Da “Al dio dei ritorni”

Veglia intricata di ortiche
dentro parole di nebbia
attesa vuota che si addensa
per il segno
ti cercherò nei rintocchi incerti
sfacelo indomabile di un tempo
che ci appartiene
tra grappoli di glicine in ogni dove
mi cercherò spersa nel fondale
a decomporre il tuo silenzio
e il mio
palpebre di cena consumano
le ciglia

Maria Allo

Io sono…

Io sono il lungo ritorno a casa in macchina al buio, sotto la pioggia. Io sono decenni e decenni di corse fatte e vinte e perse e corse di nuovo…
(C. Bukowski)