Children di Glasgow, il Royal Victoria Infirmary di Newcastle, il Serennu Children’s Centre di Newport e il Defence Medical Rehabilitation Centre a Headley Court nel Surrey, mentre sono già in costruzione le sale presso il Guy’s Hospital e il Chelsea and Westminster Hospital a Londra.

Stephen Moore, CEO di MediCinema UK, ribadisce: “MediCinema dal 1996 sperimenta con successo, l’utilizzo dell’entertainment a scopo terapeutico. I risultati raggiunti come terapia del sollievo ci hanno permesso di crescere negli ospedali del Regno Unito, con programmi sempre più importanti”.

L’ospedale e la Fondazione Humanitas hanno sposato l’iniziativa fin dalla prima proposta, seguendone l’organizzazione e mettendo a disposizione i propri volontari che, in collaborazione con i medici e gli infermieri del reparto, si occuperanno dell’accompagnamento dei pazienti e dell’assistenza in sala.

“Il ruolo della Fondazione è da sempre quello di un’antenna attenta a cogliere segnali di umanizzazione che possano aggiungere valore all’esperienza terapeutica e all’assistenza medica per chi è ricoverato. – spiega Maria Bellati, Segretario Generale di Fondazione Humanitas – Abbiamo subito colto il valore del progetto MediCinema e siamo orgogliosi di essere i primi a partire. Speriamo che molti altri seguano l’esempio”.

“Siamo felici di ospitare in Humanitas questa iniziativa che è coerente con la mission del nostro ospedale: offrire le migliori cure in un ambiente accogliente e con un’attenzione particolare anche ai bisogni sociali del paziente e dei suoi familiari” dichiara poi Luciano Ravera, amministratore delegato di Humanitas.

Le proiezioni non saranno aperte al pubblico, proprio perché si tratta di un progetto terapeutico finalizzato a dare la possibilità ai pazienti lungodegenti di sperimentare un’esperienza quotidiana come quella di andare al cinema con i propri familiari. Per questo primo avvio, la rassegna coinvolge i pazienti del reparto di Riabilitazione, in particolare della Riabilitazione Neurologica. Ogni settimana, 30 pazienti segnalati dal personale sanitario del reparto in base alle condizioni di salute, riceveranno un invito personale da parte di un incaricato di MediCinema e il giorno della proiezione verranno accompagnati in sala dai volontari della Fondazione.

“Il buon Cinema cattura la realtà, dà emozione, senso, immaginazione e libertà. – commenta il Dott. Bruno Bernardini, Responsabile del reparto di Riabilitazione Neurologica di Humanitas – Medicinema è un progetto coerente con lo scopo del nostro lavoro: essere d’aiuto per costruire un ponte tra la malattia e la vita”.

Massimo Lanzaro

 

Il 4 luglio a Chieti: “Non c’è anima senza corpo”

Carissimi amici, il 4 luglio 2014 si apre a Chieti il Corso Nazionale di aggiornamento SIMFER, organizzato da Medi K, presso l’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara.
Il tema del ciclo di incontri, che andranno avanti fino al 6 luglio 2014, è il ruolo dell’esercizio fisico sportivo nel contesto riabilitativo.
Condivido con voi il una parte del comunicato del prof. Raul Saggini, Presidente del Corso:

Si è voluto, con il corso, mettere in luce le conoscenze acquisite sull’attività fisica per poterle inserire, coerentemente, tanto nella pratica sportiva, per migliorarne le prestazioni, quanto nella pratica riabilitativa. È noto che l’attività fisico-sportiva, come istituzione sociale, ha una connotazione espressiva e simbolica ben determinata e svolge funzioni di tipo socio-emozionale innescando una trama di relazioni che rafforzano il sentimento di appartenenza a una comunità. L’attività fisico-sportiva è capace di sperimentare un dinamismo mai completamente prevedibile e, attraverso di esso, può riaffermare l’dentità individuale e le potenzialità di autorealizzazione. L’utilizzo dell’attività fisica da parte dell’uomo può trovare, così, una chiara definizione e concretizza le esigenze di un essere vivente che utilizza impegni corporei specifici quantitativamente e qualitativamente personalizzati allo scopo di garantirsi il mantenimento di quella classificazione biologica che lo definisce quale sistema evoluto di moto. Il corso si articolerà in 5 sessioni, in ognuna delle quali sarà dato ampio risalto alla discussione attraverso i quesiti che verranno posti dai partecipanti ai relatori.

