Cambiamento

Ogni cosa invecchia, ogni bellezza appassisce, ogni colore si raffredda, ogni luminosità si affievolisce, e ogni verità diventa stantia e banale. Perché tutte queste cose hanno assunto una forma, e tutte le forme si logorano con l’usura del tempo; invecchiano, si ammalano, si frantumano e diventano polvere. A meno che non cambino».

Carl Gustav Jung

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27 Risposte

  1. ..”forma è vuoto, vuoto è forma, ciò vale anche per gli altri quattro elementi: sensazione, percezione, discriminazione, coscienza. La forma non è differente dal vuoto il vuoto non è differente dalla forma..”
    Oh Sariputta!

  2. Eppure c’è un’odore del passato che,se porta ad immaginare curiosità e bellezze affascinerà sempre. Ed è meraviglia che richiama lo stupore di vita risorta,l’imbattersi. Bianca 2007

  3. Queste sono le forme che noi incontriamo, a noi esterne.
    Ma è possibile render solida un’idea, cioè una forma da noi prodotta? E se potessimo farlo, quali sarebbero le conseguenze?

  4. …Saremmo finalmente liberi di assentire, di volere lo stato in cui siamo e tutto sarebbe come è necessario che sia.

  5. “…Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza…” (Antoine de Saint Exupery)

  6. L’imperatore Adriano, per esempio, il quale, in “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, si esercita a non farsi “signoreggiare” dalle idee se troppo lontane dal reale, come la pace che è per lui un traguardo, ma non il suo idolo poichè precaria… E allora “sbriciola le decisioni più ardue in una miriade di decisioni minuscole da adottare una per volta, che si richiamano a vicenda, e che diventavano così più facili”

    […]Ogni ora di tregua era una vittoria, anche se precaria come tutte; ogni dissidio sanato creava un precedente, un pegno per l’avvenire. M’importava assai poco che l’accordo ottenuto fosse esteriore, imposto, probabilmente temporaneo; sapevo che il bene e il male sono una questione d’abitudine, che il temporaneo si prolunga, che le cose esterne penetrano all’interno, e che la maschera, a lungo andare, diventa il volto. dato che l’odio, la malafede, il delirio hanno effetti durevoli non vedevo perchè non ne avrebbero avuti anche la franchezza, la giustizia, la benevolenza. A che valeva l’ordine alle frontiere se non riuscivo a convincere quel rigattiere ebreo e quel macellaio greco a vivere l’uno a fianco all’altro tranquillamente?[…]

  7. Sbriciolare le decisioni più ardue in una miriade di decisioni minuscole da adottare una per volta è un ottimo metodo per raggiungere con maggior facilità e sicurezza il risultato desiderato, calcolando con anticipo la sua riuscita e scartando a priori di inseguire obiettivi impossibili.
    Peraltro, questo concetto è alla base della pianificazione sia in campo aziendale sia politico sia militare (quest’ultimo caso fa parte della strategia, fino ad arrivare alla più dettagliata tattica).

    La mia ipotesi, però, è più fiabesca ed irrazionale, tant’è che difficilmente viene da immaginare che ciò che uno pensa possa prendere un’effettiva concreta forma ed essere condivisa dagli altri: la cosa appare possibile solo in un “noir” (es. penso ad un oggetto ed esso compare, penso ad un ambiente ed esso compare, sia per me che per gli altri).
    Ma, se ciò potesse accadere per davvero, mi domando quali potrebbero essere le conseguenze.
    Una sarebbe quella di palesare agli altri i miei pensieri; e ancora, quella di coinvolgere gli altri nelle mie divagazioni fantasiose … ecc

    Ora, se ciò potesse accadere, Jung cambierebbe la frase o no? ribadendo, in quest’ultima ipotesi: “A meno che non cambino.”

  8. Il prof. Gustavo, scrive la parola ” il cambiamento”.

    Egli fa un’ analisi della vita: tutto invecchia, tutto appassisce, la luminosità si indebolisce e la verità, col tempo, diventa banale. Io credo che siamo tutti d’ accordo, con un grande di tutti i tempi.

    Però chiude il suo pensiero, con una frase : ” A meno che non cambino».” Che ha voluto dire ? Un miracolo, oppure un sogno, come la canzone del prof. e poeta, Vecchioni ?

  9. “La vera terapia consiste nell’approccio al divino; più si raggiunge l’esperienza del divino, più si è liberati dalla maledizione della patologia.”

    Carl Gustav Jung

    Il MAESTRO, per eccellenza, ha capito tutto. Senza una goccia del Divino la psicoanalisi, è un fallimento. Anzi tutte le esperienze umane, senza di Lui sono una sconfitta. Il pensiero tramite Dio diventa il creatore delle cose e creatore della storia umana.

