Il metodo della consapevolezza per alleviare disagi quotidiani e prestare attenzione al presente: mindfulness

 

Affonda le sue radici nella meditazione orientale, ma non ha niente a che vedere con la religione. Non è una psicoterapia né una tecnica di rilassamento, anzi stimola la concentrazione e la percezione di ciò che accade nel presente. La sua diffusione nel mondo occidentale si deve a Jon Kabat-Zinn, medico statunitense e che ha sdoganato questo metodo partendo dal sistema sanitario pubblico prima americano quindi inglese. Il termine è difficilmente traducibile in italiano (quello che gli si avvicina di più è ‘consapevolezza’), una tecnica che sta trovando applicazione in diversi settori: luoghi di lavoro, promozione della salute, vita di relazione, carceri, scuola, vita privata. Una filosofia di vita, una dimensione spirituale laica.

Il concetto di Mindfulness deriva dagli insegnamenti del Buddismo (Meditazione Vipassana), dello Zen e dalle pratiche di meditazione Yoga, ma solo nel corso degli ultimi due decenni questo modello è stato utilizzato come paradigma autonomo in alcune discipline psicoterapeutiche occidentali, in particolare in quella cognitivo-comportamentale che se ne avvale con approccio integrato. La meditazione e delle prospettive basate sulla Mindfulness, in setting individuali o di gruppo, ambulatoriali o in pazienti ospedalizzati, trovano applicazioni cliniche nella prevenzione e la cura di problemi legati allo stress e alle malattie psicosomatiche, nei disturbi d’ansia, nel disturbo ossessivo-compulsivo, la depressione cronica, l’abuso di sostanze, i disturbi alimentari, le tendenze suicidarie e il disturbo borderline, i deliri psicotici, come pure nel caso di disturbi di tipo medico (oncologia, psoriasi, dolore cronico) permettendo lo sviluppo di protocolli e modelli terapeutici validati di provata efficacia tra i quali la Mindfulness-Based Stress Reduction, la Mindfulness-Based Cognitive Therapy, la Dialectical Behaviour Therapy, l’Acceptance and Commitment Therapy e la Compassion Focused Therapy.

La Mbsr (Mindfulness based stress reduction) ad esempio è volta a ridurre l’impatto dello stress quotidiano tramite la pratica della consapevolezza. Si parte riattivando la capacità di mettersi in ascolto, non di qualcuno o qualcosa, ma di se stessi e del proprio corpo, delle sensazioni che ci manda, gradevoli o sgradevoli, imponenti o insignificanti: caldo, freddo, prurito, pressione. E se la mente si distrae, perdendosi in pensieri, ricordi o progetti, con pazienza la si riporta sulla parte del corpo che si sta “ascoltando”. Poi si passa all’osservazione del respiro. Si passa poi ad esplorare altri gesti quotidiani e “scontati”, come camminare, mangiare o guidare la macchina, attività che solitamente svolgiamo automaticamente. Infine si passa al pensiero, all’ascolto consapevole del suo flusso incessante, e a tutte le sensazioni che arrivano dall’esterno.

In Gran Bretagna è nato un gruppo interparlamentare a supporto di questa disciplina. Quando qualche anno fa ero Primario Psichiatra al Royal Free Hospital di Londra (quindi nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale) offrivo le sedute di mindfulness come opzione terapeutica accessoria abituale nei casi indicati, con ottimi risultati. La medicina ufficiale italiana, con un po’ di ritardo, come sovente accade, ne sta oggi lentamente riconoscendo l’efficacia ed utilità.

Massimo Lanzaro

 

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26 Risposte

  1. L’ETERNO RIPOSO
    L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen

    Cristo, abbi pietà di me.
    Cristo, abbi pietà di me.
    Cristo, abbi pietà di me.

    In nomine Patris
    et Filii et Spiritus Sancti.

    Che la pace sia con voi e con tutti i vostri cari.

    AMEN

  2. Uno dei principali e più frequenti ostacoli nel mantenere l’attenzione su sè stessi, è costituito dal flusso di pensieri (chiacchiericcio mentale) che si genera di continuo nella nostra mente senza che ce ne rendiamo conto.
    Le tecniche per mantenere la concentrazione sono molte: ad esempio, concentrarsi sulla respirazione e sulla punta del naso, o ancora guardare verso l’orizzonte mentre si cammina (per i più avanzati), concentrare l’attenzione su parti del proprio corpo in successione, ecc.
    In ogni caso, a fattor comune il punto d’appoggio per essere presenti a se stessi è costituito, a mio parere, dall’immaginazione cosciente.
    Non a caso quest’ultima si distingue dalla cd. fantasia, o immaginazione incosciente (non voluta e, per così dire, subita dallo sperimentatore).
    E’ evidente che le tecniche per poter essere presenti a se stessi costituiscono ampia materia di discussione (e personale sperimentazione), proprio perchè sono alla base di una efficace auto-analisi, che ci consente di “accorgerci” della presenza e, poi, delle dinamiche di azione dei coaguli psicologici.

    Ciò premesso, in tema di tecniche di concentrazione per il mantenimento della consapevolezza, desidererei soffermarmi sul nesso tra la chiacchiera mentale e la percezione mentale delle immagini, perchè esse sono spesso combinate tra loro nella formazione del pensiero.
    Più precisamente, osservo che il pensiero a volte sembra nascere dal linguaggio e, quindi, da un monologo mentale che, poi, si concretizza in immagine. Altre volte avviene il contrario, cioè che un’immagine richiami la parola.
    In entrambi i casi è, comunque, frequente la perdita di consapevolezza che si alterna ad una ripresa della stessa (quante volte non sappiamo cosa pensavamo un attimo prima?).

