I doni dell’amore: cosa ne pensate?

Carissimi,

cosa ne pensate?

[…] Ma per accedere ai doni dell’amore dobbiamo in qualche modo mettere da parte il nostro io e la nostra abituale visione del mondo, perché l’altra parte di noi stessi possa emergere, sorprenderci e sconvolgerci. Amore infatti non è una cosa tranquilla, delicata, gentile, comprensiva, rispettosa, e tanto meno suggello di fede eterna, che è un desiderio troppo rassicurante per il lavoro che amore compie quando, bruscamente, ci sveglia dalla consuetudine monotona della nostra esistenza, dall’immagine ben strutturata della nostra identità, dai nostri desideri che cercavano appagamento quando invece amore è sconvolgimento. Solo se comprendiamo queste cose ci portiamo all’altezza dell’amore che una cosa sola vuole: che la nostra vita non prosegua più sul binario stanco sul quale le nostre difese, e allo stesso modo, le nostre attese lo avevano incanalato, sotto il regime del nostro io che si difendeva dall’altra parte di noi stessi che pure invocava di vivere”.

Umberto Galimberti da D la Repubblica.

Siete d’accordo? Fatemi sapere le vostre opinioni.

Gabriele

 

 

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35 Risposte

  1. E’ lo stesso Dio che il cardinale Carlo Maria Martini invita a riscoprire.

  2. Si. Concordo pienamente. L’Amore come la verità è autentica rivoluzione. Non fatta a tavolino,tantomeno nel virtuale di un blog,ma neppure dentro le migliori intenzioni. È sangue che dissanguandosi rinnova tutte le vene riempiendole di fluido nuovo diventato roccia che neppure la ferocia del tempo riuscirà a sgranare. Mirka

  3. Che secondo me in pochi (fortunati?) hanno occasione di sperimentare veramente questi doni..

  4. Bravo Galimberti. L’Amore sconvolge, rompe il vecchio cuore e ne fa nascere uno nuovo, e poi lo distrugge ancora; ogni volta che questo avviene il nostro Cuore si fa più ”chiaro”.

  5. Il genio, Prof. Galimberti è un grandissimo intellettuale ed è, anche molto, tanto di più… , però l’ articolo che ha scritto sull’ amore, non mi ha riscaldato il cuore, .

    Il fatto è soggettivo… . E fa parte della vita… .

    Mi assoccio alle belle parole, che ha scritto Mistra: ” È sangue che dissanguandosi rinnova tutte le vene “. L’ amore è il potere del Divino, cela la resurrezione della psiche ed è l’ unico miracolo a disposizione dell’ uomo. Brava Bianca 2007, hai dato la speranza e la rinascita, a chi si ama…. .

    I cosiddetti, ” doni dell’ amore,” così incomincia, l’ articolo, non sono poi tanti…, avrei voluto trovare, almeno una scatola di cioccolatini… .

    Caro Prof. Umbertucccccio, adesso, che c’ eri…, potevi metterci, anche, quattro bignè, alla crema chantilly…. .

    Capisco…, è stata una dimenticanza. Però, ti ricordo, che, in Italia e in futuro, anche, in Europa c’ è Barny, azienda, proiettile, di Mister Micheluccccccio La Porta, la formula magica è la suente :

    ” Sorprendi chi ami e stupisci con un pensiero speciale adatto a ogni occasione: con Barny puoi fare un regalo e consegnarlo anche all’ultimo minuto!

    Prof. Galimberti, oggi, l’ amore, deve assolutamente passare attraverso l’ archetipo, di Barny, per essere un amore solare, forte, originale e pieni di doni.

    La garanzia dell’ amore, ripetiamo, si esprime, SOLO, attraverso il cuore e la potenza travolgente di Barny… . Chiamate Barny e la vostra donna, sarà felice e realizzata.

    Italiani, per i vostri regali, RIVOLGETEVI A BARNY, TUTTO E’ POSSIBILE E NIENTE VI SARA’ IMPOSSIBILE.

  6. Amore e’ vedere la Bellezza, lungo il filo spinato, al di sotto del filo spinato. Il sangue versato per la resurrezione del nostro sguardo consapevole. E più si scende più la meraviglia ci gonfia il cuore di Bellezza.

  7. (Vorrei leggere la versione integrale di questo articolo.)
    Leggendo gli interventi comprendo che esiste una visione personale dell’amore, a seconda della sensibilità e dell’esperienza di ognuno. Non credo che dipenda da un grado più o meno elevato dl pudore, o di fantasia, se è proprio amore, quello di cui intendiamo parlare. E non so se all’amore corrisponda un sinonimo più consono al nascondimento e al silenzio, più che ai fuochi d’artificio e all’urlo che libera nell’aria tutt’intorno “il componente passionale”, quello che si dice sia il fattore responsabile di vere e proprie pandemie… Ma sento che, finchè potrà manifestarsi attraverso i vari modi di cui è capace il proprio io, l’amore sarà in grado di liberarlo dal timore di cambiare, che lo costringe a barare con se stesso e di se stesso a costruire un alibi. Se l’amore non teme di non essere riamato, per cui non pretende alcun suggello di fede eterna, resta in ascolto, che è accoglimento di tutti gli aspetti della vita e li cambia perchè nell’accoglimento questi ritrovano un senso.
    Ma so per esperienza personale che, così come la capacità di perdonare richiede maturità nell’affettività, l’amore non ci risparmia dal quotidiano esercizio di vedere vanificati gli sforzi di “comunicare” a lui quella parte di noi …che pure invoca di vivere. Significa forse che, per cogliere e accogliere il messaggio di amore, bisogna prima imparare a “lasciare andare” e che a pezzi o intero, in silenzio o scoppiettando, forse, “l’altro” tornerà a far parte di noi per completarci?….
    A proposito riflettevo sul fatto che non so nemmeno se declinare il mondo come sinonimo di complementarietà o di simmetria tra i suoi componenti. Sconvolge il rendersene conto, quando si viene fraintesi.