Il 4 luglio terrò, in questo contesto, una lettura magistrale sul tema “Non c’è anima senza corpo”, tentando di creare una trama tra il caduceo e il bastone di Asclepio… Mi auguro di trovarvi numerosi. A presto!

4 – 6 luglio 2014
CORSO NAZIONALE DI AGGIORNAMENTO SIMFER 2014
Attività fisica – sportiva nei contesti riabilitativi
Chieti, Aula Magna C.U.M.F.E.R Viale Abruzzo, 322 Università G. D. Annunzio

Il programma completo

“ARTESPIRITO” a San Marino

https://i1.wp.com/www.visitsanmarino.com/contents/instance32/files/photo/31019469_31000098_arte-e-spirito-a.jpgL’Arte di Essere e la Segreteria di Stato di San Marino, in collaborazione con l’associazione “La Farfalla filosofale”, organizzano, nelle giornate del 27-28-29 Giugno 2014, la prima edizione della manifestazione “Arte e Spirito”, una tre giorni di tavole rotonde, film, mostre, seminari, enogastronomia, dedicati al rapporto tra l’arte nelle sue molteplici espressioni e la ricerca spirituale, con la Direzione Artistica di Riccardo Geminiani e Francesco Mazzarini ed il coordinamento di Palma Crudi.
Sono molto felice di condividere con voi tutti che il 28 giogno, nel corso di questa manifestazione, riceverò dalla Segreteria di Stato alla Cultura di San Marino un riconoscimento, per la categoria Televisione, per aver avuto il “merito di aver portato sui canali di una TV nazionale e divulgato con passione, sapienza e costanza, argomenti riguardanti l’esoterismo, l’alchimia e la spiritualità”. Con me saranno premiati, per ciascun ambito specifico, Franco Mussida (Arti visive), Silvano Agosti (Cinema), Franco Battiato (Musica), Massimo Gramellini (Giornalismo), Alejandro Jodorowsky per mano del figlio Brontis (Teatro), Gianluca Magi (Letteratura).
Sarò nella splendida cornice della Repubblica di San Marino anche il 29 giugno, dove nello spazio rinnovato del Teatro Turismo, a partire dalle ore 15.00, condurrò l’evento “… Chi vuol essere martire d’amore …”, uno spazio colmato degli empiti delle liriche d’amore dei sapienti Sufi.
Spero di incontrarvi, per chi ha la possibilità e l’occasione, per godere di questa imperdibile rassegna di evevnti, di cui vi lascio il programma e i riferimenti.

Programma:

venerdì 27 giugno

ore 15.00
Esposizioni e Musica _ Giardini e Anfiteatro
“Note dallo spirito”
Apertura degli spazi espositivi

ore 17.00
Vernissage _ Atrio Cinema
“Artisti dentro”
Opere pittoriche realizzate in carcere
dal detenuto Domenico Morelli

ore 17.45
Tavola rotonda _Teatro Turismo
“Il valore delle attività creative in carcere”
Interventi di: Pietro Buffa, Salvatore Erminio, Angela Venezia, Salvatore Pirruccio, Marcello Bortolato, Corrado Marcetti, Sibyl von der Schulenburg, Nicola Boscoletto,
Maria Rita Morganti e la partecipazione straordinaria di Steven Ellis

ore 19.30
Degustazioni _ Bar/Spazio Esterno
“Evasioni Gastronomiche”
con la collaborazione dell’Associazione “Unsolomondo” e i prodotti della Cooperativa Giotto, pasticceria del carcere di Padova

ore 21.30
Proiezione in anteprima _Teatro Turismo
“La Danza de la Realidad”
di Alejandro Jodorowsky
Interverrà Brontis Jodorowsky, attore protagonista

sabato 28 giugno

ore 09.30
Colazione con l’autore _ Giardini e Anfi teatro
“Arte, magia e infanzia”
con Riccardo Geminiani, Michele Giovagnoli e Francesco Mazzarini. A cura de “L’Arte di Essere Edizioni”