    Dunque, per mantenere la consapevolezza è opportuno focalizzare la propria attenzione sul “chiacchiericcio” interno o sulle immagini?

    Al riguardo è noto che in campo filosofico c’è chi ritiene che non si possa pensare se non si conosca una lingua e che il modo di pensare vari in base alle differenti lingue (i vocaboli) usate dai popoli. A questi si contrappone chi ritiene che il pensiero prescinda dalla conoscenza del linguaggio.
    Personalmente aderisco a quest’ultima teoria; ritengo, infatti, che il pensiero si basi sulle immagini. E’, infatti, possibile visualizzare un’immagine senza ripeterne mentalmente la parola; e ciò è sufficiente perchè noi possiamo raggiungere la comprensione di quell’oggetto. Idem riguardo, poi, ai concetti astratti, che esprimono stati d’animo o sensazioni e non figure od oggetti.
    Diversamente, ritengo che la semplice ripetizione mentale di una parola non possa, di per sè, essere considerata pensiero perchè non è sufficiente a rendere la comprensione di un oggetto o di un concetto se non è appoggiata anche da un’immagine interna.
    Devo precisare, per coloro che dovessero avere dubbi sulla possibilità di pensare un concetto astratto senza doverne ripetere mentalmente la parola, che è possibile immaginare tale concetto poichè ogni concetto è portatore di una sensazione sia fisica che emozionale e ogni sensazione è oggetto di immagine.
    Non a caso le allucinazioni non solo sono visive, ma anche uditive, olfattive, tattili ecc.
    Così pure, se desidero immaginare un suono, o toccare qualcosa di ruvido o morbido, o sentire il profumo di una rosa, lo posso fare. Stessa cosa per le sensazioni dell’anima: senso di dispiacere o piacere ecc. (ovviamente qui andiamo sul difficile). Ma anche se penso concetti apparentemente privi di stimoli emozionali come “umanità” o “uguale”, posso immaginare più persone e una bilancia o approfondire la comprensione del concetto attraverso la percezione interna (anch’essa immaginazione, ripeto) della sensazione rispettivamente di unione e di giustizia.
    Evidentemente, l’immaginazione, quale attributo percettivo dell’anima, può raggiungere differenti livelli di profondità.
    Aggiungo anche che, a mio parere la parola, quale manifestazione sonora, se associata ad un concetto che percepisco mentre la si pronuncia, è un rafforzativo del medesimo perchè genera vibrazioni che facilitano l’attenzione di chi le pronuncia e determina una maggiore concentrazione del pensiero.

    In conclusione, al quesito che ho posto prima, rispondo che, a mio avviso, per mantenere la consapevolezza è opportuno mantenere l’attenzione interna sulla immaginazione (ove per immaginazione mi riferisco non soltanto alle sensazioni percepite dalla vista, ma anche da quelle proveninenti dagli altri sensi fisici – udito, olfatto, tatto, gusto -, oltre che dalle emozioni), evitando di pronunciare mentalmente le corrispondenti parole.

  3. Paglia
    Condivido Inno. Ma…grazie e…sempre un’ Evviva. Bianca 2007

  4. Dottore, è simile alla prósoké, all’esercizio di coscienza praticato dagli Stoici ed Epicurei, per ricostituire un contatto con “il luogo della rimembranza”?

  5. Una Buona Serata a Tutti i Fantastici Amici e Amiche di questa preziosa Casa…

    Carissimo Ettore Condivido TUTTO del tuo filosofico ragionamento, perchè alla base di tutte le sensazioni/intuizioni/percezioni c’è appunto l’IMMAGINAZIOE… l’Anima non segue tanto il linguaggio che ne viene fuori attraverso il ragionamento o il pensiero che in parte viene modellato e condizionato dal linguaggio stesso che abbiamo appreso , quanto invece il simbolismo, le vibrazioni e le visioni che si mostrano per la legge dell’IMPRESSIONE che dai corpi eterici e più sottili che compenetrano il corpo biologico (che sono i veri contenitori di MEMORIA) vengono rilasciate attraverso i Wormhole o chakras sotto forma di vibrazioni, e trasmesse alle cellule fino alla struttura cristallina del DNA. Struttura che riflette ed emette dei raggi vorticosi, che risalendo per certi organi trasduttori interiori, si rivestono secondo il loro schema di configurazione fino ad arriva alla mente razionale che attingendo alla CATALOGAZIONE DEI CONCETTI dei preconcetti li trasforma in parole sonore o pensieri… Ma è assai importante capire che tutto questo processo di trasmutazione/ traduzione passa per i tanti filtri che sono stati messi o indotti dal CONDIZIONAMENTO SOCIALE IN CUI SI E’ IMMERSI… Quando si raggiunge la cosciente consapevolezza esserica dell’IO SONO, solo allora si potrà comprendere che in effetti tutto quello che sale od è osservabile in superficie è solo un infinitesimo frammento di quello che in effetti SIAMO, così come in questo stato dell’essere è osservabile che siamo immersi in un MARE DI FREQUENZE O DI PENSIERI CHE ATTRAVERSANO CONTINUAMENTE IN NOSTRO CAMPO AUREO DI PERCEZIONE…. ecc. Su questo filo conduttore è più facile capire la grandezza ed il vero significato del grande filosofo che un tempo fu chiamato Aristotele (perchè come tanti e come tutti, in ogni tempo ed in ogni luogo ha avuto tantissimi altri ruoli) NULLA E’ NELL’INTELLETTO CHE NON SIA PRIMA NEI SENSI INTERIORI…. Non considerando che già l’intelletto è molto ma molto più superiore alla mente razionale (che è solo un trasduttore), Mente razionale che come una antenna spesso si fa condizionare e trascinare DA VIBRAZIONI E DA PENSIERI CHE IN EFFETTI NON SONO I NOSTRI…. Il primo grado di vero discernimento che bisognerebbe attualizzare consapevolmente attraverso una INTROSPETTIVA AUTO OSSERVAZIONE è appunto nel SELEZIONARE SOPRATTUTTO NEI VUOTI DEI PACCHETTI (stringhe) DI PENSIERO CHE PASSANO PER I PORTALI DEL CUORE (vero organo di risonanza e vero emettitore di biofotoni) E porre l’attenzione attraverso il SILENZIO INTERIORE (VUOTO) MAGARI FOCALIZZANDO O SFOCALIZZANDO LA REALTA’ CHE CI CIRCONDA, CONCENTRANDOSI SULLA RESPIRAZIONE, SU UN QUALSIASI OGGETTO, SU UNA IMMAGINE, SU UNA SENSAZIONE, COME ANCHE SU UN SINGOLO RIPETUTO SUONO O PAROLA……