  8. Ci scusiamo, ma abbiamo avuto una breve interruzione del blog per motivi tecnici. Eccoci di nuovo qui. Michele ti ringrazia molto per avere ricordato la sua iniziativa. Un saluto da tutti noi. Gabriele e la redazione.

  9. Cara Valeria, l’articolo lo trovi su D la Repubblica delle Donne di sabato scorso. La redazione.

  10. Se tutto il dramma o tutta la gioia o tutta la vita fosse concentrata solo nella definizione del suo ormai dimenticato o riacceso intento passionale, la parola “AMORE” così scanzonata, melodiata e poetizzata in ogni verso di ogni tempo è poca cosa nel farci ricordare il dimenticato autentico vissuto “INNAMORAMENTO” DI QUANDO IN DUE SI E’ STATI LA STESSA COSA UNITARIA… Ben altro “amore” è la voce del richiamo dell’immortale divino cosmico cuore che spesso ci parla nella voce del silenzio o attraverso l’eco o l’alta voce di chi ha trasceso ogni amore terreno per la libertà dell’essere IO SONO… così come fu detto dal Grande Giordano che sebbene avesse accesso ai mondi e regni e reami più elevati paritetici al suo raggiunto più elevato piano coscienziale, per divina provvidenza di quell’eterna immutabile legge dell’ AMORE UNIVERSALE era ridisceso molte volte con tanti diversificati ruoli in questo ancora inevoluto mondo per parlare sempre di LIBERTA’, DI VERITA’ E DI FRATELLANZA COSMICA…<b «L'universitade che mi dispiace, il volgo ch'odio, la moltitudine che non mi contenta, una che m'innamora: quella per cui sono libero in suggezione, contento in pena, ricco ne la necessitade e vivo ne la morte». Solo «per amore di essa io mi affatico, mi crucio, mi tormento». PER QUESTO TIPO DI INNATO INCAPIBILE CELESTIALE “AMORE” COSA PROTREBBE DIRE IL PROF. GALIMBERTI ?

  11. L’ho trovato! E anche una chiave di lettura, di cui possedevo un doppione senza saperlo. Lo restituisco, rinnovando il mio entusiasmo per Galimberti.

    L’intero l’articolo di Galimberti è reperibile su questa pagina web:
    http://d.repubblica.it/dmemory/2014/05/24/lettere/rispondeumbertogalimberti/158lette20140524691580158.html

  12. Un caro saluto a Gabriele, Michele e redazione ed a tutti gli amici di casa-blog…mi siete mancati tanto!

  13. L’amore e’ quello specchio che, quando lo incontri, ti fa conoscere te stessa, ti prende per mano e ti porta neglibabissi di Anima. Cosi’ conosci quella parte, anzi tante parti di te che non sapevi neppure esistessero. Inizia un viaggio ricco di sorprese da cui torni cresciuta interiormente, ma soprattutto nulla, neppure tu, e’ piu’ come prima.
    Riporto un articolo intetessante di un grande, e da me molto amato, maestro:
    “Anche se in questi ultimi anni lo si è atto piuttosto spesso, è sempre scabroso trattare il tema * amore ‘. perché c’è di mezzo il corpo oltre allo ‘ spirito ‘, e a quanto pare col corpo, malgrado tutte le rivalutazioni e riappropriazioni, continuiamo a non avere molta confidenza.

    È un’impresa da sconsiderati, anche perché l’amore è un fenomeno che osservato dall’interno, ossia dal punto di vista di chi ama, presenta aspetti assolutamente ‘non rilevabili all’osservazione esterna; .il che significa che il materiale di documentazione più attendibile e significativo ci può venire solo da quel punto di vista privilegiato. Ora, se è vero che si tratta di un’esperienza che abbiamo fatto tutti, non è meno vero che una volta che ne siamo fuori, diciamo pure negli intervalli visto che ‘siamo tutti recidivi, ci succede non dico di rimuovere ma certamente di mutilare e alterare il ricordo di quell’esperienza, secondo i me-diocri bisogni e disegni del ‘ senno di poi ‘. Un mio paziente diceva che in genere noi viviamo ‘la brutta copia della nostra vita, tranne ‘che quando amiamo: perché in quel caso la brutta copia la scriviamo dopo.

    Per fortuna c’è un’altra categoria di ‘ sconsiderati ‘ che da almeno ventisette secoli si è assunta il compito di abolire lo scarto tra esperienza e ricordo: i poeti. Certo per dargli credito in questo senso non bisogna coltivare l’immagine del poeta come visionario, e nemmeno come veggente nel senso paranormale del termine, ma quella del poeta come esperto nell’arte di fermare e calare in parole ‘l’ineffabile, o meglio ciò che fino a quel momento appariva tale; capace perciò di offrirci, a distanza magari di millenni, una sorta di ‘ presa diretta ‘, coinvolgente ‘e drammatica ma anche straordinariamente illuminante.

    A me beato sembra come un dio l’uomo che siede a tè dinanzi,

    ed ode da vicino le tue dolci parole

    ed il tuo dolce riso amoroso. E subito nel petto sbigottisce il mio cuore:

    se io ti vedo solo un istante, subito la miavoce si spegne.

    Mi si spezza la lingua, ed una fiamma sottile mi trascorre per le membra,

    ed io non vedo nulla più con gli occhi; romban gli orecchi.