ore 11,00
Intervento _ Teatro Turismo
“Il Gioco dell’Eroe – Invito al Viaggio”
con Gianluca Magi

ore 15,00
Esposizioni e Musica _ Giardini e Anfiteatro
“Note dallo spirito”
Apertura degli spazi espositivi

ore 17,00
Conversazione e musica _ Anfi teatro
“Progetto CO2”
con Franco Mussida

ore 17,45
Conversazione-Premiazione _ Teatro Turismo
“L’essenza delle arti performative”
Saranno premiati: Franco Mussida (Arti visive), Silvano Agosti (Cinema), Franco Battiato (Musica), Massimo Gramellini (Giornalismo), Alejandro Jodorowsky per mano del figlio Brontis (Teatro), Gabriele La Porta (Televisione), Gianluca Magi (Letteratura). Conduce Sergio Barducci

ore 20,45
Introduzione al film “Attraversando il Bardo”
Teatro Turismo
con Franco Battiato e Gianluca Magi

ore 21,30
Proiezione in anteprima del film documentario _ Teatro Turismo
“Attraversando il Bardo”
con la presenza del regista Franco Battiato

domenica 29 giugno

ore 09.30
Colazione con l’autore _ Giardini e Anfi teatro
“Arte, Alchimia e Natura”
con Riccardo Geminiani, Michele Giovagnoli e Francesco
Mazzarini. A cura de “L’Arte di Essere Edizioni”

ore 10.30
Incontro esperienziale _ Teatro Turismo
“L’intelligenza spirituale”
con Gianluca Magi, Gabriele La Porta, Silvano Agosti

ore 15.00
Intervento _Teatro Turismo
“… Chi vuol essere martire d’amore …”
con Gabriele La Porta e con la partecipazione di Egidio Senatore

ore 16.00
Esposizioni e Musica _Giardini e Anfi teatro
“Note dallo spirito”
Apertura degli spazi espositivi.
Thea Crudi in concerto

ore 17.00
Seminario _Teatro Turismo
“Dall’impotenza alla creatività”
condotto da Silvano Agosti

ore 20.45
Proiezione del fi lm _Teatro Turismo
“N.P. IL SEGRETO” e dei documentari “Violino”
e “Estate”di Silvano Agosti alla presenza del regista

27, 28 e 29 giugno 2014
Teatro Turismo – San Marino

Biglietto unico per gli eventi della giornata di venerdì 27 giugno € 15,00
Biglietto unico per gli eventi della giornata di sabato 28 giugno € 20,00
Biglietto unico per gli eventi della giornata di domenica 29 giugno € 20,00
Biglietto per gli eventi di 3 giorni: € 40,00

Info: Tel. 0549 885594 (Segreteria di Stato Istruzione e Cultura)
Prevendita: www.vivaticket.it e in tutti i punti vendita Vivaticket – www.sanmarinoticket.com

Comunicato stampa 1Comunicato stampa 2Conferenza stampa

Per il teatro segnaliamo: “Tutte Femmine Tranne me”

Dopo il successo dell’anno scorso torna in scena “Tutte Femmine Tranne me”  al Piccolo Re di Roma . Nato come un laboratorio teatrale della Passion Studio Lab capitolina di Monteverde, si è trasformato nella compagnia L’allegra combriccola. Sono meno di dieci (ma sono aperti alla campagna acquisti) e sono diretti da Alessandro Bardani Andreasi, regista, sceneggiatore ed attore romano, classe 1978. Bardani ha cominciato al cinema con “Ti stramo”, ha avuto tanta visibilità in tv con la prima serie di “Romanzo criminale”, ha fatto ridere tanto a teatro con “B Side – Precari di Successo” e “Gli S-coppiati”, ed ha girato il mondo con “Ce l’hai un minuto?”, cortometraggio con Giorgio Colangeli e Francesco Montanari, riconosciuto come il corto italiano più premiato del 2013, comprato da Rai Cinema. Mercoledì 25 e venerdì 27 giugno 2014 al Piccolo Re di Roma (via Trebula 5) Bardani porta in scena, riveduto e corretto, “Tutte Femmine tranne me… 2014”, di cui cura l’adattamento e la regia. In scena: Stefania Besi (mamma Clarissa); Alessio Dantimi (Andrea); Ambra Insaudo (Nicoletta); Danila Muzzi (BB); Ornella Petrucci (Zia Flo); e Tiziana Romanelli (Cri). Al centro della narrazione donne precarie nell’amore e nel lavoro, viste attraverso lo sguardo di un ragazzino: un uomo che si sta formando diventa così l’arbitro di un universo femminile in balia delle onda delle vita a tutte le età. “Sono felicissimo di tornare in scena con questo spettacolo – dichiara Alessandro Bardani Andreasi -. Lo scorso anno ci siamo divertiti insieme al pubblico e l’impatto emotivo che ha avuto ‘Tutte femmine tranne me’ è stato davvero notevole. Questa stagione torniamo in scena con un cast più ampio e uno stile registico più complesso, ma che non intacca minimante la freschezza e l’immediatezza della rappresentazione”.