    IL VERO POTERE DELL’IMMAGINAZIONE VA OLTRE LA NOSTRA UMANA COMPRENSIONE PERCHE’ NON CI POTRA’ MAI ESSERE NESSUNA EFFIMERA PAZZA INSENSATA O GIUSTA IMMAGINAZIONE SENZA UNA PRECEDENTE VISSUTA PERCEPITA VISIONE……

    Praticamente qui siamo solo l’ombra delle nostre già preconfezionate proiettate olografiche idee, che noi stessi (la parte maggiore di noi che sta dall’altra parte del velo) proiettiamo continuamente da un altro piano di coscienza… CHE BEL GIOCO VIRTUALE E’ IL GIOCO DEGLI ANGELI CHE CON UNA PICCOLA PARTE, DA INCONSAPEVOLI UMANI HANNO SCODATO E DIMENTICATO LA PROPRIA DIVINA NATURA……

  6. E’ noto che “la concentrazione, il silenzio, la solitudine sono essenziali a chi legge, mentre si può guardare collettivamente, convivialmente e addirittura facendo altre cose. Condizioni, queste, che non favoriscono per nulla la riflessione e l’approfondimento. In compenso la visione esercita la multisensorialità, per cui se si perde quel che trasmette il canale uditivo è possibile seguire quello visivo e viceversa, e alla fine qualcosa rimarrà, così l’utente si sente rassicurato. Inoltre, a differenza della lettura, il carattere iconico della visione consente di afferrare a prima vista il proprio oggetto e quindi di coinvolgere immediatamente l’emozione, che però cattura l’anima senza il tempo di un’elaborazione. La fatica di leggere non può competere con la fatica di guardare…”

    Ed è verissimo che ognuno di noi non abita il mondo ma la propria visione del mondo, responsabile del nostro modo di pensare, agire, gioire, e che la mente di ognuno è diversamente conformata, per cui non è possibile pervenire ad un senso dell’esistenza se prima non si chiarisce la visione che ognuno ha del mondo. L’assenza di senso è l’essenza di quel dolore da cui oggi si vuole fuggire attraverso l’ottundimento della coscienza. Possono aiutare gli ideogrammi cinesi!

  7. Ho dimenticato di ringraziare “I miti del nostro tempo”!

  8. Se ogni mezzo è utile per ripristinare un’equilibrio,avviarlo,o aiutarlo a conquistarlo come bene “stabile”,ben venga. Sempre che “dentro” sia predisposta la famosa lampadina pronta ad accendersi per energie bloccate o vi sia l’altrettanto famoso “delfino che pesta la coda al merluzzo” tanto per stare in sintonia con Lewis Carrol. Un simpatico allegro saluto,Bianca 2007

  9. Per esempio, sapeva che aveva scritto che… “per mantenere la consapevolezza è opportuno mantenere l’attenzione interna sulla immaginazione (le sensazioni percepite dalla vista, ma anche quelle provenienti dagli altri sensi fisici – udito, olfatto, tatto, gusto -, oltre che dalle emozioni), evitando di pronunciare mentalmente le corrispondenti parole” ;
    prima di scrivere che… “la parola, quale manifestazione sonora, se associata ad un concetto è un rafforzativo del medesimo perchè genera vibrazioni che facilitano l’attenzione di chi le pronuncia e determina una maggiore concentrazione del pensiero”?

    Le sensazioni percepite dagli organi di senso, o immaginazione, sono le vibrazioni che facilitano l’attenzione, la concentrazione, il mantenimento della consapevolezza, suscitate dalla quella stessa parola che si vorrebbe evitare di pronunciare? Perchè scindere lo strumento dal suono?

    Immaginiamo allora un musicista che guarda le dita scorrere sul pianoforte, un mimo che si guarda le mani, un violinista che guarda le corde del suo strumento e non ascolta il ritorno, l’andamento delle note, un attore che “snariccia”…

  10. Mi attendo che certe “scivolate” siano volute per far compiere veri e propri “atti di disorientamento”… Per Bruno è un mezzo conoscitivo il perdere e il recuperare il sentiero logico; speriamo allora di riprenderci presto dallo choc visivo-corporeo provocato dall’immedesimarci in quell’attore, dall’esser passati dalla memoria concettuale a quella visiva… Perchè non a tutti garba l’eventualità di una ricreazione del mondo ad immagine e somiglianza della visione altrui: la profondità, infatti, non risveglia lo spirito di avventura, ma sovente è causa di potenti capogiri per cui è più comodo rimuoverla anche a costo di perdita di quel senso del quale tal altri aspirano a partecipare.