    Freddo sudor m’inonda, ed un tremore tutta mi prende,

    e più verde dell’erba io sono, e non mi sembra esser lontana dalla mia morte…

    In questo ‘ carme lirico ‘ di Saffo ci sono quasi tutti gli aspetti che ci troveremo a trattare nel corso delle nostre riflessioni sull’amore. In primo luogo c’è un’adesione immediata, che è una caratteristica fondamentale dell’esperienza amorosa: un sentirsi, di fronte alla persona che si ama, senza alcuna possibilità di resistere, un dire di sì a tutto quello che vediamo davanti a noi, privi di qualsiasi atteggiamento critico. La persona di cui ci innamoriamo ci cattura con una immediatezza che non troviamo in nessun’altra esperienza. È come se fossimo in uno stato ipnotico, nel quale la persona che suscita in noi la condizione ipnotica ci comunica qualcosa che forse abbiamo sempre so-spettato di poter conoscere, di poter godere ed afferrare. La caratteristica fondamentale è dunque un’immediata « partecipazione all’altro », con un carattere che potremmo definire compulsivo: il nostro ‘investimento amoroso ci spinge coattivamente in una precisa direziono. Fiatone parlava addirittura di « delirio divino », che è la dimensione dell’estasi. Ricordiamo le prime parole del frammento di Saffo: « A me beato sembra come un dio l’uomo che siede a tè dinanzi… ». Di fronte all’amato l’amante prova un ‘senso di incredibile pienezza e, contemporaneamente, ha la sensazione di aver vissuto fino a quel momento in una condizione di privazione. La funzione dell’amore è proprio quella di riempire un vuoto nella nostra esistenza e questa possibilità è testimoniata dalla sensazione di turbamento che ci provoca la vista della persona amata. È un turbamento particolarissimo, che implica uno spostamento di forze all’interno del nostro vissuto esistenziale. C’è qualcosa che si muove, qualcosa che non è altro che il poter catturare, il poter estrarre dall’altro una dimensione che permette di andare a coprire quel senso di vuoto che ha caratterizzato la nostra esistenza fino a quel momento. La nostra esperienza sembra dirci che è qualcosa di esterno a catturare noi, qualcosa verso cui va il nostro sguardo, ma la verità è che l’esperienza amorosa vive di ciò che accade in noi. Guardare l’oggetto del nostro amore significa ricevere qualcosa. Quello che io vedo ha significato perché evoca e muove all’interno di me stesso delle dimensioni importanti. Si può anche dire che, da un certo punto di vista, l’altro non può essere classificabile perché si ‘implicherebbe la conoscenza dell’altro: nell’esperienza amorosa c’è qualcosa di incomprensibile. Per tutta la durata dell’amore i! nostro tentativo di porci di fronte a questo oggetto pieno di mistero e di fascino è in realtà il tentativo di farlo uscire da ciò che non è chiaro. Io rimango innamorato fino a quando l’altro non è afferrabile nella mia dimensione spirituale. C’è qualcosa che mi spinge a interrogarmi sul significato di quel volto. L’amato diventa così una figura che spinge alla ricerca di una mia verità interiore. E qui tocchiamo un elemento essenziale:

    la persona che amo, sulla quale riverso tutta la mia energia, diventa quella che possiamo chiamare la trasparenza del mondo (1). Questo è secondo me uno dei fenomeni più belli della dimensione amorosa che, attraverso questa esperienza della trasparenza del mondo, ci permette di capire veramente la realtà esterna, lo sono tagliato completamente fuori dagli altri, sono tagliato fuori dal mondo dello spirito e delle cose, se non ho vissuto almeno una volta ‘l’esperienza della dimensione amorosa. Infatti, attraversando questa dimensione, si illumina di significato qual-siasi aspetto dell’esistenza, sia fisica che psichica:

    ciò avviene solo a condizione che io sia « rapito » da un personaggio che non riesco a inquadrare e che, come un pensiero dominante, orienta incessantemente nella sua direzione la mia vita psichica. L’oggetto d’amore più bello è quello che non si riesce a definire, « l’oscuro oggetto del desiderio »: esso non si lascia ridurre, esaurire o banalizzare nel rapporto. La nostra capacità di mantenere viva un’esperienza d’amore sia nel riuscire a rendere continuamente nuova l’esperienza proprio grazie a quell’arricchimento interiore che ci ha consentito il rapporto stesso. La vitalità che noi sentiamo quando amiamo deriva dal fatto che attingiamo nuove forze che ci spingono, rispetto all’altro, in una dimensione diversa da quella usuale in cui siamo quando non amiamo. Ecco perché amare è così « stressante ». Da un certo punto di vista amare è un autentico lavoro psicologico. II più impegnativo che esista, proprio perché esso fa scattare in noi una nuova possibilità di conoscenza del mondo. Allora, se si vive per venti o trenta anni in un clima di mancanza d’amore, nel momento in cui si incontra questa dimensione si deve imparare di nuovo a conoscere un mondo che sembrava ormai familiare e d’un tratto ha assunto una fisionomia diversa. Questa diversità è dovuta al fatto che il catturare dall’altro una dimensione che mi mancava ha reso me diverso, e ora i miei stessi occhi ‘sono diversi, la mia stessa capacità di vivere quell’esperienza è diventata diversa.

    « E subito nel petto / sbigottisce il mio cuore: se io ti vedo / solo un istante, subito la mia voce si spegne ». « Solo un istante » e « subito »: questa immediatezza, questa fulmineità nel cambiare radicalmente la mia intera visione della realtà è un’altra caratteristica dell’esperienza amorosa. C’è ‘come un ritmo del desiderio che prende a pulsare dentro di noi e la persona che abbiamo accanto acquista un significato mutevole e sfuggente, in quanto cambia la nostra dimensione interna — perché acquisisce forza dall’altro —’e tale cambiamento diventa uno stimolo a capire di più. Tutto questo però avviene con dei ritmi particolari, il ‘nostro desiderio è scandito dalla presenza dell’altro. E in questo momento, poiché entra in scena il desiderio, il corpo prende il sopravvento. Quando guardiamo gli occhi della persona che amiamo, quando contempliamo l’altro, in realtà cerchiamo di riconoscere segni che forse abbiamo già conosciuto nel nostro passato e, se non li riconosciamo, cerchiamo di dare a quel volto un nuovo significato; e dare al volto dell’altro un nuovo ‘significato vuoi dire fare entrare nell’esperienza amorosa la dimensione corporea.

