Sono un viandante

Sono un viandante.

nessuno mi fermerà.

Illusione sono le gioie e i dolori.

Senza casa sempre camminerò;
la zavorra che mi trae in basso
cadrà dispersa in terra.

Sono un viandante.

Per la strada canto a piena voce,
a cuore aperto,
libero dalle catene dei desideri;
attraverso il bene e il male
camminerò tra gli uomini.

Sono un viandante.

Svanirà ogni fatica.

Un canto sconosciuto
dal cielo lontano mi chiama;
una soave voce di flauto
mattina e sera incanta l’Anima.

Sono un viandante
un mattino sono uscito ch’era ancor buoio,
 Sono un viandante

ancor prima del canto degli uccelli.

Sopra l’oscurità, immobile
vegliava una pupilla.

Sono un viandante.

Una sera arriverò
dove brillano nuove stelle,
dove olezza un nuovo profumo;
dove due occhi sempre
mi guardano dolcemente

Tagore

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2 Risposte

  1. Questa è invece una fase della sindrome di Giobbe.

  2. … L’evoluzione di questa fase prevede, infatt,i che il desiderio, che ha origini corporee (la sua casa!) e che ha scavato profonde ferite (occhi!) nell’anima, si trasformi in desiderio di vita. Questa sgorga proprio da quelle ferite: sembra quasi che lo sguardo del viandante si ricongiunga con quegli occhi, la sua meta, il suo scopo, la sua intenzione. Il Sé.

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