Ancora su “Maleficent”: la simbologia antica del femminile.

Il film Maleficent della Disney regia di Robert Stromberg,
interpretato magistralmente da Angelina Jolie, oltre ad essere
geniale per la storia inaspettata della bella addormentata nel bosco
e per i grandiosi effetti speciali e’ un vero crogiolo di simboli
archetipici del femminile.
Innanzitutto la protagonista, una fata dalle grandi ali, è un simbolo
che riemerge dalla preistoria e dalla più importante divinità che
veniva adorata 5.000 anni a.C., la dea madre, o dea uccello. La
caratteristiche principale dell’antica dea era la forma di uccello, è
possibile rendersi conto dagli studi dell’archeologa Marija Gimbutas
(1), che ritrova molte statuette votive con le ali, il becco e talora le
zampe, alle quali si accompagnano spesso attributi simbolici legati
alla gestazione e alla generazione come il ventre gravido e i seni
colmi di latte, simbolicamente legati al nutrimento. La dea madre è
ovviamente legata alla terra alla sua capacità nutritiva e generativa
e alla natura, in quanto tale è dea sovrana degli animali e della
vegetazione e come Malefica del film, difende le sue creature e le
ama profondamente. Nel film la protagonista nutre anche
fisicamente la bambina con un biberon a forma di rosa, la cui natura
morbida e vellutata richiama le sensazioni piacevoli del seno
materno. Nel film ci stupisce come una creatura dolce e sensibile,
una fata buona, si trasformi in una figura terrificante e cattiva. La
dea madre primitiva era infatti sia buona che cattiva, proprio come
lo è la natura, la quale può ristorare, avvolgere piacevolmente, farti
commuovere dalla bellezza e dal suo profondo sentimento, ma ha
in se un potere distruttivo tremendo attraverso gli eventi naturali
quali il temporale, il terremoto, gli uragani, il fuoco, i vulcani. Nulla di
strano, quindi, se un personaggio femminile con le ali e immerso
nella sovranità della natura contiene sia il bene che il male. Quando
la forza della natura serve per contrastare il potere, il tradimento e
la malvagità umana esso diventa quasi indispensabile per riportare
l’ordine. Tutte le grandi divinità femminili arcaiche hanno questa
doppia natura da Ishtar, dea babilonese sia dell’amore che della
guerra, Iside, madre, moglie, temuta maga, Atena, la dea greca
protettrice di Atene, delle arti e dei mestieri ma anche feroce e
spietata dea della guerra, Ecate, la dea oscura della magia, potente
e mortifera allora stesso tempo. Del resto senza la morte non ci
potrebbe essere nuova vita e per la natura entrambe diventano
indispensabili. Ma la figura che più si associa a Malefica, è Lilith, la
precedente moglie di Adamo, alla quale Dio uccise i figli a
tradimento perché non voleva ubbidire al marito, divenne così uno
spirito terribile, una signora dell’aria. Malefica nel film viene
anch’essa tradita ingiustamente, sedotta, abbandonata e poi
mutilata malvagiamente dall’uomo che amava, Stefano, che le taglia
le ali per avere lo scettro del re. Un classico elemento archetipico di
un tipo di maschile dedito al potere, spietato e anaffettivo ma che sa
sedurre le donne per poi tarpar loro le ali. Questo maschile tuttavia
si perde nelle sue ossessioni di potere e, proprio come nel film,
spesso perde lucidità e stima a causa del suo unico delirio di
potere, diventa avido e senza cuore. Nel film Re Stefano rifiuta
persino di andare a salutare la moglie morente che lo supplica e
quando rivede la figliola dopo sedici anni, prende il di lei abbraccio
in modo distaccato, e brontolando riprende la strategia bellica con i
suoi consiglieri.