    Saffo ci dice « … la mia voce si spegno »: noi veniamo turbati dal desiderio, e con la voce è l’intera realtà che si spezza. Anche questo è un aspetto peculiare dell’esperienza amorosa: la realtà esterna così vistosa e ingombrante fino a questo momento, si defila e scompare, e al suo posto, come cambia la scena su un palcoscenico girevole, si insedia una realtà fantastica, un nuovo universo al centro del quale stanno le due persone coinvolte in quel rapporto amoroso.

    Dal loro punto di vista quell’universo è l’unico plausibile; ma solo da quel punto di vista, come c’è un solo punto dal quale ognuno delle due braccia di quell’immenso pronao della basilica di San Pietro che è il colonnato del Bernini appare composta da un’unica fila di 32 colonne anziché da 32 file di quattro colonne ciascuna. Per tutti gli altri, per tutti quelli che ovviamente non possono vedere ‘le cose da quell’angolazione così particolare il mondo di coloro che si amano è aberrante e inesplicabile. E questa è l’inevitabile violenza a cui ci esponiamo nel momento in cui siamo rapiti dalla dimensione amorosa. Ma in fondo è bene che ‘almeno l’amore ci ‘costringa a fare anche solo una volta nella vita questa salutare esperienza di non essere più in sintonia con gli altri, e perciò di non riuscire a comunicare — se non con il linguaggio dell’arte, della poesia, che coi suoi misteriosi poteri al-chemici riesce a trasformare in parole l’ineffabile.

    Capire di non essere capiti è sempre un’esperienza inquietante, ma anche esaltante, perché ci fa sentire finalmente di esistere sul serio, unici al mondo, ‘ individui ‘. Se poi è ‘l’amore a ‘metterci ‘in questa situazione, di questo salto di qualità ci da una controprova l’amore dell’altro, perché da quel momento, oltre a sentirci <c unici », Io siamo obiettivamente almeno per un'altra persona: il nostro partner — che poi è, in quel momento, la sola persona che conti per noi, ossia è per noi a sua volta unica. E l'incontro di due unicità non può che dare luogo a un rapporto unico, irripetibile. Ecco perché è profondamente giustificata, allorché quel rapporto si spezza, la nostalgia, la sofferenza per qualcosa che èn andato davvero perduto, perché nessun nuovo incontro potrà ridare vita a quella realtà.

    Ed ecco perché quella realtà l'abbiamo vissuta, finché è durata, come qualcosa di definitivo, di perenne. Quando si è attraversata un'esperienza d'amore fino alla fine, che ci sia o no una fine, sappiamo che il senso della dimensione amorosa si accompagna al senso dell'eternità. Nessuno può amare pensando che quell'amore finisca, nessuno può amare pensando di morire o che quella esperienza sia limitata nel tempo. Se si vuole fare l'esperienza dell'infinito psichico, di una dimensione che trascenda i limiti della nostra esistenza, si deve fare l'esperienza della dimensione amorosa. In quel momento noi perdiamo H senso della realtà. Ma è un bene che sia così, noi dobbiamo perderlo. È per questo, del resto, che spesso gli altri si coalizzano contro di noi: perché siamo «e persi » per la loro realtà, abbiamo disertato, siamo passati armi e bagagli a una realtà diversa, « straniera » per loro, incomprensibile e perciò temibile.

    « Mi si spezza la lingua, ed una fiamma / sottile mi trascorre per le membra ». L'amore è caratterizzato da un'alterazione del nostro rapporto con la realtà; ma cosa significa in termini psicologici essere « alterati »? Significa che l'assetto psichico di cui eravamo portatori fino a un momento fa ha esaurito la sua funzione: non avremmo potuto calarci in una situazione d'amore se questo assetto psichico non avesse consentito la possibilità dell'alterazione. Le persone sagge sanno che bisogna aspettare che si compia questa esperienza perché atteggiamenti apparentemente rigidi possano dissolversi come neve al sole. Con l'amore cambia tutto, ma il cambiamento maggiore è nel nostro modo di sentire le cose della vita, noi vediamo con occhi diversi.

    Una persona attenta e sensibile riesce sempre ad accorgersi se l'interlocutore si trova in una dimensione d'amore, perché chi è immerso in questa dimensione ha una tendenza particolare: la tendenza a considerare l'oggetto d'amore come fonte di felicità infinita. Quando nella 'nostra esistenza ci troviamo a vivere un'esperienza nella quale una persona esterna a noi diventa la fonte della nostra felicità, noi siamo certamente in una esperienza-limite. Quando io mi rendo conto che la mia felicità passa attraverso l'altro e mi abbandono con generosità nelle sue braccia, allora, come dicono i versi di Saffo, sono colto dalla paura perché mi sono messo nelle mani di un altro. Si è detto spesso che la possibilità di resistere al mondo è in ragione diretta della capacità di autonomia; ma è innegabile che la conoscenza del mondo passi attraverso questo identificare nell'altro la fonte della propria felicità. È vero che mettersi nelle mani degli altri può recare sofferenze altrettanto intense della felicità che ci si aspetta, ma si tratta in ogni caso di un'esperienza che va fatta e ricercata.

    Avvicinandoci maggiormente agli aspetti psicologici dell'esperienza dell'innamoramento, possiamo dire che essa trascende il desiderio sessuale. Nei momenti m cui si ha la percezione di perdere l'altro si dicono di solito, e con estrema sincerità, frasi che rivelano che siamo pronti anche a escludere l'intimità fisica pur di non rinunciare ad un « oggetto » che sentiamo come la fonte insostituibile della nostra felicità. Sono questi i momenti in cui la sessualità sembra trascendere o addirittura rinnegare se stessa.