  11. Raffaele, tra le varie tue osservazioni interessanti desidero evidenziare questa ” Mente razionale che come una antenna spesso si fa condizionare e trascinare DA VIBRAZIONI E DA PENSIERI CHE IN EFFETTI NON SONO I NOSTRI…. “.
    Perchè, ritengo che oltre a creare forme-pensiero, involontariamente le alimentiamo proprio nello stato di incoscienza.
    Ad esempio, preso dalla critica di un brano scritto da un’altra persona, vado alla ricerca di un errore nelle formulazioni logiche con cui esso è stato scritto, e tralascio di prestare attenzione alle mie sensazioni interne e alle motivazioni recondite che mi inducono a ricercare quella critica. Se prestassi attenzione a ciò che mi accade dentro, potrei, invece, analizzare i motivi per cui provo quelle sensazioni e liberarmi del corrispondente difetto psicologico scoperto.
    Altro esempio: leggo un’osservazione fatta da un’altra persona su ciò che ho scritto, e mentre faccio ciò non mi accorgo delle sensazioni di timore che provo per l’eventualità che la critica sia feroce. Idem come per l’esempio di prima: se prestassi attenzione a ciò che mi accade dentro, scoprirei di più su di me e sulle maschere con cui nel profondo inconscio sono celati difetti come, ad esempio, l’orgoglio.
    Ma se non sono presente a me stesso, rischio di alimentare e rafforzare i miei coaguli psicologici.

    Ho anche trovato molto interessante la differenza posta da Valeria tra leggere e vedere.
    In effetti, mentre leggo per comprendere io trasformo ciò che leggo in immagini. Desidero osservare al riguardo, che quando vedo una scena, ho bisogno di maggior concentrazione, perchè le immagini, i suoni e tutte le altre sensazioni entrando in me catturano più velocemente la mia attenzione che, così, viene distolta dal me stesso interiore (però, quest’ultima, come pratica rende di più, proprio perchè è più difficile).
    In definitiva, ciò che possiamo provare con i nostri sensi fisici, lo possiamo provare con la nostra immaginazione internamente. Ma ciò non è un esercizio fine a se stesso. Esso necessita per prestare attenzione a noi stessi, a disidentificarci dal quotidiano (ma vivendo nel quotidiano) ed a scoprire un intero mondo interno (VITRIOL) .. però (qui concordo con Bianca), occorre avere accesa la lampadina della propria predisposizione e volontà di cambiare.

  12. Ettore, preciso che Galimberti cita Raffaele Simone quando sottolinea la facilità di guardare rispetto alla fatica di leggere: “a differenza della lettura, il carattere iconico della visione consente di afferrare a prima vista il proprio oggetto e quindi di coinvolgere immediatamente l’emozione, che però cattura l’anima senza il tempo di un’elaborazione.” … “Chi guarda, a differenza di chi legge, non può soffermarsi per verificare se ha ben capito quel che ha visto. La possibilità di fermarsi consente in ogni fase della lettura di richiamare la nostra enciclopedia di conoscenze precedenti, mentre la cosa non è consentita a chi vede, perchè la successione delle immagini, non lasciandogli il tempo, non glielo permette. La concentrazione, il silenzio, la solitudine sono essenziali a chi legge, mentre si può guardare collettivamente, convivialmente e addirittura facendo alte cose. Condizioni queste che non facilitano per nulla la riflessione e l’approfondimento….” La visione stimola la multisensiorialità.

    Riflettevo, poi, sulla necessità di prestare attenzione a noi stessi, disidentificandoci dal quotidiano, per poter scoprire ciò che ci accade dentro e “le maschere con cui nel profondo inconscio sono celati difetti come, ad esempio, l’orgoglio”.
    Penso che basterebbe, invece, non rivolgersi a se stessi come fosse una terza persona con cui relazionarsi: per immedesimarsi e sentire l’altro non è necessario staccarlo da sé, così come per sentire se stessi non è necessario staccarsi da Sè. Il guardarsi negli occhi aiuta ad intuirsi, a non fuggire da Sè, a non rimandare mai se stessi ad un tempo e ad un luogo che non sia il qui e l’adesso. Credo che questo atteggiamento stia alla base di ogni cambiamento. Perchè è adesso e qui che potresti sapere che la volontà di apprendere, attraverso la lettura di un post, per esempio, non prescinde dal senso e quindi dalla capacità di discernere quello che si legge dal fumo di un’autoreferenza. Quindi non è la volontà di trovare l’errore, che motiva alla lettura, ma è il trovare l’errore che spinge a chiedere delucidazioni in merito a quanto non si è capito, per andare oltre quello che l’autore ha voluto intendere attraverso quell’errore. Ottenere delucidazioni non è sempre scontato e darle, a mio parere, è segno di onestà intellettuale.
    Proprio di “segni” abbiamo bisogno per cambiare la propria visione del mondo, per “smitizzarla” e aprirla a quella dell’Altro. Guardiamo negli occhi Anima!