Malefica lancia il suo anatema al battesimo della figlia del Re
Stefano, ma si accorge ben presto di amare la bambina e se ne
occupa diventando una meravigliosa madre putativa, discreta,
protettiva. Emergono le caratteristiche materne positive
dell’archetipo femminile l’importanza del nutrimento, della cura,
della protezione attenta ma anche del affetto profondo e viscerale
che cambia l’animo anche della madre e ne trasforma il suo rancore
in desiderio di bellezza e di affetto. La barriera di spine gigantesca
che divide i due regni quello delle fate da quello degli uomini è un
simbolo meraviglioso che suggerisce quando l’animo e l’istinto ferito
diventino fragili e vadano protetti dal mondo, ciò implica l’isolamento
del mondo dell’anima, e, come nel film un inaridimento, uno
spegnersi della vitalità, degli spiriti buoni, degli animali, felici, della
natura rigogliosa, questo capita anche a noi dopo un tradimento e
un trauma doloroso: ci si isola e ci si difende, è inevitabile.
Un’altra figura maschile è l’aiutante di Malefica, il corvo che lei
trasforma in uomo. Egli diverrà le sue ali, i suoi occhi, la sua lunga
mano. All’inizio è una figura maschile dominata dal femminile e agli
ordini di lei, ma lentamente egli partecipa al dolore di Malefica, la
consiglia, la rimprovera e alla fine si intravede una collaborazione e
un gioco affettuoso tra i due.
La fanciulla Aurora, figlia di re Stefano, ma che viene allevata nel
mondo fatato da tre fatine confusionarie e divertenti, è la
rappresentazione dell’anima, un nuovo sentimento, un nuovo affetto
che apprezza la spontaneità e la bellezza del mondo naturale degli
istinti e della natura ma che ha bisogno di tornare dal padre che l’ha
generata per unire ciò che è stato diviso. La fanciulla nella mitologia
è sempre il simbolo dell’anima è quella parte di sentimento e di
spontaneità presente nell’essere umano, senza la quale ci
ridurremmo adulti cinici e insensibili, è un nuovo principio della
coscienza, un principio trasformativo, una nuova forma capace di
unire i due mondi quello della ragione e dell’anima e diventare
regina di entrambi. Cosi come la figlia di Afrodite, dea dell’amore e
Ares, dio della guerra si chiamava Armonia, cosi Aurora nel film
Maleficient, porta la pace nei due regni, ma anche nel cuore di
Malefica.
Il mondo imbruttito dalla sete di potere può essere salvato da una
fanciulla, da un sentimento nuovo che sgorga dal femminile da un
rapporto di amore rigenerato tra madre e figlia e da un sentimento
di rispetto e di ammirazione per il mondo naturale e fu cosi, come
dice Jean Bolen, che “ Saranno le donne a salvare la terra.” (2).
(1) Il linguaggio della dea Marija Gimbutas Ed Venexia
(2) le dee dentro la donna jean S. Bolen atrolabio ed.

Emanuela Pasin

UN PO’ DI CHIAREZZA SULLE PROFESSIONI CHE DOVREBBERO CURARE LA NOSTRA ANIMA

La psiche è un termine con cui tradizionalmente si usa individuare l’insieme di quelle funzioni cerebrali, emotive, affettive e relazionali dell’individuo. Psyché (ψυχή) è un termine greco che indica una delle nozioni portanti dell’intero mondo classico. La resa del termine in lingua italiana, come in qualsiasi altra lingua moderna, risulta piuttosto difficoltosa in quanto non riuscirebbe a coprirne l’intera area semantica. Genericamente il lemma moderno meno inadeguato può essere quello di “anima”.

Le caratteristiche o funzioni psichiche variano da individuo a individuo determinando la sua personalità, che a sua volta determina il comportamento di adattamento cioè il proprio modo di reagire/interagire con l’ambiente.