    Aldo Carotenuto

  14. Riporto, nella speranza di non annoiarvi, l’ultimo articolo scritto da Aldo Carotenuto prima di morire e pubblicato dal “Il Mattino” subito dopo la sua morte: parlava di Amore…

    “L’amore non può appartenere alla dimensione terrena, materiale.
    Esso sfiora le nostre esistenze come una leggera brezza, che lascia dentro sensazioni impalpabili e indescrivibili, ma comunque travolgenti.

    Tale dovrebbe rimanere e, in quanto tale, andrebbe vissuto: come una forza interiore che trasfigura il volto dell’amato, che stravolge il senso delle nostre azioni, che pervade di un’energia positiva le nostre giornate. Se proprio si vuol cercare un punto di contatto tra realtà e illusione, il movimento dovrebbe essere sempre dalla seconda in direzione della prima.

    Viceversa, l’illusione non potrebbe che essere mortificata dalla dimensione costrittiva del reale. Con questo non voglio dire che bisogna lasciare via libera a quella «follia condivisa» che è l’amore, ma semplicemente che la sua energia vitale va impiegata, per portare avanti coerentemente e con maggior vigore la vita di tutti i giorni, lasciando poi uno spazio di incontaminata follia alla propria fantasia, un piccolo varco attraverso cui passare da una dimensione all’altra.

    Platone parlava addirittura di «delirio divino», un’espressione esaustiva, adeguata e sufficiente per descrivere quella sorta di «rapimento estatico» di cui gli innamorati sono vittime e artefici.
    Di fronte all’amato, l’amante prova un senso di incredibile pienezza e, contemporaneamente, ha il sentore di aver vissuto fino a quel momento in uno stato di privazione: la sua presenza è fonte di un benessere che sembra avere possibilità inesauribili.

    L’esperienza sembra dirci che è la vicinanza a provocare il turbamento: colui o colei verso cui il nostro sguardo si dirige, ci cattura irrimediabilmente, stringendoci in un abbraccio emotivo caldo e travolgente. In verità l’amore vive e si alimenta di ciò che accade in noi, della nostra interiorità. L’essere su cui abbiamo fermato i nostri occhi e convogliato il nostro desiderio assume per noi un significato unico: è insostituibile perché soltanto egli può evocare in noi delle dimensioni interiori profonde e particolarissime. In verità, nella dinamica dell’incontro amoroso, si viene catturati, rapiti, da un oggetto che sembra essere dotato della qualità straordinaria di corrispondere esattamente all’interiorità del proprio desiderio.

    Ecco perché lo stato di innamoramento ci pone sempre dinanzi a qualcosa di incomprensibile: l’Altro è atopos, cioè «inclassificabile», perché la sua distinzione implicherebbe anche la sua conoscenza. Per tutta la durata dell’innamoramento, il tentativo di porsi di fronte a ciò che è pieno di segreti e di fascino, rappresenta, in realtà, il tentativo di tradurre quel mistero e quell’attrazione sovvertitrice in una esperienza nota e comprensibile.
    In effetti, giacché l’amore – e soprattutto l’innamoramento – ha i tratti di un’autentica visione, bisognerebbe capirne i limiti oltre alle potenzialità. Per quanto bella ed estatica una visione possa essere, di per sé non porta a nulla, se non all’immobilità della contemplazione.

    Una visione nonpuò in alcun modo essere trattenuta, ma può trasformarsi in una diversa attitudine alla vita. Solo allora comincia quel periglioso percorso che dall’immagine conduce alla sua incarnazione, un cammino che ci tiene fino all’ultimo con il fiato sospeso. Capace di risvegliare in noi emozioni incontenibili, a volte anche negative, distruttive, quando le cose non vanno come vorremmo, quando un ostacolo si interpone alla realizzazione dei nostri sogni.

    D’altra parte non possiamoparlare d’amore senza avere coscienza dei pericoli che esso cela.
    Nel momento stesso in cui giuriamo eterno amore, ci rendiamo anche conto che si tratta di un «giuramento falso», di cui non possiamo garantire in alcun modo l’esito. Tutto è destinato a mutare, soprattutto le persone; così ogni promessa ha una buona probabilità di essere
    dirottata.
    Ma questo dovrebbe bastare per farci rinunciare alla seduzione di un’illusione? Può forse la prospettiva del fallimento trattenerci dal richiamo dell’amore? Non credo. Pur cercando di capire, di comprendere, non vorremmo mai abbandonare del tutto quell’illusione che, abbagliandoci, permette e sorregge il nostro innamoramento, lasciando sempre dietro di sé un richiamo nostalgico: il presagio di una nuova visione.”

    Aldo Carotenuto

  15. Buongiorno Prof.

    Amore e’ tentare di sfamare un proprio innato appetito; e’ vivere come un cacciatore.
    “Tou ontos tera”.
    Quale altro senso, quale altro gusto, altrimenti, avrebbe la vita, se non il rischio di “rentrer bredouille”?
    In una parola: “filosofia”. Poiché Eros e’ cacciatore della sapienza, cioè di quelle qualità belle e buone che gli dei possiedono e che a lui mancano.
    Eros traccia un percorso di ascesa dal bello sensibile al bello ideale degli dei. Un percorso che richiede il “sacrificio” del distacco dai propri appetiti materiali.
    Ma quali sono i mezzi più idonei che l’arte venatoria ci lascia immaginare?

  16. Grazie Beatrice. Ci sei mancata anche tu!

  17. ……

    Ma per accedere ai doni dell’amore dobbiamo in qualche modo mettere da parte il nostro io e la nostra abituale visione del mondo, perché l’altra parte di noi stessi possa emergere, sorprenderci e sconvolgerci. Amore infatti non è una cosa tranquilla, delicata, gentile, comprensiva, rispettosa, e tanto meno suggello di fede eterna, che è un desiderio troppo rassicurante per il lavoro che amore compie quando, bruscamente, ci sveglia dalla consuetudine monotona della nostra esistenza, dall’immagine ben strutturata della nostra identità, dai nostri desideri che cercavano appagamento quando invece AMORE E’ SCONVOLGIMENTO.

