Dentro di te

Religione?
Cos’è? Io conosco solo la vita.
Vita significa il campo,
il vigneto e il telaio…
La Chiesa è dentro di te.
Tu stesso sei il suo sacerdote.

Gibran

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6 Risposte

  1. …Purché tu sia quel Poeta, che sappia mettere le parole giuste “in un modo che quando gli batte il cuore a lui lo fa battere anche agli altri”:
    purché tu sia tanto pieno di amore da non far risuonare la tua Chiesa come “un cembalo che tintinna”.

  2. …Purchè tu non sia quell’uomo che vuole dominare il campo, il vigneto, il telaio per “obbligarli a fare i miracoli”.

    “Qui nell’isola
    il mare
    e quanto mare
    esce da sé stesso
    in ogni momento,
    dice di sì, di no,
    di no, di no, di no,
    dice di sì nell’azzurro,
    nella spuma, nel galoppo,
    dice di no, di no.

    Non può stare tranquillo,
    mi chiamo mare, ripete
    battendo su una pietra
    senza ottenere di convincerla,
    allora
    con sette lingue verdi
    di sette cani verdi,
    di sette tigri verdi,
    di sette mari verdi,
    la percorre, la bacia,
    la inumidisce
    e si colpisce il petto
    ripetendo il suo nome.

    Oh mare, come ti chiami,
    oh compagno oceano,
    non
    perdere tempo e acqua,
    non scuoterti tanto,
    aiutaci,
    siamo i piccoli
    pescatori,
    gli uomini della riva,
    abbiamo freddo e fame,
    sei il nostro nemico,
    non colpire così forte,
    non gridare a questo modo,
    apri la tua cassa verde
    e offri a tutti noi
    tra le mani
    il tuo regalo d’argento:
    il pesce di ogni giorno.

    Qui in ogni casa
    lo amiamo
    e benché fatto d’argento,
    di cristallo o di luna,
    nacque per le povere
    cucine della terra.

    Non custodirlo,
    avaro,
    mentre scivola freddo come
    lampo bagnato
    sotto le sue onde.

    Vieni ora,
    apriti
    e lascialo
    vicino alle nostre mani,
    aiutaci, oceano,
    padre verde e profondo,
    a dar termine un giorno
    alla povertà terrestre.

    Lasciaci
    raccogliere i frutti dell’infinita
    piantagione delle tue vite,
    i tuoi frumenti e le tue uve,
    i tuoi buoi, i tuoi metalli,
    lo splendore bagnato
    e il frutto sommerso.

    Padre mare, sappiamo già
    come ti chiami, tutti
    i gabbiani diffondono
    il tuo nome sulle spiagge:
    ora, comportati bene,
    non scuotere i tuoi crini,
    non minacciare nessuno,
    non rompere contro il cielo
    la tua bella dentatura,
    tralascia per un momento
    le gloriose storie,
    da’ ad ogni uomo,
    ad ogni
    donna e ad ogni bambino,
    un pesce grande o piccolo
    ogni giorno.

    Va’ per tutte le strade
    del mondo
    per distribuire pesci
    ed allora
    grida,
    grida
    perché ti odano tutti

    i poveri che lavorano
    e dicano,
    affacciandosi all’imboccatura
    della miniera:
    “Ecco che viene il vecchio mare
    a distribuire pesci”.

    Poi torneranno giù,
    nelle tenebre
    sorridendo, e per le strade
    e per i boschi
    sorrideranno gli uomini
    e la terra
    con sorriso marino.

    Ma
    se così non vuoi,
    se non ne hai voglia,
    aspetta,
    aspettaci,
    dovremo provvedere,
    per prima cosa
    regoleremo i problemi
    dell’umanità,
    dapprima i più grandi,
    quindi tutti gli altri,
    ed allora
    entreremo in te,
    taglieremo le onde
    con un coltello di fuoco,
    su di un cavallo elettrico
    salteremo la spuma,
    cantando
    ci immergeremo
    fino a toccare il fondo
    delle tue viscere,
    un filo atomico
    terrà a bada i tuoi fianchi,
    pianteremo
    nel tuo giardino profondo
    alberi
    di cemento e acciaio,
    ti legheremo
    mani e piedi,
    sopra la tua pelle gli uomini
    passeggeranno sputando,
    togliendoti grappoli,
    costruendo armature,
    montando sulla tua groppa per domarti
    e per dominarti l’anima.

    Ma questo accadrà quando
    noi uomini
    avremo regolato
    il nostro problema,
    il grande,
    il gran problema.

    Tutto regoleremo
    poco a poco:
    Ti obbligheremo, mare,
    ti obbligheremo, terra,
    a far miracoli,
    perché in noi stessi,
    nella lotta,
    sta il pesce, sta il pane,
    sta il miracolo.

    (Pablo Neruda, da “Odi elementari” – 1952)

  3. Bella, bella anche quella che ha riportato valeria di Neruda…
    ..”non
    perdere tempo e acqua,
    non scuoterti tanto,
    aiutaci,
    siamo i piccoli
    pescatori”..

  4. Ma il mare è padre o madre?

  5. secondo me potrebbe essere entrambi, come potrebbe essere patrigno-matrigno..

  6. Ho cominciato a pensarla anche io come te, quando mi sono imbattuta nelle prime parole scritte e il loro odore. Le parole ascoltate hanno un altro genere e non hanno odore, ma hanno il potere di proiettarti fuori di te, come quando si ha fame di qualcosa: è anche per questo motivo che mi è piaciuta la poesia di Neruda (ascoltata per la prima volta ne “Il postino di Neruda)

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