Questo articolo è ispirato da particolari scaturiti da numerose chiacchierate con amici e conoscenti, alcune delle quali mi hanno davvero lasciato perplesso. E dalla conseguente consapevolezza che quello che ad uno specialista del settore sembra ovvio (riguardo alla propria specialità), per gli altri non lo è.

Perché è importante che le persone abbiamo le idee chiare? Perché quando si rivolgono alle figure professionali che diventano responsabili del proprio benessere psicofisico dovrebbero avere un minimo di cognizione di causa.

Chi sono dunque e che cosa “possono fare” lo psichiatra, lo psicologo, lo psicoterapeuta, il counsellor etc.? Ecco una piccola “guida” per orientarsi almeno un po’ tra le varie “psico-professioni” (il suggerimento è sempre ove possibile quello di chiedere ulteriori indicazioni al medico di medicina generale, che dovrebbe essere il “centro di smistamento” delle richieste di vario genere).

Lo psichiatra è un medico, laureato in Medicina (6 anni), che successivamente ha conseguito ulteriore specializzazione in Psichiatria (4 anni) ed è abilitato alla somministrazione e prescrizione di farmaci. Qualora poi, oltre alla specializzazione in Psichiatria, abbia per vocazione o professione conseguito un’ulteriore specializzazione quadriennale in Psicoterapia, oltre alla somministrazione di farmaci è abilitato ad effettuare psicoterapia.

La psicoterapia e’ un tentativo di guarigione dalla malattia mentale. Prevede una definizione della normalita’, ovvero della fisiologia, con riferimento alla quale viene identificata l’eventuale circoscritta alterazione del soggetto. Si applica quindi una cura a tale specifico processo altrettanto specifico, finalizzato alla restitutio ad integrum di tale anormalità’.

Conformemente ai principi costitutivi della terapia medica, che e’ necessariamente “precisa” (per funzionare efficacemente), deve potersi realizzare in termini ben chiari e quanto piu’ possible oggettivi, la sequenza: identificazione del quadro di riferimento definibile come stato di normalita’, diagnosi (chiara definizione del meccanismo agente di alterazione rispetto a tale norma), cura (modi di intervento su tale processo causale), guarigione (ritorno alla condizione fisiologica normale); con i suoi corollary dell’anamnesi (identificazione della evoluzione patognomonica precedente la cura) e della prognosi (esatta previsione degli esiti successivi alla cura).

Lo psicologo è un professionista della salute mentale e comportamentale, che ha conseguito una laurea in Psicologia, con successivo esame di stato che lo abilita all’iscrizione all’Albo degli psicologi e conseguentemente alla pratica professionale. Lo psicologo che, successivamente alla laurea ed al conseguimento dell’abilitazione al proprio Albo professionale di appartenenza, ha conseguito specializzazione quadriennale in Psicoterapia, può esercitare la psicoterapia.

Il counseling (o anche counselling secondo l’inglese britannico o formazione personale secondo alcuni) indica un’attività professionale che tende ad orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità del cliente, promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità di scelta. Si occupa di problemi non specifici (prendere decisioni, miglioramento delle relazioni interpersonali) e contestualmente circoscritti (famiglia, scuola, lavoro).

La formazione personale non si occupa di “estirpare” una malattia o un agente patogeno, ma riguarda il dare forma alla persona ovvero alla personalita’. Consiste nel rendere attuale (ovvero realizzare) la possibilita’ per ognuno di esprimersi in quanto persona: nelle sue parti e nel suo carattere profondo, ovvero di dipanare la propria storia come soggetto. Si tratta per cosi’ dire di una spinta naturale alla realizzazione del se’.

La consulenza filosofica in quanto tale invece non deve essere confusa con le psicoterapie, o con forme di consulenza psicologica e formazione personale; tale rischio è a volte presente, anche a causa della commistione con il counseling che è stata operata in ambito anglosassone.

Diversamente da ogni forma di psicoterapia o consulenza psicologica, la consulenza filosofica non può e non si deve occupare di psicopatologia, e non può fare riferimento a nessun tipo di “strumento” (psicologico, comunicativo, di ascolto, terapeutico) per operare consulenza, sostegno, diagnosi o intervento di tipo psicologico, né tantomeno una “guarigione” nel consultante.