  13. I motivi per cui si agisce sono molti e mischiati tra loro al punto tale da riuscire difficilmente a separarli, identificarli ed analizzarli.
    Concordo su ciò che dici, Valeria.
    Ma, penso, che per comprendere gli altri occorra comprendere e “ascoltare” al meglio se stessi, visto che nel nostro profondo, a mio avviso, abbiamo tutti gli stessi difetti.
    Accorgersi di sè, a mio parere, non è volto a distaccarsi da sè: il distacco ne è solo una naturale conseguenza. La questione (lo dico sempre a me stesso) è superare, naturalmente, il dualismo tra noi e ciò che ci circonda che è generato dalla nostra identificazione con tutto ciò che percepiamo.
    Identificarci, cioè essere tanto presi da ciò che si accade, da dimenticarci di noi; noi identici agli altri nella nostra fragilità, ma anche noi non come un centro esclusivo di attrazione egoica.
    Accorgerci di noi, a un tratto, determina una specie di senso di leggerezza perchè ci dimentichiamo del fardello dei nostri pensieri egoici che ci assillano e ci rendiamo conto che essi sono solo illusione.
    Dunque, il distacco è la nostra coscienza che si libera dall’Ego (complesso dei nostri coaguli psicologici) i quali in qualche modo è come se la incapsulassero impedendole di distendere i propri attributi del “sentire” e di “conoscere” il mondo.
    Chi si distacca dall’Ego non è un illuso alla ricerca di una deresponsabilizzazione, ma esattamente il contrario: è un’anima che percepisce il vero senso della propria vita e la connessa responsabilità di cercare il proprio Essere senza lasciarsi trasportare come .. nave senza nocchiero in gran tempesta.

  14. Ettore, si dice che il destino dei Genio sia proprio quello di “lasciarsi trasportare dal Dio come .. nave senza nocchiero in gran tempesta.” Il significato recondito di Itaca è infatti il viaggio…

    Osservando alcuni tuoi passaggi io “sento” che il distacco della coscienza dai coaguli psicologici determina la “fuga” dalla realtà… La coscienza identifica la causa con la conseguenza, e non è in grado di sentire e di conoscere.
    Questi i passaggi che si annullano a vicenda, a mio avviso:

    – dualismo tra noi e ciò che ci circonda = identificarsi con ciò che percepiamo, per dimenticarci di noi.

    – Accorgerci di noi determina leggerezza, distacco dall’ego (complesso dei coaguli psichici che incapsulano la coscienza) ci rendiamo conto delle illusioni.

    Ergo, dico io, Ergo: se non percepiamo ciò che ci circonda, come possiamo dimenticarci di noi, cioè superare il dualismo secondo Ettore?

  15. Velocemente e superficialmente parlando….. come anche Scusatomi 😀

    La prima regola è buttare a mare tutte le tradizioni che in qualche modo ci hanno condizionato fin dalla fanciullezza. PERCHE’ NON HANNO FATTO CHE LAVARCI IL CERVELLO CHE SI MOSTRA IN SUPERFICIE PER ADDORMENTARE / ADDOMESTICARE LA DIVINA CELATA COSCIENZA COSMICA

    La seconda regola è quella di mettersi in discussione con se stessi, perché è possibile che qualche verità che tempo prima credevamo assoluta ed immutabile ora viene coperta e superata completamente da una verità più grande. QUESTO IMPLICA UNA SCEVRA IMPERSONALE AUTOANALISI CHE SOLO IL CUORE PUO’ DISCRIMINARE

    Il terzo aspetto è quello del RISPECCHIAMENTO così come giustamente ha espresso il nostro carissimo stimato Ettore… TUTTO CIO’ CHE CI ATTIRA O CI ALLONTANA SONO ASPETTI INTERIORI (anche se è proprio improprio il termine nel raffrontarlo con gli infiniti universi/mondi interiori) DI NOI STESSI CHE BISOGNA ATTENZIONARE PER TRASMUTARLE DOVE OCCORRE IN INSEGNAMENTI E FORZE CREATIVE …

    Il quarto aspetto più difficile da superare è il mondo fenomenico che da qui chiamiamo realtà… che in effetti è solo uno spiccio, una piccolissima parte, solo il 5% di una multi realtà più grande ed indefinibile… e non solo… questa stessa piccola realtà la interpretiamo solo con 1/10 delle nostre effettive capacità cognitive… Se qualcuno è riuscito ad attingere a certi aspetti extrasensoriali è una vera e propria connessione con i celati e mai nascosti mondi eterici in cui l’essere multidimensionale è immerso come compenetrante e compenetrato aspetto esplorativo/insegnativo…. La telepatia è una conseguenza così come la veggenza è una visione che permette di leggere dall’alto di una montagna quando è accaduto o quando accadrà un qualcosa che attira l’attenzione in quel percorso conoscitivo dove si cristallizzano tutte le possibilità/probabilità quantiche che passano per quella maggiore visione….. ecc.

    Il quinto aspetto che dovremmo comprendere è che la coscienza non è legata all’ego, ma è qualcosa di DIVINO, D’ INNATO che anche in un frammento, ci portiamo dentro prima di ridiscendere in questo mondo, gli aspetti che da qui identifichiamo come istintivi / automatici / meccanicistici, che governano il corpo biologico, o come gli aspetti INTUITIVI che attraverso le sincronicità ci parlano con un linguaggio ben preciso, non verbale, così come in effetti, parte della coscienza può essere attinta dalla MEMORIA, perché in effetti, l’anima è un altro divino aspetto, un altro guscio energetico, dove vengono impresse (come una imparziale ricettiva / registrativa pellicola) tutte le sensazioni, tutte le emozioni, tutte le relazioni, tutto l’agire, così come tutto il pensare, tutto il bagaglio in cui viene impinguata la memoria di ogni viaggio che servirà a noi stessi così come servirà ad altre entità, per essere letta da qualunque essere nel cosmo che vuole preventivamente programmare nei minimi dettagli per sperimentare successivamente la vita anche in questo mondo.