  10. …Allora ti ho già risposto il 6 aprile con il commento delle ore 20:33. Aggiungo soltanto che bisognerebbe chiederlo a Jung, se cambierebbe la frase qualora diventassero solide le tue idee. Io spero che nell’esercizio della libertà, e non della potenza, tu possa trovare “una cerniera ove la volontà s’articola al destino; ove la disciplina, anziché frenarla, asseconda la natura” (è sempre l’Imperatore Adriano che lo dice!)
    Credo che il cambiamento di cui Jung parla dipenda dalla “pregnanza di senso” della Forma, che cambia a seconda della carica emotiva e “dall’intima natura del tutto, non dal comportamento dei singoli elementi”. A differenza delle idee platoniche, già pronte e finite, che non partecipano dell’essere se non quando acquistano razionalità e storicità, diventando necessità e quindi perfettibili: “ed è come è necessario che sia”.
    Shakespeare… Shakespeare interpreterebbe bene la citazione di Jung e ti risponderebbe come già ha arginato la razionalità e la caducità di certe idee intingendo la sua penna nelle pene d’Amore: tutte le declinazioni, le diverse tonalità sono il “cambiamento” di quella Forma originaria, “specchio che intercetta altri specchi” (che in Oriente è il vuoto!)

  11. Carissimo Ettore, condivido il tuo pensiero…. perchè anche su questo più limitato piano, inconsapevolmente tutti come spettatori/osservatori proiettiamo la nostra o la condivisa realtà che da qui chiamiamo tangibile…. Nei mondi soprasensibili, nei mondi dove l’energia segue il pensiero, tutto è possibile…… per l’essere consapevole IO SONO

  12. Ciao Carissimo Luiggggione 😀
    A meno che non cambino le prospettive che renderebbero obsolete anche i sui stessi pensieri…. è fu quello che effettivamente sperimentò durante la sua malattia… uno stato di coscienza alterata, o di iper-coscienza. che gli fece capire finalmente la vera trascendenza, come anche l’ancora primitiva fanciullezza della sua coniante scienza…. rispetto all’antica scienza induista (antico retaggio di una scienza/conoscenza ancor più saggia ed assai più antica che si perde nella notte dei tempi)

  13. Concordo, Inno ..

  14. Ciao, Rafelucccccccccio ed Ettoruccccccccio. Siete i due archetipi della biblioteca, dello studioso, Prof. La Porta. Forza aquila ! Gabriè, mi è piaciuta, anche contro la samp… .

    Mister, Ettore, tifoso blucerchiato, cerca se stesso ossia l’ armonia, la libertà e il superamento, degli stati d’ animo negativi. In parole povere, cerca l’ equlibrio… e soprattutto cerca il significato più nobile dell’ esistenza umana. Ettore è un grande.

    Rafeluzzzzzzu, invece, cerca l’ uomo magico e l’ uomo cosmico potente. ( Rafè, Rafè, Rafè, Rafè, .) Questa è la sua direzione. Però ” sbaglia “.

    EGLI, NON DEVE CERCARE LA MAGIA, E’ UN ERRORE.

    CHI LA CERCA NON LA TROVA.

    IL MIO CARO AMICO, DEVE TROVARE L’ ETERNO DELLA MAGIA.

    Rafè, sei un bambino… , che gioca con i fuochi d’ artificio, prestigiatore di praterie di parole, ma vero guerriero che combatte, da solo, una guerra, contro una schiera di fantasmi… . Sei un figlio della mitologia greca…. .

    Ho sonno…. , vado a fare la pennichella… .

  15. Rendere solide le idee, cioè mantenerne la coscienza, come giustamente inteso da Raffaele, significa affrancarsi da questo piano inferiore ed aquisire libertà, maturità. Se vuoi, anche potenza: ma quest’ultima non fine a se stessa, non egoica. Potenza come raggiunta e conquistata capacità evolutiva.
    Quanto al destino, ognuno è causa del proprio. Che sia considerato brutto o bello, esso è misurabile in base alla distanza tra noi e Dio.
    E questa distanza siamo noi, con le nostre azioni e le nostre esistenze, ad aumentarla o diminuirla. Inutile piangerci addosso.
    Le idee descritte da Platone coesistono con gli uomini proprio perchè concepite nello scenario della caduta pleromatica. In tal senso gli uomini sono invitati ad interagire con le idee prendendone coscienza, tanto da poter diventar padroni del proprio destino. Quel destino che gli uomini della Atlantide di Platone, non seppero governare.
    Quando ciò avviene la natura agisce da sola e tesse una trama..”a meno che non cambi” per nostra determinazione e volontà di libertà.
    Libertà è, infatti, avere nelle proprie mani il proprio destino: quel destino che Prospero, nella tempesta, subisce per mano del fratello e riagguanta nel finale della tragedia, proprio attraverso il perdono che comprende di dover concedere.

  16. Ciao Inno,
    talvolta penso che la nostra esistenza sia come un giochino elettronico a vari livelli.. tutta questione di concentrazione ed energia (senza escludere ma esaltando i sentimenti).

    PS
    Avevo sbagliato data,
    sono tifoso della squadra della mia città: Napoli.