Caratteristico della consulenza filosofica è il fatto che il consulente prende parte alla ricerca alla pari del consultante, ovvero egli stesso, nel dialogo, mette alla prova le sue idee, le sue teorie, la sua visione del mondo e pertanto non ha nulla da “insegnare” al consultante, che si limita ad accompagnare nell’esplorazione della sua visione del mondo. Il consulente filosofico è un filosofo che, dopo la sua formazione superiore in filosofia e la sua pratica della ricerca filosofica anche in ambito teoretico, abbia anche conseguito una formazione specifica nell’ambito della pratica filosofica, che lo abbia reso capace di affrontare con atteggiamento filosofico anche dialoghi vertenti su problemi concreti e quotidiani, ed in presenza di dialoganti non esperti di filosofia. L’attività attualmente non è regolamentata e non è riconosciuta in alcun modo dallo Stato.

Massimo Lanzaro

 

Libro consigliato: “La bugia dell’alchimista”, il segreto della Porta Magica del Marchese Palombara

Naturalmente, un manoscritto.
Non si può fare a meno, leggendo La bugia dell’alchimista (La lepre edizioni, 2014), di riandare ad illustri precedenti, in primis, per citare i più famosi, I Promessi Sposi e Il Nome della Rosa. È la solita prassi: grazie ad un escamotage letterario ampiamente frequentato, ancora una volta un rinvenimento di antiche carte serve a creare storie, raccontate volgendosi a pari grado a fatti realmente accaduti e all’invenzione letteraria.
Nel caso di questo romanzo, viene fortunosamente rinvenuto un diario, scritto da una donna sconosciuta alla storia, tale Lisbetta Vincioli, nello stesso giorno della morte di Massimiliano Palombara, il 16 luglio 1685. Molto del conseguente intreccio è imperniato sulla puntigliosa caccia della protagonista Cristina alla ricerca dell’identità di Lisbetta.
Per gli amanti di vicende storiche, Massimiliano Palombara è stato un tipico uomo del Seicento, un nobile inquieto come il suo tempo, desideroso di mantenere la sua posizione ma soprattutto teso alla ricerca di quella sapienza occulta, ossessione di ogni uomo di cultura del tempo. Il Palombara ha pubblicato due opere, entrambi con lo stesso titolo, La Bugia, trattatelli di argomento alchemico.
E qui inizia il gioco di allusioni e depistaggi: di quale “bugia” si tratta? Di quella che si intende con una menzogna, oppure dell’oggetto che serve come porta candela, talvolta usato dagli alchimisti ed effettivamente raffigurato sulla copertina dell’opera di Palombara? Siamo nel dominio dell’Alchimia, dell’Opera al Nero, e quindi in un mondo di chiaroscuri dove nulla di ciò che sembra, o viene detto, è vero. Ma neppure falso.
La protagonista del romanzo, Cristina, è una studiosa di codici secenteschi. Un bel giorno trova nell’archivio di Palazzo Massimo, a Roma, il manoscritto firmato da Lisbetta Vincioli, a lei sconosciuta. Leggendo il diario e dipanando gli avvenimenti, avvenuti più di trecento anni prima, vive ella stessa una storia al presente, scoprendo analogie e specchiandosi nel passato.
Ma “cosa è specchio di cosa?” La risposta sarà data ancora dalla conoscenza alchemica: la corrispondenza di ogni componente dell’universo è la chiave dell’intreccio. L’affinità della luce e dell’ombra, dell’alto e del basso, come dice anche il Padre nostro: “Sicut in coelo et in terra”. Ma lo sforzo di Cristina di pervenire alla soluzione dell’enigma del manoscritto si rivelerà innanzitutto un lavoro su di sé.
A tutto questo Massimiliano Palombara ha dedicato la vita, trascorsa nello studio e nella dedizione all’Arte più oscura ma anche più luminosa. Egli era un uomo impegnato politicamente e anche militarmente, per realizzare i suoi sogni, nel crogiolo di un tempo in cui la durezza ha temprato il suo animo – tanto per rimanere nella terminologia alchemica.