    Solo se comprendiamo queste cose ci portiamo all’altezza dell’amore che una sola cosa vuole: che la nostra vita non prosegua più sul binario stanco sul quale le nostre difese, e allo stesso modo, le nostre attese lo avevano incanalato, sotto il regime del nostro io che si difendeva dall’altra parte di noi stessi che pure invocava di vivere. Comunque si presenti, chiede l’innocenza del bambino che si apre al mondo senza difese, per svelarci ciò che non sapevamo di essere. Per questo, come scrive il teologo ortodosso Christos Yannaras, «è il solo reale superamento della morte»RISPONDE Umberto Galimberti ….

    Giustissime osservazioni di chi sa comprendere, anche in un solo piccolissimo frammento DI COME UN VECCHIO SAGGIO NON ESISTERA’ A CONSULTARE UN BIMBO APPENA NATO
    ….

    Vediamo allora cosa risponderebbe lo stesso Prof. Umberto Galimberti (che io stimo tantissimo) così come risponderebbero tutti i “teologi” di questo mondo a questa notizia che al solo pensiero che fosse vera, mi ha creato nell’anima tantissimo turbamento e riluttanza a tal punto che ho cancellato anche il mio stesso pensiero dalla memoria perchè lo ritengo non umano da chi da umano ne vuole fare una falsa santità….

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    Mi scuso per il “non tema”, mi scuso con la redazione così come mi scuso con il nostro amatissimo Michele e l’illustrissimo Prof. Gabriele, ma sentivo dentro di me il richiamo del mio guerriero cuore di condividere questa notizia perchè penso che come ci fu detto: SOLO LE VERITA’ CI POTRANNO SALVARE NON DA UNA SANTA GIUSTA MORTE BIOLOGICA, MA DA UNA MORTE DELL’ANIMA CERTA..
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    ……

    Il capo dei gesuiti Adolfo Panchon ha annunciato le proprie dimissioni questa settimana dopo che il Tribunale internazionale di Common Law di Giustizia a Bruxelles lo ha collegato alle cerimonie del Nono Cerchio Satanico con Culto Sacrificale di Bambini . Nell’ultimo mese cinque giudici hanno “esaminato numerosi testimoni oculari e documentazione archivistica vaticana che puntano chiaramente il dito verso Panchon, Papa Francesco, l’ex Papa Ratzinger e l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby per lo stupro rituale e l’uccisione di bambini di recente, nel 2010″ secondo il bollettino di ieri del Tribunale internazionale sui crimini della Chiesa e dello Stato. Il mese scorso l’ITCCS ha cominciato a perseguire il caso di fronte a cinque giudici internazionali e 27 membri della giuria.

    “Papa Francesco ha stranamente osservato, durante il suo giro in medio oriente della scorsa settimana che l’abuso sessuale è come una messa satanica’ rivelando che egli capisce che lo stupro di bambini all’interno della sua chiesa è legato ai riti satanici a cui egli stesso partecipa” il procuratore ha detto da Bruxelles. “Consideriamo le parole del Papa una tacita ammissione di colpa e ulteriori prove del suo coinvolgimento in questo crimine mostruoso.”

    Un ordine gesuita cattolico chiamato il “Privilegio magisteriale” datato 25 dic 1967 relativo alla messa nera è stato fornito alla corte da archivi vaticani. Il documento, si è detto, dovrebbe mostrare che ad ogni nuovo papa è stato richiesto di partecipare al Nono Cerchio Satanico con Culto Sacrificale di Bambini appena nati, tra cui bere il loro sangue.

    “Documenti vaticani indicano chiaramente che per secoli i gesuiti avevano un piano premeditato per uccidere ritualmente neonati rapiti e poi consumare il loro sangue”, ha detto il procuratore capo del tribunale.” Il progetto è nato da una idea contorta allo scopo di ricavare energia spirituale dalla linfa vitale degli innocenti, assicurando così stabilità politica al papato di Roma. Questi atti non sono solo di genocidio, ma sono sistematici e istituzionalizzati. Sembrano essere state eseguiti dalla Chiesa cattolica romana, dai gesuiti e da ogni Papa dal 1773 almeno”.

    “Le osservazioni del Papa circa le messe nere sataniche sono il tipo più basso di insensibilità sadica” ha concordato Ruth Leopold, un americano di 51 anni che sostiene di essere sopravvissuto ad una messa nera satanica Cattolica con tortura.” Qualsiasi idiota sa che anche citando parole di innesco come ‘messa satanica’ si ri-traumatizzano le vittime di torture sataniche. Forse le sue parole sono state deliberatamente progettate dal momento che lo accusiamo di aver preso parte Nono Cerchio Satanico di sacrificio. E’ il momento che si dimetta”.

    (…)La corte che ha continuato a perseguire i membri dell’elite mondiale del Nono Cerchio Satanico con Culto Sacrificale di Bambini ha detto di includere Papa Francesco, Pachon e Welby. Almeno otto testimoni hanno testimoniato che sia Papa Francesco, l’ex papa Ratzinger o Panchon erano presenti con loro come bambini a sacrifici di bambini.

    Il 27 maggio il bollettino dell’ITCCS ha annunciato che il giudice aveva ricevuto nuovi elementi di prova provenienti da fonti vaticane che dettagliavano gli sforzi di Papa Francesco ‘per coprire le attività del nono cerchio ” hanno tentato di fermare il tribunale attraverso mezzi segreti.”

    Mentre Pachon ha deciso di dimettersi, Papa Francesco ha suggerito ai giornalisti durante il suo recente tour della Terra Santa che potrebbe seguire l’esempio dell’ex papa Ratzinger e ritirarsi.