  17. Nel post delle 14:19 correggo il ravanello
    “..acquisire libertà..”

  18. 😀 Siete semplicemente i mie eccezionali dimentichi immortali amici :di sempre 😀

  19. Ma perchè non essere puntuti, più chiari? Ma sì, perchè no!… Dunque…

    …”(es. penso ad un oggetto ed esso compare, penso ad un ambiente ed esso compare, sia per me che per gli altri)…” : non pensavo che equivalesse a mantenere coscienza o affrancarsi dal piano materiale dell’oggetto pensato, quanto farlo diventare, per dirla con Platone, elemento nella propria storia con un atto volitivo interiore, da possibile non necessitato ad ente che partecipa dell’essere, necessitato… E’ il mito che emerge alla coscienza e con essa cambia si evolve perchè è perfettibile, vivo…
    Quanto ad Atlantide…”Quando l’elemento divino, mescolato con la natura mortale, si estinse in loro, il carattere umano prevalse, allora degenerarono, e mentre a quelli che erano in grado di vedere apparvero turpi, agli occhi di quelli che sono inetti a scorgere qual genere di vita conferisca davvero la felicità, apparvero bellissimi, gonfi come erano di avidità e potenza. E Zeus, il dio degli dei, intuito che questa stirpe degenerava miserabilmente, volle impartire loro un castigo affinché diventassero più saggi.” : questo è il destino che tocca ad Atlantide in base alla sua distanza dal divino e alla sua capacità evolutiva pari alla perfezione (allo Zero?)

    Per concluderla qui con l’Imperatore Adriano, che provava tedio nei confronti di tutti coloro che si provano con la filosofia dell’uomo libero, invece, dico che “quasi tutti ignorano del pari in che cosa consista la loro autentica libertà e il loro vero servaggio. Imprecano alle loro catene; a volte si direbbe che sene vantino. D’altro canto, trascorrono il tempo in trasgressioni vane; non sanno imporre a se stessi il giogo più lieve.”

  20. Si, Valeria
    “..questa distanza siamo noi, con le nostre azioni e le nostre esistenze, ad aumentarla o diminuirla. Inutile piangerci addosso..”

  21. Quando con consapevole umile ma innata divina risvegliante coscienza/conoscenza si notano, si intuiscono, si percepiscono, si capiscono tutte le piccole come anche e soprattutto le grandi distanze imposte da quella coscienza collettiva che ci ha sempre allontanato, che ci ha sempre separato, che ci ha sempre sminuito, che ci ha sempre limitato nel raffronto con quella indefinibile essenza che da qui chiamiamo DIO; sapendo che nell’infinito non tempo non ci sono limiti per l’essere divino, la divina figliolanza perchè ha le stesse innate celate potenzialità e virtù di quell’indefinibile essenza o Padre/Madre Celeste chiamata DIO; allora tutte quell’indotte, imposte o scelte credenze religiose spariscono nel nulla e l’unica cosa vera che rimane da perseguire in ogni vita è solo una LIBERA SAGGIA COSCIENZA MORALE

  22. Mi viene da dire, a questo punto: l’unica cosa che ci resta da perseguire è “…la lontananza aperta alla misura…” per poter sviluppare quella visione tridimensionale d’insieme che “mira” a quel punto unitario, che dà senso al tutto, una voce al cuore e una direzione. Perchè, se si è troppo vicini al Dio, significa che si troppo lontani dalle “cose” e prossimi alla fine… del viaggio.

  23. Carissima Valeria, quel viaggio, com’è già ben noto ad ogni ricercatore d’anima, è un viaggio esplorativo infinito in tutta la creazione. Un infinito viaggio che passa per molti ADDII e per molti CIAO, perché infinito è l’essere superiore dell’ IO SONO COLUI CHE SONO COME ANCHE VOI LO SIETE 😀

    l’unica vera distanza da superare nella grande illusoria separazione di quella celata e mai separata realtà invisibile e trascendentale è solo una sempre maggiore richiesta per risvegliare la divina coscienza interiore, una necessaria MAGGIORE RAGGIUNGIBILE CONSAPEVOLEZZA DI CHI SIAMO VERAMENTE e non solo di ciò che necessariamente si mostra solo in superficie 😀

  24. il nostro è un viaggio infinito; il punto è renderlo cosciente..

  25. …Per appurare che (quel punto) non sia il proprio ombelico, o un miraggio che fa girare a vuoto: ad un certo punto della vita qualcuno (che potrei anche essere io) vorrebbe poter scendere sulla terra ferma per asciugare le ossa; altresì fermarsi per mettere radici, oppure chessò… piantarla, fare il punto della sua vita e non tornare più indietro.

  26. caro Raffaele, non è una coincidenza che le nostre risposte siano identiche ..

  27. Carissimo Ettore, le coincidenze, le sincronocità si giustificano anche per quella connessione non locale che per antiche attrattive affinità lega tantissime anime 😀 è quellla famosa RETE DI INTRA così come un giorno ho pubblicato parlando delle esperieze del grande Reader edgar Cayce 😀

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