Il tema della resilienza: “Alla ricerca della felicità”

Didier Pieux, direttore dell’Istituto francese di terapia cognitiva a Lione ha recentemente parlato della sindrome di Mosè: il rifiuto del reale al punto di esigere che una strada cittadina ci si aprisse davanti come il Mar Rosso per permettere di sottrarsi rapidamente al traffico.

In effetti la società della soddisfazione immediata sembra aver accresciuto la fragilità dell’essere umano che diventa sempre meno capace in genere di sopportare le frustrazioni. Il contrario (più o meno) viene chiamato oggi dagli psicologi: resilienza.

Resilienza è un termine derivato dalla scienza dei materiali e indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione.

In psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà, di saper trasformare un evento critico potenzialmente destabilizzante in un motore di ricerca personale che consente di riorganizzare positivamente l’esistenza grazie all’avvio di un progetto di vita capace di integrare le luci con le ombre, la sofferenza con la forza. Implica la possibilità di trasformare un evento doloroso o più semplicemente stressante in un processo di apprendimento e di crescita.

La letteratura psicologica sulla resilienza a partire dai primi lavori pionieristici di Emmy Werner ha quindi cercato con di individuare cosa caratterizza gli esseri umani resilienti, quali sono i fattori protettivi e i percorsi che permettono l’avvio di processi positivi quando si incontrano condizioni di vita eccezionalmente critiche.

La ricerca della felicità (The Pursuit of Happyness) è un film del 2006 diretto da Gabriele Muccino. È basato su una storia realmente accaduta a Chris Gardner. Nelle didascalie finali del film viene raccontato che dopo l’ottimo inizio carriera, nel 1987 ha fondato l’azienda di investimenti Gardner Rich. Nel 2006 ha venduto il suo pacchetto azionario dell’azienda Dean Witter nel corso di un affare multimilionario. Nella scena finale, compare il vero Chris Gardner, in giacca e cravatta.

Analizziamo i fattori psicologici coinvolti nella storia di Gardner basandoci sulla narrazione filmica. Nel 1981 a San Francisco, Chris Gardner (Will Smith) cerca di sbarcare il lunario vendendo una partita di scanner per rilevare la densità ossea acquistata con i risparmi di una vita. Le vendite tuttavia latitano: molti medici ritengono il macchinario eccessivamente costoso o inutile. La situazione economica si fa sempre più disperata per Chris e la sua famiglia, composta dalla moglie Linda (Thandie Newton) e dal figlio Christopher (Jaden Smith, figlio di Will Smith anche nella realtà).

Avere un alto livello di resilienza non significa affatto non sperimentare le difficoltà o gli stress della vita ed è il caso del nostro protagonista, le cui difficoltà se possibile continuano ad aumentare. Un giorno Chris vede un broker arrivare al posto di lavoro con la sua Ferrari e decide di provare a diventare anche lui consulente finanziario per la medesima azienda. La moglie, esasperata dalle privazioni, lo lascia.

Di nuovo, avere un alto livello di resilienza non significa essere infallibili ma disposti al cambiamento, alla rinuncia, all’accettazione quando necessario; disposti anche a pensare di poter sbagliare, ma anche di poter correggere la rotta. Infatti Chris conserva una visione positiva di sé ed una buona consapevolezza sia delle abilità possedute che dei punti di forza del proprio carattere. La capacità di porsi nuovi traguardi e di pianificare passi graduali per il loro raggiungimento lo porta ad entrare come stagista alla Dean Witter, dove però non gli viene fornito alcuno stipendio: deve affrontare un corso non pagato della durata di sei mesi alla fine del quale solo un aspirante broker dei venti partecipanti verrà assunto.

Compito degli stagisti è contattare quanti più clienti possibile e “chiudere” il maggior numero di contratti. Chris viene sfrattato da casa perché non paga l’affitto; allo stesso modo, gli viene confiscata l’automobile per una serie di multe non pagate. Si trasferisce in un motel poco distante, ma il proprietario dopo settimane di inutili richieste di pagamento gli farà trovare la serratura cambiata e i suoi averi fuori dalla porta.

Chris non si perde d’animo, mantiene adeguate capacità comunicative e di “problem solving” e continua imperterrito a cercare ogni giorno assieme a Christopher i soldi per mangiare e dormire, passando molte notti nei dormitori per senzatetto e addirittura nel bagno della metropolitana.

Nonostante tutto persiste in lui una buona capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni. Si divide tra la vendita degli ultimi due, tre scanner rimastigli, il lavoro in azienda e la cura del figlio. Alla fine del corso semestrale, gli verrà comunicato che è proprio lui il candidato scelto per l’assunzione. La sua gioia sarà incontenibile e potrà tornare ad avere una casa e una vita dignitosa, ovvero ciò che tanto desiderava.

Massimo Lanzaro

 

Advertisements

2 Risposte

  1. Dottor Lanzaro, forse questa citazione è fuori luogo e me ne scuso, ma vorrei sapere se questa poesia di Wislawa Szymborska parla di resilienza come consapevolezza che la gioia è l’altra faccia del dolore e la felicità è nell’infelicità. Oppure sono due “capacità” differenti e distinte con cui affrontare le avversità della vita? Un caro saluto.

    LABIRINTO
    – e ora qualche passo
    da parete a parete,
    su per questi gradini
    o giù per quelli,
    e poi un po’ a sinistra,
    se non a destra,
    dal muro in fondo al muro
    fino alla settima soglia,
    da ovunque, verso ovunque
    fino al crocevia
    dove convergono
    per poi disperdersi
    le tue speranze, errori, dolori,
    sforzi, propositi e nuove speranze.
    Una via dopo l’altra,
    ma senza ritorno.
    Accessibile soltanto
    ciò che sta davanti a te,
    e laggiù a mo’ di conforto,
    curva dopo curva,
    e stupore su stupore,
    e veduta su veduta
    Puoi decidere
    dove essere o non essere,
    saltare, svoltare
    pur di non lasciarsi sfuggire.
    Quindi di qui o di qua
    magri per di lì,
    per istinto, intuizione,
    per ragione, di sbieco,
    alla cieca,
    per scorciatoie intricate.
    Attraverso infilate di file
    di corridoi, di portoni,
    in fretta, perché nel tempo
    hai poco tempo
    da luogo a luogo,
    fino a molti ancora aperti,
    dove c’è buio ed incertezza
    ma insieme chiarore, incanto
    dove c’è gioia, benché il dolore
    sia pressoché lì accanto
    e altrove, qua e là,
    in un altro luogo e ovunque
    felicità nell’infelicità
    come parentesi dentro parentesi,
    e così sia,
    e d’improvviso un dirupo
    un dirupo, ma un ponticello
    un ponticello, ma traballante,
    traballante, ma c’è solo quello,
    perché un altro non c’è.
    Deve pur esserci un’ uscita,
    è più che certo.
    Ma tu non la cerchi,
    è lei che ti cerca,
    e lei fin dall’ inizio
    che ti insegue
    e il labirinto
    altro non è
    se non la tua, finché è possibile,
    la tua, finché è tua
    fuga, fuga –

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...