    La coscienza è quel frammento del divino, del SE’ SUPERIORE, che non ha bisogno di nessun insegnamento, in quanto è già un divino aspetto , bisogna solo portarla fuori, risvegliarla, d’altronde lo stesso concetto di illuminazione si identifica negli effetti con un vero e proprio risveglio interiore…

    L’auto osservazione ci aiuta a comprendere, così come ci aiuta a capire che l’agire introspettivo come l’agire fuori deve essere mirante agli aspetti, che agiscono sulle cause prime e non solo sugli effetti che si mostrano o debbono essere curati in superficie… per questo ho demarcato l’IMMAGINAZIONE COME STRUMENTO DI VERO SPECULATIVO SONDAGGIO DELL’ESSERE. Questo preclude anche quella necessaria conoscenza di come effettivamente siamo fatti….Il fuggire la realtà non necessariamente deve essere demarcato come un necessario aspetto per conoscerci meglio o per evadere dal dualismo (che meglio io identificherei come diversificazione tra terra e cielo, come materia e spirito, come sensibile e soprasensibile, tangibile e non tangibile materia ed antimateria ecc). Assai importante è conoscere invece gli aspetti POLARI DELL’ESSERE IN MANIFESTAZIONE, il santo affermare, il santo negare ed il santo conciliare, ovvero la carica positiva, la carica negativa e quella neutra che in misura variabili, indipendentemente DAI SESSI, (o aspetti attrattivi/induttori) sono presenti in ogni cosa di questo mondo che dalla materia, si innalza al vegetale, all’animale così come anche e soprattutto nell’essere umano (anche se allo stato attuale, in linea di massima si può definire come animale intellettualizzato) . Questo non è un isolarsi della realtà che ci circonda, quando invece, un farsi trasportare come una goccia d’acqua, UN PERMETTERSI i consapevolmente di ACCOGLIERE qualcosa di più grande dal nostro stesso SE’ DIVINO CHE RISIEDE DALL’ALTRA PARTE DEL VELO…

    L’agire con induttori o catalizzatori meditativi/contemplativi FOCALIZZANTI come anche SFOCALIZZANTI hanno ripercussioni/effetti nei corpi sottili, da dove vengono emanate / rilasciate o influenzate le forze mentali/psicologiche come anche le forze eteriche/animiche/spirituali… IL VASO PER ACCOGLIERE LA DIVINA DIAMANTINA ACQUA CRISTALLINA DEVE ESSERE PRIMA SVUOTATO DA TUTTE LE IMPURITA’ DA TUTTE LE FALSITA’, DA TUTTI I PRECONCETTI, ecc .per questo a volte è necessario un vero e proprio processo di DEPROGRAMMAZIONE DA TUTTO CIO’ CHE CI HA CONDIZIONATO FINO AD OGGI…

    Carissima Valeria, quella tua domanda ha già delle risposte…. “se non percepiamo ciò che ci circonda, come possiamo dimenticarci di noi, cioè superare il dualismo ?” … Come la realtà viene definita e catalogata da congetture con immagini e/o parole; Tutto invece si basa sulle “IMPRESSIONI CHE SI MOSTRANO ALLA PROPRIA NATURA” che io ho definito “precedenti vissute sperimentate percepite visioni” Com’è fa un cieco ha descrivere la bellezza della natura o l’attrattivo / repulsivo aspetto per un qualcosa, come anche per persona se è cieco fin dalla nascita? E’ L’INNATO E’ LA DIVINA COSCIENZA CHE SPESSO CI GUIDA ANCHE SE NON NE SIAMO CONSAPEVOLI….. E’ L’INNATO CHE NON HA BISOGNO DI NESSUN ASPETTO PSICOLOGHICO CHE PASSI PER IL MENTALE, PER ESSERE CATALOGATO DEFINITO INTERPRETATO influenzato ecc. … E’ quel saggio dire che riporta una grande verità….. IL CUORE HA LE SUE RAGIONI CHE LA RAGIONE DISCONOSCE…. … ecc.

  16. Valeria, tenterò di esprimere un po’ meglio, ed in estrema sintesi, quanto segue.

    Dentro di noi c’è una coscienza o scintilla divina che costituisce la parte immortale di noi stessi.
    Questa parte può evolversi estendendo il proprio grado di consapevolezza.
    Le facoltà percettive di questa scintilla sono, però, bloccate ed incapsulate in tutti quei coaguli psicologici (gli Ego) che sono frutto di tutti i desideri che la scintilla stessa ha sviluppato e alimenta nel venire a contatto con la forma (il mondo).
    Più i desideri si moltiplicano, più la scintilla perde contatto con la propria monade divina fino a perdere ogni percezione che va oltre i nostri sensi fisici.
    Dopo una numerosissima serie di vite, può verificarsi una spinta della scintilla verso il ritorno alla propria monade: è una sensazione di inspiegabile inquietitudine simile alla nostalgia verso terre perse nei propri ricordi d’infanzia.
    La scintilla, per ripercorrere questo cammino a ritroso e ritornare a casa, deve fare uno sforzo letteralmente sovrumano: un’opera paragonabile per forma ad una cattedrale gotica e per sforzo alle 12 fatiche di Ercole. Quale sentiero seguire? I miti, come le cattedrali gotiche, elargiscono consigli nelle forme più dirette ma anche più oscure.
    Il lavoro, in estrema sintesi e grosso modo, consiste nella eliminazione degli Ego che sono, semplicemente, quelle entità che formano la nostra personalità “truffandoci” e spacciandosi per noi stessi: Ogni Ego eliminato libera una parte della coscienza che contiene il corrispondente opposto, per così dire, virtuoso.
    Come detto prima, noi non siamo gli Ego, ma la scintilla.
    La prima operazione per smascherare gli Ego è accorgerci che essi sono altro da noi: essi hanno meccanismi e dinamiche ben noti alla psicologia e alla psichiatria (da qui, per altro, il nesso con le tecniche di concentrazione fornite anche dalla Vipassana).
    Per studiarli, dunque, dobbiamo “studiarci”, cioè osservarci. La comprensione degli Ego (coaguli psicologici) è la base per poterli eliminare con molta pazienza e molte sconfitte.
    In corrispondenza della eliminazione degli Ego, la coscienza estende le proprie percezioni: le sensazioni che riceviamo dal mondo assumono un significato diverso, più reale perché privo della contraffazione esercitata dagli Ego. Quando noi ci identifichiamo negli Ego, contrapponiamo noi stessi al resto del mondo: il dualismo. Gli Ego siamo noi identificati in ogni desiderio che crea una spinta conservatrice e separatrice rispetto al mondo. L’ntrospezione, l’autoanalisi può arrivare a scoprire tali spinte egoiche finanche in sentimenti che all’apparenza si presentano buoni e gratificanti.
    Quando osserviamo gli Ego, e li comprendiamo, sentiamo sempre meno questa contrapposizione, questo dualismo, perché percepiamo il mondo in modo più reale.
    Dunque, la coscienza osservando gli Ego comprende sempre più la causa degli eventi proprio perché sente e conosce la realtà. Quando la coscienza percepisce il mondo, conosce se stessa (si autoconosce progressivamente): poiché noi siamo la coscienza, non ci dimentichiamo di noi stessi ma, al contrario, conosciamo noi stessi (gnòti sautòn).

