Per Tina Modotti

Io già ti conoscevo, Tina Modotti
il tuo prezioso nome, la tua grazia,
l’esile, dolcissima presenza,
molto prima di vederti; d’incontrarti

in una notte di guerra, o al mattino
nel sole madrileno, in quei giorni
che vedevano insorgere il Quinto Reggimento
germoglio d’una immensa spiga
che s’apriva sui campi di battaglia.

Ti ho vista appena. Ma fu abbastanza
per ricordarti e capire ciò che eri:
l’umano fervore delle tue fotografie
volti malinconici del Messico, paesaggi,
quell’amore negli occhi che fissavano ogni cosa.

Tu sei viva fra tutti noi, non é giusto
pensarti estranea a qualsiasi terra,
la tua terra é nell’aria che ci dona
la fortunosa luce del tuo esempio.

É vero. Non sei morta. Tu non dormi
perché hai colto il fine che speravi.
Dammi la mano, sorella, camminiamo insieme.
Oggi tu stai parlando, qui. Vieni. Ascoltiamo.

Rafael Alberti

 

 

 

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Una Risposta

  1. …”perchè il fuoco non muore”… : in questo sito http://www.fotographiaonline.it/?p=1940 l’accorata difesa di Tina da parte di un testimone eccezionale della storia…

    “Tina Modotti ha muerto”

    Tina Modotti, sorella, non dormi, no, non dormi:
    forse il tuo cuore sente crescere la rosa
    di ieri, l’ultima rosa di ieri, la rosa nuova.
    Riposa dolcemente, sorella.

    La nuova rosa è tua, tua è la nuova terra:
    ti sei messa un nuovo vestito di seme profondo
    e il tuo soave silenzio si colma di radici.
    Non dormirai invano, sorella.

    Puro è il tuo dolce nome, pura è la tua fragile vita:
    d’ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma;
    d’acciaio, linea, polline, si costruì la tua ferrea,
    esile struttura.

    Lo sciacallo sul tuo prezioso corpo addormentato
    protende la penna e l’anima insanguinate
    come se tu potessi, sorella, levarti
    sorridendo al di sopra del fango.

    Nella mia patria ti porto perché non ti sfiorino
    nella mia patria di neve perché alla tua purezza
    non giunga l’assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
    laggiù starai in pace.

    Lo senti quel passo, un passo pieno di passi, qualcosa
    di grandioso che viene dalla steppa, dal Don, dal freddo?
    Lo senti quel passo fiero di soldato sulla neve?
    Sorella, sono i tuoi passi.

    E passeranno un giorno dalla tua piccola tomba
    prima che le rose di ieri appassiscano;
    passeranno per vedere quelli di un giorno, domani,
    dove stia ardendo il tuo silenzio.

    Un mondo marcia verso dove andavi tu, sorella.
    Ogni giorno cantano i canti delle tue labbra
    sulle labbra del popolo glorioso che tu amavi.
    Col tuo cuore valoroso.
    Nei vecchi focolari della tua patria, sulle strade
    polverose, una parola passa di bocca in bocca
    qualcosa riaccende la fiamma delle tue adorate genti,
    qualcosa si sveglia e comincia a cantare.

    Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il nome tuo
    noi che da ogni luogo delle acque e della terra
    col tuo nome altri nomi taciamo e pronunciamo.
    Perché il fuoco non muore.

    Pablo Neruda (da Tre residenze)

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