Possedeva una villa all’Esquilino, dove fece costruire la cosiddetta Porta Magica – un monumento sito a Piazza Vittorio conosciuto da quasi tutti gli odierni romani –, essa stessa “una bugia” che porta la luce. Sembrano rimandi inspiegabili e senza connessione, ma il geroglifico della Porta Magica è il simbolo di una “bugia” che illumina l’accesso alla porta della conoscenza, per invitarci a portare i nostri passi su una via impervia che, sola, può darci la consapevolezza più alta.
L’archetipo della porta si trova in molte tradizioni ermetiche, basti pensare alle due porte delle anime di Porfirio e dei neoplatonici, che gli uomini oltrepassavano al termine della loro vita, per accedere purificati ai mondi superiori della luna e del sole.
Poi c’è il discorso del matrimonio interiore, ovvero della riunione dei due principi maschile e femminile, espresso a molti livelli del romanzo in maniera simbolica. “Le nozze chimiche” – nome di un manifesto rosacrociano scritto nel Seicento e trasmessosi nei secoli a venire – e la corrispondenza degli animi sono la quintessenza dell’Opera, che con fede e fiducia vuole creare un uomo migliore.
Lisbetta Vincioli è colei che sembra incarnare questo principio. Nel diario ritrovato da Cristina, è scritto che ella si recò dal Palombara come portatrice di una misteriosa custodia, contenente libri magici. Ma molto di più si rivelerà lei stessa compagna e dono per lui, legandosi al nobiluomo romano per il resto della sua vita e trovando così, insieme, il premio dell’opera.
Lisbetta però è anche Lesbio Lintuatici, un tecnico teatrale che ha operato nella compagnia dei Confidenti. Infatti, sotto queste mentite sembianze maschili, si è celata per vivere un’esistenza più libera e per poter accedere allo studio, opportunità precluse a una donna del Seicento. Lisbetta ha quindi riunito nella sua persona le opposizioni uomo-donna, realizzando l’androgino. Ennesimo rimando, ennesimo specchio, che tuttavia la protagonista Cristina decifrerà, scoprendo che ogni uomo deve essere materia, vaso e fuoco per raggiungere la meta vagheggiata.
È sufficiente questo intreccio? No di certo! Nella trama secentesca, contro-storia di quella che vive Cristina nel presente, si introduce un nuovo grande personaggio, la regina Cristina di Svezia, alter ego della protagonista anche nel nome. La regina di Svezia fu un’adepta delle arti occulte al pari di Caterina de’ Medici, regina di Francia, ma siamo nel Seicento, secolo della magia, secolo rosacroce.
La bugia dell’alchimista è scritto con notevoli conoscenze storiche e ricco di citazioni della tradizione alchemica, originalmente interpretati. Una curiosità del romanzo è che sia firmato in maniera spiazzante da Jason D’Argot, un personaggio che, come l’ebreo errante, rivive in tutte le epoche storiche, dal 440 d.C. quando nacque a Smirne fino ai nostri giorni, passando per Medioevo e Rinascimento, tra esperienze rosacruciane e massoniche ed attività letteraria e politica.
Ma il nome dell’autore non è scelto a caso, come nulla lo è in questo romanzo (e nelle arti occulte): Giasone è colui che conquista il vello d’oro, altro modo segreto di definire il premio alchemico, premio sicuramente ottenuto dal Palombara, come si vedrà nel sorprendente finale. Egli, come già D’Argot, può aggirarsi in carne e ossa tra noi dopo secoli di esistenza per indicarci la via che ha già trovato, vivendo così sotto i cieli di tutte le epoche.
Un libro molto interessante che, tuttavia, anche per i più scettici verso certi argomenti, si potrà leggere come appartenente alla migliore tradizione del romanzo storico, come ci spiega anche la curatrice Fiammetta Iovine in una delle presentazioni romane della Bugia. Un libro ben documentato e scritto con una lingua che si fa antica, quasi aulica, nella parte che racconta la storia di Lisbetta; ma sempre con uno stile introspettivo e coinvolgente che ci farà riflettere e che ci suggerirà, forse, cosa sia la vera trasformazione interiore: esercizio della coscienza e riflessione, pratica costante e viaggio periglioso, ma illuminante, dentro di noi.
Naturalmente, un manoscritto.

Mario Sammarone