    Il 15 febbraio 2013 la corte di Bruxelles ha trovato Ratzinger colpevole di crimini contro l’umanità. Si è dimesso pochi giorni dopo, il 28 febbraio. Prove presentate al giudice del 2013 possono essere trovate nel video di Kevin Annett di “Hidden No Longer”, disponibile gratuitamente nel sito : (http://childabuserecovery.com/)

    I testimoni hanno fatto i nomi dei membri del Nono Cerchio Satanico con Culto Sacrificale di Bambini , come il cardinale Olandese cattolico Alfrink e il principe Bernhard dei Paesi Bassi; i Membri della famiglia reale britannica, olandese e belga, tra cui la regina Elisabetta, il principe Filippo, la regina olandese Wilhemina, la sua famiglia e il consorte re Hendrick; Papa Francesco, l’ex papa Ratzinger, arcivescovo di Canterbury Justin Welby, due giudici dell’alta corte inglese, tra cui il giudice Fulford, un vescovo cattolico canadese e ministri del governo di alto livello in Belgio e in Inghilterra.

    La scorsa settimana il giudice si è aggiornata per un paio di giorni dopo la ricezione della voce che il Nono Cerchio Satanico con Culto Sacrificale di Bambini ha previsto un sacrificio di un bambino per il 15 agosto 2014 nel caveau sotterraneo sotto Marie – Reine – du – Monde Cattedrale cattolica romana a Montreal, Canada. Testimoni hanno anche testimoniato che i bambini sono stati costretti a guardare i sacrifici di bambini nella cripta del castello di Caernarfon nel Galles, la catacomba seminterrata sotto l’ala ovest della scuola per indiani Mohawk a Brantford, in Canada e in vari boschetti in Francia, Olanda e Stati Uniti.

    Ci sono alcune vittime più recenti di questa élite del Nono Cerchio satanico. Il soldato giamaicano e inglese Vivian Cunningham è rimasto drogato nell’ospedale di San Giorgio a Stafford Inghilterra (ph : 44 01785 257888), solo per aver fatto domande sul mandato di cattura della regina Elisabetta per il rapimento di dieci nativi. Il cittadino britannico David Compan e sua moglie sono stati avvicinati, drogati, arrestati e incarcerati nel Centro di Salute Mentale London Park Royal per la pubblicazione di un mandato di arresto per la Regina Elisabetta in una chiesa cattolica. L’arresto e il rilascio di Compan sono stati catturati in questo video : https://www.youtube.com/watch?v=asxvy4SxK4s

    Lo scorso ottobre a Kitchener , Ontario Canada Steve Finney stava cercando di esporre il caso del 2013 culto del Nono Cerchio satanico su 50.000 bambini nativi scomparsi che includevano accuse di sequestro per la regina Elisabetta. Finney è stato arrestato e tenuto in carcere per tre giorni senza accuse. Proteste in tutto il mondo organizzate dai ITCCS sono apparse efficaci per il rilascio di Finney e dei Compan.

    L’ex residente della scuola Kamloops, William Combes, e gli altri non sono stati così fortunati. Il nativo canadese è stato portato al coma e poi è morto dopo una intervista radiofonica del 2010, dove ha parlato di aver visto la regina Elisabetta e il Principe Filippo lasciare la scuola con i suoi dieci amici e studendi di Kamloops. Il capo Louis Daniels, Harriet Nahanee, Jonny Bingo Dawson e Ricky Lavillee sono anch’essi morti per cause misteriose prima di rilasciare la loro testimonianza in programma per il processo internazionale del 2013 riguardante 50.000 bambini nativi scomparsi.

    Altre prove sulle attività del Nono Cerchio Satanico con Culto Sacrificale di Bambini è stato promesso nella prossima Pubblica Informazione Bollettini dall’Ufficio del Procuratore della Corte ICLCJ. Il caso avrebbe dovuto prendere più di un anno per completare penale a causa del numero di testimoni venuta alla luce e le prove presentate finora alla corte .

    Per contattare funzionari della Corte internazionale di Bruxelles -mail o chiamare : hiddenfromhistory1@gmail.com , info@iclcj.com , admin@iclcj.com , 250-591-4573 , 386-323-5774
    Fonte: ChildAbuseRecovery
    Tratto da: 2012 the big picture
    Attraverso: ascensionwithearth

  18. Grazie

  19. GRazie a beatrice per questi articoli.

  20. “…Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane…”
    dallo stress, dal re, dalla regina e dalla persecuzione cattolica.

  21. Di nulla, Zoe! Carotenuto, pur se non l’ho conosciuto personalmente, ha il dono non solo di insegnarmi continuamente qualcosa, ma soprattutto – in una maniera inspeigabile e tutta sua – ha il dono di essermi vicino nei crocicchi più difficilli del mio andare…
    ciao

  22. Ti chiediamo scusa, Ettore. C’è stato un disguido da parte nostra. Ecco il tuo post. La redazione

  23. .. ci mancherebbe …
    Sono io che ringrazio questo Blog per quanto offre.

    Ettore

  24. Mi imbatto in questa discussione che è raro, per me, incontrare e penso che possa avere una verità superiore alla mia così da potermi indicare una via per diventare ciò che sono ( gnothi seauton). Penso anche che io posso avere una verità ulteriore a quella che trovo in chi scrive su queste pagine. che sia proprio questo l’amore? Essere trasceso e trascendere?
    Ma non credo che Galimberti si soffermi più di tanto su che cos’è l’amore ( tis ti, mi sembra) piuttosto irrompe con la forza della domanda (e non della risposta) Su ” come è venuto al mondo l’amore” e ” se è sempre esistito così come lo conosciamo noi” cercando di “squotere tutte le figure di stabilità”. Galimberti non può (ma anche non vuole) rispondere, spiegare, risolvere perchè pare che l’amore sia ineluttabile. E se fosse così chi è (o che cos’è) che ama?