    Questa è l’impresa, per la quale, in estrema sintesi, si richiede essere eroi (almeno proviamoci). Eroi come Ulisse che per tornare nella propria terra d’origine, dovette affrontare prove (Circe, Ciclope, Scilla e Cariddi, ecc), scendere nei propri inferi, salvarsi dalle acque tempestose del mare, sterminare i Proci/Ego che avevano occupato la sua “terra” nutrendosene avidamente, e ridiventare Re della propria casa.
    Ma il genio Ulisse non avrebbe potuto nulla senza i consigli di Atena, stella luminosa, per poter riabbracciare la medesima divinità femminile che soffre e ci aspetta, la nostra sposa e dea Madre interiore, in veste di Penelope.

    Un caro saluto anche a Raffaele.

  17. Quella domanda voleva sottolineare l’assurdo Ettoriano al quale giunge la ragione che non è sorretta dal cuore. Mai separarli, quei due, che altrimenti sarebbero costretti a vivere separati in casa e per sopravvivere nella… “dualità” non perderebbero l’occasione di mandarsi a quel paese a vicenda: l’unica cosa che fanno con reciprocità ed il bello è che lo sanno.

    Lo sai, raf, ho letto fin dove scrivi che bisogna superare il mondo fenomenico. MI OPPONGO! NON LO VOGLIO! Non voglio privarmi del fenomeno della ciclicità: delle stagioni, che permettono al seme di germogliare, di fiorire e di maturarsi in frutto che dà altri semi ecc… ; delle allergie; del dolore del parto; del dolore alla mia alla mia gamba e al collo. Che passerà, come tutto passa: anche i tuoi post ciclici, mi danno lo straordinario senso del movimento. Perchè privarmi di questo fenomeno sociale e collettivo? Dimmi, perchè condannarmi ad una eterna e solitaria immobilità dello spirito (nel senso del senso dell’umorismo, cosciente, che tutto abbraccia, nulla gli fugge e tutto ricrea dal disincanto, provocato quando è giunta ciclicamente l’ora di prendere la pastiglia per la pressione)? Dimmi, perché?

  18. Di tutti gli Ego, proprio il più prolisso!
    Un caro saluto, Ettore.

  19. Ciao, Valeria.

  20. Cara Valeria, ti ricordo la storia che tu ben conosci meglio di me, la storia di Psiche e di Sofia….. Comunque questo non ci esimia, non ci allontana del vivere e contemplare le bellezze di questo mondo, ma solo di capire che c’è qualcosa di più grande oltre il muro dell’ incomprensione che ci è stato posto da altri, da quella amalgamata coscienza collettiva, E’ un andare oltre l’immaginario collettivo, perché la nostra vera natura è divina è immortale così’ come è anche multidimensionale, ovvero che vive contemporaneamente su diversi piani di coscienza, su diversi mondi e rami dell’infinita manifestazione, secondo il grado evolutivo e secondo i meriti raggiunti dal proprio immortale cuore.. Poi se ci facciamo caso, anche gli antichi saggi istruttori e grandiosi maestri di ogni tempo, ci hanno sempre detto che questa nostra realtà è “illusoria”… e su questo aspetto a mio avviso bisognerebbe indagare (così come oggi la quantistica ci sta mostrando) … per scoprire che alla fine è come dice nello specchio della mente della caverna il buon Platano, Per analogia possiamo immaginare un carcerato, che crede che tutta la sua realtà è circoscritta da quelle quattro mura, disconoscendo la realtà che è fuori da quel carcere….. Questo non vuole dire di evadere o di fuggire da questa realtà, ma solo di prendere consapevolezza, che esiste qualcosa di più grande così come dobbiamo prendere consapevolezza di tutti i nostri tiranni aspetti interiori che agiscono da fuori e da dentro, per innescare una vera e propria rivoluzione di coscienza, per far volare la divina fernice interiore attraverso una vera e propria trasmutazione alchemica di tutti gli aspetti egoici (che per certi aspetti sono stati necessari per raggiungere un certo grado evolutivo, ma solo fino ad un certo punto, perché dopo ci sono altre mete, altre tappe evolutive da raggiungere nella via che conduce al super uomo e agli dei) per risvegliare la divina coscienza cosmica dell’essere IO SONO COME ANCHE VOI SIETE DEI 😀 Il problema più grande in questo mondo, che benissimo si potrebbe renderlo un mondo migliore, un vero paradiso, ma solo se riusciamo risvegliandoci a trasmutare sia la nostra come anche la coscienza collettiva di chi ancora inconsapevolmente ed insipientemente si nostre dell’energia degli altri….. QUESTO E’ IL DILEMMA ED IL PROBLEMA DA SUPERARE… perchè per quanto io possa stare bene, di sicuro non sto in armonia se so che il mio vicino di casa, un mio fratello soffre per colpa di un sistema altamente corrosivo, discriminante addormentante ed addomesticante… Così come soffre la mia anima sapendo che ci sono giovane o vecchie anime che muoiono per fame, quando basterebbe che quel potere di pochi fosse distribuito con equità per tutti…. Ma siccome non è stato apertamente spiegato, da colo rche dovevano farlo, CHE SI RACCOGLIE QUELLO CHE SI SEMINA… ecco la mia riluttanza, il mio rigetto, il mio vomito, soprattutto per questa nostra falsa dogmatica politeistica religione che si chiama “cattolicesimo” che celatamente è parte di quel progetto di sottomissione che si chiama MATRIX con tutti i suoi fasulini lecchini detentori del potere…. IO PER MIA SCELTA, PER MIA NATURA SONO UN RIBELLE, E NON ACCETTO NESSUNA COSA SE PRIMA NON VIENE FILTRATA DAL MIO CUORE….. Un qualche modo sono come San Tommaso ovvero Yeshua Ben Panthera fratello gemello di sangue di Yeshua Ben Joseph CHE NON MORI’ SULLA CROCE, MA NEL KASHIMIR A TARDA ETA’…. che bella storia è la storia inventata dagli uomini….. 😀