  25. Soprattutto penso che galimberti ogni volta che parla d’amore lo faccia partendo dalla distinzione tra ragione e follia. Tra le altre cose di solito cita platone: “la follia dal dio proveniente è assai più bella di quella di origine umana”, sottolineando con ciò che a sostenerlo è proprio il filosofo del “principio di contradizione e del “principio causa-effetto”. Pare sia in questa apparente contradizione che si annida “la follia d’amore”.

  26. Sperando che non sia questo il “lunedì dei lunedì”, cerco di parafrasare il Platone di Galimberti…

    Quando l’uomo accoglie Amore come un dono, avviene ciò per cui amore è stato “mandato”: di due fa uno, medicando così l’antica ferita che arreca vulnerabilità alla natura umana e attraverso la quale l’uomo comunica con il mondo. Allora l’uomo, non più offuscato dall’eccesso di desiderio o di disprezzo del mondo, può scorgere le occasioni di felicità che esso offre, perchè soltanto se l’anima è disposta al “buon demone” difficilmente questi potrà separarsi da lui.
    …E’ come dire: fare di necessità virtù, e la felicità lo era, e dare reciprocità alla dualità, perchè non diventi dualismo quell’assenza di domande tra l’Io e l’Altro!

    A presto.

  27. Correggo un pronome per disidentificare anima con uomo…

    …”soltanto se l’anima è disposta al “buon demone” difficilmente questi potrà separarsi da LEI.”

  28. …mi viene in mente, Pietro, quello che diceva Jung:

    “Sia nella mia esperienza di medico che nella mia vita, mi sono trovato difronte al mistero dell’amore. E non sono mai stato capace di spiegare cosa esso sia. Qui si trovano il massimo e il minimo. Il più remoto e il più vicino. Il più alto e il più basso. E non si può mai parlare di uno senza mai considerare anche l’altro. L’amore soffre ogni cosa e sopporta ogni cosa, queste parole dicono tutto ciò che c’è da dire. Non c’è nulla da aggiungere. Perché noi siamo nel senso più profondo le vittime o i mezzi e gli strumenti dell’amore cosmico. Essendo una parte l’uomo non può intendere il tutto, è alla sua merce. L’amore non viene mai meno, sia che parli con la lingua degli angeli sia che tracci la vita della cellula con esattezza scientifica risalendo fino al suo ultimo fondamento. Se possiede un granello di saggezza l’uomo deporrà le armi e chiamerà l’ignoto con il più ignoto.Cioè con il nome di Dio. Sarà una confessione di imperfezione, di dipendenza, di sottomissione ma al tempo stesso una sua testimonianza della sua libertà di scelta tra la Verità e l’errore.”
    (C.G.Jung – Ricordi Sogni Riflessioni)

  29. …e comq penso che l’amore porti in se sempre un bricolo di folli, altrimenti nessuno giocherebbe adadi con Amore…ed ancora una volta riporto il Maestro:

    “…ma la cura in termini di guarigione la si ottiene solo con la follia dell’amore.” (C.G.Jung

  30. errata corrige

    folli sta per Follia

  31. “C’è sempre un grano di pazzia nell’amore,
    così come c’è sempre un grano di logica nella pazzia.”

    FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE

  32. “Cum grano salis”…!

    “Si tu vales bene est, ego quoque valeria”.

  33. Pare che galimberti sia un junghiano (ma non ne fa mistero, mi sembra) e seconod me questo aspetto lo si nota quando parla del simbolo che come saprai lo affronta dicendo che le singole cose hanno più dimensioni. mi ricordo di aver letto che jung diceva che non abbiamo saputo dare una definizione migliore dell’ignoto, che ognuno di noi possiede in interiore animae, che non sia stata quella di inconscio.
    Lo stesso galimberti dice che quando dai il nome a una cosa che prima non conoscevi, ti ritrovi a dover fare i conti con tutto quello che è stato scritto sul tema e quindi il discorso non è più soggettivo ma diventa oggettivo, sembra. Pertanto, stando a questa idea, non cerchi più la verità ma la trovi. E’ per questo, secondo me, che l’amore lo si capisce meglio come ne parla galimberti (che poi lo deduce in primis da platone mi sembra) e cioè pensando che abbia dimestichezza con la follia, facendo tornare alle origini simbolica questo sentimento che un tempo comprendeva anche il sacro (parole di Galimberti) e che noi abbiamo irrigidito con la parola amore. e a questo punto mi viene in mente un pensiero di nietzsche: l errore è una verità impazzita

  34. Questo tuo scritto, beatrice, mi fa pensare alla verità, che pare non sia mai definitiva (altrimenti sarebbe, a mio avviso, il sapere, che riguarda i teologi, gli oracoli ecc), ma che rimane stabile fintantoche non verrà ribaltata. E per fortuna le verità nei millenni si sono succedute, credo, altrimenti saremmo fermi ai tempi delle guerre puniche (forse)

  35. Buonasera alla redazione e a tutti…
    anche se sono presente di rado per ovvi motivi di tempo, quando entro in questo giardino del pensiero, rimango sempre soggiogata dal fascino che emanano i fiori di sapienza piantati lungo le aiuole di un cammino, dove l’anima s’inebria del loro profumo…

    Amore, inizio di ogni fine, immortale, unico nell’unicità di ogni amore, nasce, vive e muore solo se nasce un altro amore, definirlo è riduttivo. Azzera tutto: l’odio, le guerre, le cattiverie, il razzismo, è l’unico a compiere miracoli, generalizzarlo è sbagliatissimo.
    Non v’è Amore che possa compararsi poiché l’amore è spontaneo, sfida tutte le leggi dell’universo e ne esce sempre vittorioso.

    L’amore è dolcezza e forza, non esiste amore senza dolcezza, come neppure senza passione… l’amore è un concentrato di tutte le emozioni ed escluderne solo una, intaccherebbe l’intensità della sua completezza.
    Amore, pellegrino che bussa alla porta di ogni cuore e vi sosta solo se trova amore…

    Notte.
    Anna

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