  21. Certo, Psiche e Sofia: la ricordi anche tu? … Matrix… certo, i gemelli… Certo, sempre meglio non essere interpretati, per non trovarsi mai da quest’altra parte, nei panni di colui che deve mettere il dito nella ferita, se la ferita si vuole negare. Sennò dove mettere il dito e cosa conoscere? Certo, il mito… ma anche il Super-uomo, l’Homo-maximus e il Doppio Celeste in tre, che non si conobbero mai. I miti, certo, i miti che rappresentano la nostra identità collettiva: i miti che si trasformano, così come si trasforma la coscienza… Certo, i miti e le loro gesta di là e di qua i nostri conflitti interiori e interpersonali… A proposito di rapporti di buon vicinato, devo chiedere alla vicina se ha dello zucchero da prestarmi…. ah, bene: mi ricopio anche io, allora…

    …Come ebbi già a dire, ma nessuno dei presenti mi ascoltò, dopo giorni di indagini, nel lontano 2011, a seguito di una citazione di Campbell e cioè codesta:

    “Una mitologia rivolta…non alla gloria dei “popoli, ma tesa a risvegliare gli individui alla conoscenza di se stessi, non solo come tanti Io che lottano per il possesso di uno spazio sulla superficie di questo pianeta meraviglioso, ma anche come centri della Mente Globale, ognuno a suo modo d’accordo con tutti.” ….

    E’ condivisibile l’auspicio di Campbell che dal ventre della Balena-Drago, dalla regressione dell’umanità, rinasca un eroe umano che si identifichi con la propria terra, abbia rispetto del proprio focolare domestico da cui trarrà la propria forza e, nella sua forza, guardi in avanti rispettando l’altrui forza…
    Ma portare gli archetipi alla coscienza è compito arduo poichè è difficile individuarli, isolarli, vivendo nello stato dell’inconscio, nell’ IN-MAGO”, in totale interpenetrazione tra loro.
    Ri-”Creare una mitologia rivolta…” a risvegliare gli individui alla conoscenza di se stessi vuol dire “cambiare il verso” della missione… ( 🙂 ) ; missione non priva di rischi nel mare in tumulto di Anima, dove “l’alta marea di oggi, non ascolta l’alta marea di ieri” (Gibran) tanto in fondo sono state spinte le passioni, perchè non attivassero il dolore, corrompendosi. E la rinuncia al sogno è il sintomo di questa paura che induce a credere che certe missioni siano destinate a fallire: “è strano che la terra non dia agli increduli radici per succhiare al suo seno ed ali con cui volare alti per attingere alla rugiada del suo cielo fino ad essere sazi” …(Gibran)
    ( 😀 Si ringrazia l’interprete di Perseo: Giano; si ringraziano in ordine sparso il prof. Gabriele, Campbell, Jung, Gibran e le sue creature Maria Maddalena e Cyborea)

    Buona domenica!

  22. Caro dott. Lanzaro,
    si potrebbe dire che ogni consapevolezza faticosamente acquisita sia un “nodo psichico” trovato, accettato e, soprattutto, sciolto?
    Comunque penso, per esperienza personale, che ogni consapevolezza acquisita sia un tallello nella costruzione del ponte fra il conscio e l’inconscio. Solo, quando dopo tanta sofferenza e fatica, ho conquistato di recente alcune consapevolezza mi sono resa conto di quanto da quel momento sono cambiata. Sono anche cambiati i modi di relazionarmi ckn l’interno e con l’esterno. Penso sia un’ottima cosa una terapia di questo tipo…
    Cari saluti e grazie per gli spunti di riflessione “interiore” che sempre ci offre, Bea

  23. Grazie a te, Beatrice

  24. Sicuramente, dovutamente è doveroso RINGRAZIARE il dott. Massimo Lanzaro, per tante riflessioni che nella condivisione o nella critica spesso ci inducono a tanti aspetti comparativi che nel ruzzolare del proprio soggettivo spesso conducono a tanti aspetti oggettivi di vera coscienza / conoscenza / scienza 😀

  25. Certo, non è mai tardi per ringraziare. La sanità pubblica italiana è più lenta. 🙂

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